Al centro dei dibattiti (non solo politici) degli ultimi anni, c’è lo sviluppo della green economy, pro e contro hanno fatto da spartiacque.

È logico e auspicabile che prima di attuare qualsiasi tipo di cambiamento facciamo un check relativo ai benefici e agli svantaggi di una determinata scelta.

Un controllo razionale che avviene istantaneamente per la maggior parte delle decisioni nella vita quotidiana.

Figuriamoci se si tratta di sostituire il modello globale brown con la green economy. Di transitare dal sistema lineare a circolare. O di passare dall’abituale utilizzo dei combustibili fossili alla sola comprensione di che cos’è l’energia sostenibile.

Così, durante la crisi finanziaria planetaria del 2008, l’Assemblea generale e diverse agenzie delle Nazioni Unite hanno preso la palla al balzo.

Sottolineando che la crisi rappresentava un’opportunità per promuovere iniziative di economia verde, come parte dei pacchetti di stimolo messi in atto per sostenere la ripresa.

Proprio come sta accadendo oggi in risposta alla pandemia.

Il fatto che la green economy venga riproposta come strategia risolutiva a problematiche di tale portata significa che le sue pratiche siano quantomeno utili!

Tra l’altro, quando l’Assemblea Generale ha deciso di convocare la Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile (UNCSD 2012) a Rio de Janeiro, ha scelto come uno dei suoi temi principali:

“un’economia verde nel contesto dello sviluppo sostenibile e dello sradicamento della povertà”

Quindi, in realtà, gli obiettivi della green economy sono molto ambiziosi.

Più che di pro e contro, ci troveremo a parlare sicuramente di vantaggi…e poi di ostacoli o di sfide.

Green Economy: pro e contro nei Paesi “sviluppati”

Raccontando di Green economy, pro e contro compresi, facciamo riferimento ad un modello economico che ha come pilastro del suo sviluppo la riduzione nell’impatto ambientale.

La Commissione Europea la definisce come:

“un’economia che genera crescita, crea lavoro e sradica la povertà investendo e salvaguardando le risorse del capitale naturale da cui dipende la sopravvivenza del nostro pianeta”

Dopo aver compreso quanto il “vecchio” sistema di crescita fosse insostenibile (dal punto di vista ambientale e umano) è stato necessario ripensare la realtà.

Immaginare un nuovo mondo.

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Da realizzare con la trasformazione, non solo dei classici settori industriali, ma anche di quelli relativi al turismo, all’allevamento, all’agricoltura.

In pratica, stiamo aprendo la strada ad una nuova cultura di produzione e consumo.

Facciamo un esempio. Per poter mettere in pratica una reale forma di economia verde è necessario partire dall’analisi dei danni ambientali che un’azienda potrebbe determinare nel corso del ciclo di vita dei suoi prodotti.

In seguito, è necessario comprendere il modo in cui poterli ridurre, quindi, come ridimensionare l’inquinamento.

La soluzione viene ben rappresentata dalle politiche della green economy perché bisogna, in primo luogo, adottare un sistema produttivo che si basa sull’uso di fonti rinnovabili.

Parallelamente, strutturare una produzione che consente di riciclare parte degli scarti, così da non considerarli rifiuti e renderli nuovamente produttivi. Non solo per l’azienda ma nel senso più ampio trasmesso dal concetto di economia circolare.

In questi casi, se è l’impegno verso le scelte green ad essere considerato un ostacolo o un limite, possiamo star certi che saremo ben ricompensati.

Parliamo dei benefici

I vantaggi della Green Economy (essendo un modello nato in seno alla sostenibilità) riguardano la sfera ambientale, economica ed anche quella sociale.

Vediamone alcuni, sempre inerenti al settore delle attività che producono “beni”.

Riduzione dei costi. Rivedendo il modello di produzione attraverso la riqualificazione aziendale o la modifica di alcuni settori della propria azienda, sarà possibile ridurre i costi di produzione e di smaltimento.

È il caso di aziende che decidono di ridurre notevolmente i propri imballaggi, di utilizzare materie prime seconde o di investire nell’energia pulita.

Aumento delle vendite. L’attenzione e il rispetto verso le tematiche ambientali, genera un aumento nelle vendite in quanto la clientela tende a prediligere le aziende sostenibili. Impegnate nella salvaguardia della natura.

Creazione di nuovi posti di lavoro. Grazie al fenomeno della green economy sono nate nuove professioni, vengono aggiornate le competenze per i green jobs e valorizzati antichi mestieri molto vicini al concetto di sostenibilità.

Sono numerose le figure professionali green che oggi vengono richieste. I project manager, i consulenti, ma anche gli impiantisti e gli installatori o i consulenti assunti dalle aziende per adeguare i propri stabilimenti al sistema dell’economia verde. 

A cosa porta, in questi casi, l’economia ecologica?

Produzione di energie rinnovabili pulite. Come le tecnologie verdi (l’eolico, il solare, l’idroelettrico, ecc.).

Maggiore efficienza e minore spreco. Utilizzando prodotti e servizi che hanno bisogno di una minore quantità di energia.

Minore impatto sull’ambiente. Ridimensionando il problema dell’effetto serra e del surriscaldamento globale.

Qualche dato sui vantaggi

Dai dati Eurostat emerge che in Europa la ricchezza prodotta dall’economia verde è passata da 135 a 289 miliardi di euro negli ultimi 15 anni.

Anche il fatturato è cresciuto in modo esponenziale, arrivando a quota 700 miliardi di euro. A ciò si aggiunge il boom dell’occupazione sostenibile, con un aumento del 49% per i Green Jobs e solo del 6% per le occupazioni tradizionali.

GreenItaly conferma la crescita della Green Economy anche in Italia. Molte imprese, infatti, hanno già investito in prodotti e tecnologie verdi con la finalità di ridurre l’impronta ecologica e migliorare la loro sostenibilità.

Si prevede che nel 2025 si faranno circa 190 miliardi di investimenti, con 682 miliardi in aumento della produzione e circa 800.000 nuovi posti di lavoro.

Puntando sulla sostenibilità, sullo sviluppo delle rinnovabili e sulla riduzione dei consumi energetici.

Svantaggi della green economy: alcuni limiti

Non esistono dei veri e propri “contro”. Parliamo piuttosto di alcune criticità che rallentano la diffusione della green economy a livello globale.                   

Oggi si sente sempre più spesso parlare di “pensiero verde”. Questa concezione è parte del nostro stile di vita.

Nella qualità dei prodotti e dei servizi forniti, soprattutto nei paesi sviluppati.

Basti pensare ai terminicome “green-friendly” o “eco” e “bio”,ormai entrati nel linguaggio comune.

Tanto quanto la cura verso la raccolta differenziata, il sempre minore utilizzo di energia non rinnovabile e la predilezione per la cucina a chilometro zero.

Purtroppo, certe pratiche non sono state ancora adottate da tutti. Procediamo nella direzione green, ma molte delle trasformazioni da effettuare nella quotidianità sono ritenute troppo costose.

A titolo di esempio: trovare alimenti certificati da coltura biologica ad un costo raddoppiato o triplicato rispetto a quelli più comuni, può indirizzare verso scelte un pò meno “verdi”.

Il modello economico green implica una trasformazione profonda che non tutti sono pronti ad attuare. In alcuni Paesi, quindi, sono nati enti che sostengono le aziende nel loro passaggio verso un’economia verde e sostenibile.

L’ostacolo dei costi maggiorati riguarda anche le tecnologie. Quelle tradizionali sono favorite dai prezzi, ma inquinano. Perciò è come se l’industria stesse muovendo i primi passi.                

Infine, il rendimento iniziale delle scelte green potrebbe apparire basso, ma con il tempo la situazione viene bilanciata da grandi benefici.

Un investimento a lungo termine, sotto ogni punto di vista.

Green economy: pro e contro a livello globale

Abbiamo visto che Nazioni Unite e Commissione europea condividono un’idea precisa sul nuovo paradigma di crescita economica. Solidale con gli ecosistemi della terra e che contribuisca alla riduzione della povertà. Tutto questo è green economy, pro e contro sono sempre stati analizzati nel dibattito.

Dal primo comitato preparatorio dell’UNCSD nel maggio 2009, diverse delegazioni chiesero di preparare uno studio. Per valutare benefici e sfide associati alla transizione verso l’economia verde.

Lo fecero prima di molti altri: il Dipartimento degli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite, il Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite, la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e Sviluppo e altre organizzazioni pertinenti.

È importante riconoscere a questo punto, pure la visione condivisa sulla compatibilità tra green economy e concetto di sviluppo sostenibile. Integrato nel lavoro delle Nazioni Unite per decenni.

Anche oggi l’Europa, le Nazioni Unite e la gran parte dei governi, lavorano affinché il meccanismo della transizione sia “giusto”.

Vogliamo assicurarci che la rivoluzione verde:

“avvenga in modo equo e non lasci indietro nessuno”.

Se è vero che alcuni Paesi sono già eccellenze, altre economie dipendono ancora in maniera strutturale dai combustibili fossili.

Quindi limitarsi a “spegnere” interi comparti da un giorno all’altro darebbe luogo ad un danno indescrivibile. A pagare il prezzo più alto sarebbero i lavoratori e le fasce deboli della popolazione.

I rischi e le sfide della green economy (come per molti altri cambiamenti) spesso riguardano proprio le comunità “fragili” e i paesi in via di sviluppo.

Per loro l’evoluzione sotto il profilo economico risulta più esigente.

Si teme che il nuovo modello possa essere usato per rafforzare tendenze protezionistiche, condizioni limite associate alla cooperazione finanziaria internazionale e scatenare nuove “incomprensioni”.

Paesi in via di sviluppo e partnership internazionali green

Ci sono molte sfide e ostacoli che i paesi in via di sviluppo devono affrontare per spostare le loro economie verso percorsi più ecologici.

Ma, come affermato nel rapporto “The Transition to a Green Economy” delle Nazioni Unite, ciò non dovrebbe impedire di incorporare elementi ambientali e sociali nello sviluppo economico.

I vari ostacoli possono essere identificati e riconosciuti in modo da “prendere le misure”.

Sia per permettere la cooperazione internazionale, sia per sostenere gli sforzi globali di sviluppo sostenibile.

Stabilire le condizioni che rendono possibile ai paesi di muoversi verso una “economia verde” è stato il primo passo per molti.

E “le principali condizioni”, non solo per i Paesi in via di sviluppo, sono state riconosciute già nei negoziati che hanno portato a Rio (1992). Sono ben stabilite nei Principi di Rio e nell’Agenda 21.

Il trattamento dell’economia verde (secondo gli esperti del mestiere) dovrebbe innanzitutto essere coerente con il concetto, i principi e il quadro dello sviluppo sostenibile.

Senza “distrazioni”.

Secondo Martin Khor, direttore esecutivo dell’organizzazione intergovernativa South Centre, bisogna (addirittura) fare attenzione a garantire che il termine green economy venga compreso.

Per supportare il più ampio programma di finanziamenti internazionali, per includere nella teoria e nella pratica le dimensioni sociali, di equità e di sviluppo.

Caratteristiche della sostenibilità e dell’economia verde.

Green Economy: pro e contro di una crescita economica

Krystyna Swiderska, dell’Istituto internazionale per l’ambiente e lo sviluppo, pone la questione della green economy (pro e contro o benefici e ostacoli)…da un altro punto di vista.

I popoli indigeni.

Sorprendentemente evoluti, rispetto al significato di “crescita” comunemente riconosciuto.

L’equilibrio con la natura, la reciprocità e la solidarietà (aiutare chi ha bisogno) sono principi chiave incorporati in molte culture indigene del mondo.

Dalle Americhe, alla Cina, all’India e al Kenya. Queste economie indigene promuovono la sufficienza piuttosto che la crescita.

L’equità e la ridistribuzione della ricchezza piuttosto che l’accumulo.

In teoria, quindi, non hanno bisogno di implementare modelli di “ripresa verde”!?

Infatti. Scopriamo grazie a loro, che molte economie di sussistenza sono già caratterizzate da modelli di agricoltura circolare, che minimizzano i rifiuti e le emissioni di carbonio.

Per molti dei 476 milioni di popoli indigeni del mondo, l’equilibrio e la reciprocità con la natura sono principi che guidano tutti gli aspetti della vita.

Piuttosto che privilegiare obiettivi economici umani e perseguire la conservazione della natura separatamente, molte società indigene cercano di raggiungere il “benessere olistico” ovvero il benessere di persone e natura insieme.

La maggior parte della biodiversità rimanente nel mondo si trova su terre possedute o gestite da popoli indigeni. Una valutazione scientifica globale del Gruppo intergovernativo sulla biodiversità e i servizi ecosistemici (IPBES) ha rilevato che:

“la natura sta generalmente declinando meno rapidamente nelle terre delle popolazioni indigene rispetto ad altre terre”.

Paradossalmente, le stesse economie indigene che hanno conservato e migliorato la biodiversità per millenni, sono minacciate da politiche ambientali che spesso non riconoscono il valore della conoscenza indigena.

Contribuendo alla sua erosione.

Apprendiamo, di nuovo, dalla saggezza di questi popoli, che il grande ostacolo nella green economy può essere rappresentato principalmente da un fattore: la crescita verde non può trascurare di essere equa. Sostenibile!