L’Indonesia è un territorio bellissimo, esteso e vario, ma anche molto contraddittorio. 

Grande 46 volte la Svizzera, larga quanto gli Stati Uniti, conta 17.000 isole ricche di vegetazione e 270.000 abitanti, di cui la metà non supera i 30 anni; una popolazione decisamente giovane.

Conosciuta per le sue spiagge paradisiache, i fiumi e i vulcani, è la meta preferita di milioni di turisti ogni anno, con Bali in testa tra le migliori destinazioni.

È considerata un vero e proprio paradiso terrestre ma a livello di sostenibilità ambientale rappresenta un vero e proprio inferno

Anche se negli ultimi anni si stanno moltiplicando le iniziative per il turismo sostenibile atte a preservare la bellezza di questi luoghi, il risvolto della medaglia è tuttora vivido nella mente di molti.

Nei mari indonesiani galleggiano tonnellate di plastica dovuti a una totale mancanza di capacità di gestione ambientale dei rifiuti. Il risultato è che alcune città indonesiane, come Jakarta, sono tra le più inquinate al mondo.

Le emissioni di CO2 in Indonesia sono molto alte, perché i combustibili fossili sono la fonte principale di energia. Nonostante il sottosuolo metta a disposizione grandi risorse geotermiche, le iniziative a favore delle energie rinnovabili sono state frenate negli anni da politiche inadeguate e restrittive.

L’Indonesia, negli ultimi decenni, è cresciuta in fretta, forse troppo, e non è stata in grado di farlo in maniera sostenibile. Indonesia e Green Economy sono un binomio che stenta a decollare. 

Per fortuna, però, le cose stanno cambiando.Solo di recente infatti, esattamente lo scorso aprile, il governo indonesiano ha annunciato ufficialmente di voler investire in programmi “verdi”.

Vediamo quindi la direzione intrapresa dall’Indonesia in materia di sostenibilità, cercando di costruire un quadro della situazione attuale.

L’Indonesia e il boom dei consumi

Per capire come si sta muovendo l’Indonesia in termini di Green Economy, bisogna dare uno sguardo alla situazione politica degli ultimi anni.

L’Indonesia, infatti, è caratterizzata da una buona stabilità politica e finanziaria che le ha sempre permesso di poter pianificare a lungo termine, anche se questo non significa che i progetti attuati siano andati nella direzione giusta.

Infatti, davvero poco è stato fatto in termini di sostenibilità economica. La crescita del territorio non è stata pensata per essere sostenibile, nonostante l’Indonesia abbia tutte le carte in regola per avviare una transizione Green.

L’ultimo ventennio ha visto un incredibile boom della domanda di consumi interni. La conseguenza diretta è stata quella di incrementare gli investimenti destinati allo sviluppo delle infrastrutture.

Per molti questa sarebbe stata un’occasione d’oro per implementare politiche sostenibili, costruendo impianti per sfruttare l’energia delle risorse rinnovabili largamente disponibili sul territorio. 

Purtroppo, il governo indonesiano ha preferito un approccio superficiale. Nell’ottica di un maggiore risparmio economico ha favorito quindi una maggiore importazione di greggio per coprire il fabbisogno energetico.

A conti fatti, invece, i costi per l’importazione del petrolio si sono rivelati oggi economicamente più alti di quelli che si sarebbero ottenuti investendo in fonti energetiche naturali, come quelle geotermiche e idroelettriche.

Le cose però non sembrano destinate a rimanere così ancora per molto. 

La recente pandemia ha infatti portato il governo a rivedere i piani di sviluppo in corso. È emersa la necessità di cominciare a investire in energie rinnovabili per poter attuare cambiamenti sostenibili nell’economia e nella società. 

Tra i vantaggi principali che il governo vuole ottenere, spiccano il taglio delle emissioni di CO2 e dei costi dell’energia.

Proprio in questo scenario, durante il corso del 2020 sono state approvati dal Parlamento due nuove manovre. Il Programma Nazionale di Recupero (PEN) è finalizzato a combattere la crisi pandemica, mentre l’ “Omnibus Law on Job Creation” o Legge Omnibus consiste in una riforma rivoluzionaria, che colpisce il mercato del lavoro e apre agli investimenti esteri, che però ha sollevato non poche critiche interne.

La nuova Green Economy in Indonesia: PEN e Legge Omnibus

Il Programma Nazionale di Recupero (PEN) è stato lanciato dal governo indonesiano nel corso del 2020 come risposta strategica per la gestione della crisi causata dalla pandemia. 

Questo piano di emergenza prevede uno stanziamento di 49 bilioni di dollari, soprattutto per sostenere le spese sanitarie legate alla vaccinazione di massa e ai ricoveri.

Ma la vera novità del PEN sta nei finanziamenti che sono stati ufficialmente destinati per iniziative “green” nel settore dell’energia. Con questa manovra il Ministero dell’Energia e delle Risorse Naturali indonesiano ha annunciato un investimento di 34,8 miliardi di dollari per sostenere il mercato dell’energia.

Nonostante la fetta più grossa andrà al petrolio e al gas naturale (16,8 miliardi), seguiti dall’energia elettrica (9,9 miliardi), anche le energie rinnovabili riceveranno un finanziamento di 2,1 miliardi. 

Grazie al PEN, quindi, si sta finalmente cominciando a considerare la Green Economy anche in Indonesia come leva necessaria per lo sviluppo del Paese.

L’importanza delle energie da fonti rinnovabili era già emersa nel lontano 2006, quando il prezzo del petrolio era balzato in alto, colpendone duramente l’importazione, fondamentale per attività produttive interne. 

Allora, il governo aveva lanciato l’Energy Mix plan per incentivare la crescita della produzione di energie da fonti pulite, che era ferma a un 5% sul totale. La motivazione alla base, però, era puramente monetaria.

Le ultime dichiarazioni ministeriali, invece, lasciano intravedere un crescente interesse nella Green Economy come fattore competitivo, anche a livello internazionale.

Primi progetti green in Indonesia

Da un punto di vista pratico un primo importante progetto nazionale, che ha già a disposizione un finanziamento di 14,5 milioni di dollari, riguarda l’energia solare.

Pannelli solari verranno installati sui tetti delle 70 sedi delle istituzioni. La svolta verso questa fonte rinnovabile permetterà un taglio alle emissioni di CO2 di 339,624 tonnellate in 25 anni.

Un altro piano di sviluppo riguarda l’installazione dei pannelli solari sui tetti delle case delle famiglie più indigenti. 

Infatti, il governo vede nelle energie rinnovabili la possibilità di sollevare le condizioni di vita dei più poveri. Sono ancora migliaia le famiglie che non hanno a disposizione acqua potabile ed energia elettrica. 

Legge Omnibus

Il secondo grande provvedimento del 2020 è stata la Legge Omnibus. Il governo indonesiano è stato sempre storicamente “chiuso” agli interventi di investitori esterni nel Paese.

Il recente boom nei consumi, però, non poteva più essere supportato facendo ricorso soltanto alle attuali risorse economiche e tecnologiche interne. Per avere maggiore liquidità e know how è stato ritenuto necessario aprirsi alla possibilità di collaborazione con investitori esteri

L’obiettivo di questo provvedimento normativo è facilitare le relazioni internazionali, attraendo quei soggetti finora scoraggiati dalla burocrazia indonesiana e dai vincoli imposti dalla legislatura.

Considerata dal governo come una legge assolutamente necessaria per spingere la crescita economica, tuttavia l’iniziativa ha fatto storcere il naso agli ambientalisti. Gli oppositori sono scesi nelle piazze di tutto il Paese per protestare.

A quanto pare, la nuova legge non tutela abbastanza gli investimenti sul territorio dal punto di vista ambientale. La valutazione degli impatti negativi sull’ecosistema è infatti attualmente prevista soltanto per investimenti ad “alto rischio”.

Mentre, quello di cui avrebbe bisogno il Paese sono azioni che sfruttino le potenzialità date dal territorio, preservandone il delicato equilibrio.

La sfida green del nichel o nuovo disastro ambientale?

Oltre agli investimenti nel settore energetico e all’apertura internazionale, una delle industrie strategiche per il rilancio del paese è quella del nichel, e la sfida “green” è ad alto rischio.

L’Indonesia dispone di una delle riserve di nichel più grandi a livello mondiale e vuole diventare player internazionale nella produzione di batterie elettriche

Con la Legge Omnibus, l’Indonesia sta effettivamente chiamando gli investitori esteri, annunciando a gran voce le possibilità date da un territorio ricco di risorse naturali.

Non a caso, Tesla ha già manifestato il suo interesse per aiutare il Paese asiatico a sviluppare l’intera filiera produttiva. È auspicabile pensare a una produzione di batterie elettriche totalmente riciclabili ‒ sfida tuttora aperta ‒, in un’ottica di economia circolare.

L’estrazione del nichel, però, richiede un investimento energetico molto alto e l’Indonesia non è ancora attrezzata per farlo in maniera sostenibile. 

E non è tutto. La lavorazione del nichel richiama anche il problema della gestione delle scorie. Soltanto di recente il Ministero degli Affari Marittimi si è espresso a favore dello stop dello sversamento in mare dei rifiuti delle attività minerarie.

Il deep sea tailing disposal (DSTD) è una pratica di gestione dei rifiuti minerari non molto diffusa ma abbastanza controversa. 

Gli scarti vengono depositati a grandi profondità negli oceani evitando che vengano mossi dalle correnti. C’è chi sostiene, però, che alcune sostanze dannose come il cianuro di sodio, risalgano minacciando la flora e la fauna marina.

La filiera del nichel è sicuramente un progetto ambizioso, ma senza una leadership forte e un piano operativo fondato sulla Green Economy si rischia di minare ulteriormente al benessere dell’ecosistema.

Quale futuro per la Green Economy in Indonesia?

L’Indonesia ha grandi potenzialità di sviluppo e di crescita. Che ci siano già degli interventi a favore della Green Economy è un buon inizio. Tuttavia, il Paese si trova ad affrontare un cambiamento molto grande.

È evidente infatti che sia la classe politica che la popolazione non sono ancora pronti ad abbracciare la Green Economy. Si trovano ancora nella fase in cui la conversione green viene vista più come un costo che come un investimento a lungo termine.

Non sarà facile trovare un equilibrio tra il desiderio di inseguire il boom economico e la necessità di rendere questo sviluppo sostenibile.

La volontà di far crescere l’economia monetaria negli ultimi decenni ha fatto sottovalutare l’importanza della ricchezza del patrimonio naturale, lasciando troppa libertà nelle possibilità di intervento su quel che resta delle foreste pluviali.

Infatti, il territorio indonesiano è già fortemente colpito dalla massiccia deforestazione dei decenni precedenti, intere aree disboscate per lasciare il posto a colture e biomasse.

E la Legge Omnibus, nella sua formulazione attuale non lascia ben sperare.

Inoltre rimane tuttora bollente la questione della gestione dei rifiuti plastici. 

L’inquinamento da plastica resta un problema molto serio. Il governo ha di recente lanciato un progetto che porterà a ridurre i rifiuti negli oceani del 70% per il 2025. 

Questo piano, tuttavia, è molto complesso. Da un lato punta allo smaltimento fisico dei rifiuti, dall’altro ha come obiettivo una profonda rieducazione della popolazione e dei turisti per la tutela e il rispetto dell’ambiente.

Non resta che sperare nella sensibilità personale di ogni singola persona, affinché poco per volta si riesca davvero a convertire l’interesse generale verso una crescita sostenibile, della quale tutti possano beneficiare.