Non solo mare, sole e buon cibo. La Sicilia è un’isola ricca di enormi potenzialità soprattutto dal punto di vista della sostenibilità.

Bagnata dal Mediterraneo, noto per le sue forti correnti, baciata dal sole tutto l’anno ed esposta all’azione dei venti Scirocco e Maestrale, energia rinnovabile e Sicilia sembrano essere un’accoppiata vincente in quest’isola del Sud Italia.

La Sicilia, quindi, sembra avere tutte le carte in regola per raggiungere l’indipendenza energetica con l’energia sostenibile. La presenza di diverse aree vulcaniche, infatti, rende possibile anche lo sfruttamento dell’energia geotermica in tutta l’isola.

Nonostante il clima e il contesto geologico estremamente favorevoli, però, la Sicilia produce molto meno di quanto potrebbe. Al contrario, risulta essere la seconda regione d’Italia per sfruttamento di fonti fossili ed energia non rinnovabile.

Sicilia indietro nella corsa alle rinnovabili

Nell’isola le nuove installazioni di impianti per energia pulita crescono ad un ritmo troppo lento e ciò rischia di generare un ritardo di vent’anni nel raggiungimento degli obiettivi UE previsti entro il 2030.

Attualmente risulta che la Sicilia produce solo un terzo di energia green rispetto alla Lombardia, nonostante abbia maggiori potenzialità. In totale, infatti, l’isola genera appena 3500 MW contro gli oltre 8000 MW della regione lombarda.

Di questi, 300 MW provengono dall’idroelettrico, 1700 MW dagli impianti eolici e il restante dagli impianti fotovoltaici. 

Appena 1500 MW di energia solare, quindi, in una regione in cui il sole splende per gran parte dell’anno.

Ma a cosa è dovuta tale inefficienza? Il problema sembra essere, anche in questo caso, di natura burocratica

A quanto pare, l’innovazione si scontra con i ben noti limiti amministrativi. 

L’amministrazione regionale, inoltre, non è stata in grado di gestire i fondi erogati per lo sviluppo delle rinnovabili, perdendo il 50% di ciò che avrebbe potuto sfruttare per mettere il turbo all’innovazione energetica. 

Dal 2017, quindi, risulta indietro, rispetto alle altre regioni, nel raggiungimento degli obiettivi del burden sharing, il decreto ministeriale che fissa le quote annuali di energia circolare per ogni regione.

Un vero peccato, se si considera che con le sole fonti di energia rinnovabile la Sicilia potrebbe ottenere la totale indipendenza energetica e illuminare, addirittura, tutta l’Europa.

In questo modo, si potrebbero anche colmare tutte quelle mancanze che la portano a classificarsi sempre tra le ultime posizioni in fatto di efficienza rispetto al resto d’Italia. 

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Energia rinnovabile Sicilia: i numeri dell’energia circolare

Benché la Sicilia goda di una radiazione solare superiore del 30% rispetto al resto d’Italia e Europa, si piazza in sesta posizione per la produzione di energia solare.

Sono appena 1830 i GWh prodotti ogni anno, quasi la metà rispetto a quelli che vengono prodotti nello stesso arco temporale nella Lombardia o in Emilia Romagna.

Stesso discorso per quanto riguarda gli impianti adibiti alla produzione di energia circolare. In Sicilia nel 2019 se ne registravano attorno ai 57.000 contro gli oltre 135.000 della Lombardia e 125.000 in Veneto. 

La loro distribuzione sul territorio dell’isola è stata guidata dalle caratteristiche del territorio. L’area Sud – Ovest, da Ragusa a Trapani, registra una maggiore diffusione del fotovoltaico, mentre nel catanese e nella zona interna della Sicilia (Enna e Agrigento) è maggiormente diffuso l’eolico e mini eolico. 

Grandi assenti, invece, sono l’idroelettrico e il geotermico

Energia idroelettrica e geotermica: le potenzialità della Sicilia

Quest’ultimo, in particolare, si rivela paradossale in un territorio che ospita l’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, e altri siti vulcanici (Eolie e Pantelleria). 

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Una delle bocche vulcaniche dell’Etna – Sicilia

Come se non bastasse, l’isola presenta delle peculiarità geologiche e termiche del sottosuolo ideali per lo sfruttamento della geotermia di bassa entalpia, come dichiarato da Marco Viccaro, professore di Geochimica e Vulcanologia all’Università di Catania. 

Si tratta di un fenomeno che sfrutta la differenza di temperatura tra l’ambiente esterno e i primi 150 metri di sottosuolo. In Sicilia questa temperatura si mantiene costante sui 15/18°C tutto l’anno, contro i 5/10°C percepiti all’esterno in inverno e i 25/30°C in estate. 

Ciò consente, quindi, di produrre energia termica calda e fredda a basso consumo energetico, adatta ad esempio per la climatizzazione degli edifici.

Ma questo non è l’unico importante potenziale della Sicilia. 

Lo Stretto di Messina, infatti, sembra essere un incredibile bacino di risorsa per la produzione di energia idroelettrica, grazie alla presenza di forti correnti marine.

L’energia da correnti marine sfrutta lo stesso principio dell’eolico. L’energia cinetica prodotta dalle masse d’acqua in movimento viene trasformata in energia meccanica grazie a delle turbine o generatori dotati di pale.

Il Mediterraneo allora si rivela un sito estremamente interessante grazie alla presenza di correnti molto veloci, che permetterebbero la produzione di energia in maniera estremamente vantaggiosa.

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Esempi virtuosi di energia rinnovabile in Sicilia

Nonostante ritardi, inefficienze e intoppi burocratici, sono diverse le realtà siciliane che si sono distinte per l’impegno verso la sostenibilità e un efficientamento energetico che punta ad abbandonare le fonti di energia non rinnovabile.

Nella località di Agghiastro, nel comune di Santa Cristina Gela, è stata inaugurata la centrale idroelettrica più potente della Sicilia gestita da un’azienda a capitale pubblico 100% locale.

La siciliana AMAP S.p.A. è, infatti, l’artefice dell’investimento di un fondo di 300.000 mila euro che ha permesso la realizzazione di un impianto a 2 gruppi turbina, per una potenza complessiva di 2.500 KW.

L’azienda agricola Val Paradiso a Naro, in provincia di Agrigento, invece, merita un riconoscimento per il suo impegno verso l’utilizzo di sistemi energetici rinnovabili per la produzione.

Grazie alla combinazione di un impianto mini-eolico da 11 kW, un impianto fotovoltaico da 52 kW e un impianto termico da biomasse, l’azienda alimenta al 100% con energia rinnovabile tutte le sue strutture. 

Con una produzione elettrica green pari a 100.000 kWh ogni anno, è stata in grado di risparmiare ben 45 tonnellate di emissioni di Co2 e 18 tonnellate di petrolio che gli sarebbero serviti se avesse scelto di alimentare l’attività con energia non rinnovabile.

Infine, merita una menzione anche il progetto messo in atto dalla Bagol’Area, azienda bioagricola situata sul versante orientale dell’Etna. 

Nata come progetto di recupero ambientale, oggi la struttura è in grado di provvedere al 95% del proprio fabbisogno energetico attraverso una rete di teleriscaldamento, collegata ad un impianto da biomassa della capacità di 120 kW. 

Per far funzionare l’impianto, l’azienda si serve degli scarti boschivi e di lavorazione agricola. Inoltre, per gli ospiti e i residenti, mette a disposizione veicoli elettrici ed energia solare proveniente da ben 150 mq di pannelli fotovoltaici.

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Energia rinnovabile Sicilia: l’isola pronta ad investire 15 miliardi

La Sicilia è ben consapevole che tale arretratezza energetica rappresenta un enorme limite per lo sviluppo sostenibile del territorio. I ritardi e i limiti in essere, infatti, si ripercuotono inevitabilmente anche sul benessere economico dell’isola, oltre che su quello ambientale.

Non è un caso, infatti, che il polo petrolifero di Gela sia stato indicato da tempo come una delle zone che necessitano urgenti operazioni di bonifica per la salute dell’ambiente e dei cittadini.

A quanto pare, l’attuale amministrazione regionale guidata dal presidente Musumeci, ha messo in moto la macchina dei lavori e ha promesso entro fine anno, o al massimo all’inizio del 2021, un intervento da 15 miliardi di euro per sviluppare un nuovo piano energetico in Sicilia.

In questo modo l’isola potrebbe addirittura triplicare il volume di produzione di energia green, allinearsi al resto del paese e rispettare gli obiettivi imposti dall’ UE entro il 2030.

L’obiettivo, alla luce dei risultati raggiunti finora, sembra molto ambizioso e consta diverse operazioni di intervento.

Prima di tutto, si punta a snellire gli iter autorizzativi, semplificare le procedure burocratiche e rinnovare gli impianti esistenti. In questo modo sarà possibile migliorarne l’efficienza e aumentarne la potenza senza procedere ad ulteriore occupazione del suolo pubblico.

Poi, si spinge verso la valorizzazione di progetti di autoconsumo e l’efficientamento energetico di edifici pubblici, piccole e medie imprese. 

Infine, si punta a triplicare la produzione di energia solare attraverso il fotovoltaico, considerata la maggiore percentuale di radiazione di cui l’isola è ben nota.

Puntare sull’energia rinnovabile in Sicilia, infine, si rivela un’ottima opportunità anche in termini occupazionali. 

Niente di meglio, quindi, per una regione che vanta il triste primato per il più alto numero di giovani disoccupati o emigrati al Nord in cerca di lavoro.