Secondo il “Rapporto Nazionale sull’Economia Circolare in Italia 2020” realizzato dal CEN (Circular Economy Network), l’Italia risulta essere prima tra le maggiori 5 economie europee sulla base di parametri di sostenibilità e circolarità delle risorse.

Non solo pizza e bellezze artistiche, quindi. 

In nostro Belpaese può vantare un altro primato d’onore, che stavolta arriva direttamente dal settore economico. 

In particolare, noi italiani siamo un passo avanti a tutti quando si parla di uso efficiente delle risorse per le categorie di produzione, consumo, gestione rifiuti, mercato delle materie prime seconde, investimenti e occupazione, secondo i principi dell’economia circolare ed ecosostenibile.

Presentato in diretta streaming lo scorso 18 marzo, a causa delle ben note restrizioni per il contenimento del Covid, il documento ha l’obiettivo di mostrarci una panoramica aggiornata della situazione economica del nostro Paese in base all’ indice di circolarità.

In poche parole, ad ogni settore viene assegnato un punteggio di valutazione delle “performance”. Ne è risultato, quindi, che in quanto a sostenibilità ci comportiamo meglio di Germania, Francia, Spagna e Polonia.

Fonte: Fondazione Sviluppo Sostenibile

Economia circolare, Italia leader del riciclo dei rifiuti 

Sembra quasi un controsenso, una beffa bella e buona considerate le condizioni tristemente note di alcune grandi città italiane quando si parla di rifiuti. Eppure, dal rapporto sull’economia circolare Italia emerge che siamo praticamente i leader del riciclo.

Secondo i dati riportati da Eurostat, in Italia ricicliamo il 50% dei rifiuti urbani, mentre la percentuale di riciclo di tutti i rifiuti è pari al 68%, nettamente superiore alla media europea che si assesta sul 57%.

Primato che ci vede retrocedere in seconda posizione quando si parla di utilizzo di materie prime seconde, invece.

In questo, pare siano più bravi i francesi.

Nonostante la maggior parte dei nostri rifiuti venga riciclato e smaltito correttamente, infatti, solo il 17% del materiale viene sfruttato per la produzione, mentre si fa ancora frequente ricorso alle materie prime nei processi produttivi.

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Ricerca e Innovazione: i limiti del sistema italiano per l’economia circolare

Ma il nostro tallone d’Achille risulta essere, ancora una volta, l’innovazione.

Il rapporto ci vede in terza posizione per quanto riguarda gli investimenti e ultimi per numero di brevetti depositati.

Il risultato è frutto di scarsi stanziamenti di fondi pubblici e investimenti privati nello sviluppo di un’economia circolare solida e, benché questo modello abbia contribuito alla creazione di nuovi posti di lavoro, sono paradossalmente meno le persone impegnate nella ricerca e sviluppo sostenibili ed ecologicamente innovativi.

Come se non bastasse, altra nota dolente è quella relativa al sistema normativo.

Mancano strategie, regolamentazioni chiare e un piano d’azione concreto che conduca ad una realtà circolare in breve tempo. 

Entro il 2050, infatti, le economie di tutto il mondo dovrebbero aver raggiunto la neutralità climatica, cioè un equilibrio tra le emissioni e l’assorbimento di CO2 tale da impedire l’ulteriore aumento della temperatura terrestre e, di conseguenza, i disastri ambientali che da esso derivano.

Dall’ultimo rapporto sull’economia circolare in Italia emerge che il primato che abbiamo conquistato di recente è a rischio, a causa di un rallentamento nell’indice di circolarità nella nostra economia. 

Il motivo? Le altre nazioni hanno accelerato i processi mentre noi ci stiamo facendo rallentare dalla burocrazia e dalle legislazioni poco chiare.

Questo è proprio appunto ciò che hanno lamentato alcune delle più importanti realtà aziendali italiane che si sono impegnate nella produzione sostenibile ed etica.

Quelle imprese che hanno già applicato i modelli circolari, infatti, affermano di essersi trovati in difficoltà a causa delle legislazioni, che sono spesso inadeguate o contraddittorie.

Pacchetto Economia Circolare: Investimenti per l’ Italia

Eppure, anche nel Belpaese qualcosa si muove.

È di questi giorni la notizia che vede protagonista Stefano Patuanelli, il Ministro dello Sviluppo economico, che ha appena firmato un decreto che promuove l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo verso soluzioni più sostenibili in ambito economico.

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Sono stati stanziati 210 milioni di euro in incentivi per progetti di ricerca e sviluppo per l’economia circolare. In particolare, l’obiettivo è quello di riconvertire le attività produttive secondo i parametri del modello circolare, che punta a valorizzare i prodotti, i materiali e le risorse affinché abbiano maggiore durata e non contribuiscano alla creazione di ulteriori rifiuti.

Il decreto prevede 150 milioni euro di fondi destinati a finanziamenti agevolati e altri 60 milioni per la concessione dei contributi alla spesa per le aziende interessate nel settore e per i centri di ricerca.

Infine, le Regioni e province Autonome possono richiedere ulteriori co-finanziamenti a supporto di progetti di ricerca industriale e sviluppo delle imprese.

Sviluppo dell’economia circolare in Italia, cosa serve?

Sulla base dei successi e dei limiti del modello italiano, il rapporto sull’economia circolare in Italia ha evidenziato quelle che sono le azioni concrete che dovremmo mettere in atto per far sì che un’economia più sostenibile diventi ben presto una realtà in tutta Italia.

Tra le dieci proposte riportate, in particolare dovremmo:

  • Diffondere la visione e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle buone pratiche di sostenibilità;
  • Incentivare l’utilizzo di materiali ed energie rinnovabili, quando non si ha la possibilità di fare affidamento sulle materie prime seconde ottenute dal riciclo;
  • Implementare un piano d’azione ed una vera e propria strategia nazionale che coinvolga tutti i cittadini, promuovendo il modello circolare nelle fasi principali del processo produttivo, cioè produzione, consumo e smaltimento dei prodotti;
  • Migliorare il sistema fiscale in modo che risulti equo sulla base di parametri di circolarità, cioè che penalizzi i processi e l’utilizzo di materiale che danneggiano l’ambiente e l’ecosistema e che, al contrario, premia le iniziative sostenibili;
  • Promuovere la bioeconomia rigenerativa, a vantaggio della sicurezza alimentare e dell’agricoltura biologica e sostenibile;
  • Promuovere i concetti di sharing dei prodotti e servizi e di tutti quei principi che caratterizzano l’economia circolare contro quella lineare dei nostri paesi industrializzati;
  • Infine, è necessario estendere tutte queste regole anche al commercio online, che è uno dei principali responsabili dello spreco di numerose risorse.

Esso, infatti, contribuisce attivamente alla produzione di rifiuti perchè consente l’acquisto immediato di innumerevoli prodotti “fast-consuming” spesso consegnati in involucri inquinanti e voluminosi.

Tre esempi virtuosi di Economia Circolare in Italia

Tutto ciò che abbiamo visto finora è quello che serve, in linea teorica, per far sì che l’economia circolare sia realmente possibile anche nel nostro paese.

Tutto molto interessante, dirai, ma è più facile a dirsi che a farsi.

Siamo consapevoli che non è affatto semplice e che molti dei concetti dell’economia circolare ti sembrano impossibili da realizzare concretamente.

Le difficoltà sono ancora parecchie, così come sono tante anche le “falle nel sistema Italia”, come abbiamo appena visto.

Eppure, non possiamo non menzionare tre degli esempi più virtuosi di economia circolare in Italia.

L’innovazione, lo sviluppo, la sostenibilità e il rispetto per l’ecosistema, quindi, non sono prospettive irraggiungibili. Ce lo dimostrano queste tre aziende italiane che sono già riuscite, nonostante i limiti del nostro Paese, nell’intento di fare economia senza distruggere il pianeta.

Scopriamole insieme.

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Gruppo Hera: economia circolare al servizio di tutti

Anche se in Italia mancano ancora un piano ben strutturato e dei finanziamenti da destinare alle innovazioni, abbiamo la fortuna di vantare nel nostro territorio delle aziende che hanno sposato la causa e si sono impegnate concretamente affinché il modello circolare fosse accessibile a tutti.

È il caso del Gruppo Hera, nato nel 2002 grazie alla collaborazione di diverse imprese dell’Emilia-Romagna impegnate nei settori idrico, ambientale ed energetico.

L’obiettivo del gruppo è quello di dimostrare che un approccio green verso l’economia di tutti i giorni può avere un grande impatto positivo e apportare significative differenze nella qualità di business tradizionali e alla portata di tutti, come quello relativo ai servizi energetici.

Innovazione e sostenibilità, così, hanno permesso di dar vita al primo impianto per la produzione di biometano partendo dai rifiuti organici.

Grazie all’impiego di tecnologie avanzatissime, il gruppo Hera è riuscito ad eliminare l’uso di combustibili fossili per il funzionamento dell’impianto, tagliare le emissioni di CO2 e non compromettere ulteriore suolo vergine, dal momento che l’impianto sorge in un’area già dedicata al compostaggio dei rifiuti.

Così, 135.000 tonnellate di rifiuti all’anno si trasformano in 20.000 tonnellate di compost e in 7 milioni di metri cubi di biometano, con un risparmio di ben 6.000 tonnellate di petrolio equivalenti.

Ma la mission del gruppo Hera non si ferma qui. L’acquisizione di Aliplast ha fatto sì che essa si ponesse in una posizione di leadership per il riciclo della plastica.

Grazie ad impianti in cui la sostenibilità sta al centro di tutto il processo, l’azienda lavora 90.000 tonnellate di plastica l’anno e le trasforma in prodotti di plastica rigenerata, destinati ad innumerevoli mercati.

Infine, come non menzionare l’impegno finanziario di Hera con corposi investimenti per interventi di innovazione e ricerca.

Quasi 400 milioni di euro sono stati destinati a progetti di risparmio energetico, mobilità sostenibile, decarbonizzazione e attività che coinvolgono tutti quegli ambiti in cui è possibile soddisfare la domanda di carburante senza sfruttare le risorse naturali e inquinare ulteriormente il pianeta.

Grazie all’impegno concreto verso una forma di economia circolare e sostenibile, il Gruppo Hera è entrato a far parte del Programma CE100, la piattaforma mondiale ideata dalla Ellen MacArthur Foundation che riunisce aziende leader, innovatori emergenti e regioni per accelerare la transizione verso un’economia circolare.

Gruppo Ferrero: dalla Nutella alla ricerca farmaceutica

Possono le nocciole, ingrediente fondamentale per la realizzazione della celebre crema spalmabile, diventare il punto di partenza per ricerche e sperimentazioni in ambito cosmetico e farmaceutico?

Pare proprio di sì e l’italianissimo gruppo Ferrero si è avvalso di importanti collaborazioni per dimostrarlo.

Abbiamo già visto che uno dei pilastri fondamentali dell’economia circolare è quello che vede lo scarto e il rifiuto come materia nutritiva per nuova vita (se ti sei perso questo articolo, puoi approfondire l’argomento qui). 

Lo scarto della nocciola è proprio ciò che ha dato origine a investimenti e ricerche che hanno portato a risultati sorprendenti.

Per la massiccia produzione dolciaria può essere utilizzata soltanto una parte del frutto, dal momento che il 55% di esso è costituito dal guscio e quindi non commestibile.

Grazie agli studi avviati con realtà internazionali come l’Università di Cambridge e l’Università di Parma, si è messo a punto un processo che permette di estrarre dal questo scarto una fibra prebiotica, chiamata Axos, con importanti proprietà antiossidanti e numerosi effetti benefici sull’organismo e sul sistema immunitario.

La cuticola, invece, che è la pellicina che ricopre la nocciola, è ricca di polifenoli che aiutano a combattere i radicali liberi e la degenerazione cognitiva.

Il questo modo, il colosso dolciario si è aperto a nuove possibilità al di fuori del suo settore per il quale è leader, quello del food, attraverso l’applicazione dei principi dell’economia circolare, quale riciclo, produzione etica e collaborazione.

E chissà che un domani avremo la fortuna di provare una crema antirughe a base di Nutella!

The Circle e il cibo sostenibile con tecnologia dell’acquaponica

Dall’idea di quattro giovanissimi imprenditori romani, laureati in biotecnologie e interessati alle potenzialità dei materiali di scarto come materia produttiva, nasce The Circle.

Si tratta di un’azienda agricola che è riuscita nell’intento di produrre del cibo buono e genuino sfruttando la tecnologia dell’acquaponica, in modo da non produrre alcun tipo di rifiuto.

Com’è possibile? Il processo è tanto semplice quanto geniale.

La produzione agricola è stata abbinata all’allevamento di pesci, in modo che l’acqua in cui questi ultimi vengono allevati, ricca di sostanze e scarti organici, venga utilizzata per innaffiare le colture.

In questo modo, i rifiuti organici fungono da fertilizzanti naturali per far sì che gli ortaggi crescano rigogliosi senza l’impiego di sostanze chimiche e dannose per la salute e l’ambiente.

Infine, l’acqua che non viene assorbita dalle piante è sottoposta a processo di purificazione e ritorna nelle vasche dei pesci una volta pulita, ottenendo un risparmio idrico quasi totale.

L’innovativa idea di The Circle ha permesso così di registrare numeri importanti ai fini dell’economia circolare. In particolare:

  • 135 litri di acqua risparmiata per ogni chilo di ortaggi;
  • 33 mila kg di CO2 sottratti dall’emissione nell’atmosfera
  • Nessun utilizzo di diserbanti, antiparassitari e veleni 

Infine, abbiamo la certezza di portare in tavola dei prodotti naturali, che fanno bene all’ambiente e al nostro organismo.

Un piccolo ma importante passo in favore della natura, del pianeta e di tutto l’intero ecosistema.