I bugiardi del clima …è un libro unico.

Perché racconta quello che non viene mai detto a proposito dell’emergenza climatica.

Quando gli scienziati hanno cominciato a dare l’allarme, le industrie di combustibili fossili (utili all’energia non rinnovabile) non potevano permettere che i loro affari fossero compromessi.

Erano gli anni ’70 e, da allora, le lobby negazioniste hanno messo in atto la più grande operazione di insabbiamento della storia recente.

Per lobby negazioniste non intendiamo solo le industrie fossili.

Sono coinvolti: politici, think tank, gruppi di pressione, piattaforme mediatiche, gruppi di facciata e falsi esperti.

Il negazionismo climatico non si limita a rimuovere la realtà.

Ne costruisce una alternativa al cui centro c’è un elemento su tutti: l’inganno.

Se qualcosa è reso dubitabile si può mettere in discussione molto più facilmente

La disinformazione è la nuova realtà. E il negazionismo diventa vitale per la sopravvivenza di quella stessa realtà.

Il negazionismo è strategico, è attivo, è pubblico!

A scrivere, è Stella Levantesi. Giornalista, fotoreporter e autrice.

Si è formata alla scuola di giornalismo della New York University.

Collabora con testate italiane e internazionali.

Il suo lavoro è stato pubblicato su: The New Republic, Internazionale, Il Manifesto, Nature Italy, DeSmog, 7 Corriere, Wired, LifeGate, Domani, Ossigeno.

È autrice di “Gaslit”, rubrica mensile su DeSmog.

Si occupa in particolare di ambiente, crisi climatica e conservazione. È specializzata nel negazionismo del cambiamento climatico e nella disinformazione sul clima.

La Levantesi è una speaker TEDx e il suo TED Talk sul negazionismo del cambiamento climatico si intitola The dominance illusion: chi mente sul clima e perché.

I bugiardi del clima: potere, politica, psicologia di chi nega…

I bugiardi del clima, ha un sottotitolo imponente: “potere, politica, psicologia di chi nega la crisi del secolo”.

La prima grande bugia che possiamo raccontare sull’emergenza climatica è che non è colpa dell’essere umano.

La seconda è che tutti gli esseri umani ne sono responsabili in egual misura.

La realtà? Oggi non esiste una politica climatica globale efficace.

Le temperature continuano ad aumentare…e gli ecosistemi sono al collasso!

Beh, la ragione va cercata nella macchina organizzata del negazionismo climatico.

Ingenti finanziamenti, tecniche di propaganda e efficaci manovre di ingegneria comunicativa.

Tutto ciò, allo scopo di far sembrare il cambiamento climatico solo una teoria.

Un’opinione sul livello delle innumerevoli altre…non una realtà scientificamente fondata.

Questo è il dato più grave di cui ci informa la giornalista italiana.

“In un momento in cui la necessità della transizione energetica è non solo necessaria ma prioritaria.”

Stella Levantesi, ha raccolto una cospicua documentazione sulle campagne di controinformazione. Che cercano in tutti i modi di dimostrare che il climate change non esiste.

“Lo chiamiamo negazionismo ma potremmo anche definirlo -fobia della regolamentazione- o semplicemente timore che la moderna narrativa capitalistica della conquista venga danneggiata in modo irreparabile.”

In un’intervista alla Levantesi si parla del fatto che ogni tragedia storica ha avuto la sua dose di negazionismo. Per quanto possa sembrare incredibile, visto che la verità è evidente.

Dalla Shoah, alla mafia, al clima…per finire (o ricominciare) con il Covid!

Ma perché?

“Ogni negazionismo ha radici e ragioni diverse. Quello che condividono è una tendenza cospirazionista e, alla base, un sentimento di paura.”

La differenza sostanziale, secondo la Levantesi, è che il negazionismo del cambiamento climatico è un fenomeno strutturato e organizzato.

Il negazionismo fa leva su motivazioni economiche e politiche ed è un atto intenzionale e strategico. Non è una semplice negazione

Strategie della macchina negazionista

Ne “I bugiardi del clima” scopriamo anche altro! Non è facile negare l’intensificarsi di siccità, alluvioni e altri eventi estremi…

Così, i negazionisti ricorrono a strategie più insidiose.

I bugiardi del clima mette al centro del dibattito (anche) una crisi di “valori”.

Dal fare di tutto per ritardare l’azione sulla crisi climatica (climate delayer), al mettere in campo strategie per distogliere dalla responsabilità del settore fossile.

Reindirizzare l’attenzione sull’azione individuale. (Come se bastasse fare la raccolta differenziata per risolvere il problema.)

Oppure, dividere gli ambientalisti stessi. Come succede nel dibattito sulla transizione ecologica.

“Vecchie strategie sempre esistite: la macchina negazionista le ha rispolverate e riadattate”.

Nel libro vengono citati alcuni esempi concreti di controinformazione.

Uno fra tutti.

Nel cosiddetto “Climategate” ci fu una controversia sulle e-mail hackerate dalla Climate Research Unit dell’Università dell’East Anglia. Che contenevano dati: estrapolati, decontestualizzati e manipolati.

E infine pubblicati su un sito web negazionista.

Gli scienziati furono addirittura accusati di tramare per attribuire un maggior peso alle attività umane nei cambiamenti climatici.

Accuse che vennero smentite da indagini indipendenti. Ma comunque la polemica venne utilizzata dall’industria negazionista.

Che, nel momento in cui l’attenzione era alta su un climate summit dell’Onu, lanciò una campagna aggressiva attraverso scienziati di facciata e piattaforme mediatiche negazioniste come Fox News.

Un altro esempio riguarda il New York Times. Che ha pubblicato, fra il 1985 e il 2000, dei “redazionali” pagati dalla Mobil Oil.

Senza specificarlo chiaramente.

(Stando alle accuse del ricercatore Jeffrey Supran e della storica della scienza Naomi Oreskes.)

Mettere in dubbio l’urgenza del fenomeno, ritardare l’azione, la tattica del greenwashing, sono tutte diverse dimensioni di un unico sforzo.

Posticipare il più possibile le politiche climatiche e la transizione energetica per mantenere il proprio “business as usual”.

I bugiardi del clima: una testimonianza documentata

Un altro -fatto- di cui si racconta ne “i bugiardi del clima” è quello dei due astrofisici che pubblicarono uno studio su una rivista scientifica.

Nonostante le revisioni paritarie degli scienziati esprimessero preoccupazioni sulla sua validità.

L’obiettivo era screditare il grafico della “mazza da hockey”. Dello scienziato del clima Michael E. Mann.

Il grafico mostra un picco di temperatura nel ventesimo secolo dopo 900 anni di clima stabile.

Lo studio era stato finanziato dallo stesso American Petroleum Institute, protagonista della rete negazionista.

Ma sollevò una tale ira nell’opinione pubblica, che alla fine il direttore di quella rivista si dimise.

Secondo un’indagine indipendente, oggi, al congresso americano ci sono 139 membri che rifiutano di ammettere la scienza del clima e la responsabilità antropica nella crisi climatica.

In totale hanno ricevuto più di 60 milioni di dollari dalle aziende di combustibili fossili. E questa è solo una minima parte del flusso di finanziamenti della macchina negazionista.

In Europa e in Italia la situazione è un po’ diversa.

Da noi il negazionismo è meno riconoscibile. Perché è un fenomeno meno istituzionalizzato ma è comunque presente.

Per esempio, nelle argomentazioni retoriche dei discorsi pubblici di alcuni politici.

“fuori fa freddo…dov’è il riscaldamento globale?”

Anche noi corriamo il rischio greenwashing di alcune aziende e dell’azione politica.

E si cade a volte (ancora) nella trappola del “resoconto equilibrato”.

Ovvero, viene dato spazio a prospettive negazioniste contenenti dati non corretti o estrapolati dal contesto.

Come se tutte le volte che si parla della Terra si dovesse includere anche la “prospettiva” terrapiattista.

Insomma, la Levantesi sottolinea che la crisi climatica non è un’opinione. E’ un fenomeno scientifico riscontrabile a livello fisico.

E il fatto che ancora si debba ribadire questo concetto, prova che le strategie negazioniste hanno avuto successo.