Grazie all’energia rinnovabile, Italia, Europa e l’intera popolazione mondiale stanno transitando dall’era dei combustibili fossili a quella dell’energia circolare, un’energia sostenibile!

Si tratta di un lungo addio, ma inevitabile.

In Italia la produzione di energia è ancora dipendente dall’utilizzo di energia non rinnovabile.

Ai combustibili fossili (gas naturale, carbone e petrolio in gran parte importati) stiamo sostituendo in maniera sempre più rilevante le fonti di energia rinnovabile. Utilizziamo energia geotermica, idroelettrica, energia eolica, delle biomasse ed energia solare.

Quel che resta del fabbisogno nazionale viene coperto con l’acquisto dall’estero. Si parla di un buon 12% sul consumo totale, di energia trasportata nel Belpaese attraverso elettrodotti e diffusa tramite le reti di trasmissione e distribuzione.

Comunque, non parliamo solo di energia elettrica; ci riferiamo invece all’intera domanda energetica italiana.

Dobbiamo cioè considerare i consumi legati all’autotrazione, al trasporto marittimo ed aereo, al riscaldamento degli ambienti e a quella parte dell’industria che si rifornisce tutt’ora dai combustibili fossili, prevalentemente importati.

Cerchiamo quindi di capire cosa è successo fin’ora.

Obiettivi per l’energia rinnovabile: Italia 2020

Undici anni fa l’Unione Europea ha predisposto una delle più importanti direttive vincolate al 2020 per tutti gli stati membri. Due gli obiettivi fondamentali:

  • Soddisfare il 20% dei consumi finali lordi di energia con le rinnovabili
  • Utilizzare il 10% di energie rinnovabili per i consumi di energia legati ai trasporti

Per l’Italia, in particolare, l’obiettivo dei consumi era stato fissato al 17% invece che al 20%. Il dato veniva stabilito in base ai parametri economici e produttivi dei singoli Paesi UE.

Secondo un report dell’International Energy Agency, l’Italia era in linea con l’obiettivo dei consumi finali lordi già nel 2018.

Forse è grazie al PAN (Piano d’Azione Nazionale per le energie rinnovabili) redatto nel 2010, che abbiamo superato la sfida. Il Piano delineava strumenti normativi ed economici per raggiungere l’obiettivo richiesto e a quanto pare ha funzionato.

Riguardo alla questione dei trasporti, invece, nel 2018 ci aggiravamo intorno al 7,7% quasi esclusivamente grazie all’utilizzo di biocarburanti.

Possiamo quindi essere orgogliosi dei risultati conseguiti a livello Paese, ma abbiamo ancora molto da fare.

Siamo quasi al termine di quest’anno e possiamo avanzare verso la sua fine consapevoli del fatto che qualcosa di buono è avvenuto: per il settore dell’energia rinnovabile, Italia ed Europa possono ritenersi abbastanza soddisfatte.

La pandemia, come tutti sappiamo ha causato una importante contrazione dell’economia e dei consumi ad essa legati. Se volessimo guardare a qualcuno degli effetti positivi derivati da questa crisi, potremmo parlare proprio dei consumi energetici.

Il Covid e le risorse rinnovabili

In Italia si è registrato un forte calo del “consumo”, attribuibile in particolare al secondo trimestre del 2020. Il picco negativo riguarda aprile, con un -30% della domanda energetica, in pieno lockdown.

In questa maniera è aumentato il contributo delle rinnovabili sul volume totale. Per la prima volta il 50% del fabbisogno di energia elettrica è stato coperta da fonti energetiche non esauribili.

I consumi elettrici sono calati del 13% rispetto al 2019 e l’Energia solare, insieme all’Energia eolica, hanno soddisfatto il 20% della domanda di energia elettrica.

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Ancora, nel secondo trimestre del 2020, la richiesta di petrolio diminuisce del 30%, quella del gas naturale del 18% e le importazioni di energia elettrica del 70%.

Cosa significa tutto ciò per la vita di ciascuno di noi?

L’agenzia Enea, nell’analisi trimestrale del sistema energetico italiano, mette in rapporto i dati con le emissioni di CO2 (quindi prodotte da energia non rinnovabile..) nell’ambiente, in calo del 26% nel secondo trimestre 2020.

I ricercatori incaricati dell’analisi parlano in questi termini:

“Il calo dei consumi e delle emissioni non ha precedenti”

Ma perché dovremmo essere così interessati a questa storia della CO2!?

Per tante ragioni: personali, sociali, umane … ambientali! Per il momento limitiamoci a tenere presente che gli effetti negativi derivati dall’emissione di anidride carbonica hanno un forte impatto per la nostra e le future generazioni.

Per questo l’impegno dell’Italia e del mondo intero, attualmente, è concentrato sullo sviluppo e la diffusione delle tecnologie rinnovabili. Proprio allo scopo di combattere l’inquinamento e la distruzione degli ecosistemi, fondamentali per la vita sul pianeta.

Una percentuale di energia rinnovabile più diffusa in Italia

Facciamo un passo indietro.

Nel corso del 2019, in Italia, la potenza installata da energie rinnovabili è stata di circa 1.210 MW, il 4% in più (50 MW) rispetto a quella del 2018. Questo tipo di crescita è considerata ancora molto limitata.

Principalmente, i settori che hanno determinato questo trend sono stati quello dell’eolico e del fotovoltaico.

Nella situazione complessiva la potenza installata da rinnovabili equivale a 37 GW, arriviamo a superare i 55GW includendo l’idroelettrico installato prima del 2000. Questo dato corrisponde più o meno al 45% del parco di generazione energetica italiana.

Nel 2019, in testa alle classifiche delle installazioni c’è il fotovoltaico con 737 MW, che supera l’eolico a 413 MW. Poi abbiamo le istallazioni che riguardano l’idroelettrico con 41 MW ed infine le biomasse con 20 MW.

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La tendenza del fotovoltaico, con un ritorno agli impianti di grandi dimensioni, sembra in costante crescita e nel 2019 raggiunge un +69% rispetto al 2018. Quindi grazie alla nuova potenza installata, il volume complessivo del fotovoltaico ammonta a 20.850 MW.

Per quanto riguarda il volume di potenza eolica, c’è una modesta diminuzione, il 19% in meno rispetto al 2018. Complessivamente l’eolico installato va oltre 10.600 MW e si concentra nelle regioni meridionali dell’Italia.

Anche se in maniera ridotta, anno dopo anno, anche l’energia geotermica cresce ed ha il suo ruolo. Sono state installate 19,6 milioni di unità per pompe di calore, pari ad una potenza di circa 124 GW.

In conclusione, nel 2019 la produzione delle energie rinnovabili ha segnato un +0,7%, rispetto al 2018. La crescita maggiore, del 15%, è stata dovuta all’energia eolica. Il 5% è aumentato nel fotovoltaico, mentre le produzioni da bioenergie e dell’energia idroelettrica sono calate del 4,5%.

La produzione di energia rinnovabile in Italia

In Italia abbiamo attraversato momenti in cui la produzione rinnovabile si è sviluppata molto poco e momenti in cui è stata mantenuta più o meno stabile.

Fino ai primi anni 60, la produzione di energia rinnovabile in Italia era legata al settore dell’idroelettrico, soprattutto nelle zone dell’arco alpino e dell’Appenino (anche se in maniera minore).

Seppur nell’ambito di una produzione marginale si è arrivati poi, nel 2006, a produrre circa 49,4 TWh di elettricità da fonti rinnovabili. Ovvero il 14,5% nel totale dell’energia elettrica richiesta. Di questa percentuale il 10,7% proveniva da fonti idroelettriche e la restante parte dalla somma di energie geotermiche, eoliche e dalla combustione di biomasse o rifiuti.

C’è stata una fase in cui le energie eoliche hanno dato il via ad una forte crescita, ma le percentuali in media risultano comunque basse se guardiamo ai dati annui.

Questi ritardi spesso sono causati da una burocrazia lenta, da un livello legislativo complesso e dalla necessità di adeguare le reti di distribuzione non sempre accessibile.

Nei primi due decenni di questo secolo, dunque, si è potuta notare una crescita della produzione energetica da fonte eolica, solare e da biomassa, ma non ancora abbastanza sostenuta.

Ridurre, eliminare la dipendenza dalle energie non rinnovabili pare estremamente difficile, poiché queste nel mondo industrializzato sembrano essere alla base della disponibilità di energia.

Alcuni dati su base regionale

Un quadro attuale sull’energia rinnovabile in Italia, ce lo fornisce anche un rapporto del Gestore dei Servizi Energetici (GSE).

La generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili può essere classificata in tre macro aree: Nord 53,3%, Centro 14,6%, Sud (isole comprese) 32,1%.

In questo settore la regione Lombardia è quella che possiede la più alta concentrazione di impianti FER per la produzione, si tratta di circa il 15% sul territorio nazionale. A seguire:

  • Puglia 10,2%
  • Piemonte 8,7%
  • Sicilia 6,5%
  • Veneto 6,4%
  • Campania 5,2%

Infine la Toscana, principalmente per lo sfruttamento dell’energia geotermica, con il suo 4,2%.

Sempre la Lombardia, si conferma come la regione italiana con la più alta produzione di energia da fonti rinnovabili nel Paese, ma si distingue anche per i suoi consumi, tra i più elevati rispetto al settore termico.

Nel 2018, in Lombardia poco più del 31% della produzione di calore è derivato da fonti rinnovabili, poi abbiamo:

  • Emilia-Romagna 12,6%
  • Piemonte 11,6%
  • Veneto 11,5%
  • Bolzano 10,4%

Le rinnovabili e l’energia sostenibile: Italia in transizione

A cosa servono questi dati? Come può esserci utile questo tipo di informazioni?

Ognuno di noi è continuamente alle prese con una quotidianità ricca di cose da fare, per piacere e per dovere. Allo stesso tempo siamo parte di una popolazione: quella italiana che agisce nel rispetto del proprio territorio e quella mondiale che si prepara a cambiamenti epocali.

Dare un’occhiata a qualche istantanea sull’Italia, districarsi in mezzo ad una serie di numeri più o meno affascinanti, ci permette di prendere le misure e scegliere cosa è più giusto per le nostre esigenze.

Se è vero, come diceva Gaber, che “Libertà è partecipazione“, potete considerare questa foto dell’Italia come un invito a partecipare (o meno) alla transizione verso lo sviluppo sostenibile, di cui tutti possiamo beneficiare.

Le energie rinnovabili rappresentano un’opportunità offerta dalla natura, che l’uomo ha colto grazie al suo ingegno aguzzato dalla poche scelte alternative a disposizione.

Quanto sta accadendo ci mette a dura prova.

Soprattutto a livello psicologico è davvero difficile riconoscere che esiste un limite temporale per la vita sul pianeta che conosciamo: il punto di non ritorno stabilito dalla ricerca scientifica, di cui ci rende consapevoli anche Di Caprio in “Before the Flood”, è stimato entro i prossimi sette anni.

Ormai non è più una questione prettamente “ambientalista”.

Abbiamo molto da fare ma per tanti aspetti siamo già molto attivi. Un esempio di ciò sono le comunità energetiche, che si affidano alla possibilità di un’energia circolare!

Dal sogno alla realtà

Una possibilità di partecipare alla crescita sostenibile ci viene offerta dalla conversione in legge del decreto Milleproroghe e dalla delibera Arera del 4 agosto di quest’anno. Gli ultimi muri che potevano dividerci dallo sviluppo delle sostenibili si stanno frantumando, possiamo addirittura creare comunità energetiche rinnovabili.

In Italia i cittadini, le associazioni, le imprese commerciali, gli agricoltori possono occuparsi di installare impianti per la produzione di energia da fonte rinnovabile e autoconsumarla.

Esistono numerose esperienze già attive o in partenza. Si tratta di progetti di autoconsumo collettivo che vedono coinvolti piccoli comuni, aziende o famiglie: autonomi dal punto di vista energetico.

Una di queste esperienze riguarda il progetto di Geco (Green energy Community), prima comunità energetica dell’Emilia-Romagna.

Geco comprende: una zona residenziale di 7.500 abitanti (1.400 di alloggi sociali), una zona commerciale di 200.000 mq (con parco agroalimentare), due centri commerciali ed un’area industriale di oltre 1 milione di mq (con annesso il centro agroalimentare Bologna Caab).

Ad essere installati saranno: il sistema fotovoltaico da 200 kW , il sistema di accumulo e l’impianto per biogas, allo scopo di trattare i rifiuti organici con accumulo.

Proviamo a calcolare i benefici: a livello economico, di emissioni nell’ambiente e per la nostra salute? Inestimabili.