La ricerca sul cibo biodinamico, e su questo specifico tipo di coltivazione, ha una sua storia all’interno del movimento Bio.

All’inizio Steiner esortava i suoi seguaci a testare le idee proposte per verificarne, poi, i risultati.

Quindi, come abbiamo visto in altri articoli, l’agricoltura biodinamica si è sviluppata soprattutto attraverso una ricerca collaborativa, più che con metodologia scientifica.

Attraverso l’osservazione e la pratica agricola.

Per questo oggi si sente l’esigenza di approfondire tali conoscenze in maniera più rigorosa.

L’obiettivo di base degli agricoltori era risolvere alcuni problemi, come il degrado del suolo, dovuti all’industrializzazione.

Con il tempo è nato il desiderio di diffondere e fornire le conoscenze acquisite. Per promuovere lo sviluppo del “particolare” approccio agricolo.

Detto questo, possiamo affermare con certezza che una caratteristica peculiare nella produzione del cibo biodinamico è il contesto da cui proviene.

L’azienda biodinamica idealmente cerca di trasformarsi in un’unità biologica autosufficiente.

Terra, vegetazione, animali e uomini tendono ad un equilibrio impeccabile. E contribuiscono l’uno al sostentamento dell’altro.

Come in un’azienda biologica, il valore della relazione con l’ambiente circostante è sempre tenuto in grande considerazione.

Gli agricoltori biodinamici tutelano la biodiversità ed anche gli spazi abitati dagli animali selvatici. Sono loro i predatori dei parassiti delle colture.

Ed è da quelle colture che è possibile produrre alimenti qualitativamente superiori. Che nutrono l’uomo nella sua integrità (psicofisica).

“Noi siamo quello che mangiamo.”

Lo sosteneva già a metà del 1800 il filosofo tedesco Feuerbache.

Oggi al cibo vengono addirittura attribuite qualità curative!

Comunque, alla luce degli studi più recenti e accreditati, sappiamo bene che la salute si costruisce a tavola.

Cibo biodinamico: significato e benefici

Sulla discussa questione del “valore” del cibo biodinamico, recentemente è aumentato l’interesse.

Per condividere le attività di ricerca. E soprattutto i risultati, con la comunità scientifica globale.

Si tratta di una pratica agricola preziosa e questo fatto non potrà che essere vantaggioso per tutti.

Una recente rassegna delle Università tedesche di Bonn e Kassel fornisce una panoramica interessante delle pubblicazioni peer-reviewed.

Sui temi dell’alimentazione e dell’agricoltura biodinamica che sono stati pubblicati tra il 2006 e il 2017.

Complessivamente, 86 articoli sono stati inclusi in questa revisione.

Gli argomenti trattati con maggiore attenzione riguardano la qualità del suolo e la sua salute nell’agricoltura biodinamica, rispetto a quella convenzionale e biologica.

Gli effetti dei preparati biodinamici, quindi la qualità del cibo e la viticoltura.

Gli studi forniscono prove sostanziali degli effetti positivi, nella gestione biodinamica, sugli agroecosistemi e sulla qualità del cibo.

Quali vantaggi genera la produzione di cibo biodinamico?

  • Crea effetti positivi sul “sistema suolo”. Dove l’applicazione del compost gioca un ruolo cruciale;
  • le preparazioni biodinamiche creano effetti sulla composizione chimica degli alimenti e sulla loro qualità;
  • migliora il valore degli alimenti per quanto riguarda le proprietà nutritive, il gusto, la salute e il benessere umano;
  • la gestione biodinamica migliora la qualità dell’uva e le caratteristiche della pianta rispetto alla gestione non biodinamica.

Fino ad ora, gli effetti dell’agricoltura biodinamica sono stati studiati con i metodi analitici classici, nelle scienze naturali e della vita. Attraverso disegni di studio disciplinari e riduzionistici.

Un’applicazione di disegni di studio o metodi specifici che sono favorevoli ad un’analisi più olistica sono raramente implementati.

Quindi, i ricercatori identificano lo sviluppo di metodi e disegni di studio appropriati, per un esame olistico, come una delle principali sfide della ricerca futura nell’alimentazione e nell’agricoltura biodinamica.

Cibo biologico biodinamico nella ricerca scientifica

Sul cibo biodinamico, sono Heimler et al. (2011) ad aver effettuato la ricerca di cui accennavamo sopra.

Il titolo: “Biodynamic food and farming”.

Gli studiosi hanno confrontato diversi sistemi di produzione:

  1. convenzionale
  2. biologico
  3. biodinamico

Ed hanno scoperto una gran quantità di caratteristiche e vantaggi del cibo biodinamico.

Ve ne presentiamo una parte:

  • Il più alto contenuto di polifenoli è stato trovato nella lattuga Batavia coltivata in condizioni biodinamiche. Cosa sono i polifenoli? Composti secondari la cui presenza è auspicabile negli alimenti. Perché aggiungono valore a livello nutrizionale.
  • Anche la barbabietola rossa biodinamica ha ottenuto il più alto risultato fenolico. Seguito da quella coltivata in condizioni biologiche. Mentre la quantità più bassa è stata trovata per la barbabietola rossa convenzionale (Bavec et al. 2010).
  • Al contrario, il più alto contenuto fenolico è stato trovato nei manghi biologici e non in quelli biodinamici o convenzionali (Maciel et al. 2011).
  • La concentrazione di composti fenolici totali e l’attività antiossidante DPPH sono aumentate significativamente nelle patate delle cultivar Red Emmalie e Blue Congo. Dopo l’applicazione del preparato biodinamico horn silica (Jarienė et al. 2017).
  • Il contenuto totale di antociani e fenolici è aumentato nelle patate a polpa colorata. Attraverso l’applicazione combinata dei preparati biodinamici cornoletame e cornosilice (Jarienė et al. 2015).
  • Per la cicoria non sono state riscontrate differenze nel contenuto polifenolico dei diversi sistemi di produzione (Heimler et al. 2009).
  • Le differenze nella qualità nutrizionale e nei contenuti fenolici dei pomodori sono state causate dall’anno di produzione, più che dal sistema di coltivazione. Convenzionale, biologico o biodinamico (D’Evoli et al. 2016).
  • Tre varietà di zucca (Cucurbita pepo) avevano significativi contenuti antiossidanti. Più elevati con il trattamento di cornoletame e cornosilice in tre anni di esperimenti (Juknevičienė 2015).
Il cibo (biodinamico, biologico..) e la sua grande influenza sul nostro organismo

Altre caratteristiche e benefici

Sempre nell’ambito del medesimo studio su cibo biodinamico e agricoltura sostenibile, Heimler et al. (2009, 2011) hanno messo appunto ulteriori dati.

Hanno dimostrato che la cicoria biodinamica e la lattuga Batavia hanno una maggiore attività antiossidante. Rispetto alle stesse varietà provenienti da sistemi di agricoltura convenzionale e biologica.

La barbabietola rossa biodinamica (Bavec et al. 2010), le fragole biodinamiche (D’Evoli et al. 2010) così come i manghi biodinamici verdi o maturi (Maciel et al. 2011) avevano tutti un’attività antiossidante. Significativamente più alta rispetto a quelli provenienti da sistemi di agricoltura convenzionale e biologica.

Il cavolo biodinamico conteneva più acido ascorbico del cavolo biologico o convenzionale (Bavec et al. 2012).

Lo stesso fenomeno è stato riscontrato per le fragole (D’Evoli et al. 2010).

La barbabietola rossa dal sistema di produzione biodinamico ha mostrato il più alto contenuto di zucchero. Rispetto alle barbabietole rosse da produzione biologica, integrata e convenzionale (Bavec et al. 2010).

Inoltre, Vaitkevičienė et al. (2016) hanno rilevato che il contenuto di amido delle patate a polpa colorata è aumentato significativamente attraverso l’applicazione combinata di cornoletame e silice di corno.

Non è stata riscontrata alcuna differenza relativamente all’approccio di produzione, da Langenkämper et al. (2006), che hanno analizzato il valore nutrizionale del grano (Triticum aestivum).

Rangel et al. (2011) hanno studiato la composizione nutrizionale del succo di lime (Citrus latifolia) e non hanno rilevato differenze legate al sistema di produzione.

Infine, nel confronto tra il latte di diversi sistemi di gestione, Kusche et al. (2015) hanno osservato la quota più alta di acidi grassi nel latte di sistemi biodinamici.

Una serie di test ha evidenziato che il latte crudo biodinamico ha una migliore compatibilità per i bambini con intolleranze alimentari, rispetto al latte pastorizzato e omogeneizzato della produzione convenzionale (Kusche 2015 in Abbring et al. 2019).

Cibo biodinamico per la salute e il benessere

L’allevamento di piante e animali robusti per un’alta qualità del prodotto, e del cibo biodinamico, è sempre stata una preoccupazione importante nell’agricoltura biodinamica.

Le caratteristiche essenziali di questo approccio sono:

  • l’abbandono di tecniche manipolative come l’allevamento ibrido;
  • l’attenzione ai principi di coltivazione biodinamici;
  • il focus sui tempi di maturazione, la vitalità e il gusto.

L’agricoltura biodinamica può, quindi, produrre alimenti e mangimi di alta qualità.

L’obiettivo è effettivamente quello di produrre prodotti che nutrano non solo il corpo, ma anche l’anima e lo spirito. Promuovendo così lo “sviluppo umano” (Demeter International 2016).

Naturalmente, il nutrimento dell’anima o dello spirito, sono concetti che finora non possono essere dimostrati a causa della mancanza di metodi e ricerche.

Tuttavia, i risultati sulle scelte dei consumatori (per esempio Goetzke et al. 2014) e sul benessere emotivo legato al cibo (Geier et al. 2016), possono essere considerati come suggerimenti che parlano in positivo delle proprietà del cibo.

La radice scientifica delle pratiche biodinamiche si intreccia al concetto di “energia vitale” e a sistemi non ancora decifrabili dalla scienza ufficiale.

Per esempio, cospargere o spruzzare soluzioni ottenute dalla miscela di letame e polvere di quarzo, potrebbe sembrare un rito magico.

Ma secondo i sostenitori del metodo steineriano, è chiaro che le pratiche biodinamiche vengono impiegate per: tutelare la ricchezza del suolo e la vita delle piante.

Oltre a fornire un prodotto più buono e salutare, perché totalmente privo di sostanze nocive per tutti gli esseri viventi.

Il cibo che “spinge” sul DNA

A quanto pare, il cibo biodinamico, quello biologico e qualsiasi altro genere di prodotti ingeriamo, entra in contatto con i nostri geni.

Il cibo e i geni si parlano? Si e influenzano con il loro dialogo molti aspetti della salute e della società.

Tanto da determinare la nascita di nuove discipline scientifiche.

Sono nate: la nutrigenomica, la nutrigenetica e la nutraceutica.

Per studiare a fondo questo legame e dare ad ognuno la possibilità di migliorare la propria salute.

Attraverso una dieta personalizzata, proprio su basi genetiche.

Insomma, Feuerbache aveva ragione!

Ogni alimento che portiamo in tavola, contiene molecole che possono influenzare in modo diretto o indiretto il rischio di sviluppare malattie agendo sul DNA.

Il cibo, non solo influenza l’espressione dei geni, ma può modificarla anche in modo significativo. Con conseguenze importanti sulla salute. (In positivo ed in negativo.)

In particolare, è con la nutrigenomica che abbiamo iniziato a studiare il rapporto tra alimenti e modulazione dell’espressione dei geni. Si tratta di un nuovo modo di vedere la nutrizione.

Non possiamo più parlare semplicemente di calorie e di nutrienti. E’ uno strumento che “spinge” il patrimonio genetico in una determinata direzione.

Un sistema che fa funzionare in modo diverso un gene che, a sua volta, modificherà la sua capacità di produrre proteine. E se una di queste proteine è un enzima coinvolto, per esempio, nei meccanismi che regolano la digestione, cambierà la capacità di digerire alcuni nutrienti.

In molti casi, poi, i bersagli sono geni coinvolti nell’infiammazione, nelle reazioni del sistema immunitario o nella crescita e proliferazione delle cellule. L’elenco diventa ogni giorno più lungo e complesso.

Perciò si cerca di conoscere sempre meglio anche il legame tra cibo e malattie…come cancro, Alzheimer o (semplicemente) diabete.