La questione del riscaldamento globale è apparsa e appare (troppo) spesso come una disputa. Più che come una sfida da affrontare. Così, siamo qui a chiederci: perché è nato il “negazionismo climatico”?

Quali sono le tesi dei negazionisti?

Pensandoci bene, una discussione potenzialmente costruttiva riguarderebbe innanzitutto gli addetti ai lavori.

Che si occupano: delle cause, delle conseguenze e delle azioni da compiere.

Poi, ovviamente: amministrazioni, governi, associazioni di cittadini…e ad ognuno di noi la scelta di agire secondo determinati parametri.

C’è da dire che, questa disputa, si rivela imponente per lo più a livello mediatico! Ma non all’interno della comunità scientifica.

Gli accademici, infatti, concordano sul fatto che il riscaldamento globale sia causato da una (esagerata) attività antropica…alquanto irresponsabile.

(Qualcuno ricorderà quanto raccontato sulla differenza tra effetto serra naturale e antropico…per esempio.)

Insomma, gli studi condotti dall’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) parlano chiaro. E la comunità scientifica ribadisce da tempo gli stessi concetti.

Basterebbe davvero poco…per ottenere importanti risultati!

Ma allora, cos’è il negazionismo climatico!?

Un fenomeno, che vuole offrire una narrativa diversa. Opposta a quella presentata dal 99% degli scienziati del mondo.

Fin dalla metà del 900 abbiamo cominciato ad avere un sentore. Il cambiamento climatico causato dall’attività umana era alle porte.

Ma, alle prove scientifiche si è accompagnato un movimento negazionista.

A quanto pare, profumatamente finanziato dall’industria dell’energia non rinnovabile. (Purtroppo, proprio da chi si occupa di combustibili fossili e gruppi d’interesse conservatori.)

Per tantissimo tempo si è nascosto e negato molto di ciò che si sapeva.

Il ricercatore John Cook (Climate Change Communication Research Hub della Monash University):

“Quello che stanno facendo è cercare di minare la fiducia nella scienza del clima e attaccare l’attuale movimento per il clima.”

Dove ci porterà tutto questo?

E cosa vorremmo, noi, invece?

Negazionismo climatico: tra opinionisti e studi scientifici

Che il negazionismo climatico (o meglio, scientifico) sia stato spesso foraggiato da particolari gruppi di interesse, è un fatto accertato.

Vi racconteremo come.

Ma, attenzione, qui non stiamo parlando delle opinioni degli scettici.

C’è da fare una distinzione.

Portereste a fare la revisione della vostra auto da un musicista? O, vi fareste operare da un ingegnere? Ovviamente no!  

Eppure, quando si parla di clima (e di molto altro…) sembra che per essere esperti basti avere una qualche opinione. O una laurea da sfoggiare.

Oggi il termine negazionismo è confuso con scetticismo. Lo spiega Stella Levantesi nel libro “I bugiardi del clima”.

“In ambito scientifico, lo scetticismo è una cosa positiva (…) significa evitare di giungere ad una conclusione prima di averne le prove.”

Al contrario, chi nega la scienza del clima non segue questo processo. Anzi, tende a scartare qualsiasi prova in conflitto con le proprie convinzioni.

Il problema di questi personaggi è che, continuano a rifiutare il consenso scientifico.

Che inevitabilmente emerge quando una certa teoria continua a dimostrare di funzionare.

Spesso, poi, la presenza di falsi esperti sui media riesce a dare l’illusione di un dibattito ancora aperto. Anche se le pubblicazioni dicono il contrario.

Per gli scienziati l’incertezza è il pane quotidiano. Quindi, raramente si esprimono in termini assoluti. Tanto nei loro lavori, sia quando comunicano con il pubblico,

Niente è mai assolutamente certo o funziona al 100%.

Ma se, come nel caso del riscaldamento globale antropogenico, le prove continuano ad accumularsi, l’incertezza statistica non può diventare un’alibi.

 (Per rifiutare il consenso e non agire di conseguenza!)

Breve storia di chi ha imparato a negare

Perché “si dice” che il negazionismo climatico è stato supportato da diversi finanziatori?

In molti conoscono la vicenda di Exxon. (Una tra le maggiori compagnie petrolifere.)

Avvisata già nel 1978 che esisteva:

“una finestra di cinque o dieci anni prima che si presentasse la necessità di prendere decisioni difficili riguardanti l’attuale strategia energetica.”

…per -evitare- il cambiamento climatico.

Nel 1982, una superpetroliera fu inviata in spedizione per monitorare l’anidride carbonica nell’aria e nell’acqua marina.

Questa comunicò ai vertici che il riscaldamento atmosferico avrebbe portato “cambiamenti significativi” nel clima terrestre.

La spedizione venne interrotta all’improvviso!

Risalgono a quel periodo massicce campagne mediatiche (sistemiche e organizzate). Per convincere il pubblico che gli scienziati fossero divisi sul tema.

Milioni di dollari furono riversati in think tank conservatori e lobby. Mettendo in piedi una robusta macchina negazionista.

Secondo un rapporto del 2019: le cinque maggiori compagnie di petrolio e gas quotate in borsa hanno investito oltre un miliardo di dollari nei tre anni successivi all’Accordo di Parigi.

(ExxonMobil, Royal Dutch Shell, Chevron, BP e Total.)

Per diffondere messaggi fuorvianti legati al clima.

La Repubblica, tra gli altri, afferma che questo tipo di disinformazione ha avuto diversi effetti negativi.

  • Polarizza il pubblico;
  • Inquina la discussione contraddicendo le informazioni accurate;
  • Influenza il modo in cui gli scienziati interagiscono con il pubblico.

Soprattutto: rallenta la risposta politica alla crisi climatica!

I messaggi su cui il negazionismo fa leva, inoltre, si sono evoluti nel tempo. Adattandosi al fatto che il 99,9% degli scienziati concorda sui fatti.

E che sempre più persone percepiscono l’urgenza della crisi.

Ce ne aveva parlato anche Leonardo Di Caprio in Before the Flood. (Documentario del 2016).

Oggi, lo dimostra una tra le più comprensive analisi, condotta sui contenuti pubblicati da blog e think tank conservatori.

(Ingranaggi possenti della macchina del negazionismo climatico.)

Studi sul fenomeno del negazionismo climatico!?

Vediamo cosa afferma questa analisi sul negazionismo climatico, pubblicata su Nature Scientific Reports.

Esaminando i contenuti che fanno riferimento al cambiamento climatico di: 33 importanti blog e 20 think tank conservatori. (1998 – 2020)

Gli studiosi hanno cercato di capire come le tecniche di propaganda anti-ambientalista siano cambiate nel tempo.

Gli autori affermano, che i principali donatori dietro alle pubblicazioni sono: famiglie, aziende e società di investimento con enormi interessi nel settore dell’energia fossile.

I contenuti presi in analisi sono stati divisi in cinque categorie:

  • il riscaldamento globale non sta succedendo;
  • le emissioni di gas serra da parte degli esseri umani non stanno causando il riscaldamento globale;
  • l’impatto del cambiamento climatico non è nocivo;
  • le soluzioni al cambiamento climatico non funzioneranno;
  • la scienza e i movimenti ambientalisti non sono affidabili.

Infine, secondo l’analisi: oggi, solo circa il 10% delle argomentazioni spinte dai think tank conservatori, va apertamente contro il consenso scientifico sul riscaldamento globale.

(Mettendo in dubbio modelli o dati.)

Sempre più comuni sono gli attacchi all’integrità della scienza stessa e alle soluzioni proposte.

Così:

  1. gli scienziati sono “allarmisti”;
  2. i politici e i media sono “di parte”;
  3. gli ambientalisti degli isterici seguaci del “culto climatico”.

Secondo i negazionisti: le soluzioni proposte rovineranno l’economia e metteranno in difficoltà le persone.

Ma, in realtà, è stata fatta una stima accurata dei costi!

Dal gruppo di lavoro della Banca Centrale Europea (BCE) guidato da Laura Parisi.

(Esperta in stabilità finanziaria. Ha una laurea in fisica, un dottorato di ricerca in economia, studia come i cambiamenti climatici potrebbero influire sulla stabilità del sistema finanziario.)

Se i governi attuassero, ora, una transizione ecologica ordinata e graduale, bisognerebbe investire tra l’1 e il 2% del Pil. Per un periodo di 5 anni al massimo.

Dopodiché, sul lungo periodo, andremmo incontro a benefici (economici) da non sottovalutare.

Negazionismo climatico: significato e trasformazione

Insomma, forse non si tratta semplicemente di negazionismo climatico. Di scettici, di dibattiti tra opinionisti, né di “pessimismo”!

Forse, la parola chiave è: disinformazione!

“La disinformazione attorno alle soluzioni è davvero il futuro della disinformazione sul clima.”

Afferma il ricercatore John Cook.

Andiamo oltre il negazionismo climatico. Prendiamoci cura dell’ambiente.

L’analisi dei dati mostra che “un certo genere di propaganda” tende a moltiplicarsi nei periodi immediatamente precedenti alle conferenze internazionali sul clima e ogni volta che i governi affrontano il tema con una nuova legge.

Così, in una lettera aperta, 11mila ricercatori hanno spiegato al mondo (nel 2019) che la comunità scientifica è unanime: “i cambiamenti climatici esistono e dobbiamo agire!”

Scienziati, provenienti da 153 paesi, hanno firmato la lettera aperta, pubblicata sulla rivista BioScience.

I cambiamenti climatici sono una realtà e sono provocati in gran parte dall’uomo.

Impongono una transizione immediata in senso ecologico: nelle nostre economie, nelle nostre società e anche nei nostri stili di vita!

E quando si parla di stili di vita, non si tratta di rinunce ma di investimenti.

Nessuno soffrirà così tanto: mangiando meno carne, limitando l’uso della plastica, scegliendo sistemi di mobilità sostenibili…

Certo, alle nostre azioni occorre affiancare quelle dipendenti dai decisori politici.

Prosegue la lettera:

“Dobbiamo mobilitarci per proteggere e restaurare gli ecosistemi della Terra”.

Puntando sulle rinnovabili e riducendo gli agenti inquinanti. Salvaguardando le popolazioni con maggiore giustizia sociale ed economica, ottimizzando le risorse alimentari e raggiungendo un’economia a zero emissioni di CO2.

Per scongiurare la catastrofe climatica? C’è bisogno di una trasformazione, che possiamo attuare!

Ma, che in questo momento, non ci avviciniamo nemmeno all’ambizione necessaria.

A dirlo è il report State of climate action 2021. Pubblicato da una coalizione di organizzazioni di cui fanno parte, tra gli altri, il World resources institute e Climate action tracker.

Facciamo attenzione all’Infodemia: il Virus siamo noi

Nel documentario Infodemic, i divulgatori scientifici Luca Perri e Barbascura X approfondiscono il tema del negazionismo climatico. (E il motivo per cui potrebbe essere la nostra fine…)

Non solo! Ci raccontano grazie ad illustri collaboratori cos’è l’infodemia e quale influenza ha su ognuno di noi.

Infodemia s. f.:

“Circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili.”

Chi nega l’evidenza, forse non riesce a orientarsi.

Forse, non può accettare la realtà che ci circonda.

Ma, la verità, è che oltre a quanto di positivo sta accadendo, grazie a singoli individui e associazioni di cittadini (del mondo), veniamo spesso in contatto con la devastazione degli ecosistemi e il sovrasfruttamento delle risorse.

Se non vogliamo credere al fatto che il riscaldamento globale antropogenico sia la causa di tanti, troppi effetti negativi…possiamo osservare quello che accade Tutto Intorno A Noi.

Da una parte:

Dall’altra, si tenta di (re)agire grazie all’economia circolare, all’energia sostenibile, misurando la propria impronta ecologica

Purtroppo, ha ragione il nostro caro matematico Piergiorgio Odifreddi, quando, nell’introduzione al suo libro “La democrazia non esiste”, cita il Marchese di Condorcet (1793):

“La società che non viene illuminata dai pensatori, finisce ingannata dai ciarlatani”

Forse, per oltrepassare qualsiasi schieramento e negazionismo (climatico e non solo) …la strada da percorrere è quella di un sincero, amorevole, benEssere.

Che non può esistere completamente sul livello personale, se non si riflette positivamente nel sociale.