È l’epoca delle aziende green, economy è la parola che immediatamente colleghiamo. Senza pensarci neppure per un attimo.

Una connessione istantanea e naturale.

Il vastissimo mondo delle politiche green è nato appositamente per dare all’economia il colore che meglio potesse rispondere alle esigenze del nostro tempo.

Così, anche le aziende si sono tinte di verde e continuano a farlo in modo esemplare.

Le “aziende della green economy” rappresentano il fiore all’occhiello dell’attività produttiva nel mondo.

Sono luoghi in cui le persone possono scegliere di crescere in armonia con l’ambiente che ci circonda.

E, gli imprenditori responsabili di questo tipo di approccio, meritano la nostra attenta considerazione.

Ma cosa succede quando nelle aziende, green economy e sviluppo sostenibile diventano principi a cui facciamo riferimento per prendere ogni genere di decisione?

Pensiamo un attimo a cosa significa green economy.

Un’economia che porta: al miglioramento del benessere umano e ad una maggiore equità sociale, riducendo significativamente la scarsità delle risorse e i rischi ambientali.

È un’economia:

  • a bassa emissione di carbonio
  • efficiente nell’uso delle risorse
  • socialmente inclusiva

In questo modello la crescita del reddito e dell’occupazione è supportata dagli investimenti pubblici e privati con la finalità di:

  • ridurre inquinamento ed emissioni (per esempio da fonti non rinnovabili)
  • aumentare l’efficienza energetica
  • prevenire la perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici
  • contribuire alla riduzione della povertà.

Le aziende green sono quelle che riescono a supportare tutto questo.

Facile no!?

…Ironia apparte…Logico che non possiamo pensare di lasciare tutto sulle spalle di aziende, imprese e industria o dei “loro” impiegati e operai.

Eppure, sappiamo che proprio questi sono alcuni dei protagonisti impegnati nell’attuale processo di transizione ecologica ed economica.

Le aziende della green Economy

Iniziamo da una domanda semplice: perché, per le aziende, green economy e crescita sostenibile sono pilastri insostituibili?

Le risposte a sostegno di questa tesi sono varie. Arrivano tanto dalle voci autorevoli in ogni campo della conoscenza umana, quanto dal coro della popolazione mondiale.

Le aziende della green economy donano benessere alle persone.

Nel presente e per il futuro.

Le imprese che mettono in pratica l’approccio dell’economia ecologica lottano in prima fila per arrestare il cambiamento climatico antropico.

In più, in questo periodo, si sono dimostrate in grado di trainare lo sviluppo della società, nonostante la pandemia.

Siamo tutti molto riconoscenti. Perché le aziende green ci aiutano ad aumentare la consapevolezza e ad attuare soluzioni lungimiranti.

Talmente riconoscenti che 12 anni fa è nato (tra gli altri) il “Premio per lo sviluppo sostenibile” dedicato alle eccellenze della green economy.

L’iniziativa è stata ideata dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile ed Ecomondo. Dal primo anno ha ricevuto l’Adesione del Presidente della Repubblica.

Grazie al Premio, dichiara Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile:

“Abbiamo registrato una crescita della qualità green di molte iniziative che fa ben sperare.”

Oppure, sempre in Italia, è stata da poco avviata la quarta edizione del contest per startup green.

In palio ci sono 10.000 euro.

L’idea è promossa da SeedUp, “acceleratore di idee” fondato nel 2015 da giovani imprenditori, manager di aziende, professionisti, docenti universitari e società attive nel settore della green economy.

Il contest nasce con l’iniziativa “Dall’idea all’impresa green” e propone di premiare la sostenibilità supportando lo sviluppo di progetti imprenditoriali innovativi nella circular e green economy.

Premio per lo sviluppo sostenibile: vincono economia e natura

Senza scopo di lucro, aperto alla libera e gratuita partecipazione. Punta a far emergere e promuovere le migliori iniziative green.

Nell’ultima edizione (2019) il Premio ha avuto il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente ed è stata anche conferita la Medaglia del Presidente della Repubblica.

Accanto ai tre vincitori, sono state segnalate 27 aziende per ricevere la targa di riconoscimento.

Nell’edizione del 2019 l’assegnazione del Premio è andata non solo alle imprese “classiche” ma anche alle città italiane. Le tre categorie in gara erano:

Green City – in collaborazione con il Green city network.

Il comune di Milano si è aggiudicato il premio per l’introduzione del Contatore Ambientale. Strumento che, grazie alla metodologia messa a punto per Expo 2015, quantifica i benefici ambientali della raccolta differenziata. A Milano la differenziata ha raggiunto il 65% sul totale dei rifiuti.

Economia Circolare – partner il Circular economy network.

Il premio è stato vinto da Mapei per il suo RE-CON ZERO EVO, additivo che serve a recuperare il calcestruzzo reso.

Rappresenta un ottimo esempio di come funziona l’economia circolare perché riduce i rifiuti destinati allo smaltimento.

Diminuisce la quantità di materie prime estratte e lavorate. Di conseguenza anche quella delle energie da utilizzare e della CO2 altrimenti immessa in atmosfera.

Energie Rinnovabili

Montagna 2000 ha vinto per la realizzazione di una speciale centrale idroelettrica sul tratto acquedottistico di Nola-Frasso (Parma). L’impianto recupera energia dal servizio idrico integrato.

Impiega una semplice condotta di adduzione, presente nell’impianto acquedottistico, con un impatto minimo sia dal punto di vista ambientale che paesaggistico.

La centrale sfrutta un salto geodetico di 515 metri. Data la morfologia naturale del territorio rappresenta un progetto ad alta replicabilità nei territori montuosi.

Sono stati premiati tutti per l’attenzione all’ambiente e per:

  • i contenuti innovativi
  • la possibilità di diffusione
  • le buone performance economiche.

Rapporto GreenItaly 2020: sezione aziende green

Per rispondere ad un paio delle domande che finora ci siamo posti riguardo alle aziende della green economy diamo un’occhiata all’undicesimo rapporto GreenItaly (2020) della Fondazione Symbola e di Unioncamere.

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Tra le aziende che hanno effettuato investimenti per la sostenibilità il 16% è riuscito ad aumentare il proprio fatturato. Sull’altro versante solo il 9% delle imprese (che potremmo definire brown) è riuscito a crescere.

Nonostante l’incertezza dovuta all’attuale crisi pandemica, le imprese dimostrano di credere nella sostenibilità ambientale: quasi un quarto del totale (24%) conferma investimenti green per il periodo 2021-2023.

Dall’indagine emerge anche che green e digitale, insieme, rendono ancora più competitive le aziende. Quelle orientate al 4.0, nel 2020, hanno visto un incremento di fatturato nel 20% dei casi.

Il rapporto GreenItaly è promosso in collaborazione con Conai, Ecopneus e Novamont. In partnership con il Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne srl ed Ecocerved.

Con il patrocinio del Ministero della Transizione analizza la green economy nazionale.

Sono oltre 432 mila le imprese italiane, dell’industria e dei servizi, che hanno investito negli ultimi 5 anni in prodotti e tecnologie green.

Questo valore risulta nettamente in crescita rispetto al quinquennio 2014-2018, quando ammontavano a 345 mila. 

I maggiori investimenti green riguardano l’efficientamento energetico e le fonti rinnovabili. Il taglio di rifiuti e consumo dell’acqua. Seguono: riduzione delle sostanze inquinanti e aumento nell’utilizzo delle materie prime seconde.

I dati che emergono dal rapporto possono essere riassunti in 4 punti fondamentali:

  1. La transizione verde è un percorso avviato e in continuo sviluppo. Anche per gli investimenti, nonostante la crisi che stiamo attraversando
  2. Le aziende della green economy sono più resilienti
  3. Le imprese green sono più innovative e utilizzano maggiormente le tecnologie
  4. Tra le imprese giovanili si registra un maggiore investimento nella green economy rispetto alle altre.

Alcuni risultati del rapporto: grazie alle Aziende della Green Economy!

Ci siamo chiesti “cosa succede quando nelle aziende, green economy e sviluppo sostenibile diventano i principi di riferimento”.

In Italia, grazie alle aziende green, finora abbiamo raggiunto diversi risultati da elogiare.

Sempre dal rapporto GreenItaly scopriamo che:

Produciamo meno rifiuti: 42,3 milioni di tonnellate per ogni milione di euro, contro il 58,9 della media dei grandi Paesi Ue (e i 59,5 della Germania).

Con la riduzione del 20% nell’uso dei pesticidi (2011-2018) le aziende agricole italiane confermano il primato green in Europa. Il trend, purtroppo, risulta opposto in Francia e Germania. 

Siamo il primo Paese europeo per l’impegno nel biologico. Sono saliti a ben 80.643 gli operatori coinvolti (2019).

Persino durante il lockdown si è verificato un incremento dell’11% nelle vendite di prodotti bio.

L’Italia ha poi il primato comunitario di giovani (under 35) alla guida di un’impresa agricola: oltre 56 mila. Un’azienda agricola su quattro (28%) è guidata da donne: quasi 210mila imprenditrici.

Siamo all’avanguardia anche nel campo della chimica verde e sostenibile e delle bioplastiche, soprattutto per la ricerca e l’innovazione.

I prodotti che ne derivano sono utilizzati da moltissime imprese, in vari ambiti, dall’agroalimentare al tessile. 

Nel 2018 il numero dei green jobs in Italia ha superato la soglia dei 3 milioni: 3.100.000 unità, il 13,4% del totale dell’occupazione complessiva (nel 2017 era il 13,0%).

L’occupazione green nel 2018 è cresciuta con un incremento del +3,4% rispetto al +0,5% delle altre figure professionali.

Infine, le aziende green sembrano essere abbastanza influenzate dalla questione anagrafica. Tra le imprese guidate dagli under 35, il 47% ha fatto eco-investimenti, contro il 23% degli over 35. 

Aziende, Green Economy e crescita nel mondo

Cosa accade, invece, a livello globale? Secondo la Banca Mondiale, la green economy delle aziende, definite PMI, gioca un ruolo fondamentale, in particolare nelle economie emergenti.

Le PMI formali da sole contribuiscono fino al 60% dell’occupazione totale e fino al 40% del reddito nazionale (PIL). La loro importanza è ancora maggiore quando includiamo i dati delle imprese informali.

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Le PMI, possiamo ribadirlo, stanno fornendo soluzioni innovative in risposta alle sfide sociali, ambientali ed economiche: dal livello locale a quello globale.

La Banca Mondiale parla di business case innovativi che stanno facendo avanzare l’economia rendendola inclusiva e sostenibile.

Allo stesso tempo, infatti, ci assicurano che nessuno sia lasciato indietro nella transizione dell’economia verde.

Lungo le loro catene di valore, le PMI green creano posti di lavoro per le comunità emarginate, le donne svantaggiate o i giovani disoccupati.

Attraverso la fornitura di beni di consumo e servizi prodotti in modo sostenibile, le PMI non stanno “solo” evitano il degrado ambientale.

Ampliano la disponibilità di prodotti accessibili e sostenibili per il BoP.

Che risulta essere il gruppo socio-economico più grande e allo stesso tempo più povero.

Cos’è il BoP?

Viene definito come il “fondo della piramide del reddito”. In termini globali, si tratta dei 2,7 miliardi di persone che vivono con meno di 2,50 dollari al giorno.

È il SEED a raccontarci di alcune PMI esemplari con cui ha lavorato.

Il Seed è stato fondato al Summit Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile del 2002 a Johannesburg, da UN Environment, UNDP e IUCN.

Una partnership globale per l’azione sullo sviluppo sostenibile e l’economia verde.

SEED si basa sulla promozione dell’imprenditorialità sociale e ambientale, come principio di uno sviluppo ecologico, socialmente inclusivo e per la riduzione della povertà.

Seed: le imprese innovative

Sudafrica

iThemba Phakama ha vinto il premio SAG-SEED 2017. Il gruppo fornisce ai raccoglitori informali di rifiuti, nella regione di Greater Cape Flats, attrezzature di sicurezza e robusti tricicli di produzione locale per il trasporto dell’immondizia.

I tricicli sono usati come alternativa ai carrelli della spesa (rubati) che molti nel settore informale della raccolta dei rifiuti usano illegalmente.

iThemba Phakama crea un sistema locale di smistamento e permette ai raccoglitori di rifiuti di diventare micro-imprenditori individuali.

Questi recuperano il riciclabile. Vendono ai centri addetti e ricevono un riconoscimento formale del loro lavoro. Tutto ciò si traduce in un aumento del reddito che arriva al 400%.

Uganda

Il vincitore del SEED Low Carbon Award 2018 è stato Khainza Energy. Perché fornisce combustibile sicuro, pulito e accessibili agli ugandesi. Stiamo parlando di fonti di energia sostenibile, uno dei focus per la transizione verde.

L’impresa, infatti, trasforma i rifiuti organici (ottenuti da fattorie e famiglie) in metano di alta qualità e lo vende in bombole riciclabili insieme agli apparecchi di cottura.

Al fine di motivare più donne verso l’imprenditorialità, i corsi sono fatti su misura per formare donne e giovani nella produzione di biogas e nelle abilità imprenditoriali green.

Lo scopo è mettere in grado questi gruppi target di lanciare le proprie PMI.

Ghana

Il vincitore del premio SAG-SEED 2016 Unique Quality Product Enterprise rappresenta la prima impresa in Ghana che aggiunge valore al fonio.

Coltura di cereali trascurata, indigena e nutriente. Cresce bene su terreni marginali non fertilizzati.

L’impresa essicca, decortica, confeziona, immagazzina e commercializza prodotti a base di fonio.

Il modello green della UQPE si concentra sulla mobilitazione e il sostegno delle donne senza terra che erano tradizionalmente dipendenti dagli uomini.

Donne contadine hanno beneficiato dell’innovazione nell’agricoltura, così sono in grado di guadagnare il proprio reddito in modo indipendente.

Aziende, Green Economy e supporto per lo sviluppo

Come far uscire milioni di persone dalla povertà, creare posti di lavoro, ridurre le disuguaglianze, proteggere l’ambiente e far crescere l’economia? La green economy e le aziende stanno rispondendo in maniera attiva.

Passo dopo passo taglieremo ogni traguardo.

Il rapporto Adapting for a Green Economy: Companies, Communities and Climate Change (WRI, Oxfam, UNEP) già nel 2011 parlava del rischio sociale/comunitario nelle sfide del cambiamento climatico.

Tali rischi rappresentano anche rischi d’impresa.

Ovvero: le imprese falliscono soprattutto nelle società in crisi, è difficile separare il benessere della comunità dalla redditività delle imprese (e, a sua volta, dalla crescita economica).

Le aziende e le imprese, si diceva già al tempo, possono accelerare la transizione allineando i loro investimenti con le opportunità di adattamento al cambiamento climatico, e così facendo rendono verde l’economia.

Il rapporto concludeva specificando che il settore privato può risultare fragile nell’affrontare i bisogni delle comunità vulnerabili (che non si trovano soltanto nel terzo mondo o nei paesi a basso reddito).

Il presidente di Symbola Realacci, a proposito, parla (oggi) di un’occasione da non sprecare: il fondo Next Generation EU.

Sottolinea che nel GreenItaly c’è:

“Un’accelerazione verso il green del sistema imprenditoriale italiano. Un’Italia che fa l’Italia ed è la sperimentazione in campo aperto di un paradigma produttivo fatto di cura e valorizzazione dell’ambiente, dei territori e delle comunità, che ci può aiutare ad uscire dalla crisi migliori di come ci siamo entrati.”

Nel mondo, troppo spesso, aziende e iniziative green rimangono campioni invisibili che continuano a lavorare silenziosamente.

Pionieri di nuovi modelli di business che sfidano le percezioni convenzionali.

Moltissimo è nelle mani dei governi, delle organizzazioni per lo sviluppo e delle istituzioni finanziarie, che possono assicurare la disponibilità di strumenti (non solo) finanziari, su misura, per colmare con successo ogni gap.