Cerchiamo di comprendere, ad un livello basilare, cosa è stato fatto per strutturare alcuni tra i più importanti progetti economia circolare e cambiamento nello stile di vita. Due fattori strettamente connessi.

Economia è una parola che utilizziamo, volendo, per riconoscere quel processo attraverso cui ci appropriamo delle risorse fornite dalla natura. Nel percorso queste risorse vengono utilizzate per dare vita ad altri prodotti e offrire servizi di cui la gente necessita (o che spesso desidera).

Tra i prodotti e i servizi fondamentali si possono citare: le abitazioni, rifugio dalle intemperie, ed il cibo per la sopravvivenza di mente e corpo. Ponendoci da questo punto di osservazione potremmo notare e iniziare ad intendere come l’economia, la società e l’ambiente siano sistemi interdipendenti.

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Systems Thinking

Se è possibile riconoscere questo tipo di realtà, allora è possibile riflettere sul fatto che la vitalità di uno dei sistemi influisce sulla vitalità degli altri.

L’economia circolare e i progetti predisposti sulla base del modello, tendono a prendersi cura del fatto che i sistemi sono interdipendenti. Non solo. Ogni sistema possiede un’intelligenza specifica e le sue parti sono interconnesse in virtù del desiderio di sopravvivenza.

Quando nei progetti economia circolare e sistemi vengono trattati secondo la loro naturale connessione, possiamo riconoscere i percorsi più innovativi. Proposte di singoli individui o gruppi di persone che lavorano in vista della stessa meta.

La Ellen Macarthur Foundation parla di “pensiero dei sistemi” in quanto capacità di capire come le parti interagiscono, producendo il comportamento nell’insieme. Attraverso le parole di Donella Meadows (scienziata ambientale, educatrice e scrittrice americana) la Fondazione suggerisce una tappa verso il cambiamento. Per la Meadows il systems thinking è:

“un modo di pensare che ci dà la libertà di individuare le cause profonde dei problemi e di vedere nuove opportunità”

Progetti economia circolare: Brasile

L’azienda CBPAK prova a sfruttare al meglio la manioca (radice amidacea, prodotto alimentare di base in Brasile) già utile per varie applicazioni nell’industria alimentare brasiliana. CBPAK, combina la scienza dei materiali all’innovazione del modello di business: utilizzando l’amido non commestibile derivato dalla manioca.

Il risultato sono contenitori monouso per alimenti che determinano l’eliminazione del fabbisogno plastico. Se riciclare plastica è utile per quella attualmente in uso.. perché continuare a produrne? Il valore della proposta include la modalità di smaltimento dopo l’uso.

La cooperazione con le aziende locali di compostaggio permette di convertire i contenitori in ammendanti per terreni agricoli da rigenerare.

Un paese emergente e attivo

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Il Brasile è considerato tra i paesi in via di sviluppo. In molti di questi emerge la questione dell’occupazione informale, in cui viene impiegata una buona fetta di popolazione.

Dunque lo scenario brasiliano; si profila sotto l’egida delle necessità economiche: carenza di infrastrutture, quasi nessuna protezione sociale, rischi per la salute. I lavoratori informali lottano e nel settore esistono aziende che provano ad implementare modalità circolari ad ogni livello.

Portiamo a titolo di esempio il contributo di Rede Asta. Tentando di operare in maniera efficace, l’azienda si è occupata di creare una piattaforma virtuale, al fine di sostenere gli artigiani seguendo i principi dell’economia circolare.

La benefica ciclicità dei materiali recuperati da Rede Asta parte ancora una volta dai “rifiuti”. Mentre aziende e città troppo spesso rifiutano gli scarti, gli artigiani trasformano: ed ecco prodotti da regalo su misura e rivendibili.

Grazie a Rede Asta, un modello di riciclo si distribuisce su vari livelli: aumento del reddito, connessione di sistemi e condivisione di risorse in una rete creata ad hoc.

Le risorse nella foresta

Infine l’azienda di cosmetici Natura, che giunge a dimostrare il triplice beneficio da trarre preservando la foresta Amazzonica. Questa copre più della metà del territorio in Brasile e contiene una biodiversità cruciale per il benessere del pianeta, oltre a possedere un quinto dell’acqua dolce presente sulla terra.

L’azienda ha un approccio non violento nei confronti della causa contro la deforestazione: non si scende in piazza, si lavora con le comunità indigene del territorio amazzonico. Viene applicata la loro bio-intelligenza.

Attraverso la raccolta dei frutti offerti dalla foresta, viene valorizzato il patrimonio di conoscenze dei gruppi indigeni. Loro sono in grado di gestire i beni naturali in modo più vantaggioso. Tanto da incentivare anche l’aspetto economico.

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Progetti economia circolare: Usa

Dagli Stati Uniti arriva un progetto ispirato alla natura intrinseca e allo stile di vita delle grandi città. Nomi come New York, Los Angeles, Houston e Chicago sono tutti associabili a vivacità, energia e creatività.

Sono le grosse economie, il sostegno di questi luoghi. Paragonabili a quelle di interi paesi in altre zone del mondo. Le caratteristiche per dimensioni, densità e talento le rendono riferimenti per la transizione verso l’economia circolare.

Qui nasce e si intensifica la famigerata sfida dell’alimentazione. L’urbanizzazione del mondo, è in crescita e la sfida alimentare grava sui sistemi naturali affrontando anch’essa il tema dell’enorme quantità di rifiuti attualmente prodotti.

The Plant è un ecosistema di 16 imprese alimentari situate in un vecchio edificio per il confezionamento della carne a Chicago. Potrebbe essere un modello da seguire per la produzione alimentare urbana, da estendere a cittadini di qualsiasi estrazione, che desiderino rendere le loro citta più sane ed efficaci.

Forma mentis e circolarità in Cina

Quando si parla di una realtà come quella cinese.. si possono davvero “dare i numeri”! Si tratta del più grande consumatore di materie prime al mondo. Nel 2016, una sola azienda (di cui ora racconteremo) ha lavorato 3 milioni di tonnellate di risorse che altrimenti sarebbero state sprecate. Il risparmio di energia è stato equivalente a 14 milioni di barili di combustibile fossile.


In Cina è il governo centrale a proporre le strategie per implementare il concetto di economia circolare.

Fin dal 2002 l’obiettivo continua ad essere: migliorare l’efficienza dei materiali e l’uso dell’energia. Progetto che si è da subito attuato attraverso diverse aree pilota nel paese. Un approccio su misura per un paese che deve affrontare l’urgente problema del degrado ambientale e della scarsità di risorse.

Sappiamo che per l’economia circolare le maggiori fonti di creazione del valore risiedono nelle “strategie dell’anello interno”. Ovvero, preservare l’integrità del prodotto e consentire una lunga esistenza.

Riutilizzo, rigenerazione e riparazione sono fondamentali, ma quando i prodotti non possono più essere mantenuti in vita, è importante considerare l’anello esterno e il riciclaggio dei materiali

L’azienda che opera da due decenni


GEM Co. Ltd, è una società con sede a Shenzhen. Leader di mercato nel settore del riciclo, ha avuto un riconoscimento importante, arrivando finalista ai prestigiosi Circular Awards 2018.

GEM ricicla materiali provenienti da diversi settori industriali, tra cui l’elettronica, le automobili, le batterie e le acque reflue.
Nel riciclaggio di batterie, sono stati pionieri.

Il settore ha un’importanza strategica per la Cina. I veicoli elettrici sono una componente chiave sia per un sistema di mobilità intelligente e pulito che per alleviare la congestione e gli alti livelli di inquinamento atmosferico.

L’azienda ha lavorato sodo e ha raggiunto il più alto tasso di riutilizzo di batterie. Si sono mossi per estrarre nichel e cobalto da quelle esaurite, creando prodotti chimici che possono essere utilizzati per produrne nuove.

Progetti economia circolare: Europa

Anche in Europa si contribuisce allo sviluppo di città sane ed ecologiche. L’iniziativa dell’ UE, ormai attiva da anni, è stata progettata coinvolgendo cittadini e autorità. Tutti insieme hanno adottato soluzioni basate sulla natura: NBS, Nature-based Solutions.

Il progetto è stato denominato UNALAB e si è occupato non solo di attuare le NBS ma anche di dimostrare che questo tipo di innovazioni possono essere replicabili e personalizzabili.

Il pacchetto di soluzioni fornisce strumenti, metodologie, modelli e tecnologie. Tutto è stato pensato grazie alla cooperazione di aziende, istituti di ricerca, cittadini e istituzioni.

I prodotti: un manuale tecnico in rete ed in costante aggiornamento, relazioni sul monitoraggio delle prestazioni NBS, e modelli di strategie finanziarie per implementare lo sviluppo di tali strumenti.

E’ come se nelle città europee fossero nati laboratori urbani strutturati a livello scientifico, destinati all’utilizzo di ogni cittadino, creando la possibilità di condividere idee e aumentare il livello di una consapevolezza attiva.

Progetti economia circolare: Italia

Gli italiani, in molti comuni, utilizzano una App molto innovativa. Premiata tra le migliori dieci ecoinnovazioni al Festival Ecomondo 2019, si trova sotto il nome di “Riciclario”. Tra le sue funzioni c’è la Bacheca del Riuso, attraverso la quale i cittadini possono visionare e rendere disponibili oggetti inutilizzati, dando loro una nuova vita.

L’obiettivo di 100% Bioplastica è invece quello di produrre plastica di origine naturale e completamente compatibile con l’ambiente.

Se non si può fare a meno delle comode caratteristiche di questo materiale (al momento distruttivo) perchè non renderlo totalmente rinnovabile e biodegradabile? Il progetto di ricerca è parte integrante di un ulteriore progetto.

E’ stato selezionato nella seconda edizione di “Università del Crowdfunding”. Programma di finanza alternativa di cui si occupa l’Università di Milano-Bicocca per dare a studenti, docenti e ricercatori la chance di realizzare progetti innovativi.

Come organizzare “progetti economia circolare”?

Innovativo è l’atto stesso di progettare. Non è un’esperienza che fanno tutti, anche se a vari livelli ognuno deve organizzare i vari aspetti della propria esistenza.

Da cosa nasce cosa, dall’idea nasce il progetto e grazie al progetto si crea lavoro, coesione, collaborazione. E’ più o meno questo l’iter.

Quello che si mette in campo è la propria personalità, il coraggio, la forza, il tempo. Ma utilizzando il modello circolare tutto può tornare a favore di chi si mette in gioco, nutrendo poi un certo grado di soddisfazione.

Suggerimenti dalla Ellen Macarthur Foundation

Sul sito della fondazione, un foglio di lavoro che si può scaricare, intitolato: Make a successful circular economy pitch.

In teoria il foglio è progettato per idee da presentare presso le aziende in cui si lavora. Comunque si tratta di un bel modo per imparare a comunicare in modo efficace e a presentare idee di economia circolare. Anche per dare una nuova impostazione all’economia domestica c’è bisogno di schiarirsi le idee e parlarne in famiglia, per coinvolgere tutti accogliendo altre proposte. Non vi sembra anche questo un progetto innovativo?

L’economia circolare offre una reale opportunità per migliorare il modo in cui si fanno le cose. Si può basare il proprio stile sui consigli di persone che hanno sviluppato il pensiero dell’economia circolare nelle loro organizzazioni.

I sostenitori dell’economia circolare hanno condiviso il modo in cui sono riusciti a coinvolgere i loro colleghi e ad avviare idee circolari. Vale la pena di usare questi esempi come guida.

I passaggi suggeriti dalla fondazione sono tre: bisogna capire chi si vuole influenzare per esplorare le possibili priorità e motivazioni. Comprendere il tipo di ambiente nel quale si inserirebbe la proposta, pensando alle conseguenze nel contesto interno ed esterno. Cercare di definire e articolare l’idea di economia circolare con chiarezza.

La domanda chiave è: cosa volete realizzare, in pratica?

In bocca al lupo e buon lavoro. Attendiamo vostre notizie!