Secondo la FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, durante la catena di produzione alimentare ben il 30% dei prodotti destinati alle nostre tavole viene sprecato.

Non solo, quando in prodotti raggiungono i centri di distribuzione e, successivamente, i consumatori, la percentuale di prodotti che finisce nella spazzatura è incalcolabile.

È ormai evidente che dobbiamo pensare ad un sistema in cui economia circolare agricoltura e sostenibilità costituiscono le fondamenta della produzione alimentare. Un processo, quindi, che ci permetta di ridurre gli sprechi e risparmiare, inquinare meno e mangiare prodotti più sani.

Agricoltura e filiera produttiva agricola trovano la loro dimensione ideale in un sistema economico circolare, che si rifà al processo ciclico della natura e dove non esistono sprechi e rifiuti.

L’agricoltura ha infatti un ruolo da protagonista in tema di economia circolare, dal momento che risulta essere il settore più coinvolto, quando si parla di responsabilità, tra i processi produttivi.

Oltre il 50% del terreno disponibile e il 70% del consumo di acqua potabile sono attualmente assorbiti dall’agricoltura. Per questo motivo, risulta fondamentale ora più che mai, riadattare i processi secondo le buone pratiche dell’economia circolare.

L’obiettivo non è solo quello di ridurre gli sprechi e la creazione di rifiuti, ma cercare di creare valore dagli scarti di produzione, come nutrimento per nuova produzione.

Il settore agricolo, infatti, è ricco di materie prime di recupero, scarti adatti per essere trasformati e inseriti in un nuovo processo produttivo.

Scopriamo in che modo, grazie anche alle innovazioni tecnologiche, oggi il mondo dell’agricoltura è sempre più proiettato ad un futuro sostenibile.

Cos’è e come funziona l’agricoltura circolare?

Secondo la Ellen MacArthur Foundation, l’economia circolare è un modello economico in grado di rigenerarsi da solo. In base a questo principio, ogni prodotto può essere rigenerato, riutilizzato, valorizzato e rimesso in circolo generando nuova vita, senza sprechi né rifiuti.

Il concetto di economia circolare, che prende ispirazione dal ciclo naturale, è perfettamente applicabile al settore agricolo. L’idea è spiegata chiaramente in “Biomimicry – Innovation Inspired By Nature”, uno dei più esemplificativi libri di economia circolare scritto da J. Benyrus sulla teoria della cicliclità della natura.

L’agricoltura circolare è, in parole semplici, un sistema agricolo innovativo in cui nulla muore ma tutto si riutilizza e si rigenera divenendo risorsa produttiva.

Pensiamo ad alcuni scarti agricoli come semi, bucce di pomodoro o noccioli di olive. Nella maggior pare dei casi, si tratta di scarti di produzione, elementi non necessari che vengono trattati come rifiuti da buttare. Secondo l’economia circolare, questi rifiuti costituiscono un’importantissima risorsa produttiva.

In agricoltura circolare, esattamente come in natura, tutto può tonare a vivere.

Scarti e rifiuti agricoli sono prodotti biodegradabili, privi di componenti chimiche e che possono essere impiegati in diversi modi, come fertilizzanti organici per i terreni ad esempio.

I vantaggi derivati dall’applicazione dell’economia circolare in agricoltura sono numerosi e notevoli.

I vantaggi dell’economia circolare in agricoltura

Applicare l’economia circolare nel settore agricolo può rivelarsi una delle soluzioni più efficaci per contribuire alla salvezza del pianeta.

Prima di tutto, ci aiuta a porre un freno al consumo tipico di una mentalità lineare.

Finora, infatti, ci siamo dedicati alla produzione attingendo dalle risorse naturali, con il risultato che stanno per terminare. Poi, abbiamo usato e consumato senza criterio, sfruttando meno della metà del potenziale dei prodotti e, infine, abbiamo gettato i prodotti quando non ci servivano più, producendo rifiuti che non vengono recuperati.

Questo ha provocato conseguenze gravissime per l’ambiente e le biodiversità.

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Applicando le tecniche di sostenibilità in un sistema circolare, invece, non solo possiamo ottenere terreni più fertili grazie al riutilizzo di materiali organici e non chimici, ma possiamo eliminare ogni forma di scarto. Da questo punto di vista anche il risparmio sarà notevole.

Inoltre, anche il consumatore finale ne gioverà potendo consumare prodotti naturali e di alta qualità, privi di sostanze nocive per l’organismo e inquinanti per l’ambiente.

Infatti, in questo modo possiamo riuscire anche a ridurre drasticamente l’inquinamento, rilasciando meno dannose per il pianeta.

Economia circolare agricoltura: meno sprechi, più risparmio

Il risparmio è sicuramente uno dei principali vantaggi dell’economia circolare in agricoltura.

Infatti riutilizzando e non buttando gli scarti non avremo più il problema dello smaltimento dei rifiuti a fine ciclo, risparmiando notevolmente anche sui costi di gestione.

Buona parte del risparmio deriverà anche dall’autoproduzione di fertilizzanti e concimi che non dovremo più comprare. Così facendo ridurremo anche l’uso di prodotti sintetici provenienti da fonti fossili non rinnovabili, tra i principali responsabili dell’inquinamento.

Uno dei fattori più importanti resta la riduzione di emissioni di CO2 e gas serra nell’ambiente.

Il comparto agroalimentare non si discosta molto dalle dinamiche di produzione “lineare” che guidano gli altri settori produttivi e ciò grava prepotentemente sull’impatto ambientale.

Più di un decimo dei gas serra derivano, infatti, dalle emissioni agricole. Applicando invece l’economia circolare nel settore dell’agricoltura, recuperando i materiali e diminuendo gli sprechi, avremo offerto un gran contributo alla riduzione dell’inquinamento.

Allo stesso tempo, abbandonare le dinamiche di agricoltura intensiva, che producono erosione e danni al terreno e sconvolgono il ciclo idrico, permette di andare incontro ad una produzione sostenibile, con la salvaguardia di un numero maggiore di biodiversità.

Infine, non dobbiamo sottovalutare l’autosufficienza energetica che otterremo valorizzando i rifiuti.

Le biomasse, cioè scarti della filiera agricola e boschiva possono essere trattate e riconvertite in energie alternative.

In che modo? Attraverso un digestore anaerobico, un impianto dove la materia organica viene fermentata e da origine a biogas per produrre energia elettrica. Il biogas può anche essere purificato per diventare biometano.

Quest’ultimo è un gas metano rinnovabile che ha la stessa potenza energetica di quelli molto più inquinanti, provenienti da fonti fossili, che utilizziamo ad esempio per le automobili o i riscaldamenti in casa.

Esempi di economia circolare in agricoltura

Ci sono molti modi per valorizzare gli scarti di produzione e tramutare un rifiuto organico in una risorsa per l’agricoltura. Vediamo allora qualche esempio di economia circolare applicata all’agricoltura.

Gli scarti agricoli, come semi e bucce di ortaggi, possono diventare fertilizzanti organici per il terreno, compost e biogas. L’innovazione tecnologica, però, ha permesso di fare grandi passi avanti e oggi è possibile produrre perfino bioplastiche partendo dai rifiuti organici agricoli.

È il caso di Agromatrici, un’innovativa PMI impegnata nel recupero delle biomasse e nella valorizzazione di scarti biologici.

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https://www.agromatrici.com/

L’obiettivo è quello di offrire delle soluzioni sostenibili recuperando ciò che viene catalogato come rifiuto. È il questo contesto che la Start Up ha lanciato il progetto Rainbow, attraverso il quale si producono bioplastiche ricavate dalla lavorazione dei rifiuti organici. Il prodotto, così come il progetto, è decisamente innovativo.

Le plastiche prodotte sono infatti polidrossilacanoati (PHA), termo-bioplastiche resistenti, ecologiche, a basso impatto ambientale e che non inquinano. Un’alternativa decisamente più sostenibile della plastica ottenuta da fonti fossili.

Un altro esempio virtuoso di agricoltura sostenibile è quello di The Circle, che applica la tecnica dell’acquaponica per la produzione agricola e alimentare.

L’azienda romana ha scelto di abbinare la produzione agricola di frutta e verdura con l’allevamento di pesci, riutilizzando l’acqua “sporca” delle vasche.

In questo modo, non solo si ottiene un risparmio enorme di acqua per annaffiare le colture, ma gli escrementi dei pesci fungono da fertilizzante naturale per la produzione di ortaggi genuini e senza prodotti chimici.

L’economia circolare in agricoltura si rivela quindi un punto di forza per il futuro economico mondiale.

Con poche e semplici mosse, è possibile valorizzare tutto ciò che è considerato scarto o rifiuto dalla filiera produttiva, ottenere un risparmio economico e di risorse a fronte di una migliore qualità dei prodotti e, soprattutto, contribuire nella riduzione dell’impatto ambientale.