Nell’ultimo decennio, una serie di drastici cambiamenti climatici (e non solo) hanno messo in allarme persone e istituzioni. La conseguenza più naturale è stata la crescita di produzione e utilizzo di energia rinnovabile nel mondo intero.

Nei Paesi “in via di sviluppo” è aumentata la domanda di energia.

Anche questo fa percepire quanto sia intensa l’urgenza di affrontare il cambiamento climatico, allo scopo di favorire uno sviluppo sostenibile.

Nel percorso che ha avuto, l’energia rinnovabile è arrivata ad essere considerata “energia circolare”. Una “forza naturale” che supporta l’esigenza di consumo, senza spreco e con impatti positivi a vari livelli. Praticamente il contrario di quanto accade utilizzando energia non rinnovabile.

L’energia circolare, a sua volta, è definibile come energia sostenibile ed è passata dal margine al centro delle politiche globali per la crescita e lo sviluppo.

L’energia rinnovabile in Italia e nel mondo sta diventando la risorsa di riferimento primaria grazie alle capacità e al potenziale, per molti punti di vista ancora inespressi.

A dimostrazione di ciò, quello che risulta da vari report sulla diffusione, la produzione e gli investimenti sulle energie rinnovabili, è che abbiamo bisogno di spingere sull’acceleratore, notevolmente.

Allo scopo di superare gli obiettivi di sviluppo, proposti per il nuovo decennio, l’impiego di energia rinnovabile nel mondo, dovrebbe essere più che raddoppiato.

E’ questo il messaggio che ha lanciato IRENA (Agenzia internazionale per le energie rinnovabili) nella decima Assemblea annuale, pubblicando il documento “10 anni: Progress to Action”. 

Raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile, in cui sono compresi quelli che riguardano i cambiamenti climatici, è possibile: ma attraverso azioni decisive e un’ambizione senza precedenti.

REN21 e la documentazione sull’energia rinnovabile nel mondo

Nel 2019 la potenza di energie rinnovabili installate è cresciuta per oltre 200 GW, eolico e fotovoltaico hanno raggiunto il picco di 175 GW.

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Un quadro sull’evoluzione nel percorso dell’energia rinnovabile nel mondo lo ha fornito il Renewables Global Status Report (REN21).

Si tratta di uno dei report più noti del settore. Nasce dalla collaborazione di più di 2000 esperti (nessun italiano purtroppo) che lavorano raccogliendo dati e offrendo revisioni di documenti precedentemente elaborati.

Nel documento possiamo leggere che durante l’anno passato, gli investimenti nella produzione da fonti di energia rinnovabile, inclusa l’energia idroelettrica, sono stati tre volte maggiori rispetto a quelli per energia non rinnovabile.

I dati sono confortanti sia per gli investimenti che per le installazioni di “energia circolare”.

Il contributo delle rinnovabili riguarda però, nella maggior parte dei casi, la generazione elettrica. Da questo punto di vista continuiamo a crescere su scala globale.

Non ci sono buone notizie, invece, per quanto concerne la crescita di quote rinnovabili che soddisfino i consumi per il riscaldamento, il raffreddamento e i trasporti.

La richiesta planetaria di energia per i trasporti corrisponde grosso modo al 30% dei consumi finali e più o meno il 50% si attribuisce alla domanda di energia termica.

In questi settori le energie rinnovabili contribuiscono, rispettivamente per il 10% e il 3%.

Secondo gli esperti, comunque, i ritardi sarebbero conseguenza di una certa lentezza del livello burocratico e politico, che poi non permette lo sviluppo (necessario) di nuove tecnologie applicabili ai relativi ambiti.

Un’altra percentuale: energia rinnovabile nei dati dell’ETI

ETI è l’Indice di Transizione Energetica, una classifica basata sui fatti, che permette ai responsabili politici e alle imprese di tracciare la strada per una transizione energetica di successo.

Il suo predecessore era l’Energy Architecture Performance Index. E’ basato sulla misurazione di 40 indicatori.

Si tratta di un monitoraggio dei sistemi energetici che viene effettuato ogni anno, in tutti i paesi, grazie all’iniziativa “Fostering Effective Energy Transition” (World Economic Forum).

Oggi, quindi, esiste una piattaforma che favorisce la comprensione comune tra i vari gruppi di stakeholder.

Grazie all’ETI è possibile confrontare le prestazioni dei sistemi energetici nei vari paesi e per ciascuno di essi, “misurare” la modalità in cui avviene la crescita, in vista della transizione energetica.

Traducendo in numeri gli studi dei ricercatori sulle rinnovabili, viene fuori questo risultato:

  • 55,1% è il punteggio medio globale ETI nel 2020, con un miglioramento di 2 punti percentuali rispetto al 2015
  • 94 Paesi hanno migliorato il loro punteggio ETI dal 2015, rappresentando il 70% della popolazione globale
  • 11 Paesi hanno fatto progressi costanti ogni anno dal 2015
  • Il 20% è una parte della popolazione mondiale che consuma energia quanto il restante 80% di altre regioni del mondo
  • 3% rappresenta il calo nella produzione di energia elettrica da carbone a livello globale nel 2019, secondo l’analisi Carbon Brief
  • Il 70% dei giovani ritiene che la velocità di transizione energetica sia stagnante o troppo lenta, secondo un’indagine del World Economic Forum (Global Shapers Community)

Roberto Bocca, sempre dal World Economic Forum, contempla un’altra variabile e si dichiara determinato:

“La nuova Terra 2.0 che emergerà dopo COVID-19 vivrà una “nuova normalità”, ma molte sfide fondamentali esisteranno ancora. La principale di queste è l’imperativo di lavorare collettivamente per una transizione energetica efficace e inclusiva”

Fonti di ENERGIA: consumo nel mondo

Per una visione sempre più completa del livello di “transizione” verso lo sviluppo sostenibile è possibile comparare risorse energetiche prodotte e consumo nelle diverse nazioni.

Quindi viene misurato anche l’utilizzo complessivo dalle diverse fonti, rinnovabili e non.

Il consumo d’energia mondiale è una misura determinata nell’ottica della domanda e dell’offerta dell’energia: le variabili sono davvero numerose, si aggiungono strada facendo nell’arco della nostra riflessione.

La crescita del consumo di energia nel mondo è avanzata a ritmo sostenuto fin dall’inizio della rivoluzione industriale. Nel ventesimo secolo, poi, c’è stato un ulteriore incremento: l’utilizzo dei combustibili fossili è aumentato di venti volte.

Crescita della produzione di Energia e Fonti Energetiche 1938/2019 – Fonte BP Statistical Review

Tra il 1980 e il 2004, ogni anno, la produzione e il consumo sono aumentati del 2%.

Il consumo mondiale di energia, nel 2004, è stato pari a 15 TW, nel 2019 ha raggiunto i 153.000 TWh, quindi è aumentato del 16% in quindici anni.

Oggi, guardando all’Europa, sappiamo che punta a trasformarsi nel primo continente a impatto zero, entro il 2050.

Questo è l’obiettivo del Green Deal europeo, un ambizioso pacchetto di misure che consentirebbe a cittadini e imprese di beneficiare della transizione sostenibile.

Secondo i dati forniti dalle statistiche di Eurostat, veniamo a scoprire che:

  • tra il 2004 e il 2018 la quota di energia rinnovabile è quasi raddoppiata
  • l’energia eolica è la più importante tra le fonti rinnovabili di energia elettrica

Almeno i tre quinti di tutta l’energia elettrica consumata proviene per lo più dall’energia idroelettrica ed eolica in:

  • Austria 73,1 %
  • Svezia 66,2 %
  • Danimarca 62,4 %

Più della metà dell’energia elettrica consumata deriva da fonti rinnovabili in:

  • Lettonia 53,5 %
  • Portogallo 52,2 %

A seguire: Cipro 9,4%, Lussemburgo 9,1 %, Ungheria 8,3 % e Malta 7,1 %

Classifica energie rinnovabili: Europa e non solo…

Sono tanti i Paesi che fanno a gara per portare l’energia rinnovabile nel mondo, dando l’esempio attraverso la loro storia e i progetti innovativi.

L’impossibile si sta realizzando poco a poco.

E’ vero che gli svedesi sono tra “i primi della classe” e continuano a sfidare tutti gli altri nella corsa a diventare rinnovabili al 100%. Il bello è che in questa competizione tutti potranno dirsi vincitori (un giorno)!

La Germania, per esempio, nonostante il cielo nuvoloso ha iniziato la sua storia rinnovabile negli anni 80 e si trova tra i leaders nel settore del solare fotovoltaico.

Secondo il rapporto dell’Aie “Renewables 2020, Analysis and forecast to 2025” coordinato da Heymi Bahar (insieme ad una squadra internazionale di analisti tra cui l’italiano Paolo Frankl) sono due i luoghi principali in cui ci si affretta ad investire: Cina e Stati Uniti.

Il più grande emettitore di CO2 può pure essere leader nelle energie rinnovabili? Secondo gli analisti il gigante (cinese) si è sempre mosso non solo per la sensibilità, ma per la necessità di sicurezza energetica ed ambientale.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, forse non è solo una leggenda quella che narra “…un nuovo impianto a energia solare viene installato ogni due minuti e 30 secondi”. Il problema che ha sempre tartassato gli States è la domanda di energia. Spesso il fabbisogno supera di gran lunga una ben adeguata capacità rinnovabile.

Per il prossimo anno, invece, si prevede che India ed Europa saranno i paesi capofila, con una crescita nelle rinnovabili del 10%, la più sostenuta dal 2015.

Le tecnologie che si rivelano vincenti sono quelle del settore eolico, idroelettrico e solare fotovoltaico.

Tutti desiderano la migliore energia rinnovabile nel mondo: energia sostenibile!

Andiamo a vedere cos’è accaduto fin’ora e quali sono le altre prospettive, concedendoci un brevissimo giro del mondo.

Il Costa Rica soddisfa una incredibile percentuale del suo fabbisogno utilizzando idroelettrico, geotermico, solare ed eolico. La rivoluzione è avvenuta grazie alla conformazione geografica, ma soprattutto per la volontà politica di proteggere l’ambiente.

L’Uruguay nel 2005, ha iniziato a investire il 3% del Pil nelle energie pulite e dopo una decina d’anni d’impegno è arrivato al 95% di elettricità alimentata da fonti rinnovabili. Investendo molto su eolico e solare, senza aumentare la spesa dei consumatori, il Paese è riuscito nella sua impresa grazie a processi decisionali chiari e ad una importante collaborazione tra settore pubblico e privato.

Il Nicaragua ha dato il via agli investimenti nelle energie rinnovabili nel 2007 con il presidente Bolaños e dopo neanche 10 anni hanno coperto il 55% della produzione di energia elettrica.

In Marocco, in una cittadina all’estremità del Sahara, nel 2016 è stato inaugurato il più grande impianto solare a concentrazione. Un impianto grande come 3.500 campi da calcio, costato 9 miliardi di dollari.

In Kenya, dal 2015, il geotermico ha provveduto al 51% del mix energetico per ridurre la dipendenza dalle importazioni di elettricità. Un balzo enorme rispetto al 13% del 2010.

Alle Hawaii, l’isola di Kauai, la cui rete elettrica ha una capacità di servizio utile per 100.000 persone, ha raggiunto 32 ore (per 11 giorni) di produzione elettrica da fonti rinnovabili. È accaduto tra novembre e dicembre 2019, utilizzando un miscuglio di fotovoltaico, biomasse e idrogeneratori di piccola scala.

Energia rinnovabile nel mondo e crescita sostenibile

Nell’ultimo decennio, la trasformazione globale nel sistema energetico è da considerarsi senza precedenti. Nonostante sia stata più lenta di quanto richiesto per raggiungere gli obiettivi sostenibili  e combattere il cambiamento climatico.

Questo slancio duramente guadagnato corre grossi rischi, poiché la pandemia COVID-19 in corso continua a causare danni economici e sociali.

Secondo il World Economic Forum, al di là dell’incertezza sulle conseguenze a lungo termine, COVID-19 ha scatenato effetti a cascata in tempo reale:

  • L’erosione di quasi un terzo della domanda globale di energia
  • Volatilità senza precedenti nel prezzo del petrolio e conseguenti implicazioni geopolitiche
  • Investimenti e progetti in ritardo o in stallo
  • Incertezze sulle prospettive occupazionali di milioni di lavoratori del settore energetico

La crisi ha costretto a pensare l’impensabile. La società planetaria ha dovuto rinunciare a beni e libertà, per affrontare collettivamente la pandemia.

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Uno sforzo di proporzioni simili è quello essenziale, per una transizione energetica di successo.

La transizione energetica efficace: è sistemica, è circolare!

Dei 115 paesi che hanno partecipato al benchmarking ETI, 94 (con oltre il 70% delle emissioni globali di CO2) hanno migliorato i loro punteggi dal 2015.

Esistono tuttavia grandi lacune.

Soprattutto in merito all’accesso e alla qualità della fornitura elettrica. Sulla base dei progressi compiuti, i programmi futuri dovrebbero essere concepiti in modo da creare garanzie per le diverse forme di servizi energetici (domestici, industriali, di comunità..)

Per esempio, i paesi importatori di carburante sono migliorati ad un ritmo più rapido rispetto ai paesi esportatori di carburante. Sembra che i punti chiave di differenziazione siano riconducibili soprattutto al possesso di capitali e agli investimenti in nuove infrastrutture energetiche.

Poi c’è da considerare “l’inerzia” della struttura del sistema energetico ereditata dal passato.

La disponibilità alla transizione energetica è sottoposta all’influenza della stabilità del contesto e dell’impegno politico.

Parallelamente dal livello di impegno dei consumatori, dallo sviluppo e dall’adozione di nuove tecnologie, ecc. Alcuni di questi fattori esulano dall’ambito del sistema energetico, ma determinano comunque l’efficacia e la traiettoria futura della transizione energetica di un paese.

Le nazioni più pronte per la transizione hanno adottato diversi percorsi per migliorare la loro situazione. Queste hanno sviluppato contemporaneamente più fattori abilitanti, sottolineando l’importanza di un approccio sistemico per uno sviluppo sostenibile.