Vi siete mai chiesti quali sono le differenze tra economia circolare e blue economy?

Avete mai provato a chiedere a Google o a Ecosia (il motore di ricerca che pianta alberi) se questi due modelli sono la stessa cosa? Le risposte in prima pagina non potranno dileguare i vostri dubbi.

Certo dipende (anche) dalle ricerche che normalmente fate in rete.

Se siete appassionati di green economy e dei temi connessi, forse sarà capitato anche a voi.

Digitando queste quattro parole chiave i risultati che otterrete riguarderanno soprattutto l’economia circolare.

Nello specifico: finanziamenti che l’Unione Europa stanzia a favore delle innovative proposte circolari e vantaggi economici di cui le aziende (circolari o in transizione) possono beneficiare.

Argomenti importanti, contenuti poco soddisfacenti.

Poi naturalmente si parla di rifiuti. Certamente un’urgenza, ma un’urgenza tra le altre!

È alquanto riduttivo, per chi sa come funziona l’economia circolare, sentirne parlare troppo spesso come si trattasse esclusivamente di gestione e smaltimento del rifiuto.

Chi invece scrive di blu economy, tratta il tema di striscio o riferisce esclusivamente di progetti per il mare e gli oceani.

Per avere un quadro più completo ti suggeriamo invece di leggere alcuni libri sull’economia circolare (anche uno può bastare) ed in particolare qualcosa di specifico sulle idee blu di Gunter Pauli, considerato dai più il padre fondatore del concetto di Blue Economy.

Spesse volte economia circolare e blu economy vengono sovrapposte e confuse.

Ancora peggio quando si parla di sostenibilità: oltre a confondere i 2 termini, si tende ad inserire pure la cosiddetta ‘green economy’.

Conoscere le differenze e l’uso corretto di questi termini termini ci permette, invece, di essere consapevoli.

E siamo convinti che più siamo consapevoli e maggiore sia la possibilità di mobilitarci e partecipare a progetti che risultano affini alle nostre passioni.

Quelle che ci muovono verso nuovi orizzonti e ci fanno sentire vivi!

Tutelare l’ambiente e guadagnare con economia circolare e blue economy

La questione del guadagno possiamo metterla nella colonna delle somiglianze? Sicuramente è un punto di convergenza, un denominatore comune un’economia di mercato: guardiamo alla realtà.

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Stiamo parlando di economia e l’economia riguarda anche i soldi e il guadagno.

Da un punto di vista circolare, tanto quanto per l’economia blu, “guadagno” è un concetto molto più ampio di quello che immaginiamo.

Guadagnare tempo, risparmiare energia, eliminare sprechi, trasformare la produzione, ispirarsi alla natura, vivere in modo sostenibile: è questo nel mirino della “circolarità blu”.

Per i tanti temi in comune si rischia di confondersi, ma i due modelli sono chiamati con nomi diversi ed hanno percorsi differenti.

Quest’anno, a marzo, è accaduto un fatto estremamente importante.

Tra le varie fasi e i decreti che si susseguivano a causa del Covid, il premier Conte ha nominato due nuovi consiglieri economici, uno di loro è proprio l’ideatore della Blue Economy: Gunter Pauli.

Con l’introduzione di questa figura, potremo trovare elementi che chiarificano il nostro ragionamento. Soprattutto, facendo parte del mondo istituzionale italiano, l’economista belga contribuirà a circoscrivere il legame con il modello economico convenzionale.

Per le sfide della sostenibilità e dell’equità sociale, non importa che il metodo sia definito verde, blu o circolare, in sostanza quello che interessa sono i mezzi e lo scopo.

Eppure, è proprio nelle parole di Pauli che troviamo un primo fattore determinante per una limpida comprensione. In un’intervista riportata dalla Commissione Europea si legge:

“Tutto è cominciato con il mio senso di frustrazione nei confronti dell’economia verde. Nei primi anni ’90 sono stato tra i pionieri dell’introduzione dell’economia verde nel mercato. Fondai un’azienda ecologica (Ecover) impegnata nella fabbricazione di prodotti biodegradabili a partire da risorse rinnovabili e, in seguito, capii che si trattava di una soluzione non ancora sostenibile”

Cos’è la blue economy? Cos’è l’economia circolare?

Si dice che la blu economy tragga origine dalla scienza empirica degli egizi e di Leonardo da Vinci, un modello che si ispira ai processi biologici e biomeccanici della natura: la biomimesi.

Mezzi e scopi delle idee blu sembrano coincidere quando si parla di miglioramento delle attività e delle tecnologie umane.

Da questa base e sulla scia di importanti testi economico-ambientalisti, nel 2010 l’imprenditore Pauli consegna al Club di Roma un rapporto sulla Blue Economy: vent’anni di esperienze e progetti concreti in collaborazione con la sua “ZERI Foundation”, insieme all’elaborazione di un movimento opensource.

Principi chiave: zero rifiuti ed economia auto-rigenerativa.

Nel rapporto veniva affrontata la complessità della crisi economica, ambientale e sociale. Erano indicate potenziali soluzioni in grado di generare occupazione, tutela dell’ambiente e cultura del sistema.

Non vi sembra di averne già sentito parlare?

Quindi tra economia circolare e blue economy non ci sono differenze? Si, ci sono.

Il processo intellettuale attraverso cui giungiamo alla formazione del pensiero circolare è maturato poco a poco.

Nonostante il contributo di tanti autori (tra cui Pauli) l’economia circolare ha preso forma e si è incarnata in una donna e grazie alla sua associazione.

La Ellen McArthur Foudation, si è presa la responsabilità di diffondere l’ideologia circolare a imprese e istituzioni. Insieme a loro, a cittadini, associazioni e Università porta avanti la sfida della transizione: da economia lineare a circolare (quella sostenibile!).

Questa Fondazione svolge un ruolo unico per lo sviluppo definitivo dell’economia circolare.

Bisogna riconoscerle il merito di aver riunito in un unico testo ogni principio delle più grandi scuole di pensiero, definendo il quadro in maniera coerente e divulgando concetti e pratiche nel mondo intero.

Ci troviamo nel bel mezzo di una lotta per la supremazia economica (sostenibile)?

Potrebbe essere. Noi ci auguriamo che vinca il pianeta.

Brown economy, green economy, blue economy, economia circolare. Qual è il volano per lo sviluppo sostenibile?

L’economia tradizionale, la Brown Economy, è definita da caratteristiche lineari perchè impostata secondo il modello: estrai, produci, usa, getta.

Modello in totale sintonia con il paradigma meccanicistico dell’epoca industriale, tipico della visione del “mondo come macchina”. Questa macchina non ha carburante infinito.

Il pensiero ecologico si fa strada, nasce la Green Economy. Si approda ai lidi dell’economia verde, che fa fortuna nel 2007 nello scenario della crisi mondiale, finanziaria ed economica.

Sebbene la green economy preveda la riduzione di CO2 entro limiti accettabili, rappresentando qualcosa di ottimale per uomo e natura, è molto costosa.

Le metodologie sembrano concepite per popolazioni ricche e non “spingono” attraverso interventi attivi alla riorganizzazione dei cicli produttivi. Pertanto, è insostenibile.

Affiora in quel periodo il pensiero di Gunter Pauli e la sua Blue Economy. Il suo messaggio più rilevante riguarda la biodiversità della natura, che posta in connessione con il valore delle differenti risorse umane, dà vita a progetti che garantiscono uno sviluppo armonico.

Pauli sostiene (come Galilei) che dai problemi -locali- possono nascere opportunità: lavoro e sviluppo.

Attraverso tale pensiero arriviamo all’attuale concetto di economia circolare, in linea con il paradigma ecologico-sistemico ed una nuova concezione del “mondo come rete”.

L’economia circolare non è l’evoluzione né il perferzionamento della prima green economy; è un nuovo concetto, la trasformazione positiva, il superamento della cultura lineare dal punto di vista politico, industriale e sociale.

La Ellen Macarthur Foundation ha concentrato il suo lavoro in quattro percorsi principali:

  1. Re-design rivoluzionario dei concetti coerenti di riferimento
  2. Ispirare nuove generazioni attraverso l’istruzione
  3. Innovazione del business
  4. Coinvolgimento del pubblico globale

All’interno dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, istituita dalle Nazioni Unite, ritroviamo il concetto di Economia Circolare in molti dei punti previsti dall’Agenda stessa.

Per approfondire: Economia circolare e sviluppo sostenibile: sono la stessa cosa?

Economia circolare e blue economy per salvare gli oceani

Ecco un altro protagonista nel nostro viaggio tra le economie, arriva per aiutarci a realizzare una maggiore comprensione del contesto intorno a noi.

Non tanto per stilare un elenco tra somiglianze e differenze, quanto per comprendere in quale modo si inseriscono le attività della blue economy, nell’ampio panorama dell’economia circolare.

Francesco Castellano, ideatore dell’associazione Tondo e poi di Re-Think. Nel rapporto del Circular Ocean Forum (2019) è molto chiaro:

“Si è deciso di focalizzarsi sull’Economia Circolare applicata al mare, presentando alcune delle opportunità offerte dalla Blue Economy, avendo l’Italia un vasto potenziale in questo ambito”

Nel rapporto leggiamo che la Blue Economy, considerando la sola Europa (2018), ha un valore che si aggira intorno ai 550 miliardi di dollari.

Scrivono nel rapporto, che il valore potrebbe addirittura raddoppiare entro il 2030, sviluppando settori come:

  1. l’energia marina
  2. l’acquacoltura
  3. la coltivazione di alghe per produrre biomasse e assorbire CO2
  4. le biotecnologie per produrre materiali sostitutivi delle plastiche dagli scarti della pesca

Ecco spiegato perché, quando si cercano notizie sulla Blue Economy i contenuti sono legati al mare, nonostante non sia questa l’unica idea su cui vorrebbe puntare il signor Pauli.

Allora potremmo dire che l’economia blue, sta dentro a quell’immenso contenitore che si chiama economia circolare: entrambe lavorano per supportare modelli di sviluppo sostenibile.

Esempi di economia blu (o circolare)?

In una delle isole Canarie, El Hierro, gli abitanti in “difficoltà” hanno iniziato a collaborare per aggiungere (e restituire) valore alle loro attività.

Hanno ridefinito la modalità dell’allevamento delle capre e la produzione di beni naturali, come la frutta locale. Oggi fatturano dieci volte di più rispetto a quanto l’Unione europea aveva destinato loro come sussidio.

Si sono concentrati con cura anche sui motivi del declino della pesca.

La causa era un’attività insostenibile, dovuta alle reti troppo grandi che ad un certo punto avevano impoverito la biodiversità. Sono passati alle lenze e hanno iniziato a risparmiare le femmine, per la riproduzione, in maniera sistematica.

Tutto è rinato e i pescatori sono aumentati.

Tanto altro da raccontare sul valore che hanno riposto nelle strutture e sul mercato locale, evitando la competizione globale, che non si sa dove li avrebbe portati.

Non sappiamo neppure a quale bandiera appartenga questo esempio di economia, ma possiamo constatare che c’è molto da apprendere da chi coopera per il bene comune.

La minaccia che non deve aggirarsi insospettata, il rovescio della medaglia di qualsiasi rivoluzione, non deve e non può coglierci impreparati.

Possiamo imparare molto dalla storia ed essere consapevoli del fatto che la competizione può essere sana in una gara sportiva, ma quando parliamo del futuro dell’umanità sarebbe meglio moderare i termini e avvicinarci a concetti più equilibrati: collaborazione e cooperazione vi piacciono per iniziare?

Leggi anche: Città circolari: quali sono le realtà cittadine italiane più sostenibili?

Economia blu e circolare: le sfide in comune di chi si batte per lo sviluppo sostenibile

Il “Green New Deal” non può essere soltanto una facciata per bilanciare i rischi del portafogli: la rivoluzione può avvenire solo se parte dalla sensibilità di ciascuno.

Per esempio, ancora a proposito del colore blu: l’economia degli oceani è in crescita, guidata da una combinazione di industrie.

Secondo i calcoli effettuati dall’OCSE è stimato che, nei prossimi 10 anni, la “produzione” sarà superiore a quella dell’economia globale. (Per leggere la sintesi pdf della pubblicazione “The Ocean Economy in 2030”)

Questa crescita non può andare a discapito degli ecosistemi marini e della biodiversità, per questo è necessario un drastico cambiamento nel modo in cui vengono sviluppate le potenzialità dell’oceano.

Un oceano sano costituisce più di un semplice guadagno economico: migliora la salute e il benessere delle persone, aumenta la resilienza del pianeta e sostiene il futuro di tutti…a lungo termine.

Gli oceani coprono tre quarti del globo, l’80% di tutta la vita sul pianeta si trova nascosto sotto quelle onde.

Sembra che economia circolare e blue economy viaggino nella stessa direzione, le differenze stanno più che altro nell’applicazione dei principi e soprattutto nelle intenzioni di chi agisce.

Poniamo il discorso su un altro livello: alla base di ogni economia, si dovrebbe ricordare, c’è il concetto di “amministrare” la casa (eco dal greco ôikos), la radice è la stessa per ecologia “studio dell’ambiente”.

In questo contesto non possiamo considerarle discipline antitetiche, sono ambiti di studio legati e proprio da quel primo elemento che ci richiama al concetto di “casa comune”.

Dunque, visto che il pianeta è la nostra casa: come desideriamo amministrarla?