Perché abbiamo bisogno di un piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima? Quali sono le necessità che hanno spinto le persone (nella forma istituzionale dell’Unione Europea) a strutturare, divulgare e attivare il Paes?

Una risposta ce la fornisce un orologio, che a New York fino a pochissimo tempo fa segnava l’ora…adesso ci dice quanto tempo resta.

L’orologio digitale (pubblico) di Manhattan è stato riprogrammato, a settembre, adottando una nuova missione. Non serve più a guidare la gente verso appuntamenti e scadenze personali, viene utilizzato per illustrare quanto tempo abbiamo per agire in maniera ecologicamente sostenibile.

Gli artisti Gan Golan e Andrew Boyd lo presentano come una finestra critica, un invito all’azione per evitare che gli effetti del riscaldamento globale diventino irreversibili.

Il cambiamento climatico è una delle principali sfide, che attraverso la produzione di energia rinnovabile Italia, Europa e il mondo intero, stanno affrontando. Il Paes, poi evoluto in Paesc, è uno degli strumenti realizzati allo scopo di unire le forze ed essere protagonisti della sostenibilità.

Il “Protocollo Kyoto” del 1997 è stato il punto di partenza fondamentale per un impegno condiviso a livello mondiale. Giunto al termine, avendo obiettivi con scadenza riferita al 2012, ha lasciato il posto al “Piano d’azione per l’energia sostenibile ed il clima”.

Il Paes oggi si è trasformato sviluppando obiettivi che mirano al 2030 e oltre, ma di base i principi restano gli stessi: trovare interventi mirati alla mitigazione e all’adattamento della situazione, un imperativo per la salvaguardia di tutti i territori.

Paes e Paesc: com’è nato e come funziona il piano d’azione per l’energia sostenibile

Il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile (PAES) è un documento che illustrava al tempo e continua a spiegare oggi come i firmatari del Patto possono rispettare e sviluppare i diversi obiettivi. Lo scopo ultimo è la riduzione dei gas serra, dunque l’abolizione di energia non rinnovabile!

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La prima meta era stata fissata per il 2020 e gli aderenti avevano l’impegno di consegnare il proprio Paes entro un anno dalla firma.

L’Unione Europea si era, infatti, impegnata a ridurre (entro il 2020) le proprie emissioni totali almeno del 20% rispetto al 1990.

In più, nel pacchetto “clima ed energia” del 2008 era previsto: 20% di aumento nell’utilizzo delle energie rinnovabili e il 20% di riduzione nell’utilizzo di energia primaria.

In questo scenario, le autorità locali hanno svolto un ruolo chiave. E’ nata un’iniziativa chiamata “Patto dei Sindaci” per cui paesi, città e regioni possono scegliere di partecipare al “Piano” e decidere di andare anche oltre l’obiettivo del 20%.

Un impegno formale che viene perseguito grazie al possesso di due requisiti. Devono essere redatti e presentati:

  • L’Inventario di Base delle Emissioni (IBE)
  • Il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile (PAES)

L’IBE serve a fornire indicazioni sulle fonti di CO2 presenti nel territorio ed è un prerequisito per l’elaborazione del PAES.

Gli inventari degli anni successivi, quindi, permettono di valutare i livelli di efficacia degli interventi e dove necessario, di prendere altri provvedimenti.

Tenendo in considerazione i dati dell’Inventario di Base delle Emissioni, il Paes viene strutturato per testimoniare da una parte l’identificazione dei settori di intervento più idonei e dall’altra le opportunità più appropriate per raggiungere l’obiettivo di riduzione di CO2.

Vengono definite misure concrete per la riduzione dei consumi finali di energia, i tempi e le responsabilità. Tutto per fare in modo che esista una strategia di lungo termine per l’utilizzo di energia circolare. E che questi obiettivi possano parallelamente essere tradotti in azioni immediate.

Perchè il piano d’azione per l’energia sostenibile viene denominato anche PAESC e cosa prevede

Il 15 ottobre 2015 diventa ufficiale un’altra iniziativa importantissima. Il nuovo Patto dei Sindaci viene presentato dalla Commissione Europea.

I firmatari si impegnano ad agire per raggiungere nuovi obiettivi (per esempio la riduzione del 40% di emissioni da gas serra) e implementare l’approccio congiunto già sperimentato.

Il PAESC è l’ex PAES, la sua trasformazione è dovuta semplicemente al fatto che le attività presentate con scadenza al 2020 volgono al termine, ma le fondamenta restano.

Il PAESC amplia il proprio raggio d’azione, è ricco di nuovi contenuti e prevede la possibilità di adesione anche per i paesi al di fuori dei confini europei.

Gli impegni per i nuovi firmatari del Patto:

  • Bisogna strutturare e consegnare il PAESC entro 2 anni dalla firma (per il PAES era entro un anno);
  • L’obiettivo è di ridurre almeno del 40% le emissioni di CO2 entro il 2030 (nel PAES il 20% entro il 2020);
  • Nella strategia elaborata bisogna integrare politiche per “mitigare” (ovvero ridurre le emissioni per limitare l’incremento della temperatura media della Terra) e per “adattare” (incrementando la resilienza di territori e comunità nei confronti dei cambiamenti climatici già in atto), quindi integrare il Patto dei Sindaci con il Mayors Adapt.

I documenti dovrebbero essere redatti grazie all’aiuto delle Linee guida predisposte dal JRC (Centro Comune di Ricerca della Comunità Europea).

Il Piano deve essere completo di un elenco di azioni precise. Queste devono avere come finalità la riduzione dei consumi finali di energia, il miglioramento dell’efficienza energetica e la promozione delle fonti di energia rinnovabile.

Soprattutto per quanto riguarda: edifici residenziali e del terziario, l’industria, gli impianti di pubblica illuminazione e di altro tipo, nonché i trasporti pubblici e privati.

Il Paesc, non deve essere considerato come un documento rigido, può essere ampliato e arricchito da sempre nuove opportunità.

Il patto dei sindaci

I firmatari, aderendo al Patto s’impegnano ad elaborare un Piano, che deve essere adottato dal consiglio locale e descrivere i passi verso il raggiungimento degli obiettivi del 2030. Dopodiché, nuovi progetti di sviluppo approvati dall’autorità locale rappresenteranno sempre un beneficio allo scopo di ridurre il livello di emissioni.

In rete si possono trovare i piani d’azione presentati dai firmatari dell’Accordo già accettati o attualmente in fase di valutazione. Di questa si occupa il Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea.

Mentre, per valutare i progressi compiuti nelle varie tappe, i firmatari presenteranno le relazioni di monitoraggio relative agli obiettivi di mitigazione e adattamento. Progressivamente si procede pure nell’aggiornamento dell’inventario delle emissioni, per verificare i progressi legati sia alla mitigazione delle emissioni, che al consumo di energia.

La “comunità” del Patto dei Sindaci condivide consigli utili, a favore del progresso generale, tutti i firmatari condividono azioni e pratiche come possibile fonte di ispirazione.

Bisogna precisare che, quando parla di “Mitigazione” il Piano si riferisce all’IBE e alle Azioni per la riduzione delle emissioni CO2. Quando invece si parla di politiche di “Adattamento”, si fa riferimento anche alla valutazione dei rischi e delle vulnerabilità rispetto ai territori.

Questa valutazione è un punto di partenza per lo sviluppo del PAESC.

Si tratta di un’analisi che determina i rischi potenziali e valuta ciò che potrebbe rappresentare un danno o una minaccia potenziale per le persone, i beni, i mezzi di sostentamento e l’ambiente dai quali dipendono.

Quindi è possibile identificare le aree di importanza critica come quelle riguardanti: alluvioni, temperature estreme, siccità, tempeste, ma anche aumento degli incendi boschivi, aumento del livello del mare o erosione costiera.

In sintesi, fornisce informazioni importanti, sicuramente per il processo decisionale inerente al Paesc, ma anche per la consapevolezza rispetto al territorio in cui si vive.

Cosa riceve in cambio chi aderisce al Piano d’Azione per l’energia sostenibile e il clima?

La Commissione europea è impegnata nel sostegno degli enti locali coinvolti nel Patto dei Sindaci.

Prima di tutto l’Europa finanzia l’Ufficio del Patto (Covenant of Mayors Office – CoMO) che dà assistenza ai firmatari. Risponde a qualsiasi richiesta inoltrata attraverso l’Helpdesk e promuove le azioni locali attraverso il Media desk.

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Il CoMO invece si occupa di coordinare anche il lavoro con terze parti e negoziare il supporto di attori di rilievo.

Infine, il Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione europea coopera con il CoMO per sviluppare linee guida e modelli tecnici che possano guidare le Amministrazioni negli impegni assunti e valorizzare cambiamenti e risultati.

Contribuire alla strategia energetica e climatica europea per il pianeta sembra già un riconoscimento importante, ma la Commissione Europea si occupa di dare visibilità internazionale per l’impegno profuso sul fronte della mitigazione e dell’adattamento.

Partecipare è di per sé un grande beneficio per qualsiasi territorio, perché possono essere definiti obiettivi raggiungibili e misurabili di sviluppo, grazie al sostegno e al monitoraggio del PAESC.

Poi, gli aderenti potranno avere un accesso semplificato alle opportunità finanziarie per i progetti sul tema energetico e di adattamento climatico. Si creeranno occasioni innovative per la creazione di rapporti internazionali e lo scambio di esperienze. Nasceranno possibilità di formazione attraverso una regolare offerta di eventi, gemellaggi, webinar, e sostegno pratico.

L’adesione al Patto rappresenta per gli Enti Locali la grande occasione di ridurre le emissioni nel proprio territorio. Non solo. Esiste la possibilità di garantire una maggiore sostenibilità ambientale! Inoltre nelle città potranno essere colte le opportunità economiche derivanti, come:

  • sviluppo dell’offerta locale
  • creazione di posti di lavoro
  • risparmio sui consumi energetici
  • maggior efficienza nei servizi

Non è cosa da poco. Un’offerta che non si può rifiutare.

Paesc Italia. Cosa succede sul territorio nazionale con il Piano d’azione per l’energia sostenibile

Molti comuni italiani hanno aderito al Piano d’azione per l’energia sostenibile e al Patto dei sindaci.

Tra i tanti, il Comune di Bologna ha utilizzato il Paesc come strumento innovativo in collaborazione con vari soggetti della città (pubblici e privati).

Gli obiettivi del PAES, riconfermati e arricchiti dal Paesc, riguardavano la riduzione delle emissioni inquinanti, generate da svariate cause come pure dall’energia non rinnovabile.

Quindi il traguardo di aumentare l’efficienza energetica, passando dall’abitudine all’energia non rinnovabile, alla sfida della sostenibilità.

Infine, l’importante obiettivo di incentivare l’utilizzo di energie rinnovabili, al fine di sfruttare in maniera sempre più consapevole le risorse del pianeta.

Dunque vediamo protagoniste del futuro italiano tutte quelle fonti che oggi appartengono alla sfera dell’energia sostenibile o anche di una “energia circolare”.

Ci riferiamo, tra le altre, a: l’energia solare, l’energia eolica, l’energia geotermica, quella idroelettrica e quella marina.

Un esempio concreto: Bologna.

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La città di Bologna ha aderito nel 2008 e oggi continua nel suo percorso, grazie alle autorità locali e ai collaboratori disseminati su tutto il territorio. La città si è impegnata nel descrivere il contesto territoriale e ha compilato un dettagliato elenco delle emissioni suddivise per settori.

Nei vari documenti Bologna ha illustrato le attività sviluppate e quelle in corso. Ha delineato obiettivi, linee guida, azioni e interventi.

Sono state avviate partenership e il ruolo del Comune è stato fondamentale per stimolare, informare e mettere in relazione diversi soggetti.

Vediamo qualche numero nel dettaglio.

Paesc comuni: my covenant Bologna

Quando nel 2015 hanno aggiornato l’IBE per poter valutare le “tendenze” della città e quindi riuscire ad avere un monitoraggio efficace delle azioni prescelte, a Bologna è emerso che:

  • le emissioni climalteranti, dal 2005 al 2013, sono state ridotte di quasi 300.000 tonnellate, cioè sono diminuite del 12,4%
  • le emissioni sono diminuite del 37,9% nel settore dei trasporti privati, anche grazie all’aumento della mobilità ciclabile e all’uso dei mezzi pubblici
  • il settore civile non ha dato il meglio di sé, nel terziario la riduzione è corrisposta al 2% e sul piano del residenziale si arrivava all’1,6%

Un altro numero interessante per Bologna, riguarda il percorso di coinvolgimento di diversi soggetti interessati: già nel 2012 si potevano contare 150 tra soggetti economici e relative organizzazioni.

Così è stato sottoscritto il “Protocollo d’intesa per l’attuazione del Paes” e la città non ha mai smesso di lavorare per raggiungere gli obbiettivi prefissati e andare oltre.

Accelerare il processo di decarbonizzazione nei territori, rafforzare la capacità di adattamento agli impatti del cambiamento climatico e consentire ai cittadini di accedere a un’energia sostenibile, sicura, disponibile per tutti … ecco perché aderire al PAESC.