Economia circolare lavoro e sostenibilità ambientale sono elementi che finalmente possono coesistere. Anzi, a quanto pare, possono produrre maggiori benefici di quanto l’economia di questi anni abbia mai fatto.

“L’economia circolare può essere una fonte di creazione di posti di lavoro e di ri-creazione dell’idea stessa del lavoro”.

Questo è stato il messaggio della Commissione europea in Parlamento in occasione di uno degli eventi dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro riguardo la transizione verso l’economia circolare.

La mentalità di riparazione, riutilizzo e riciclaggio dell’economia circolare, infatti, offre l’opportunità di riportare in vita professioni e posti di lavoro scomparsi negli ultimi tempi, oltre a crearne di nuovi.

Riparare, riusare e riciclare, infatti, sono alcuni dei principi su cui si fonda il concetto di economia circolare. Questo significherebbe un allontanamento dall’ “economia della convenienza” degli ultimi decenni, dove la riparazione non è considerata utile dal punto di vista economico.

Per rendere possibile una transizione economica e sociale, allora, è necessario l’intervento di iniziative politiche che uniscano le opportunità economiche alle dinamiche sociali e ambientali etiche e sostenibili.

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Economia circolare e lavoro: come cambia il panorama professionale

In principio era l’industria. La crescita economica degli ultimi 50 anni è stata possibile grazie all’adozione di modelli di business che a tutto pensavano meno che all’ambiente.

Gli anni della rivoluzione industriale sono stati segnati dal proliferare di fabbriche e industrie che davano lavoro a tantissimi operai.

Chi mai si sarebbe sognato di fare una rivoluzione contro un modello produttivo altamente inquinante e per nulla sostenibile ma che aveva una forte responsabilità nell’occupazione del popolo?

Le conseguenze sull’ambiente e sulla salute, però, non si sono fatte attendere.

In un momento storico in cui anche la percentuale di occupazione è scesa sotto la soglia minima della dignità umana, ecco che l’economia circolare si pone come occasione unica.

Cambiano le dinamiche economiche e con esse anche le figure professionali ricercate. Le competenze richieste finora rischiano di diventare obsolete, quando la crescita economica è guidata da pratiche sostenibili ben lontane dagli ideali dell’economia attuale.

L’economia circolare, in questo senso, diventa anche uno stimolo per innovare e competere.

I nuovi lavori dell’economia circolare

Secondo il III rapporto elaborato da Federmanager, sono oltre 500 mila i posti di lavoro che l’economia circolare potrà creare nei prossimi 10 anni in Italia.

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Sono parecchie le aziende italiane che hanno già iniziato la transizione verso modelli di business più sostenibili, spinti da motivazioni etiche o per aumentare il valore dei prodotti/servizi offerti.

I nuovi business, o l’innovazione di quelli vecchi, prevedono l’inserimento e il supporto di figure altamente qualificate e specializzate in tematiche di sostenibilità.

I posti di lavoro nel settore dell’energia solare ed eolica hanno già superato il lavoro nell’industria del carbone. Anzi, secondo le stime, quest’ultima scomparirà entro un decennio.

Allo stesso modo anche una forza lavoro circolare sostituirà i ruoli ormai obsoleti delle economie fortemente inquinanti e con alto tasso di rifiuti.

Secondo uno studio del panorama economico dei prossimi decenni, i posti di lavoro circolari  possono essere suddivisi in tre categorie.

Al primo posto consideriamo le professioni “core”. Si tratta di quei ruoli principali, fondamentali nei processi che coinvolgono le risorse rinnovabili, allungano la vita dei prodotti e ripensano i modelli di business.

Poi ci sono i lavori circolari “abilitanti”, tra cui la progettazione  e il design per il futuro.

E infine i lavori circolari “indiretti”, nell’istruzione, nel governo e nei servizi professionali che svolgono una funzione di sostengono nelle funzioni circolari fondamentali.

E il settore manifatturiero? Luci e ombre sul panorama professionale del futuro

Il passaggio ad un modello economico di tipo circolare, però, non può produrre solo benefici.

Da un lato, l’economia circolare sarà in grado di creare nuove prospettive occupazionali. Dall’altro, però, il risvolto della medaglia prevede una potenziale di perdita di posti di lavoro legati all’industria manifatturiera.

Fondamentalmente, andranno a scomparire tutte quelle figure dedicate all’estrazione e la lavorazione di materie prime fossili.

Per far fronte a queste perdite, allora, è necessario un quadro politico forte, che garantisca che la transizione sia ben gestita e che i disagi siano minimi.

Serve, quindi, che i tutti i governi e gli attori responsabili del cambiamento si impegnino per sviluppare politiche di riqualificazione dei lavoratori.

In modo anche i meno specializzati possono acquisire le giuste competenze ed essere inseriti adeguatamente nel nuovo contesto professionale.

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Economia circolare e lavoro: quali sono le professioni più richieste?

Tra le figure professionali più richieste alcune sono del tutto innovative. Altre invece sono frutto di un lavoro di aggiornamento e rinnovamento di competenze applicate in contesti professionali già esistenti.

Vediamo quali sono le 3 figure più ricercate nei green jobs.

Manager della sostenibilità

Tra i profili più richiesti vi è senza dubbio quella di manager dell’economia circolare. Questa nuova figura è dotata delle competenze necessarie per traghettare le aziende vecchie e nuove da un modello produttivo lineare a quello circolare.

Un manager della sostenibilità avrà il compito di diffondere i principi dell’economia circolare in tutti i livelli dell’azienda, sensibilizzando i lavoratori sulle tematiche ambientali al fine di aumentare il loro impegno per il raggiungimento degli obiettivi.

Egli avrà anche il ruolo di rivedere i processi produttivi partendo dai collaboratori e fornitori, e selezionando quindi coloro che condividono i principi di circolarità.

Infine, dovrà assicurarsi che la mission aziendale sia percepita sia all’interno dell’azienda che all’esterno, dai potenziali clienti e dai fruitori del prodotto/servizio.

Design e progettazione sostenibili

Un altro ruolo fondamentale nei business circolari è quello degli ingegneri, architetti e designer, cioè di coloro che si occupano dell’ideazione e della creazione del servizio a monte.

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Secondo i principi dell’economia circolare, il design è il cuore della produzione.

Per produrre prodotti e servizi destinati a durare nel tempo, secondo processi sostenibili e attraverso l’impiego di materiali rinnovabili, è necessario infatti partire dalla loro progettazione.

Questa è appunto la fase iniziale che definisce le sorti future dei prodotti e della loro sostenibilità ambientale ed economica. Per questo motivo, è indispensabile che sia affidata a figure competenti e formate in questo senso.

Tecnici specializzati in installazione e manutenzione di impianti green

In questa categoria rientrano tutti quei ruoli già esistenti nel panorama economico e che si evolvono nel contesto circolare.

Operatori ecologici che diventano figure chiave nel processi di gestione e riciclo dei rifiuti, ad esempio. E ancora, installatori e manutentori di impianti energetici che dalle risorse fossili passano a quelle rinnovabili.

Economia circolare e lavoro: il futuro è green

L’economia circolare, quindi, non mira solo al benessere dell’ambiente ma anche ad una crescita economica sostenibile. Sotto questo punto di vista, pare proprio che i presupposti ci siano tutti.

Questo ambizioso obiettivo è raggiungibile, però, se si superano determinati limiti in parte tipicamente “all’italiana” e in parte dettate dalla mancanza di una linea guida europea.

In questa fase allora sarà necessario che i governi si impegnino per agevolare la transizione economica con politiche legislative e fiscali adeguate e supportare lo sviluppo delle figure specifiche per i green jobs.

Solo così l’obiettivo di sostenibilità a 360° può essere raggiunto e soddisfatto completamente.