Economia circolare come nasce e quali sono le opportunità che ci offre.

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Ti sei mai chiesto l’ economia circolare come nasce, da chi è stata fondata e perché è diventata così importante e citata negli ultimi anni?

Sì, lo sappiamo, le informazioni in merito sono ancora un po’ scarne e confuse.

Ti sarà capitato infatti, mentre cercavi di saperne di più, di imbatterti nelle definizioni e associazioni più improbabili.

Le origini sono un po’ incerte, infatti. Non è ben chiaro quando e chi abbia deciso che le cose dovevano cambiare.

Senza contare, poi, che anche la filosofia che ruota attorno all’argomento viene spesso fraintesa o minimizzata. 

Qualcuno l’ha definita una soluzione a tutti i rifiuti, qualcun altro l’ha associata puramente alla green economy e, benché non abbiano tutti i torti, è bene che tu sappia che l’economia circolare non è solo questo ma consiste in qualcosa di molto più grande e che ha origini più profonde.

“Se l’umanità vuole sopravvivere, avremo bisogno di un vero e proprio nuovo modo di pensare”
(Albert Einstein)

Citando le parole del grande fisico e filosofo tedesco Albert Einstein, per sopravvivere abbiamo bisogno di stravolgere la nostra mentalità.

Per sopravvivere? Ma chi l’ha detto che siamo in pericolo? 

Ce lo dice il nostro pianeta, ogni singolo giorno. 

Non lo senti? 

I disastri ambientali cui stiamo assistendo in questi anni, il surriscaldamento globale e i ghiacciai che si sciolgono mettendo a rischio intere specie animali, l’inquinamento atmosferico e tutti i pesticidi che finiscono nei nostri piatti e nel nostro corpo, non ti sembrano dei validi motivi per ritenerci in pericolo?

E non basta cercare di smaltire i rifiuti e ridurre le emissioni dei veleni (anche se, ammettiamolo, è già un buon passo avanti).

Per cambiare il mondo dobbiamo prima cambiare il nostro modo di fare (e pensare) l’economia.

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose

In questo senso, l’economia circolare si propone come un nuovo modello economico innovativo, attuabile solo se abbiamo la volontà di mettere in atto una vera e propria rivoluzione a partire dalla mente.

Un’economia pensata per potersi rigenerare da sola, dove l’utilizzo delle materie è infinito, dove non esistono sprechi e rifiuti e che da vita a collaborazioni nell’obiettivo di riutilizzare i rifiuti di un’azienda come risorsa per un’altra.

Un’economia dove i rifiuti sono nutrimento per nuova vita, secondo un sistema circolare che prende ispirazione dalla natura.

In una società abituata a sfruttare intensamente le risorse naturali, produrre in massa, consumare a breve termine e gettare a favore del più nuovo e più bello, l’adozione di un modello economico circolare comporta, quindi, un ripensamento radicale non solo del sistema produttivo, ma anche di quello commerciale e sociale.

Leggi anche: Definizione di economia circolare

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Storia dell’economia circolare: come e quando nasce il nuovo modello economico

Come ci insegna la storia, ogni evento degno di nota è legato ad una data ben precisa che indica l’esatto momento in cui è avvenuto e per mano di chi. 

In questo caso, però, dobbiamo deluderti: la nascita dell’economia circolare non è riconducibile ad un preciso momento storico né ad un solo fautore.

Quello che si propone come il nuovo modello economico ha infatti radici molto profonde e ha iniziato a prendere forma da diverse teorie accademiche e scuole di pensiero emerse attorno agli anni Settanta

È stata poi la velista britannica Ellen MacArthur a dare impulso alla divulgazione dei suoi principi in Europa soltanto nel primo decennio degli anni 2000.

Benché non si possa individuare una data precisa sul calendario in merito alla sua nascita, possiamo ricostruire il percorso che ha portato all’attuale idea di economia circolare andando a ritroso nel tempo e individuando alcuni momenti salienti o milestones che sono risultati determinanti per la definizione attuale del modello circolare.

Già nel 1966 Kenneth Boulding sensibilizzò l’opinione pubblica in merito ad un tipo di  “economia aperta” in cui le risorse e i prodotti siano illimitati perchè continuamente rinnovabili, in contrasto con l’attuale modello di “economia chiusa” (lineare), in cui le risorse e il loro sfruttamento sono collegati e costituiscono una parte consistente del processo economico. 

Per questo motivo, il saggio di Boulding è spesso citato come la prima espressione dell’economia circolare.

Nel 1976, l’architetto e analista industriale Walter Stahel, in collaborazione con Genevieve Reday, presentarono alla Commissione Europea un rapporto intitolato “The Potential for Substituting Manpower for Energy” che delineava la visione di un’economia in loop (o economia circolare) e il suo impatto sulla creazione di posti di lavoro, sulla competitività economica, sul risparmio di risorse e sulla prevenzione dei rifiuti.

Queste sono le prime scintille che hanno acceso il fuoco della rivoluzione del sistema economico.

È da quel momento che hanno iniziato a prendere forma le teorie che oggi sono diventati i principi dell’economia circolare.

Abbiamo scelto di approfondirne solo 3 perché, a nostro avviso, sono i pilastri su cui regge il nuovo modello economico. 

Cradle to Cradle 

È sempre a Walter Stahel che si deve il merito di aver coniato questo termine, ma il concetto è stato sviluppato dal chimico tedesco Michael Braungart. “Da culla a culla” è una teoria che vuole eliminare il concetto di rifiuto perché “il rifiuto è nutrimento”. 

Si tratta di una filosofia di progettazione che considera tutti i materiali coinvolti nei processi industriali e commerciali come nutrienti, che devono poter “ritornare alla culla”, cioè alle origini e quindi essere nutritivi per altra vita. 

Per tale motivo sono suddivisi in due categorie principali: biologici, quindi reintegrabili nella biosfera, e tecnici, che possono essere riciclati o riutilizzati per altri scopi.

Sappiamo cosa stai pensando: sì, si tratta proprio del primo principio dell’economia circolare così come la conosciamo oggi.

Performance Economy

Alla fine degli anni ’70, Stahel ha lavorato allo sviluppo di un approccio “a ciclo chiuso” ai processi produttivi e ha creato il Product Life Institute di Ginevra, i cui obiettivi principali sono di prolungare la vita lavorativa dei prodotti, di far durare più a lungo i beni, di riutilizzare i beni esistenti e, infine, di prevenire gli sprechi. 

In questo modello Stahel sottolinea anche l’importanza della vendita di servizi piuttosto che di prodotti.

Tutti concetti che ti suonano familiari, vero? 

Biomimicry

Janine Benyus è l’autrice del concetto del Biomimetismo, che può essere racchiuso nella formula “Innovation Inspired by Nature”. Questo approccio consiste in una disciplina che studia le migliori idee della natura e poi imita questi disegni e processi per risolvere i problemi umani.

La disciplina si fonda su tre principi:

  • studiare e poi imitare la natura;
  • giudicare la sostenibilità delle innovazioni basandosi su parametri ecologici;
  • prendere in considerazione la natura per capire cosa possiamo imparare da essa.

Prendere esempio dalla circolarità della natura è la chiave del modello circolare di economia. La sua base. Il fondamento.

Tutto torna, quindi, e il “cerchio” si chiude.

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Dal sito macfound.org

Ellen MacArthur Foundation: dalla vela all’economia circolare

Ai grandi personaggi del panorama accademico ed economico si deve il merito di aver fondato le basi teoriche di questo modello produttivo, ma è grazie da una giovane donna britannica se oggi siamo qui a scoprire insieme cos’è l’economia circolare e come funziona.

Nel 2005, a soli 28 anni, la velista Ellen MacArthur batte il record compiendo il giro del mondo in barca a vela in soli 72 giorni. 

Quell’esperienza sarà destinata a cambiare per sempre la sua vita e il futuro di tutta l’economia.

In questa circostanza, da sola in mezzo alle intemperie dell’oceano, si rende conto che le risorse del nostro pianeta sono destinate a terminare, così come i viveri che aveva stipato in barca per sopravvivere tre mesi in mezzo al mare. 

Fonte: TEDx (guarda il TED di Ellen)

Terminata l’impresa, Ellen MacArthur abbandona la carriera per dedicarsi ad un progetto più grande e importante. 

È a lei, infatti, che si deve il merito di aver esportato in Europa i principi dell’economia circolare, nei primi anni del secolo attuale, e aver contribuito attivamente alla transizione della nostra economia verso questo nuovo modello produttivo.

Nasce nel 2010 la Ellen MacArthur Foundation, oggi una tra le dieci fondazioni private più grandi degli Stati Uniti D’america.

In origine, la Fondazione ha cercato di agire come catalizzatore di un’idea che poteva produrre effetti positivi sproporzionati, un’opportunità da sfruttare per restituire al pianeta il benessere che da sempre ci ha donato.

Oggi sono tre le macro-aree su cui si concentra la Fondazione per perseguire il suo scopo:

  • Leadership di pensiero:

Esattamente come agli esordi, l’obiettivo è quello di diffondere idee e principi dell’economia circolare tra l’opinione pubblica, al fine di sensibilizzare quante più persone possibili sull’importanza di un modello economico che produca benessere per tutti.

  • Istruzione: 

L’obiettivo è quello di ispirare le generazioni future ed educare i più piccoli ad un sistema economico che prenda le distanze dai processi attuali. Per questo motivo, la Fondazione si impegna a supportare le istituzioni pubbliche e i docenti fornendo materiale adeguato alla formazione.

  • Affari: 

Dalla teoria alla pratica, la Fondazione si impegna concretamente per portare nella realtà economica i principi del nuovo modello.

A tal proposito, può contare su un gruppo di Global Partners, formato da aziende di rilievo come Philips, Renault, Unilever, impegnate verso questa direzione.

Progetto Re-Design

Per promuovere l’economia circolare tra gli studenti e sensibilizzarli verso un futuro più sostenibile, la Ellen MacArthur Foundation ha realizzato una serie di laboratori didattici, con concorsi, stage e workshop per rendere protagonisti i più giovani e spingerli ad immaginare il loro futuro economico e quello del loro paese.

In una prima fase, agli studenti è stato chiesto di presentare dei progetti in cui i prodotti siano realizzati secondo i parametri promossi dall’economia circolare, così come le loro finalità.

Le idee migliori hanno consentito l’accesso a stage con le aziende che hanno collaborato al progetto e che si impegnano quotidianamente per portare avanti gli ideali della Fondazione: Cisco, National Grid, Renauld e BT.

Perchè il nostro pianeta ha bisogno dell’economia circolare

Adesso che hai capito com’è nata l’economia circolare e chi sono i personaggi che hanno contribuito al suo sviluppo, vogliamo assicurarci che tu abbia ben chiaro perché è necessaria l’adozione di questo sistema economico per la salvezza del pianeta e di tutti di essere viventi che lo popolano.

Per fare ciò, proviamo ad utilizzare il linguaggio preferito dagli uomini: i numeri.

Nel 2017, i disastri ambientali hanno provocato danni per 320 miliardi di dollari.

Spaventoso, vero?

Ma ti diremo di più. Secondo uno studio dell’ Intergovernmental Panel on Climate Change ci restano solo 12 anni per ridurre del 50% le emissioni di gas e veleni nell’atmosfera, se vogliamo evitare l’aumento della temperatura terrestre di quell’ 1,5 °C sufficiente a causare disastri di proporzioni catastrofiche.

L’adozione totale dell’economia circolare e dei suoi principi è indispensabile per raggiungere l’obiettivo, in massimo 30 anni, di eliminare completamente le emissioni di Co2 che ogni anno provocano la morte di ben 9 milioni di persone.

Lo sapevi che spendiamo circa 3 miliardi in medicine e cure dei problemi causati in gran parte dall’inquinamento? Immagina quante cose potremmo fare se questi soldi fossero investiti in un’economia più sana.

Per non parlare della plastica, che invade ogni angolo del pianeta e sta soffocando terre, mari e specie animali. Eppure, nonostante l’emergenza in corso, solo il 15% della plastica prodotta viene riciclata, tutto il resto contribuisce ad ingigantire la quantità di rifiuti nelle discariche.

Ecco perché abbiamo bisogno di “ricominciare da zero”, stravolgere il nostro modo di fare economia e di ripensare ad un modello che si interessi del benessere dell’ecosistema prima che del profitto.

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