Un lungo e complesso processo sta portando a sfruttare l’energia rinnovabile in Europa con sempre maggiore consapevolezza.

Un processo che può essere raccontato dal punto di vista storico, politico, economico e sociale.

Utilizzare energia rinnovabile produce una serie di ripercussioni sull’uomo e sul pianeta, che non possono essere sottovalutate.

Tra i vantaggi evidenti sappiamo di poter eliminare gradualmente le emissioni di gas serra e riconosciamo quanto la diversificazione per l’approvvigionamento energetico sia una opportunità per molti.

Diventare indipendenti dall’energia non rinnovabile è un obiettivo a cui oggi possiamo guardare con maggiore serenità grazie anche all’avanzamento tecnologico.

Nonostante i combustibili fossili rappresentino ancora una fonte energetica fondamentale, una rivoluzione è in atto ed è quella che vede l’energia sostenibile e l’energia circolare protagoniste del cambiamento.

L’impiego delle fonti di energia rinnovabile è in espansione e la decarbonizzazione è un orizzonte quasi palpabile.

I paesi Europei, nel loro complesso, rappresentano una delle potenze mondiali per quanto riguarda tanto lo sviluppo quanto l’uso dell’energia rinnovabile.

Il vecchio continente si è dimostrato molto saggio nell’adottare misure sempre più efficaci in relazione alle sfide dell’inquinamento.

Le politiche per la sostenibilità (ambientale e non solo) sono state promosse sia per l’adeguamento agli obblighi di trattati internazionali, sia per ridimensionare la dipendenza dell’approvvigionamento energetico dai Paesi esteri.

Proveremo a raccontarvi cosa accade e perché.

Energia rinnovabile in Europa: sorpasso del fossile passo dopo passo

È ufficiale! Lo è già dal mese di luglio: per la prima volta l’energia rinnovabile in Europa ha prodotto più elettricità di quella generata dai fossili. Inoltre, l’elettricità è più economica nei luoghi che utilizzano le rinnovabili.

Nella prima metà del 2020, dunque, l’energia eolica, quella solare, l’idroelettrico e la bioenergia hanno contribuito al fabbisogno dei 27 Stati membri dell’UE con il 40% di elettricità “pulita”.

L’energia non rinnovabile, invece, ha generato il 34% di energia.

Negli Stati Uniti, purtroppo, è avvenuto il contrario. Lo scorso anno i fossili hanno prodotto più del 62% di elettricità e le rinnovabili meno del 18%…ma questa è un’altra storia.

I dati dell’UE sono stati raccolti e analizzati da un think tank britannico che si occupa di clima ed è chiamato Ember. Grazie anche al lavoro degli operatori per i sistemi di trasmissione delle reti nazionali (Tso) riuniti nell’associazione Entso-E.

Il report racconta di questa incredibile accelerata verso la decarbonizzazione attraverso i numeri della fornitura di energia.

I numeri di cui tutti parlano si traducono, inoltre, in un entusiasmante 23% in meno di emissioni nocive.

Solo cinque anni fa in Europa il carbone generava il doppio dell’elettricità rispetto all’eolico e al solare. Oggi utilizziamo il carbone solo per il 12% dell’energia, mentre il vento ed il sole soddisfano il 21% della domanda.

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La produzione da fonti fossili ha sicuramente risentito del calo della domanda per la pandemia Covid-19, i risultati complessivi restano comunque molto positivi.

Purtroppo in Italia l’energia rinnovabile procede a rilento. Questo è quanto si legge nel rapporto “Vision or division? What do National Energy and Climate Plans tell us about the Eu power sector in 2030?” pubblicato sempre da Ember.

Per la scadenza 2030 l’Italia potrebbe essere uno dei paesi europei più dipendenti dai fossili per l’elettricità.

Trattati internazionali per lo sviluppo e l’energia sostenibile

Il trend positivo dell’energia rinnovabile in Europa è stato molto stimolato dalle direttive, dagli obiettivi e dalle politiche di sostegno che Parlamento e Commissione Europea hanno strutturato a favore di uno sviluppo sostenibile.

Sostenibile per l’uomo e per l’ambiente, proprio come indicato dal rapporto Brundtland del 1987. E come si fa a crescere secondo determinati principi se non attraverso l’adozione di energia pulita?

Un breve excursus tra i vari step ci fornirà il quadro completo della situazione.

Il Trattato di Maastricht (1992) pone tra gli obiettivi principali dell’UE la promozione di una crescita economica costante e sempre meno dipendente dal mercato dell’energia, il tutto nel rispetto dell’ambiente.

Il Trattato di Amsterdam (1997) incorpora il principio dello sviluppo sostenibile.

Da quel momento gli europei lavorano affinchè le energie rinnovabili coprano il 12% della domanda entro il 2010.

Dieci anni dopo il Summit sulla terra di Rio de Janeiro (prima conferenza mondiale dei capi di Stato sull’ambiente), le Nazioni Unite organizzano il Summit mondiale sullo sviluppo sostenibile (2002) a Johannesburg.

Alla Conferenza di Johannesburg non vennero fissati traguardi obbligatori, nè termini temporali, ma grazie all’evento si crearono importanti “partenariati”.

L’ Unione Europea, per esempio, per niente soddisfatta dai risultati riunì, un gruppo di “paesi pionieri”. Questi stabilirono ambiziosi obiettivi nazionali e regionali.

Nel 2004, con la conferenza europea di Berlino, viene stabilito che entro il 2020, il 20% del consumo totale di energia deve essere soddisfatto da fonti di energia rinnovabile.

Direttive e obiettivi per un’energia rinnovabile in Europa

La direttiva che ha originato un’essenziale promozione delle energie rinnovabili, è stata adottata il 23 aprile 2009. Attraverso di essa (2009/28/CE) tutti gli Stati membri si impegnavano a derivare il 10% dei carburanti utilizzati per i trasporti da FER, entro il 2020.

La direttiva fissava, inoltre, i criteri di sostenibilità per i biocarburanti e i requisiti relativi ai meccanismi che gli Stati membri avrebbero potuto applicare per i propri obiettivi. Tra i quali:

  • regimi di sostegno
  • garanzie di origine
  • progetti comuni
  • cooperazione tra Stati membri e paesi terzi

Gli Stati Europei definiscono nei Piani d’azione nazionali le modalità con cui prevedono di ottenere gli obiettivi concertati e le tabelle di marcia per le politiche in materia di energie rinnovabili.

I progressi compiuti vengono misurati ogni due anni, in quanto gli Stati membri dell’UE hanno la responsabilità di produrre relazioni nazionali sullo stato di avanzamento in merito alla questione energetica.

A partire da quest’anno (2021), nell’ambito del pacchetto «Energia pulita per tutti gli europei», la direttiva 2018/2001 definisce un obiettivo complessivo dell’UE per il 2030 pari ad almeno il 32% da rinnovabili, dei consumi energetici finali.

Ogni Stato membro proporrà obiettivi energetici nei Piani nazionali decennali per l’energia e il clima.

Quota di energia rinnovabile in Europa: record del primo semestre 2020

Per il fatto che la produzione di energia rinnovabile in Europa ha superato quella da combustibili fossili, il 2020 rimarrà un anno indimenticabile della nostra storia.

Non solo la pandemia resterà nella memoria del continente europeo.

Da gennaio a giugno le risorse rinnovabili hanno generato, in media, più dell’11 per cento di energia rispetto al primo semestre del 2019.

Per il solare si è registrato un +16%, per l’eolico +11%  e per l’idroelettrico +12%.

In realtà anche il 2019 ha segnato un record importante nel percorso di decarbonizzazione: le emissioni serra del settore elettrico europeo sono diminuite del 12% su base annuale (120 milioni di tonnellate di CO2).

Un risultato mai visto dal 1990 a oggi.

E ancora, nel 2018, secondo le stime dell’EEA (Agenzia europea dell’Ambiente) la quota di energia da fonti rinnovabili è arrivata al 18,0% del consumo finale lordo di energia in Europa.

Tutto ciò ha portato, tra le altre cose, ad una migliore qualità dell’aria. Così, nell’ultimo decennio, c’è stata una significativa riduzione dei decessi prematuri in Europa.

Tuttavia, in questo viaggio a ritroso tra le buone notizie, bisogna riflettere su ulteriori dati.

L’ARPAT (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana) per esempio, ci dice che senza dubbio le tecnologie rinnovabili sono efficaci. Soprattutto nella riduzione di emissioni inquinanti nell’atmosfera, associate alla maggior parte dei processi di combustione.

Ma…

Succede che nel momento in cui la combustione di biomassa va a sostituire la combustione di combustibili fossili, i risultati possono complicarsi.

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Impianto a Biomasse

Vediamo come.

Utilizzare l’energia rinnovabile consapevolmente

Nel 2017 si è registrato un ridimensionamento del 7% per le emissioni di SO2 (biossido di zolfo) e dell’1% per il NOx (ossidi di azoto).

Il consumo aggiuntivo di fonti energetiche rinnovabili in tutta l’UE dal 2005 ha portato i suoi frutti.

Allo stesso tempo però, a seguito dell’aumento nell’uso di biomassa, sono aumentati altri tipi di emissioni, in tutta l’UE:

  • PM2,5 (polveri sottili) 11%
  • PM10 (particolato) 7%
  • COV (composti organici volatili) 4%

Non buttiamoci giù: dietro ogni soluzione c’è un’altra sfida e come diceva Galileo Galilei:

“Dietro ogni problema c’è un’opportunità”

In sintesi, ciò che dichiara Arpat, che opera al servizio delle istituzioni e di tutti i cittadini, è molto chiaro.

I risultati per ciò che concerne le emissioni possono variare molto tra diminuzione e aumento, a seconda della fonte rinnovabile e della tecnologia prevalente, in ogni paese.

I problemi si riscontrano specialmente quando l’uso della combustione di biomassa solida (per il riscaldamento) aumenta da parte delle famiglie.

I processi di combustione e le emissioni industriali, infatti, vengono regolate in modo molto rigoroso dalla legislazione UE. Per questo arrivano a presentare un’intensità di inquinanti atmosferici inferiori.

Altri fattori che influenzano i risultati dello sfruttamento di energia pulita sono:

  • la composizione dei carburanti e della tecnologia rinnovabile
  • i livelli di abbattimento installati rispetto alla tecnologia dei fossili sostituiti
  • le caratteristiche del fossile sostituito

L’agenzia, dunque, pone il focus sulle “interazioni” e dichiara (giustamente) che i responsabili politici possono sempre tendere a massimizzare i benefici (climatici e sanitari) della transizione energetica.

Come? Sicuramente attraverso reti di supporto, approfondimenti, aggiornamenti, studi, ricerche…

Le scelte politiche “informate” in merito alle strategie per combattere l’inquinamento derivano tanto dalla consapevolezza della crescita quanto dai vantaggi e dai problemi, presenti in qualsiasi situazione.

Energia rinnovabile in Europa: il futuro ci attende

Energy Watch Group e l’Università LUT hanno unito le forze e lavorato ad una nuova ricerca che dimostra la fattibilità di una transizione energetica (europea) verso fonti rinnovabili, al 100%.

Tra le misure promosse nel rapporto c’è il sostegno all’accoppiamento dei settori, agli investimenti privati, ai benefici fiscali e ai privilegi legali, con una simultanea eliminazione dei sussidi al carbone e ai combustibili fossili.

L’Energy Watch Group (EWG) è una rete internazionale di scienziati e parlamentari che ha come mission quella di fornire informazioni oggettive alla politica energetica

EWG conduce ricerche e pubblica studi sugli sviluppi energetici globali riguardanti sia i combustibili fossili che le energie rinnovabili.

Il suo presidente Hans-Josef Fell è membro del gruppo parlamentare tedesco Alliance 90.

Insieme a Hermann Scheer ha scritto la bozza del 2000 del Renewable Energy Sources Act. Base fondante degli sviluppi tecnologici nel fotovoltaico, biogas, energia eolica e geotermica in Germania.

Fell ci ricorda che:

“Il pilastro più importante della strategia di protezione del clima non è quello di ridurre i gas serra, ma di fermarli del tutto”

Lo studio, di cui dicevamo sopra, ha simulato una transizione energetica completa in Europa attraverso i settori dell’energia elettrica, del calore, dei trasporti e della desalinizzazione entro il 2050.

Ciò che viene dimostrato è che la transizione al 100% di energia rinnovabile sarà economicamente competitiva con l’attuale sistema convenzionale di combustibili fossili e di energia nucleare. Inoltre, porterà a zero le emissioni di gas serra prima del 2050.

La previsione di un sistema di energia rinnovabile al 100% pronostica lavoro per 3-3,5 milioni di persone.

Se circa 800.000 posti di lavoro nell’industria carboniera europea saranno azzerati (entro il 2050), si assisterà ad una più che evidente compensazione.

L’arte per combattere la sfida dei cambiamenti climatici

Il clima di negazione scientifica in cui viviamo ci porta ad ascoltare la ricerca indipendente e a movimentare nuove forze.

Gli artisti cercano di supportare il messaggio scientifico e gli sforzi per affrontare le problematiche ambientali attraverso un’opera di divulgazione alternativa.

Senza mezzi termini ci mettono di fronte a ciò che sta accadendo, quasi non avessimo più bisogno di prove a sostegno del fatto che l’impatto dell’uomo può rivelarsi profondamente distruttivo.

Ice Watch Paris è il titolo dell’opera realizzata dall’artista islandese Olafur Eliasson.

Nel cuore di Parigi, nel 2015, sono stati installati dodici blocchi di ghiaccio, a comporre un orologio.

Tutti davanti al Pantheòn, in attesa di sciogliersi lentamente.

Un monito e una denuncia.

Il grido d’allarme di un artista che come molti altri vuole ricordare a tutti l’inesorabile “perdita” dei ghiacciai. Perdita dovuta al surriscaldamento del globo.

Il tempo stringe.