L’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca nel 2008 fu un evento destinato a cambiare la storia degli Stati Uniti. 

Non solo perché l’allora presidente fu il primo uomo di origini afro-americane a guidare il paese, ma soprattutto perché il suo piano politico ha dato inizio a una vera e propria rivoluzione nell’economia americana.

Sono tanti infatti i motivi per i quali Barack Obama merita di essere considerato un modello politico. Tra questi, non si può non considerare il suo forte impegno verso l’ambiente.

Per ben due volte, prima nel 2008 e poi nel 2013 durante il discorso d’insediamento per il secondo mandato, Obama ha ribadito l’importanza della Green Economy per lo sviluppo dell’economia degli Stati Uniti. 

L’energia rinnovabile è stata il cavallo di battaglia della campagna elettorale di Obama, l’unica strada percorribile per il rilancio di una delle potenze mondiali più importanti e controverse. A distanza di 12 anni Joe Biden, nuovo Presidente degli Stati Uniti, rinnova l’impegno verso una società più sostenibile, riprendendo e rivoluzionando il cammino iniziato con Obama.

Eppure, non è stato così semplice. Obama e l’allora vice presidente Biden si scontrano sin da subito con un sistema economico fortemente ancorato alle fonti fossili. Tale resistenza non fa che ritardare l’approvazione delle misure green e fa fallire diverse iniziative.

Da che parte stanno gli americani? Da un lato si dimostrano in favore di un’economia più sostenibile. Dall’altro non possiamo dimenticare, nel mezzo tra i due, la battuta d’arresto allo sviluppo della Green Economy causata dall’amministrazione Trump. Un capitolo buio nella lotta mondiale al clima.

Vediamo quindi come Biden e Obama hanno sfruttato la Green Economy per risollevare l’economia americana, rendendola più sostenibile e conquistando il consenso degli americani.

La difficile strada percorsa da Obama

Il percorso Green portato avanti da Obama, sin dall’inizio del suo mandato, è stato decisamente in salita.

Nel 2009, il programma “New energy for America” di Obama per la Green Economy si rivelò molto sfidante e, in un certo senso, lungimirante. Forse troppo avanti per l’America di allora.

Con il piano “New energy for America” Obama mira a un incremento della produzione e dell’utilizzo delle energie rinnovabili come leva principale per combattere i cambiamenti climatici

Obama punta quindi diretto alla Green Economy, promuovendo tra i punti principali: 

  • La riduzione delle emissioni di CO2 dell’80% per il 2050, 
  • 5.000 nuovi green jobs nell’arco di un decennio, 
  • La copertura del fabbisogno energetico con il 25% di energie da fonti rinnovabili e l’immissione sul mercato di 1 milione di auto ibride per il 2015.
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Il sistema economico americano a cui si rivolge, però, sostiene l’industria fossile con forti sgravi fiscali. Le sue iniziative per favorire lo sviluppo delle rinnovabili incontrano più volte i voti sfavorevoli dei membri repubblicani del Congresso.

Tuttavia, l’ex presidente continua con tenacia a proporre piani pro-ambiente, raggiungendo diversi obiettivi.

Proprio a inizio mandato l’amministrazione Obama riesce a far destinare 90 miliardi di dollari alla Green Economy

L’investimento è parte del “Piano di Recupero e di Reinvestimento Americano” (American Recovery and Reinvestment Act), pensato per spingere l’economia americana dopo la crisi finanziaria mondiale del 2008.

Un’altra importante milestone si ha con un’importante implementazione del NEPA (National Environmental Policy Act). Obama rende obbligatorio, tra i criteri di valutazione dei progetti infrastrutturali, anche la valutazione dell’impatto climatico e non solo di quello ambientale.

Sicuramente, però, il piano più ambizioso, gioia e dolore per l’amministrazione Obama, è il Clean Power Plan.

Clean Power Plan

Il Clean Power Plan rappresenta il primo vero progetto d’azione americano per la lotta ai cambiamenti climatici. 

Presentato per la prima volta nel 2015, è stato rivisto più volte (causa continue bocciature ai voti), prima di essere finalmente approvato qualche anno dopo.

Focus del piano è la riduzione del 32% delle emissioni di CO2 per il 2030, con attenzione a quelle prodotte dalle energie fossili. 

Vengono finalmente messe le basi per iniziare una transizione sostenibile verso le energie rinnovabili, per garantire un futuro alle prossime generazioni.

Infatti, oltre ai risvolti positivi per la lotta al surriscaldamento globale, il Clean Power Plan guarda alla popolazione sia a breve che a lungo termine. 

Sotto la lente d’ingrandimento ci sono, infatti, i bambini sempre più colpiti da asma e che gioveranno della riduzione delle emissioni.

Inoltre, gli incentivi per le imprese porteranno alla creazione di nuovi posti di lavoro green.

Purtroppo questo piano, come diverse altre iniziative, non ha trovato seguito nella politica pro-carbone portata avanti durante la presidenza di Trump.

D’altra parte, è chiaro che l’amministrazione Obama ha spinto gli Stati Uniti a intraprendere azioni sempre più concrete verso la Green Economy. È divenuta così anche forza trainante ed esempio per il resto dei Paesi del globo terrestre.

La Green Economy nell’era Biden

A fianco di Obama presidente, nel 2009 il vice presidente Joe Biden annunciava un prestito di 528 milioni di dollari alla casa automobilistica Fisker per produrre veicoli ibridi ed elettrici. Questo prestito avrebbe creato nuovi posti di lavoro green e aiutato l’America a uscire dalla crisi del 2008.

Peccato che la Fisker dichiarò bancarotta nel 2013. Situazione simile accadde con un finanziamento per la produzione di pannelli solari. E anche in questo caso, Biden ne era stato il promotore.

I primi passi di Biden per la Green Economy non sono stati un successo. Si tratta, però, di fallimenti legati a un territorio che non era pronto ad accogliere il cambiamento verso un’economia green.

Dopo 12 anni dalla presidenza di Obama, Biden è tornato nel 2020 ai vertici della Casa Bianca in veste di Presidente degli Stati Uniti. Neppure gli anni in cui Trump ha tentato di vanificare ogni sforzo hanno cambiato le idee che l’attuale presidente sosteneva sulla necessità della lotta al cambiamento climatico. 

Anche il partito Democratico è a favore della Green Economy, pur sostenendo che questa non sia più quella di 12 anni fa e che, quindi, siano necessari profondi cambiamenti in questa direzione.

Direzione che Biden ha chiarito sin dall’inizio del suo mandato. Tra i primi ordini esecutivi c’è stato quello di rientrare nell’Accordo di Parigi, sancendo così una netta inversione di rotta rispetto all’era Trump. 

Inoltre, le azioni politiche di Biden hanno lanciato un chiaro segnale al resto del mondo: l’America si schiera in prima fila per la lotta al cambiamento climatico. 

Build Back Better

Nella visione di Biden la svolta alla sostenibilità e il rispetto del pianeta devono avvenire a 360 gradi. Gli interventi non riguardano soltanto il clima; le politiche ambientali possono funzionare soltanto se apportano benefici all’intera società.

Per questo motivo il suo piano di azione per rilanciare l’economia, rinominato Build Back Better e presentato lo scorso marzo a Pittsburgh, punta a rivoluzionare le politiche di sviluppo “ricostruendole meglio”. Questo rilancio passa, ovviamente, per una completa transizione energetica.

L’obiettivo del piano Biden è 100% green. Uno degli obiettivi più ambiziosi? L’azzeramento delle emissioni di gas serra per il 2050.

L’American Jobs Act, prima parte dell’iniziativa Biden, prevede l’investimento di 2.000 miliardi di dollari per ambiente, trasporti, rete elettrica e ricerca. 

Tra i punti principali si parla di:

  • modernizzazione del trasporto pubblico, treni, porti, aeroporti, ponti, tunnel e autostrade (620 mld di dollari);
  • creazione di circa 500 mila colonnine per ricaricare le auto elettriche; 
  • costruzione di edifici sostenibili (213 miliardi);
  • conversione degli impianti energetici di edifici pubblici e privati alle fonti rinnovabili (100 miliardi);
  • ricerca su innovazione e resilienza climatica (35 miliardi).

Questo piano verrà completato in estate con la presentazione della seconda parte, l’American Family Plan. Altri 2.000 miliardi destinati a colmare le disparità sociali e a migliorare lo stile di vita per tutti.

Per realizzare questo ambizioso progetto, Biden probabilmente dovrà intervenire sulla tassazione delle imprese. Ciò significa che potrebbe incontrare molte resistenze da parte dei repubblicani, da sempre sostenitori dell’economia legata all’industria fossile.

Qualcosa, però, sta cambiando. La società è diversa, e anche il mercato si è reso conto di non essere più competitivo se ancorato a un sistema di produzione classico.

L’innovazione passa attraverso la sostenibilità. E la sostenibilità è data da un’economia che è capace di rigenerarsi, massimizzando le risorse in un ciclo continuo (come ci insegna l’economia circolare).

Se c’è un fatto su cui Obama e Biden hanno totalmente ragione è che siamo a un punto di non ritorno per il nostro pianeta. O si interviene, o perderemo quella biodiversità e quel delicato equilibrio che lo rendono meraviglioso.