Il 2020 per molti sarà ricordato come l’anno in cui è scoppiata la pandemia. In realtà sono successi anche eventi positivi e uno di questi è stato un importante traguardo a livello energetico in Europa. 

Infatti nel primo semestre del 2020 è avvenuto il sorpasso della produzione di energia da fonti rinnovabili rispetto a quelle tradizionali. Il 40% della produzione è stato coperto dalle energie pulite contro il 34% ottenuto da fonti fossili. Lo afferma lo studio condotto dal think tank indipendente Ember.

Se a livello europeo si raggiungono risultati importanti, i singoli Stati stanno procedendo a velocità differenti per adempiere agli obiettivi posti dall’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici del 2015.

Nello scenario europeo un caso particolare è rappresentato dalla Francia. La transizione verso l’energia rinnovabile in Francia, oltre ad essere una opportunità per lo sviluppo del paese, è anche una necessità principalmente dettata dall’urgenza di abbandonare le energie non rinnovabili per la salvaguardia dell’ambiente. Al tempo stesso, è opportuno provvedere adeguatamente all’invecchiamento degli impianti nucleari che forniscono energia non solo ai francesi ma anche ad altri Stati europei.

Sembra quasi paradossale infatti che la Francia, la nazione che ha ospitato la firma dell’Accordo di Parigi per il clima, sia il secondo paese al mondo per numero di reattori nucleari attivi (ben 56).

Prima di trattare della Francia vediamo brevemente cosa è stato stabilito dagli ultimi accordi sul clima.

L’accordo di Parigi e il pacchetto Katowice

Nel 2015 per la prima volta 190 Paesi si sono seduti insieme, prendendo ufficialmente un impegno comune: contenere l’aumento della temperatura media globale a un livello massimo di +2 gradi centigradi e impegnarsi per non superare individualmente +1,5.

In seguito, nella conferenza ONU sul clima (COP24) del 2018 è stato redatto il pacchetto Katowice che ha fornito le linee guida per rendere operativo l’accordo di Parigi. 

Gli obiettivi principali dell’Unione Europea per il 2030 consistono in:

  • riduzione del 40% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990;
  • raggiungimento della soglia del 32% di apporto energetico da fonti rinnovabili;
  • aumento fino al 32,5% dell’efficienza energetica.

Questi obiettivi hanno confermato la strada intrapresa dall’Europa nel 2009 per aumentare la produzione delle energie sostenibili e spingere all’uso delle stesse nel settore dei trasporti, come sancito dalla direttiva europea 2009/28/CE. 

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Energia nucleare in Francia

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Come accennato prima, il caso della Francia è abbastanza particolare per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico e i suoi passi futuri per un cambio strutturale. 

La Francia oggi ricava ben il 71% dell’energia per il suo fabbisogno dalle centrali nucleari sparse per il territorio. Gli impianti presenti sono 18 con 56 reattori attivi. Questo pone i francesi al secondo posto per numero di reattori nel ranking mondiale. Al primo posto ci sono gli USA con 104 reattori e al terzo troviamo il Giappone con 53.

L’energia nucleare in Francia è stata promossa e supportata dal governo francese negli anni ‘Settanta e ‘Ottanta con un massiccio piano di investimenti, permettendone una rapida costruzione di centrali su tutta la nazione. 

Bisogna però considerare che gli impianti hanno un loro ciclo di vita e investire sull’aggiornamento dei reattori è troppo costoso per i privati. Di conseguenza, senza fondi governativi, i reattori non possono essere mantenuti. Al termine del loro ciclo di vita vengono quindi dismessi, dal momento che la loro capacità produttiva scema negli anni. 

Il processo di dismissione degli impianti causa non pochi problemi, sia per lo smaltimento delle scorie nucleari che per la sicurezza per le persone. Senza alcun dubbio l’utilizzo dell’energia nucleare è da sempre stato oggetto di discussione tra sostenitori delle centrali e ambientalisti. 

Se è vero che le emissioni di CO2 sono quasi nulle rispetto alle centrali alimentate a carbone e a gas, la manutenzione degli impianti è molto delicata e i rischi per la sicurezza aumentano con l’invecchiare dei reattori. La storia a tal proposito ci ha già dato tristi esempi che è opportuno non replicare.

Nel frattempo lo scorso anno l’azienda leader di produzione e distribuzione di energia in Francia EDF ha chiuso i reattori dell’impianto di Fessenheim, il più antico, per la prima volta in maniera permanente. Inoltre ha dichiarato che entro il 2025 ne chiuderà altri 14 presenti in 7 centrali. 

L’obiettivo posto a livello nazionale con la delibera legislativa approvata nel 2015 prevedeva infatti una riduzione di apporto di energia nucleare al 50% proprio per il 2025, ma le ultime direttive hanno spostato questo traguardo al 2035.

Questo posticipo permetterà una gestione migliore della dismissione degli impianti e darà più tempo per una graduale e stabile conversione alle fonti rinnovabili.

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Quale futuro per l’energia rinnovabile in Francia?

Nel periodo che va dal 2015 al 2018 la Francia non ha certo brillato per i risultati raggiunti in termini di impegno sul clima. L’obiettivo prefissato dell’1,9% come calo di emissioni si è fermato ad appena 1,1%, soprattutto a causa del peso negativo dei trasporti che incidono sul 31% delle emissioni.

Notizie più confortanti sulle energie rinnovabili in Francia riguardano la recente pubblicazione del PNIEC, il Piano Energia e Clima che tutti gli stati membri dell’Unione Europea hanno presentato lo scorso anno.

L’obiettivo dichiarato dal governo francese per il 2028 è quello di raddoppiare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili con un totale di 74 GW, un incremento del 50% rispetto a quella del 2017. Le principali strade di azione ruotano intorno al programma energetico pluriennale e alla strategia di decarbonizzazione

Le linee guida principali del programma energetico pluriennale stabiliscono le seguenti priorità nell’agenda per il clima: 

  • Il raggiungimento della  riduzione della soglia di approvvigionamento al 50% dalle energie nucleari per il 2035;
  • Una maggiore spinta per lo sviluppo delle rinnovabili fino al 33%; 
  • Il taglio del 40% di combustibili fossili per il 2030. 

Per la decarbonizzazione resta confermato il piano a lungo termine di azzeramento delle emissioni per il 2050. Gli interventi sono pensati su diversi settori quali trasporti, attività agricole e commerciali, fino alle abitazioni private, tramite incentivi e agevolazioni.

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La scommessa delle rinnovabili, eolico, fotovoltaico e biogas.

Quando si tratta di energia circolare è importante pensare a degli investimenti differenziati perché la produzione di questo tipo di energia può dipende in alcuni casi dalle condizioni climatiche. In questo caso, guardando alle risorse messe a disposizione per lo sviluppo dell’energia rinnovabile in Francia, il governo ha deciso di puntare molto sull’eolico, sul fotovoltaico e sul biogas tramite aste per l’assegnazione degli appalti di produzione.

Per l’eolico si mira ad un raddoppiamento dell’attuale disponibilità di 8000 turbine nell’arco di 10 anni. Questa espansione dovrebbe fornire 34,7GW ai quali andranno ad aggiungersi quelli prodotti dalle turbine in acqua offshore di Dunkerque che verranno attivate nel 2026.

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Il fotovoltaico segue una scia simile, sfruttando sia lo spazio sulla terraferma che in acqua. A Cestas di trova la più grande centrale fotovoltaica d’Europa che produce 300 MW di potenza mentre a Piolenc è stato sfruttato un lago artificiale per installare 47000 pannelli che producono energia per 17 MW, sufficiente per coprire il fabbisogno energetico di 4500 case circa.

Per il biogas si mira ad un incremento del 55% rispetto alla produzione del 2017. Il biogas è un combustibile ottenuto dalla fermentazione di biomasse che rilasciano metano e anidride carbonica. Il biogas sta trovando applicazione nel settore dei trasporti, con la crescita delle stazioni di rifornimento per automezzi.

Per aiutare nel processo di conversione il governo francese ha anche tentato la strada della carbon tax, utilizzata in diverse nazioni. La carbon tax penalizza l’uso dei combustibili fossili, al fine di disincentivare la produzione di energia non rinnovabile, tassando le emissioni di CO2. Questa forma di intervento in Francia ha visto però l’insorgere dei cosiddetti gilet gialli, chiamati così per il gilet catarifrangente che i motociclisti devono indossare.

Infatti la protesta nasce contro l’aumento del prezzo del carburante, in realtà dovuto più al rincaro del prezzo del petrolio che agli effetti della carbon tax. Fatto sta che i gilet gialli hanno concentrato la loro protesta contro quest’ultima portando il governo a emettere dei “buoni energetici” per le famiglie più bisognose.

In generale il PNIEC promosso dal governo francese prevede azioni concrete per l’implementazione dell’energia rinnovabile in Francia. Se seguito correttamente, il Paese riuscirà a rimettersi in carreggiata e a rispettare gli obiettivi climatici, riducendo le emissioni dei gas serra e contribuendo alla salvaguardia dell’ambiente, dell’atmosfera e di tutto l’ecosistema.