Economia circolare e rifiuti sono due elementi strettamente interconnessi quando si parla di sostenibilità.

Uno dei pilastri dell’economia circolare, infatti, è quello relativo al concetto del rifiuto come forma di nutrimento.

From Cradle to Cradle è la teoria, pienamente abbracciata dal nuovo modello economico, che ci invita ad imitare il ciclo naturale della vita nei processi produttivi della nostra società.

E in natura, si sà, non esistono rifiuti. Ogni cosa nasce per un preciso scopo e quando muore diventa nutrimento per nuova vita.

Secondo questo concetto, anche la nostra economia è in grado di seguire un percorso circolare se si mettono gioco le buone pratiche di sostenibilità. Come? Abbandonando il modello produttivo tipico dell’economia lineare (produci, usa, getta) e ripensando tutto il processo di produzione in ottica circolare.

In questo modo, si limita lo spreco di risorse, si allunga il ciclo vita dei prodotti e si va incontro all’eliminazione di ogni rifiuto.

A parole, sembra tutto così facile e sensato. Allora perché il nostro pianeta è ancora sommerso dai rifiuti?

I vantaggi dell’economia circolare dei rifiuti

La corretta gestione dei rifiuti in un modello economico circolare comporta numerosi vantaggi sotto diversi punti di vista.

Prima di tutto, garantisce il controllo e la tutela dell’ambiente contro l’inquinamento e l’abbandono di rifiuti non degradabili in natura.

Poi, molti dei processi produttivi volti alla riduzione degli sprechi sono responsabili di minori emissioni di Co2.

Infine, contribuisce ad evitare lo spreco di materie prime in quanto, se correttamente riciclati, scarti e rifiuti possono diventare materie prime seconde.

Quest’ultimo punto si rivela molto importante alla luce del recente Earth Overshoot Day. Le risorse naturali che abbiamo a disposizione, si stanno esaurendo e non possiamo più permetterci di sprecarne altre.

Il modello produttivo lineare, infatti, porta la società attuale a consumare più risorse di quanto la Terra è in grado di produrre in un anno. Non solo, le risorse vengono sprecate perchè finalizzate ad una sovrapproduzione di beni, che hanno un ciclo di vita brevissimo e diventano rifiuti anche quando sono ancora perfettamente funzionanti.

Allora, il primo passo per raggiungere l’obiettivo di un’economia circolare a Zero Rifiuti è quello di abbandonare il modello produttivo lineare e puntare ad estendere il ciclo di vita dei prodotti.

Come si fa l’economia circolare dei rifiuti? Gli step fondamentali sono diversi ed è necessaria la collaborazione di tutta la società.

Economia circolare dei rifiuti: come funziona?

Ogni cittadino dell’Unione Europea, in un solo anno, è in grado di produrre quasi 5 tonnellate di rifiuti. Oltre la metà, però, non viene smaltito correttamente e finisce in discarica.

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Nonostante gli sforzi, infatti, ad oggi la percentuale di riciclo dei rifiuti raggiunge a stento il 55%. Ciò è dovuto principalmente al fatto che la maggior parte di questi rifiuti non è ancora adatto al riciclo. Oltre questo, manca proprio un’educazione di base per la corretta gestione.

L’economia circolare dei rifiuti, infatti, non è un obiettivo semplice da raggiungere.

La circolarità dei rifiuti è possibile solo se si mettono in gioco diversi fattori e soggetti adeguati. Bisogna partire prima di tutto dalle leggi, dai legislatori e dalle norme per lo smaltimento dei rifiuti. Servono fondi e investimenti per lo sviluppo di processi sostenibili e, in ultimo ma non per importanza, bisogna ripensare il concetto stesso di economia produttiva a partire dalla progettazione.

Ridurre l’impatto ambientale della produzione è l’unica strategia per produrre meno rifiuti. Contemporaneamente, bisogna fare in modo che quei rifiuti rimasti possano diventare materia produttiva per nuova produzione.

Economia circolare rifiuti: gli step per un’economia zero waste

Il primo passo, allora, è quello di abbandonare la produzione di prodotti a breve ciclo di vita, partendo dalla loro progettazione.

Per produrre beni duraturi, è necessario progettarli in modo che possano essere riparati invece di buttati, o smontati per conferirgli nuova vita e nuove funzioni.

Ciò implica un abbandono dell’utilizzo di prodotti monouso, soprattutto quelli in plastica che sono i principali responsabili di inquinamento e spreco di risorse fossili naturali.

Anche l’approccio del consumatore deve essere più consapevole. Il secondo step, infatti, è quello di rendere i consumatori più responsabili e spingerli ad abbracciare pratiche di sostenibilità.

Di fronte ad una ampissima disponibilità di prodotti sul mercato, alcuni per niente sostenibili e ad alto impatto ambientale, i consumatori responsabili devono preferire l’acquisto di quelli che hanno un ciclo di vita più lungo.

Allo stesso modo, bisogna preferire spendere tempo e denaro nella riparazione dei beni piuttosto che nella loro sostituzione.

Il terzo step è relativo al recupero dei materiali e al loro impiego come materia prima seconda. Una volta appurato che un prodotto non può essere riparato o riutilizzato, si procede al corretto smaltimento e riciclo. Da questo processo possiamo ottenere della materia produttiva nuova senza andare ad impoverire ulteriormente le naturali risorse.

Giocano un ruolo fondamentale nell’economia circolare i rifiuti organici. Esattamente come avviene in natura, il materiale organico è biodegradabile e pertanto può essere utilizzato come fertilizzante, che non inquina e non avvelena l’acqua e il terreno.

Oppure, se opportunamente lavorato, può trasformarsi in una vera e propria risorsa. È il caso dei biogas prodotti dai rifiuti organici, ad esempio.

In ultima battuta, si rivela estremamente fondamentale l’azione delle istituzioni. La ricerca e la sperimentazione in questo senso, così come l’innovazione nel settore produttivo, non possono prescindere da politiche ambientali efficienti e investimenti adeguati allo sviluppo.

Gli impianti di trasformazione dei rifiuti, affinché siano sostenibili e funzionali, necessitano delle più sofisticate tecnologie e di personale altamente istruito. Il tutto deve essere opportunamente regolamentato da politiche ambientali e leggi pensate appositamente per garantire la massima efficienza nella gestione dei rifiuti e il raggiungimento degli obiettivi imposti dall’UE.

Economia circolare rifiuti Italia: come si comporta il nostro Paese?

L’economia circolare in Italia è ancora un discorso complesso da affrontare. Per dirla in termini semplici, l’Italia “è intelligente ma non si applica” quando c’è da raggiungere obiettivi di sostenibilità.

Benché rientriamo tra le prime economie europee che si impegnano a riciclare i rifiuti, risultiamo nettamente indietro soprattutto per politiche e investimenti.

Nella maggior parte dei casi, la consapevolezza c’è da parte dei cittadini e sono anche molte le realtà nazionali che si sono distinte per il loro impegno nella sostenibilità. Tutti questi, però, lamentano la mancanza di linee guida e strategie, oltre ai fondi necessari per lo sviluppo.

È in questo contesto che si inserisce il nuovo decreto legislativo recentemente pubblicato a inizio settembre 2020, in merito al riciclo di imballaggi e rifiuti urbani, che si pone l’obiettivo di portare il riciclo dei rifiuti urbani oltre il 55% e gli imballaggi al 70%. Il limite massimo consentito per i rifiuti da conferire in discarica è il 10% del totale.

Il piano è ambizioso e perfettamente concretizzabile entro il 2030, ma si scontra con alcuni limiti che nel nostro paese sono molto più forti che altrove.

Limiti dell’economia circolare in Italia

Primo fra tutti, la mancanza di investimenti. Nel quinquennio 2011-2015 sono stati destinati 1,3 miliardi di euro nello sviluppo dell’economia circolare per la gestione dei rifiuti, ma per ottenere concreti risultati ne erano stati stimati almeno 7 miliardi. La cifra di 1 miliardo di euro, infatti, è appena necessaria per la raccolta e la selezione dei rifiuti.

Mancano gli impianti adeguati, inoltre. Si tratta di strutture nettamente diverse rispetto allo standard e che in alcuni casi stonano con il piano urbanistico in essere. Per questo motivo, spesso ciò incontra il dissenso sociale.

Nonostante ciò, recentemente l’Italia si è meritata il primo posto per il riciclaggio tra le cinque principali economie europee. La mancanza di risorse naturali, infatti, ci spinge a trovare nuove soluzioni per evitare di dipendere dagli altri paesi.

Riciclare i rifiuti per ottenere materia produttiva si è rivelata, quindi, la strada migliore che la maggior parte delle imprese ha scelto di intraprendere.

Siamo sulla buona strada, quindi. L’Italia ha compreso che i rifiuti possono essere una risorsa dal valore inestimabile e sta cercando di organizzarsi, con non poca fatica, per trarre il massimo da ciò che, per l’economia lineare, non serve più.

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