Siete per caso alla ricerca di green jobs?

Mentre il cambiamento climatico e la pandemia rappresentano una minaccia da affrontare con urgenza, vediamo dischiudersi davanti ai nostri occhi le migliori opportunità.

Riuscite ad immaginare?

La possibilità di ricostruire la nostra economia con fonti di energia sostenibile e pulita. Per prenderci cura della nostra salute.

La facoltà di valorizzare l’ambiente per la rinascita della natura e il futuro delle nuove generazioni.

Il sogno di affrontare le disuguaglianze, incorporate in parte nel sistema alimentato dai combustibili fossili. Per un mondo equo.

In questo processo ispirato da ripresa verde, sviluppo sostenibile e dal prezioso concetto di economia circolare vengono proposte (a dir poco) milioni di nuove occupazioni.

E visto che a cambiare è la stessa concezione del lavoro, queste “nuove occasioni” vengono definite: green jobs.

Non è la prima volta che il mondo affronta minacce di una certa portata.

Tantomeno possiamo definirci privi di esperienza nella realizzazione di progetti impensabili.

Quando John F. Kennedy affermò che avremmo mandato un uomo sulla luna, la gente disse che sarebbe stato impossibile.

Ma i migliori scienziati e ingegneri si riunirono e…hanno cambiato il mondo per sempre.

Fornendo, tra l’altro, un fiume di tecnologie innovative con cui sono state sviluppate altrettante risorse per la gente.

Quando Mahatma Gandhi disse:

“Io e te siamo una sola cosa: non posso farti male senza ferirmi”

in molti non capirono, ma il politico, filosofo e avvocato indiano, alla fine portò l’India all’indipendenza grazie al metodo della non violenza. (O amore come scrive nella sua autobiografia.)

L’ingegno dell’uomo si è sempre sollevato per raggiungere traguardi apparentemente inarrivabili.

Guidando e scatenando il mondo. Anche per ottenere benefici economici.

Oggi affrontiamo una nuova sfida.

Sanare la crisi della natura richiederà l’ingegnosità dello sbarco sulla luna e una mobilitazione, economica e industriale, mai vista.

Green Jobs: definizione

Cosa sono i green jobs?

La definizione di lavoro verde è stata formulata qualche anno fa dall’UNEP (United Nations Environment Programme).

L’agenzia delle Nazioni Unite che opera nel campo della tutela dell’ambiente.

Il green job è un lavoro dignitoso che contribuisce a preservare o ripristinare la qualità dell’ambiente, sia che si tratti di agricoltura, industria, servizi o amministrazione.”

I posti di lavoro possono essere definiti verdi:

quando contribuiscono a ridurre l’impatto ambientale negativo, portando alla fine ad imprese ed economie sostenibili dal punto di vista ambientale, economico e sociale.”

Possiamo facilmente immaginare quanto i green jobs siano legati all’ambito della green economy.

Indissolubilmente!

Il modello economico, infatti, ambisce a tradursi nel miglioramento del benessere umano e dell’equità sociale.

Riducendo al contempo, e in modo significativo, i rischi ambientali e la scarsità ecologica.

L’economia verde è a basse emissioni di carbonio, efficiente sotto il profilo delle risorse e socialmente inclusiva.

Già nella conferenza di Rio+20 era vista come una “lente” per concentrarsi e cogliere le opportunità di far progredire simultaneamente tanti obiettivi. Appartenenti ai più svariati ambiti dell’attività umana.

Oggi, il fatto di voler costruire un futuro verde e sostenibile impone di ripensare interi settori.

Perciò, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato che incentrerà il proprio mandato sul Green Deal europeo.

Allo scopo di vincere questa missione colossale denominata “transizione verde”, l’Unione europea ha messo appunto un piano di investimenti sostenibili da mille miliardi di euro.

L’Unione prevede di indirizzarne una buona parte ai cittadini, che avranno un ruolo fondamentale.

Per esempio, dovremo rinfrescare le nostre competenze (o acquisirne di nuove) per poter cercare e scegliere tra le occasioni lavorative più adeguate.

Il lavoro verde e le nuove competenze

Ogni nazione del mondo, oggi, lotta per far ripartire la propria economia dopo il blocco del covid-19. Si parla di ripresa verde perché l’intenzione è quella di affrontare la crisi economica e climatica attraverso i medesimi strumenti.

Per ora sono poche le ricerche scientifiche che forniscono prove dell’efficacia di uno stimolo verde. Ma i ricercatori sono già attivi. Tra i vari studi abbiamo trovato: “Green Stimulus in a Post-pandemic Recovery: il ruolo delle competenze per una ripresa resiliente”

Il documento inizia riassumendo una recente ricerca sull’efficacia degli stimoli verdi sulla crescita dell’occupazione nell’American Recovery and Reinvestment Act del 2009.

Secondo i risultati gli investimenti sul green job: sono più efficaci nelle comunità i cui lavoratori hanno le appropriate competenze “verdi”.

Quindi, nella ricerca, vengono fornite comparazioni e indicazioni sui requisiti per le occupazioni verdi e marroni.

Lo scopo è illustrare quali lavoratori hanno maggiori probabilità di beneficiare di uno stimolo verde legato alla pandemia.

Infine, vengono fornite prove suggestive sul potenziale dei programmi di formazione professionale, per aiutare a facilitare la transizione verso un’economia verde.

Green Jobs Italia

Lo scopo primario dei green jobs, sembra chiaro, è quello di produrre beni e servizi con tecniche che rispettino l’ambiente e le persone.

Alla fine degli anni Ottanta l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, oggi confluito nell’Agenzia Nazionale delle Politiche Attive del Lavoro (ANPAL), aveva già effettuato una classificazione delle professioni legate alla conservazione e alla tutela dell’ambiente.

Grazie al “Progetto ambiente”.

Prima del 2008 in Italia si parlava di eco-lavoro.

Tra il 2009 e il 2010 viene pubblicata la prima edizione della “Guida ai green jobs” (Edizioni Ambiente) di Tessa Gelisio e Marco Gisotti.

Nel primo rapporto Greenitaly a cura di Fondazione Symbola e Unioncamere, venivano analizzate in prospettiva le richieste di lavoratori verdi da parte delle imprese italiane.

Nel 2013, nel corso della diciannovesima Conferenza internazionale dei Labour Statisticians, l’ILO adotta una definizione stabile di “green jobs”, basandosi sul System of Environmental Economic Accounting (SEEA).

I lavori verdi sono lavori dignitosi se:

  • migliorano l’efficienza nell’uso delle energie e delle materie prime
  • limitano le emissioni di gas serra (dovute per esempio alle fonti non rinnovabili)
  • riducono al minimo rifiuti e inquinamento
  • proteggono e ripristinano gli ecosistemi
  • supportano l’adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici.

Detto ciò, quello dei green jobs è un settore in cui l’Italia ha dimostrato la sua eccellenza in tutto il mondo.

Lo annunciavano già i dati di GreenItaly 2016, settimo rapporto edito con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente.

Le imprese green italiane garantivano 2.964.000 posti di lavoro, pari al 13,2% dell’occupazione complessiva nazionale. Per il 53,4% si trattava di contratti a tempo indeterminato.

Il contributo dei green jobs al pil italiano veniva stimato (2015) a 190,5 miliardi di euro. Ovvero il 13% del totale.

Si profilano ottime prospettive per il BelPaese.

Motivazioni e mestieri dell’economia ecologica

Essendo strettamente collegati alla green economy, possiamo suddividere e raggruppare i green jobs in base ai rapporti che hanno con quest’ultima.

Occupazioni la cui domanda è aumentata grazie all’economia green. In quanto l’economia ecologica e le tecnologie ad essa associate vedono una crescente domanda. Per esempio, è alta la richiesta di installatori di reti elettriche a maggior efficienza.

Occupazioni in cui le competenze green sono necessarie. Queste occupazioni hanno visto un cambiamento delle attitudini richieste. Ad esempio, il lavoro degli architetti si è indirizzato sempre di più verso competenze relative al risparmio energetico e all’uso di materiali green nelle costruzioni.

Nuove occupazioni green. Sono quelle completamente innovative, che riguardano per esempio i tecnici per gli impianti ad energia rinnovabile solare. O i meccatronici, cioè i meccanici-elettrauti che dal 2023 dovranno per legge certificare le loro qualifiche green.

Come abbiamo visto, le motivazioni di questa evoluzione sono attribuibili a diversi fattori:

  • cambiamenti ambientali e climatici: riscaldamento globale, mutazioni nei fenomeni atmosferici etc… ai quali stiamo assistendo, richiedono competenze e professionalità nuove in grado di gestire al meglio i rischi ambientali e l’adattamento;
  • politica: la questione ambientale ha assunto notevoli dimensioni determinando una spinta verso la richiesta di figure professionali utili alla regolamentazione e all’implementazione delle leggi in materia;
  • tecnologia: la crescita dei green jobs è associata soprattutto alle innovazioni tecnologiche;
  • abitudini di consumo: la crescente domanda di competenze green è fortemente correlata al cambiamento nelle abitudini di consumo.

Green Jobs: figure professionali

Facciamo una piccola distinzione. Quando ci riferiamo ai green jobs, raccontando dell’occupazione svolta indipendentemente dal settore di attività, stiamo parlando di lavori verdi anche in settori che producono beni non-green.

Se invece ci riferiamo al settore di produzione potremmo anche parlare di professioni con scarse caratteristiche green, ma che diventano tali perché green è il settore nella sua produzione di beni e servizi.

Non esiste un ramo specifico. Le opportunità sono svariate e milioni di professionisti con conoscenze e percorsi di studio differenti possono declinare in maniera “green” il loro lavoro.

Tra i principali settori in cui i green jobs sono richiesti troviamo:

  • il settore agro-alimentare
  • la biotecnologia
  • la gestione dei rifiuti
  • il turismo
  • l’edilizia
  • l’architettura
  • i trasporti
  • l’ingegneria
  • produzione, fornitura e vendita di energie rinnovabili

Poi, secondo un’indagine condotta da Legambiente e Green Factor, la ripresa post-Covid si fonderà su un’economia circolare e sostenibile, dove le competenze verdi avranno un ruolo veramente importante.

L’indagine, effettuata nell’ambito del progetto Ecco (Economie Circolari di Comunità) ha preso in esame 55 figure professionali.

La ricerca mostra come, nel 2019, quasi l’80% delle imprese italiane ha richiesto competenze green ai candidati.

Secondo gli intervistati, i green jobs cresceranno nel prossimo anno dell’8%, per lasciare spazio al 26% nei prossimi 5 anni.

Quali sono i profili più richiesti nel settore del green jobs?

I più ricercati sono:

  • impiantisti
  • installatori
  • project manager
  • figure gestionali e legate al mondo finanziario
  • project financer verdi
  • responsabili marketing e comunicazione
  • ingegneri energetici
  • promotori edili di materiali sostenibili

Esempi di green jobs alternativi e “tradizionali”

Un settore nel quale i green jobs sono divenuti fondamentali è quello della mobilità.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che i professionisti della mobilità sostenibile aiutano a ridurre le emissioni e rendono più efficiente il sistema energetico.

Chi ripara biciclette o guida mezzi pubblici, chi si occupa di tecnologia e innovazione (design e produzione di veicoli efficienti) chi sviluppa sistemi di trasporto basati sulla digitalizzazione (sharing di auto e bici): fa il bene della comunità.

Generando cambiamenti nei comportamenti degli utenti, contribuisce a rendere il settore trasporti più sano, promuove l’adozione di una mobilità pulita e riduce i rischi per la salute di tutti.

Quello della mobilità è solo un esempio. In generale, i settori riguardanti la riparazione, il recupero, il riuso (in un’ottica circolare) avranno una grande possibilità di sviluppo nel prossimo futuro. Così come il settore dell’energia rinnovabile.

Nel cuoco sostenibile troviamo un altro modello di green job “speciale”. L’idea nasce per conciliare due aspetti cui è riservata particolare attenzione.

La cucina, con i format degli chef stellati in tv, ha acquisito popolarità insieme alla sfida della sostenibilità. E chi sceglie questa carriera emergerà sicuramente grazie alla cura verso il chilometro zero, i marchi di qualità, le produzioni biologiche.

Inventando sempre nuovi modi per evitare gli sprechi, favorendo il riutilizzo di materiali e scarti.

Green jobs: 2021, il futuro è adesso

Un recente rapporto del World Economic Forum (WEF) sul futuro della natura e degli affari, stima che una transizione verso l’economia verde e i green jobs potrebbe creare 395 milioni di posti di lavoro a livello globale.

10,1 trilioni di dollari in valore commerciale annuale entro il 2030.

Dallo scoppio della pandemia, c’è stata una raffica di appelli per la ripresa verde.

Dal Great Reset del WEF, al Building Back Better, il Green New Deals, il Next Generation EU e molti altri.

Secondo Jonny Hughes, amministratore delegato nel Programma delle Nazioni Unite per il World Conservation Monitoring Centre (WCMC) il messaggio centrale di tutte queste iniziative è che inseguire il PIL per se stesso, ormai, è da ingenui.

Sarebbe molto proficuo, invece, guardare alle attività economiche come al mezzo per raggiungere un fine preciso.

Secondo lui, e non solo, lasciando senza direzione la crescita economica -incontrollata- continuerà a portare a disuguaglianze sociali e al collasso ambientale.

La narrativa ci dice che, al contrario, una ripresa verde risolverà molti problemi.

Reindirizzando i flussi finanziari per ottenere ottimi risultati, per l’umanità e per il pianeta. Piuttosto che inseguire “la crescita per il bene della crescita”.

Il signor Hughes vede nel New Deal verde europeo, un’eccezione degna di nota.

Perché è sostenuto da una serie di politiche incisive, contenute nella tabella di marcia europea per il Green Deal, dal piano d’azione per l’economia circolare e dalle nuove strategie dell’UE per la biodiversità e l’agricoltura.

È bello sapere che andiamo nella direzione giusta. E che qualcuno lo riconosca!