Decarbonizzazione. Cosa significa questa parola così lunga, e perché è così attuale? Con decarbonizzazione si intende la riduzione (se non la completa eliminazione) delle emissioni nocive nell’atmosfera. Certo! Ma non solo…

Il concetto è ampio. Quando parliamo di “decarbonizzare” ci riferiamo alla transizione energetica (ed economica) della nostra epoca, utile a prevenire e contrastare il cambiamento climatico.

Da un punto di vista prettamente tecnico il concetto fa riferimento alla riduzione del rapporto carbonio-idrogeno. Vale a dire, il rapporto tra numero di atomi di carbonio e di idrogeno nei combustibili che utilizziamo.

E’ quel rapporto che deve mutare (in favore dell’idrogeno ovviamente…), dopodiché, bisogna ragionare su molto altro ancora.

Ormai, praticamente tutti, siamo a favore dell’energia rinnovabile ed è un bene, perché ormai non abbiamo più tanta scelta.

Ma come mai è così importante parlare anche di decarbonizzazione oggi come oggi?

Per 3 motivi principali:

  • il cambiamento climatico e i problemi connessi
  • L’incremento dell’uso di energia rinnovabile in questo momento non è sufficiente
  • il fatto che i fossili e l’energia non rinnovabile in generale, sono risorse limitate

Da una parte c’è un problema di ordine economico: la domanda di energia aumenta e l’offerta, poco a poco, diminuisce. Ciò significa aumento dei prezzi e rischio di crisi energetiche alle porte se non cambiamo le nostre fonti di approvvigionamento.

Dall’altra le emissioni di CO2 derivanti dalla combustione di petrolio, carbone e gas naturale non dovrebbero più aumentare, ma al contrario, diminuire e subito.

Questo perché abbiamo bisogno di prenderci cura della nostra casa. Il pianeta terra al momento è l’unica abitazione disponibile e stiamo saturando la sua atmosfera di CO2.

Cambiare il sistema è una grande sfida perché abbandonare o mitigare l’uso di fonti di energia non rinnovabile, così radicato nel mondo, richiederebbe un prezzo economico e sociale per ora ritenuto troppo elevato.

Conclusione? La decarbonizzazione è: una grande aspirazione, un obiettivo essenziale, la soluzione a molti dei mali che attualmente ci affliggono.

La decarbonizzazione in Europa e nel mondo

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La maggior parte dei Paesi del mondo punta, oggi, alla decarbonizzazione.

Città, persone, progetti, imprese…chiunque può trarre beneficio dall’obiettivo di avere un’economia libera da petrolio, carbone e gas naturale.

In questo modo riusciremo a mantenere il riscaldamento globale ad un livello “accettabile”.

Esistono addirittura luoghi in cui la gente è riuscita a crescere a livello economico, riducendo contemporaneamente il consumo dei fossili.

In Europa, alcune nazioni hanno lavorato fin da subito con determinazione e sono sulla buona strada … proprio quella che porta alla decarbonizzazione.

Molto dipende anche dai settori. Il processo è iniziato, per esempio, nell’ambito di tante imprese.

Ma è davvero difficile aspettarsi che spontaneamente vengano abbandonati i meccanismi e le dinamiche attuate per una vita intera.

Occorrono incentivi e l’Unione Europea sta lavorando molto in questo senso.

Sono anche stati fissati importanti obiettivi da raggiungere entro il 2030:

  • riduzione di almeno il 40% delle emissioni di gas a effetto serra
  • raggiungimento di una quota pari al 32% di energia da fonti rinnovabili
  • miglioramento almeno del 32,5% dell’efficienza energetica

Per adempiere a tali traguardi gli Stati membri adottano piani nazionali integrati per l’energia e il clima (2021 – 2030).

Allargando l’orizzonte, poi, ci accorgiamo che molto sta accadendo anche al di là delle singole nazioni Europee.

Dal World Economic Forum arriva una notizia davvero positiva.

Nel mese di gennaio, politica, industria e finanza globali hanno concentrato le loro energie su questioni essenziali come il post-pandemia, il clima…la decarbonizzazione!

Proprio i settori industriali che generano emissioni hard-to-abate hanno promesso un piano congiunto, con obiettivi da realizzare entro il 2024.

Sono oltre 400 le aziende che aderiscono alla “Mission Possible Partnership”.

E sono quelle che rappresentano 7 tra i settori più complessi da decarbonizzare:

  • acciaio
  • cemento
  • chimica
  • alluminio
  • trasporti navali e aerei
  • trasporti pesanti su gomma

Decarbonizzazione: Italia

In Italia, vista la complessità dell’argomento e le numerose implicazioni nei vari ambiti, sia di carattere ambientale che economico, si coopera ad ampio raggio.

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC). In accordo con il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Il PNIEC si propone di raggiungere e superare gli obiettivi dell’UE proprio attraverso: l’efficienza e la sicurezza energetica, parallelamente all’implementazione nell’utilizzo di fonti di energia rinnovabile.

Tra gli interventi principali del PNIEC:

  • l’implementazione del fotovoltaico e dell’eolico
  • gli investimenti nei sistemi di stoccaggio per immagazzinare l’energia prodotta da risorse rinnovabili
  • la crescita dell’utilizzo di biocombustibili avanzati
  • lo sviluppo della mobilità elettrica

Il cittadino, quindi, si trova al centro di questa transizione. È il destinatario degli incentivi, ma diventa soprattutto parte attiva della politica sul clima e l’ambiente.

“L’ambiente verrà preservato conciliando sviluppo industriale e scelte ecologiche. Questo è l’obiettivo del piano nazionale per l’energia e il clima”

Tuttavia, gli obiettivi europei 2030 non possono essere considerati un traguardo finale, ma una prima tappa nel percorso di decarbonizzazione globale.

Alla conferenza sul clima di Parigi (COP21) l’Italia ha fissato obiettivi ancora più stringenti in termini di emissioni.

Potremmo sentirci orgogliosi!?

Sicuramente, ma dovremo continuare ad essere cauti.

Per Legambiente, per esempio: “la decarbonizzazione in Italia non passa per il gas”.

L’associazione lo dichiara con un dossier dello scorso ottobre in cui vengono sfatati alcuni falsi miti sul metano fossile.

Nel documento Legambiente spiega perché l’Italia deve evitare la corsa al gas, ricorda al Governo che possediamo un numero sufficiente di impianti e traduce tutto in un sintetico manifesto:

“Stop al carbone, no alla realizzazione di nuovi impianti a gas, sì alle semplificazioni per rinnovabili e sistemi di accumulo”

Decarbonizzazione: idrogeno come parola d’ordine?

Nel discorso “decarbonizzazione” un ruolo importante viene assegnato all’idrogeno. Specialmente nei settori dove decarbonizzare è più difficile.

Un’economia a zero emissioni, quindi, richiederà un aumento della produzione di idrogeno? Non è così semplice.

Però possiamo dire che man mano che diminuiranno i costi dell’energia pulita, diminuirà anche la spesa per la sua produzione. E grazie all’elettrolisi (basata su fonti di energia rinnovabile) l’idrogeno diventerà sempre più conveniente.

Secondo uno studio presentato all’Europa nel 2016, l’idrogeno è una strada promettente per decarbonizzare i sistemi energetici e fornire flessibilità.

In questo documento, viene valutato il ruolo dell’idrogeno in una futura Europa decarbonizzata.

Gli scenari climatici analizzati sono due, quello inerente alle attuali iniziative politiche e quello per una decarbonizzazione a lungo termine.

La quota di idrogeno (nel consumo finale di energia) nei settori dei trasporti e dell’industria raggiungerebbe il 5% e il 6% entro il 2050.

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I risultati indicano che l’idrogeno potrebbe diventare un’opzione valida già nel 2030, ma c’è anche la necessità di porre un limite all’emissione di CO2 a lungo termine per sostenere la transizione.

Come decarbonizzare le città?

Entro il 2050, circa il 70% della popolazione mondiale svolgerà la sua vita quotidiana in città.

Faremo, come sempre, tutte le cose che compongono la vita quotidiana: mangiare, viaggiare da casa al lavoro o a scuola, rinfrescarci in estate, riscaldarci in inverno, e tanto altro ancora.

Tutte queste attività così basilari costano molta energia e, attualmente, questa energia costa molto carbonio.

Gli abitanti delle città, nel loro insieme, oggi finiscono per essere responsabili dei tre quarti di tutte le emissioni di gas serra.

Ma non deve essere necessariamente così.

Lo sottolinea un nuovo rapporto della Coalition for Urban Transitions. Usando le tecnologie e le politiche che esistono già oggi, le città potrebbero ridurre le loro emissioni di carbonio del 90% entro il 2050.

Che equivale al 60% della riduzione di emissioni necessaria, per evitare il riscaldamento oltre i 2 gradi Celsius (3,7 gradi Fahrenheit) obiettivo concordato nell’accordo di Parigi del 2015.

Questo taglio profondo alle emissioni globali, ci porterebbe molto più velocemente verso la decarbonizzazione.

Christiana Figueres, la vicepresidente del Patto Globale dei Sindaci, afferma:

“La maggior parte delle persone vive nelle città, e la maggior parte delle emissioni provengono dalle città”

Decarbonizzazione dei trasporti

Assomiglia ad un sillogismo filosofico. Ma se è reale il problema: “come vanno le città, così fa il clima”, altrettanto reali sono le soluzioni.

Per esempio, per quanto riguarda la decarbonizzazione dei trasporti il passaggio potrebbe essere “meno complicato” che per l’industria.

Gli investimenti riguarderebbero:

  • l’adozione di veicoli elettrici. Tra l’altro economicamente vantaggiosi
  • lo spostamento della logistica pesante verso la ferrovia
  • l’uso della navigazione. Sempre per ridurre la domanda di autotrasporto

Purtroppo, però, si rivela impegnativa la decarbonizzazione della navigazione, come pure quella dell’aviazione. 

Mentre, i paesi del nord Europa, ci dimostrano che lo sviluppo della mobilità elettrica è possibile. Pure in tempi abbastanza brevi.

Una giusta combinazione tra incentivi per l’acquisto dei veicoli elettrici, relativi sgravi per il loro utilizzo e l’adeguamento per le necessità di ricarica: e il gioco è fatto!

Decarbonizzazione: obiettivi raggiungibili o rompicapo giornaliero?

Come decarbonizzare? Sembra essere, ancora, una questione troppo controversa.

Soprattutto se pensiamo a tutta la conoscenza accumulata in questi anni.

Potremmo, innanzitutto, superare le argomentazioni sullo stile: “questo si, quello no” che affliggono la politica della transizione dal carbonio all’energia sostenibile e all’energia circolare.

Il pensiero razionale porta ad un approccio che non richiede “magia” o un impegno eccessivo verso una singola tecnologia.

Secondo gli esperti non abbiamo bisogno di una tecnologia miracolosa, tutto quello che possiamo fare è impegnarci e unire le forze.

Credere nei miracoli può andar bene, ma consapevoli che per compierli non possiamo rilassarci e aspettare che accadano.

Un miracolo di cui forse non ci accorgiamo è quello dell’energia solare e dell’eolico che sono diventate tra le fonti di energia più economiche.

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Inoltre, abbiamo ormai auto elettriche avanzatissime con prezzi sempre più accessibili. Abbiamo sistemi di riscaldamento alimentati dalle rinnovabili tra i migliori che potessimo immaginare. Abbiamo tante opportunità da sfruttare.

Forse l’inizio e la prima metà della decarbonizzazione seguiranno esattamente il medesimo percorso: un impegno verso il solare e l’eolico, le batterie, l’elettrificazione efficiente e sicura delle case, le pompe di calore, i veicoli elettrici, il geotermico, i biocarburanti da rifiuti e la ricerca di sempre migliori soluzioni

In questo momento si parla anche di carbon tax, ovvero una tassa sulle attività e le energie pesantemente dipendenti dal carbonio. Potrebbe essere una soluzione? Potrebbe accelerare le soluzioni!?

È probabile che eliminando i sussidi per i combustibili fossili otterremo risultati altrettanto efficaci. Ma non è una guerra contro i cattivi quella che cambierà la situazione, piuttosto la cooperazione e le scelte consapevoli di ciascuno.

La natura e le soluzioni sostenibili: un esempio di decarbonizzazione

Per frenare il cambiamento climatico: possiamo “succhiare il carbonio” dal cielo. Ma come?

Una volta, questo era considerato un pensiero utopistico. Gli scienziati ora ci dicono che usare la tecnologia e la natura per rimuovere CO2 dall’atmosfera non solo è possibile: è un dovere.

E la McCarty Family Farms, con sede nel Kansas nord-occidentale, ha fatto la sua scelta.

I loro campi, baciati dal sole, raramente rimangono vuoti. Nel tentativo di essere più sostenibile, la famiglia McCarty coltiva ancora mais, sorgo ed erba medica.

In più, spesso, seminano il terreno “nudo” (tra un raccolto e l’altro) con grano e daikon.

Il grano viene dato in pasto al bestiame. I ravanelli, con le loro radici penetranti, rompono la superficie dura e poi, invece di essere raccolti, vengono lasciati morire per arricchire il suolo.

Come tutte le piante, i cereali e le radici si nutrono di anidride carbonica.

Secondo una ricerca del 2017, piantare “colture di copertura” su terreni che una volta erano vuoti ha aiutato le fattorie in Kansas e Nebraska a estrarre 6.922 tonnellate di anidride carbonica dall’atmosfera. E a immagazzinarla nel suolo su circa 12.300 acri: tanto quanto avrebbe potuto fare una foresta di 7.300 acri.

Detto in altre parole: il suolo delle fattorie aveva risucchiato le emissioni di più di 1.300 automobili.

Uno studio della Proceedings of the National Academy of Sciences, condotto da un team di The Nature Conservancy, afferma che i giusti incentivi potrebbero portare il mondo a ottenere fino a un terzo delle riduzioni di carbonio di cui ha bisogno entro il 2030, semplicemente “usando meglio” la natura.