Durante il periodo del lockdown ci eravamo abituati alle immagini delle città deserte, delle acque più pulite, alle notizie della diminuizione dell’inquinamento nell’aria e nelle acque.

Ma se il Coronavirus di buono ci aveva dato la speranza di un ambiente più pulito, dall’altro ci ha presentato un conto salato a livello ambientale: il problema dello smaltimento dei rifiuti covid-19.

Rifiuti covid-19 una minaccia per l’ambiente

Avevamo già parlato del problema di dove buttare le mascherine e i dpi in generale e di come il cattivo smaltimento di questi rifiuti potesse causare un incremento dell’inquinamento davvero significativo.

A dimostrarlo, le mascherine chirurgiche e i guanti usa e getta che troviamo sui bordi dei nostri marciapiedi che, con le prime piogge, si riversano nelle fognature e vanno a finire nei nostri mari.


Non stiamo parlando di una situazione che si presenterà nel tempo, ma di una cosa che è successa e che sta succedendo. Il fatto che con l’avvento del Coronavirus ci sia stata la corsa all’acquisto di prodotti usa e getta, ha creato il problema di come riciclare questi prodotti nella maniera corretta, così da non creare un danno a noi e al nostro ambiente.

A dimostrarlo, una foto che ha fatto il giro del web: quella scattata in Canada che ritrae un uccellino morto a causa di una mascherina dopo esserci rimasto impigliato in un albero per due giorni.
Questo è forse il caso più ecclatante di come la negligenza umana metta a dura prova l’equilibrio ambientale.

Sarà l’inquinamento del futuro se non viene fatto nulla

Rifiuti covid-19 una minaccia per i nostri mari

Questo l’urlo dall’allarme di Joffrey Peltier dell’ Ong francese, Opération Mer Propre, riferendosi ai rifiuti Covid-19 in plastica. Un grido disperato che va ad inserirsi all’interno di una situazione già profondamente critica di per se, come quella delle grandissime quantità di plastica presenti nei nostri mari.

Infatti secondo i dati del WWF, ogni anno, prima della comparsa del Coronavirus, nel Mediterraneo fluivono circa 570 mila tonnellate di plastica.

A livello mondiale, è stato stimato che basta l’1 % di mascherine non smaltite a regola, per tradursi in circa 10 milioni di mascherine al mese nei nostri mari, corrispondenti a 40 mila chili di plastica nell’ambiente. Un dato che fa davvero paura.

Avevamo sperato, inoltre, durante il periodo di quarantena che, dopo questo stop forzato avremmo potuto vedere dei mari più puliti quest’estate. Ma non è stato così, e viste le premesse non ci sembra difficile da credere. 

Mari non più puliti di prima, è quanto emerso dall’operazione “Il mare al tempo del Coronavirus”  che ha visto impegnata una squadra di specialisti formata dai nuclei subacquei dei Carabinieri, della Guardia Costiera, della Polizia di Stato e dalla divisione sub di Marevivo.

Nonostante le attività si siano fermate, tre mesi non sono bastati per vedere dei cambiamenti visibili nei nostri mari, anzi.

Infatti stando a quanto emerso in seguito a questa operazione di analisi dei fondali marini, l’attività umana si è fatta sentire abbondantemente.

Si è rilevato  infatti, non solo una gran quantità di “rifiuti tipici dei nostri mari” come batterie, bottiglie di plastica, reti e altro, ma anche nuovi rifiuti come mascherine e guanti usa e getta.

Quale soluzione per ridurre i rifiuti covid-19, quindi?

E’ improprio parlare di una vera e propria soluzione, ma di certo si può pensare a delle norme di buona condotta per prevenire la dispersione dei sistemi di protezione personale nell’ambiente.

Utilizzare mascherine lavabili.

L’uso di mascherine in stoffa può sicuramente prevenire l’abbandono di una grande quantità di dispositivi nell’ambiente. Un lavaggio consono e intelligente delle mascherine garantisce un loro sicuro riuso e anche un buon risparmio economico. Chiaro è che il lavaggio con detersivo debba essere proporzionato alla grandezza dei dispositivi, altrimenti ci imbatteremo in un altro tippo di problema

Non usare i guanti.

Già ampiamente detto dall’OMS, i guanti non sono un dispositivo strettamente necessario per impedire al Coronavirus di diffondersi, tanto vale preferire un sistema di sicurezza meno impattivo sull’ambiente: come mantenere una buona igiene delle mani, lavandole più volte al giorno.

Non delle vere e proprie regole, piuttosto dei piccoli accorgimenti che noi tutti dovremmo utilizzare per proteggere noi e il nostro ambiente dalla nostra stessa negligenza, perchè nel 2020 dei dispositivi in plastica non possono essere la soluzione prediletta per fronteggiare una pandemia mondiale.