Il “pacchetto economia circolare” è stato confezionato da un bel po’. Osservandolo da vicino, si può apprezzare la sua estetica innovativa e una forma elegante.

L’excursus, per arrivare ad approvare i decreti legislativi in Italia è stato lungo e faticoso, ma ce l’abbiamo fatta. Pacchetto innovativo ed elegante: recepito!

I decreti sono quattro e servono ad attuare le direttive Europee adottate proprio dall’Unione, nel mese di Luglio del 2018.

Obiettivi finali?

Entro il 2035: l’aumento progressivo nel riciclo dei rifiuti urbani (65%) e l’eliminazione delle discariche (meno del 10%), in quanto destinatarie di quegli stessi “scarti”. Per la restante parte (25%), dovrebbe trattarsi di recupero energetico.

Guardando in prospettiva, si tratta di una rivoluzione!

Le novità importanti, quindi, non riguardano solo le discariche.

Innanzitutto: la gestione di rifiuti quali veicoli, apparecchiature elettriche ed elettroniche, imballaggi.

L’attuale ciclo di produzione può subire una trasformazione tale da renderla modello.

Il pacchetto economia circolare UE assomiglia a quel cappello da cui uscirà un coniglio, come per magia? Assolutamente no.

Forse è più simile ad un centro massaggi, dove ci si affida alle cure degli specialisti per tornare al mondo rigenerati.

Gli specialisti, in questo caso, siamo noi.

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Pacchetto economia circolare approvato dal Governo: decreti legislativi in gazzetta

L’esame preliminare c’era stato a marzo. Durante il Consiglio dei ministri, in agosto, il Governo ha recepito le direttive approvando i decreti.

Nello specifico, il decreto 3 settembre 2020, n.118 prevede che il Ministero dell’ambiente, invierà annualmente alla Commissione europea una relazione contenente informazioni e stime sulle quantità (in peso) di:

  1. apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) immesse sul mercato
  2. rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) raccolti separatamente ed esportati
  3. raccolta e riciclaggio dei rifiuti di pile e di accumulatori, grazie ai dati elaborati dall’Ispra

Dato l’obiettivo del conferimento in discarica non superiore al 10% dei rifiuti urbani (2035) le direttive richiedono nuovi e uniformi metodi per il calcolo.

Nel decreto 3 settembre 2020, n. 121 si prevede di agire:

  1. riformando il sistema di ammissione rifiuti in discarica
  2. adeguando i criteri di realizzazione e chiusura delle discariche grazie alla tecnologia
  3. definendo modalità, criteri e obiettivi progressivi (cooperando con le regioni) per i rifiuti urbani conferibili nelle discariche

Vige il divieto di collocare in discarica rifiuti provenienti da raccolta differenziata o comunque (a partire dal 2030) idonei a riciclaggio e recupero.

Responsabilità estesa del produttore e coinvolgimento di tutti gli attori (possibili)

In attuazione della “direttiva rifiuti”, il decreto 3 settembre 2020, n. 116 mira a:

  1. riformare il sistema di responsabilità estesa del produttore (EPR)
  2. istituire un “Registro nazionale dei produttori” per consentire il rispetto degli obblighi
  3. rafforza il Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti, con misure atte a prevenire la dispersione dei rifiuti e lo spreco alimentare
  4. incentivare il riciclaggio dei rifiuti organici in collaborazione con Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e le Regioni
  5. bonificare siti inquinati e introduce norme per la gestione di rifiuti e imballaggi
  6. applicare sanzioni amministrative pecuniarie in caso di mancato rispetto delle norme introdotte
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Il decreto n.119 ha lo scopo di prevenire e ridurre i rifiuti dei veicoli fuori uso.

I soggetti coinvolti nel “ciclo” dei veicoli dovranno esercitare attività adeguate (verso l’ambiente):

  1. coordinando le disposizioni generali ad uno schema di responsabilità estesa (produttore)
  2. individuando formule per riutilizzare parti dei veicoli
  3. rafforzando sistemi di tracciabilità di veicoli e rifiuti derivati (obbligo di pesatura del fuori uso nei centri di raccolta)
  4. individuando misure che implementino il riciclo di rifiuti provenienti dagli impianti di frantumazione

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Pacchetto economia circolare 2018: misure e obiettivi dal passato al futuro

È nel 2018 che si concretizzano le basi per il passaggio dal modello lineare a quello circolare. Un modello grazie al quale i materiali vengano utilizzati responsabilmente.

Una transizione che, tutt’ora, vuole restituire valore alle risorse e ai prodotti, al pianeta e alle persone.

Già nel 2015 in Europa si adottava un piano d’azione basilare volto a promuovere la crescita economica sostenibile e a creare occupazione circolare.

La Commissione Europea scriveva:

“Il piano d’azione promuove una stretta cooperazione con gli Stati membri, le regioni e i comuni, le imprese, gli organismi di ricerca, i cittadini e le altre parti interessate che partecipano all’economia circolare”

Tornando al presente,invece, anche se dalla sintesi dei decreti attuali non appare nella sua evidente importanza, il pacchetto normativo prevede la riduzione degli sprechi alimentari.

In linea con gli obiettivi Onu per lo Sviluppo sostenibile, lo scopo è di raggiungere il – 30% entro il 2025 e – 50% entro il 2030.

Il focus sui rifiuti non vuole e non deve essere motivo per giungere a sottovalutare il resto delle sfide, che l’Europa, l’Italia e il mondo si trovano ad affrontare.

Il pacchetto economia circolare, entrato in vigore nel 2018, stabilisce molti ambiziosi obiettivi in uno scenario in cui:

  1. la popolazione mondiale è in aumento
  2. la domanda delle materie prime è crescente
  3. le risorse diminuiscono

Per cui, perseverando nelle abitudini costituite dal modello lineare, il risultato è la “dipendenza” di alcuni paesi che devono rivolgersi ad altri per l’approvvigionamento.

Il piano d’azione dietro il pacchetto normativo

L’attenzione principale della Commissione e del Parlamento UE era stata incentrata sui rifiuti perché la “produzione” annuale in Europa veniva stimata a 2,5 miliardi di tonnellate.

I rifiuti quindi interessano l’economia!

Un motivo è lo smaltimento in discarica, dove vengono perdute tutte le materie prime e i prodotti che potrebbero generare ulteriore valore se riutilizzati, riciclati e reimmessi nel ciclo economico.

Consideriamo, poi, il dato Eurostat per cui l’Europa importa materie prime per circa il 50% delle risorse che consuma.

Risulta chiarissima la necessità di adottare le misure richieste dalle direttive Ue e successivi decreti nazionali.

Evitiamo a questo punto di affondare il coltello nella piaga parlando degli effetti sull’ambiente dovuti all’estrazione e all’utilizzo irresponsabile delle materie prime.

Sappiamo tutti quanto costa a livello di energia e sul piano delle emissioni di anidride carbonica. Vero?

Le direttive Ue recepite, si concentrano sui rifiuti urbani perché rappresentano la parte più sensibile degli scarti. Anche se costituiscono neanche il 20% dei rifiuti prodotti (gli imballaggi l’8%) la gestione è la difficoltà evidenziata.

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Le normative dovrebbero aiutare nella gestione sui vari territori a partire dalla dotazione impiantistica necessaria. L’istituto Ispra mostra i dati utili a comprendere quanto i rifiuti urbani siano in crescita e gli impianti per gestirli in calo.

Una contraddizione da rilevare e su cui riflettere in merito alla sostenibilità: nella XIII edizione dell’Osservatorio Nimby forum, presentata nel 2018 a Roma, viene mostrato che il comparto industriale più contestato è quello energetico (57,4%).

Soprattutto vengono contestati gli impianti per fonti rinnovabili (73,3% sul totale del comparto) cui segue il settore rifiuti con il 35,9% e il comparto infrastrutture per il 5,9%.

Questa è l’era del dissenso, dell’immobilismo e dei paradossi.

Recepito il pacchetto normativo UE: ma cos’è l’economia circolare per noi?

I decreti avranno un impatto sulla vita dei cittadini e sull’economia circolare nazionale.

Positivo o negativo? Dipende.

Le azioni da mettere in atto sono incentrate su strategie a lungo e a breve termine. Non solo le aziende e le imprese avranno da fare.

Tutti, nessuno escluso, siamo chiamati ad attuare il modello sostenibile comprendendo cosa si intende per economia circolare.

Determinate aziende saranno coinvolte per la realizzazione di prodotti ottenuti da materiali nuovi. Prodotti interamente riutilizzabili per generare scarto quasi nullo.

Altre imprese saranno impegnate a gestire i rifiuti attraverso il riutilizzo ed il riciclo.

Altri ancora, per esempio i consumatori, dovranno assumersi la loro fetta di responsabilità. Possiamo iniziare decidendo:

  1. che tipo di prodotti sarebbe opportuno comprare
  2. su quali aziende scegliamo di investire
  3. quale tipo di mercato desideriamo supportare

Come funziona l’economia circolare? La circolarità trae ispirazione dai sistemi naturali.

In natura non esistono rifiuti perché ogni volta che qualcosa si “degrada” diventa cibo per qualcos’altro e l’energia viene donata dal sole. Da qui si parte.

Per chi volesse è possibile approfondire i temi attraverso libri di economia circolare, articoli, riviste e report che trattano i temi ad essa connessi.

Leggere e informarsi porta a conoscere anche i preziosi esempi di economia circolare progettati e attuati finora nel mondo

Possiamo trarre benefici dal pacchetto economia circolare 2020?

Economia circolare non è quella di una sola azienda che cambia il prodotto. Si tratta di molti attori che lavorano insieme per creare flussi efficaci di materiali e informazioni.

Il sistema che potremmo creare è quello alimentato da energie rinnovabili.

Pensando in sistemi potremmo cominciare a vedere le connessioni tra le persone, i luoghi e le idee.

Così diventerebbe meno probabile che sorprendersi per le conseguenze negative di una cattiva pianificazione.

Cominciando a vedere le opportunità che si creano possiamo generare benefici economici, ambientali e sociali