Il Green New Deal europeo è stato presentato l’11 dicembre 2019.

Dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Che in quella data delineò i principali elementi del “patto verde europeo”.

Il Green new deal è nato allo scopo di raggiungere, entro il 2050, la neutralità in termini di emissioni di CO2.

Quindi, le nazioni del Vecchio Continente hanno come primo obiettivo quello di confermare un calo del quantitativo di gas dispersi nell’atmosfera pari al 50% entro il 2030.

(Rispetto ai livelli del 1990!)

Un altro obbiettivo fondamentale riguarda la difesa della biodiversità.

Perciò abbiamo puntato attraverso determinate politiche, a modificare in senso ecologico la produzione e i consumi alimentari. A sostenere la transizione nelle città e ad incoraggiare l’economia circolare.

La presidente annunciò il documento con grandissima enfasi al tempo:

“Si tratta per l’Europa di un momento paragonabile a quello in cui l’uomo ha camminato per la prima volta sulla Luna…È qualcosa che dobbiamo ai nostri figli.”

D’altronde i costi dell’inazione crescerebbero (e crescono) comunque.

5 miliardi di euro all’anno soltanto per le inondazioni e 10 miliardi per gli episodi di siccità estrema.

Il Green New Deal, dunque, ci ha subito fatto intravedere una serie di obiettivi.

Entro il 2030, ad esempio, la quota di fonti rinnovabili nel mix energetico dell’Unione europea dovrà passare dal 20 al 32%.

L’efficientamento energetico, al contempo, dovrà essere migliorato del 32,5%.

Si prevede poi un quasi-azzeramento delle emissioni provenienti dal settore dei trasporti. Che dovrebbero risultare ridotte, entro il 2050, del 90%.

E per questo scopo in particolare, è stata proposta la realizzazione di un milione di stazioni di ricarica. Che servirebbero 13 milioni di veicoli ad emissioni zero o ibridi.

Cosa prevede il Green New Deal europeo?

Come appena accennato, il Green New Deal europeo è un pacchetto di iniziative strategiche.

Che mira a “tenere” l’Unione Europea sulla strada di una transizione verde.

A quanto pare, il pacchetto dovrebbe anche sostenere la trasformazione dell’UE in una società equa e prospera. Con un’economia moderna e competitiva.

La novità del Green New Deal? Ha messo fin dall’inizio in evidenza la necessità di un approccio olistico e intersettoriale.

In cui tutti i settori strategici pertinenti potessero contribuire all’obiettivo ultimo in materia di clima.

Ma, il pacchetto non comprende sole le iniziative riguardanti il clima e l’ambiente.

Ormai è risaputo che quando parliamo di: energia, trasporti, industria, agricoltura e finanza sostenibile…ci riferiamo a settori fortemente interconnessi!

Perciò il pacchetto legislativo “Pronti per il 55%”. Che mira a tradurre in normativa le ambizioni del Green Deal.

Si tratta sempre di una serie di proposte intersettoriali. Ma volte a rivedere la legislazione (in materia di clima, energia e trasporti).

E a mettere in atto le iniziative che possano allineare la legislazione dell’UE ai suoi obiettivi climatici.

Comprende varie revisioni, su:

  • sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (EU ETS). Dal trasporto marittimo, alla revisione delle norme sulle emissioni del trasporto aereo. Nonché l’istituzione di un sistema di scambio di quote di emissione distinto per il trasporto stradale e l’edilizia;
  • regolamento sulla condivisione degli sforzi che disciplina gli obiettivi di riduzione degli Stati membri nei settori non compresi nell’EU ETS;
  • regolamento LULUCF relativo all’inclusione delle emissioni e degli assorbimenti di gas a effetto serra risultanti dall’uso del suolo. Dal cambiamento di uso del suolo e dalla silvicoltura;
  • le norme delle emissioni di CO2 di autovetture e furgoni;
  • direttiva sulla promozione delle energie rinnovabili;
  • direttiva sull’efficienza energetica;
  • tassazione dei prodotti energetici;
  • adeguamento del carbonio alle frontiere;
  • un fondo sociale per il clima.

Green New Deal europeo: le novità

Nel mese di giugno la Commissione ha adottato proposte pionieristiche per ripristinare gli ecosistemi danneggiati. Sempre grazie al Green New Deal europeo.

Per riportare la natura in tutta Europa: dai terreni agricoli e i mari alle foreste e agli ambienti urbani.

La Commissione, tra l’altro, ha proposto di ridurre del 50% l’uso e il rischio dei pesticidi chimici entro il 2030.

(Cosa assolutamente fattibile se pensiamo all’agricoltura sinergica o a quella naturale…!)

Il Green New Deal europeo…per la nostra rivoluzione: equa e sostenibile.

Si tratta di proposte legislative faro.

Fanno seguito alle strategie “Biodiversità” e “Dal produttore al consumatore”.

Che dovrebbero garantire la resilienza e la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare nell’UE e nel mondo.

La proposta comprende un atto normativo sul ripristino della natura.  

Passo fondamentale: per evitare il collasso degli ecosistemi e per prevenire i peggiori impatti dei cambiamenti climatici e della perdita di biodiversità.

Il ripristino degli ecosistemi (anche degli ambienti urbani) e delle specie che ospitano rappresenta un investimento essenziale e efficace.

Anche sotto il profilo dei costi.

Per la nostra sicurezza alimentare, la resilienza climatica, la salute e il benessere di tutti i cittadini.

Analogamente, le nuove norme sui pesticidi chimici ridurranno l’impronta ambientale del sistema alimentare dell’UE

Proteggeranno anche la salute dei lavoratori agricoli. E contribuiranno ad attenuare le perdite economiche che stiamo già subendo.

A causa del degrado del suolo e della perdita di impollinatori dovuti ai pesticidi.

Normativa sul ripristino: per riparare i danni causati alla natura entro il 2050

Ci soffermiamo con attenzione su questa prospettiva del Green New Deal europeo.

Perché si tratta del primo atto legislativo che mira esplicitamente a ripristinare la natura in Europa.

A riparare l’80% degli habitat europei che versano in cattive condizioni e a riportare la natura in tutti gli ecosistemi.

In base alla proposta saranno assegnati a tutti gli Stati membri obiettivi giuridicamente vincolanti. A integrazione delle normative esistenti.

L’obiettivo è far sì che le misure di ripristino coprano almeno il 20% delle superfici terrestri e marine dell’UE entro il 2030. E si estendano infine a tutti gli ecosistemi che necessitano di ripristino entro il 2050.

Rinaturalizzazione, reimpianto di alberi, rinverdimento delle città ed eliminazione dell’inquinamento per consentire il recupero della natura.

Il ripristino non equivale alla protezione della natura e non comporta automaticamente un aumento delle aree protette.

Ma sarà necessario anche nelle zone protette a causa delle loro condizioni sempre più precarie.

Comunque, non tutte le aree ripristinate devono diventare zone protette.

La maggior parte di esse non lo diventerà, in quanto il ripristino non preclude l’attività economica.

“Ripristino” significa: vivere e produrre insieme alla natura.

Riportando una maggiore biodiversità ovunque. Anche nelle zone in cui si svolge un’attività economica, come ad esempio le foreste gestite, i terreni agricoli e le città.

Il ripristino coinvolge e va a vantaggio di tutte le componenti della società.

Deve essere realizzato nell’ambito di un processo inclusivo. E ha un impatto particolarmente positivo su coloro che dipendono direttamente da una natura sana per il proprio sostentamento.

Compresi gli agricoltori, i silvicoltori e i pescatori.

Gli investimenti per il ripristino della natura apportano un valore economico compreso tra 8 e 38 euro per ogni 1 euro speso.

Aumentano, inoltre, i benefici dimostrabili per salute e benessere. Nonché, un valore culturale e ricreativo.

Green New Deal: tutti possiamo contribuire

Per concludere, quindi, gli obiettivi proposti nell’ambito del Green New Deal comprendono:

  • l’inversione del declino delle popolazioni di impollinatori entro il 2030. Successivamente, l’aumento di queste popolazioni;
  • nessuna perdita netta di spazi verdi urbani entro il 2030, un aumento del 5% entro il 2050, una copertura arborea minima del 10% in ogni città, piccola città e periferia europea. Un guadagno netto di spazi verdi integrati negli edifici e nelle infrastrutture;
  • negli ecosistemi agricoli, l’aumento complessivo della biodiversità. Una tendenza positiva per le farfalle comuni, l’avifauna nelle aree agricole, il carbonio organico nei suoli minerali coltivati e gli elementi caratteristici del paesaggio ad alta diversità sui terreni agricoli;
  • il ripristino e la riumidificazione delle torbiere drenate a uso agricolo e nei siti di estrazione della torba;
  • negli ecosistemi forestali, l’aumento complessivo della biodiversità. Una tendenza positiva per quanto riguarda la connettività delle foreste, il legno morto, la percentuale di foreste disetanee, l’avifauna forestale e le riserve di carbonio organico;
  • il ripristino degli habitat marini. Quali le colture marine o i fondali di sedimenti. Il ripristino degli habitat di specie marine emblematiche quali delfini e focene, squali e uccelli marini;
  • l’eliminazione delle barriere fluviali in modo che almeno 25.000 km di fiumi siano trasformati in fiumi a flusso libero entro il 2030.

Per contribuire al conseguimento degli obiettivi, mantenendo nel contempo una certa flessibilità in funzione delle circostanze nazionali, la normativa imporrebbe agli Stati membri di elaborare piani nazionali.  

In stretta collaborazione con i ricercatori, i portatori di interessi e i cittadini.

Tutti possiamo fare la differenza.

Per esempio, partecipando al Patto europeo per il clima.

Un’iniziativa che aiuta le comunità a condividere e attuare misure per combattere i cambiamenti climatici.

O al nuovo Bauhaus europeo, che apporta una dimensione culturale e creativa al Green New Deal europeo.

Partecipiamo!?