Ecco cosa accade grazie alle innovazioni della Green Economy: sbocchi lavorativi impensabili, economia in crescita, salvaguardia dell’ambiente e maggiore responsabilità sociale.

Perché non goderci qualche buona notizia ogni tanto?

L’accoppiata inscindibile “green economy e sviluppo sostenibile” è un pacchetto all inclusive.

I benefici sono innumerevoli: dai carburanti alternativi, all’energia sostenibile, a cibi gustosi e salutari.

Anche se non è semplice raggiungere traguardi così ambiziosi, ci stiamo provando seriamente.

Riguardo agli sbocchi lavorativi, la Commissione europea è sempre stata attenta ad adottare una comunicazione che evidenzia sia le sfide che le opportunità occupazionali.

Per una “transizione giusta” verso l’economia verde.

Come non essere entusiasti di un modello economico a basse emissioni di carbonio, efficiente dal punto di vista energetico e delle risorse?

Dove, declinando il termine secondo il pensiero verde, con la parola risorse possiamo fare riferimento al capitale umano. Oltre che a quello naturale.

Quindi, a proposito del dialogo aperto sulle iniziative per l’occupazione verde, viene presentato da anni un quadro integrato.

Cosa significa?

Lo scopo è di consentire al mercato del lavoro e alle politiche per le competenze di svolgere un ruolo attivo nel sostenere la transizione.

Quindi, i comunicati dell’Europa si sono concentrati sull’importanza di:

  • Anticipare e stabilire politiche per competenze adeguate a sostenere i lavoratori nell’affrontare cambiamenti strutturali;
  • Assicurare la transizione del mercato del lavoro;
  • Rafforzare la governance e le iniziative basate sul partenariato.

Nel quadro, vengono integrate le politiche sull’economia circolare e sul piano d’azione verde per le preziose PMI (piccole e medie imprese).

L’ex commissario europeo per il clima Connie Hedegaard, dopo l’ultima crisi finanziaria, affermava:

“I lavori verdi sono tra quelli che crescono più velocemente e sono i più resistenti dell’economia europea.”

Green Economy: sbocchi lavorativi in crescita

Nei dati del rapporto GreenItaly sono oltre 3 milioni le persone occupate grazie alla Green Economy: sbocchi occupazionali in crescita secondo le previsioni!

Nelle stime i green jobs arriveranno a coprire una quota del 18,9 per cento sul totale del fabbisogno prodotto fino al 2023.           

Queste notizie sono davvero importanti. Anche perché i dati si riferiscono a diversi settori e a varie filiere produttive. Che a loro volta portano alla possibilità di numerose innovazioni.

Perciò ci lasciano ben sperare sul fronte occupazionale!

Si tratta di un’enorme varietà di professioni. Oltre a rappresentare un’incredibile opportunità in quanto a sbocchi lavorativi, ci offrono lo spaccato di un mercato del lavoro che cambia.

Si evolve qualitativamente attraverso l’introduzione di nuove professionalità e l’aggiornamento di quelle tradizionali.

Le figure professionali verdi comprendono:

  • energy manager
  • certificatori energetici di immobili
  • serramentisti sostenibili
  • ecodesigner
  • esperti di gestione dei rischi e degli impatti ambientali
  • bioingegneri che sintetizzano bioplastiche
  • esperti di bonifica ambientale
  • consulenti finanziari per eco-imprese
  • agronomi
  • agricoltori biologici
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Poi, vanno aggiunte le figure cosiddette “ibride”, che sommano alla propria professionalità le competenze green.

Questo perché negli ultimi anni numerose aziende hanno puntato sulla green economy.

Dal 2014 al 2017 oltre 345.000 imprese italiane hanno investito in prodotti e tecnologie green. In pratica un’azienda italiana su 4. Con una particolare attenzione ai settori:

  • elettronica
  • apparecchi elettrici
  • meccanica
  • mobilità

Geograficamente parlando, le Regioni con il più alto numero di imprese che stanno scommettendo sulla sostenibilità verde sono:

  1. Lombardia (61.650 unità)
  2. Veneto (34.797)
  3. Lazio (32.545)
  4. Emilia-Romagna (28.270)
  5. Campania (26.176)
  6. Piemonte (25.272)
  7. Toscana (23.163)
  8. Sicilia (21.954)
  9. Puglia (20.355)

Green Economy: sbocchi lavorativi e formazione

Per attuare la transizione verso la green economy: sbocchi occupazionali, formazione di nuove competenze e aggiornamento sono tra i principali focus.

Le università, quindi, stanno puntando molto sull’istruzione accademica di stampo ecologico.

Dal 2019-2020 si stimano circa 37 corsi di laurea dedicati allo sviluppo sostenibile. Cifra destinata ad aumentare già dal 2021.

Esempi di corsi di laurea green in Italia:

  • Agrotecnologie per l’ambiente e il territorio – Università degli Studi Milano
  • Green Management, Energy and Corporate Social Responsibility – Bocconi
  • Ingegneria dell’Ambiente per lo Sviluppo Sostenibile – La Sapienza
  • Turismo e Territorio: economia, marketing, eco-sostenibilità – LUISS
  • Economia dell’Energia e dell’Ambiente – Università degli Studi di Ferrara
  • Sistemi agricoli sostenibili – Università degli Studi di Brescia

Lauree, corsi e Master porteranno alla formazione di diverse figure professionali. Tra cui:

Giurista ambientale. Cioè un avvocato che si trasforma in consulente per aziende, enti pubblici e privati, nel settore dell’economia verde.

Programmatore agricolo della filiera corta. Si occupa dell’organizzazione dei processi produttivi secondo le esigenze della domanda locale, delle tradizioni culturali e gastronomiche, della stagionalità dei prodotti. Interviene nei processi di marketing e nell’individuazione di mercati locali, reti di acquisto, farmers market. È la figura capace di integrare efficacemente quello che avviene dalla produzione alla commercializzazione.

Risk manager ambientale. Ovvero, colui che analizza e individua i punti deboli e i rischi a cui l’impresa potrebbe essere esposta e garantisce il rispetto delle norme in materia ambientale e di sicurezza sul lavoro.

Educatore ambientale per l’infanzia. Una professione atipica, vista l’impronta umanistica richiesta. Ma, è una figura sempre più richiesta che richiede competenze trasversali in pedagogia, formazione e scienze naturali.

Esperto in gestione dell’energia (o ingegnere energetico). Progetta e gestisce impianti in maniera da ridurre i consumi di materie prime e di energia. I settori di applicazione sono quello industriale, civile, agricolo e dei trasporti.  

Lavori green senza laurea

Non c’è sempre bisogno di acquisire lauree o approfondire con Maser specifici quando si desidera avvicinarsi ai green jobs.

Spesso basta aggiornare le proprie conoscenze con uno dei corsi offerti a livello nazionale.

Dunque, alcuni esempi di figure professionali green che non necessitano di una laurea green specialistica:

Meccatronico green: l’evoluzione di meccanico e elettrauto. E’ lui che dovrà unire competenze meccaniche a quelle elettroniche e informatiche per l’avvento di nuovi veicoli ibridi e elettrici.

Cuoco. Rispetto ad un cuoco “tradizionale”, lo chef “sostenibile” dovrà avere una maggiore attenzione all’uso in cucina di prodotti biologici e/o a chilometro zero, alla riduzione degli sprechi e alla pratica del riciclo.

Installatore di reti elettriche a migliore efficienza. Colui che rende gli “ambienti” più efficienti a livello elettrico ed energetico, sia per i privati che per enti pubblici.

Manovale esperto di calcestruzzi green. Sempre più ditte mettono in commercio miscele caratterizzate da un’impronta green, che richiedono modalità e tempi di posa diversi rispetto ai materiali tradizionali.

Installatore di impianti di condizionamento a basso impatto ambientale. Colui che installa questi nuovi impianti ha la possibilità di renderli sempre più efficienti e meno inquinanti.

Informatico ambientale. Si occupa della creazione di software per la manutenzione della nuova strumentazione elettrica (impianti di riscaldamento, elettrodomestici) in chiave green. A questa occupazione si affiancano anche bioinformatici e geoinformatici.

Promotore edile di materiali sostenibili. L’esperto nell’uso di nuovi materiali ecologici e delle loro applicazioni nell’edilizia green. Un consulente per imprese e privati, per ristrutturazioni, nuove costruzioni, edifici pubblici.

Meccanico industriale green. Il compito non è soltanto quello di installare macchinari industriali di nuova concezione, deve occuparsi di verificare gli ambiti dove tali impianti dovranno lavorare.

Contabile specialista nell’energia sostenibile. Consulente esperto riguardo la legislazione dell’economia green. Parliamo di incentivi, ecobonus, certificati bianchi, conversione green e sgravi fiscali sulla sostenibilità.

Green economy: sbocchi lavorativi e ripresa verde

Secondo l’ILO (Organizzazione Internazionale del lavoro) nella Green Economy, sbocchi lavorativi e formazione per i green jobs, sono possibilità che si riferiscono a lavori con obiettivi ben precisi.

Proteggere gli ecosistemi e la biodiversità, ridurre il consumo di energia, materiali e acqua. Decarbonizzazione e riduzione (se non eliminazione) di rifiuti e inquinamento…

Il degrado ambientale, lo sappiamo, colpisce in modo sproporzionato le popolazioni vulnerabili e i paesi a basso reddito, che dipendono in gran parte dai servizi ecosistemici (suoli sani, fiumi, mari…) per la sussistenza.

I servizi ecosistemici (etichettati come il PIL dei poveri) costituiscono tra il 50% e il 90% della fonte totale di sostentamento nelle campagne povere del mondo.

Investire su sbocchi lavorativi green significa “inverdire” questi luoghi, insieme a settori economici tradizionali e settori emergenti come quello dell’energia rinnovabile, dell’efficientamento energetico o del riciclaggio.

Queste occupazioni, secondo l’ILO, dovrebbero anche essere posti di lavoro dignitosi, che offrono parità di accesso a donne e uomini. Perché forniscono protezione sociale e garantisco la sicurezza dei lavoratori.

Nell’ultimo decennio (sono emersi a livello globale) politiche, programmi e strategie per promuovere i lavori verdi.

Come abbiamo detto, le nuove occupazioni verdi richiedono nuove competenze. Quindi i programmi di istruzione e formazione si sono evoluti rapidamente per stare al passo con i cambiamenti del mercato del lavoro.

Perciò, la Commissione Globale sul Futuro del Lavoro ha identificato l’ecologizzazione delle economie tra le transizioni centrali per il loro impatto sul futuro del lavoro.

Questa transizione creerebbe milioni di posti di lavoro man mano che i paesi adottano pratiche sostenibili e tecnologie pulite.

24 milioni di nuovi posti di lavoro sono stimati a livello globale entro il 2030. Ma solo se verranno messe in atto le giuste politiche e le giuste competenze per promuovere e rispondere alla fatidica ripresa verde.

La ripresa green post-pandemia secondo GEC

Come ci ricorda Najma Mohamed, direttore responsabile alla Green Economy Coalition (GEC), con la green economy, sbocchi lavorativi, formazione e pacchetti di stimolo verde (proposti per affrontare la crisi della pandemia) possono accelerare la transizione verso lavori dignitosi.

Potrebbero portare a maggiori sinergie tra sviluppo sociale e sostenibilità ambientale. Proprio attraverso programmi di riabilitazione degli ecosistemi su larga scala, che costruiscono competenze e forniscono reddito.

Potrebbero accelerare l’ecologizzazione dei settori tradizionali (edilizia, agricoltura, trasporti..) dove sono ancora necessari investimenti per attuare trasformazioni determinanti a livello globale.

Darebbero impulso alla transizione dalle energie non rinnovabili, alle fonti pulite e all’efficientamento energetico. Creando quasi 20 milioni di nuovi posti di lavoro per donne e uomini, nel mondo, entro il 2030.

Infine, secondo Najma, le alleanze per una ripresa verde e giusta post-Covid emergono a più livelli e sono la chiave per fornire soluzioni di politica pubblica per economie inclusive, resilienti e sostenibili.

Per assicurare che riavviamo questa economia nel modo più adeguato.