Non sappiamo precisamente quanta co2 assorbe un albero.

Ma siamo grati che svolga questa funzione.

Dal mito dell’urbanizzazione “selvaggia” (che stimano avverrà entro il 2050) unito alla crescente domanda di beni e servizi (certamente lecita se consideriamo che ciascuno ha diritto a un’esistenza dignitosa) nasce: Treetopia.

È il mese di Aprile del 2020.

Ne parla Alan Simson, urbanista e professore alla Leeds Beckett University, su The Conversation. Rete di media senza scopo di lucro, in cui vengono riunite “idee” di accademici e intellettuali.

L’utopia degli alberi, di oggi, arriva direttamente dai giardini pensili di Babilonia del 590 a.C.

Le necessità non sono poi così differenti. Le cause scatenanti, diametralmente opposte!

Ci chiediamo quanta co2 assorbe un albero e vogliamo riempire di verde gli spazi urbani (ma non solo quelli) perché ne abbiamo bisogno come dell’aria.

Nessun sarcasmo. Abbiamo bisogno di bellezza, e soprattutto: di respirare.

A questa urgenza (e molte altre) rispondono le opere di artisti, architetti, botanici e amministrazioni pubbliche.

Mura, balconi, tetti, palazzi, uffici: tutto viene ripensato e ridisegnato cambiando il profilo delle metropoli.

Li chiamiamo boschi verticali e foreste urbane. Prendono vita ovunque grazie al loro valore estetico, mirano a restituire qualcosa all’ambiente e all’uomo.

L’anidride carbonica, in effetti, è un elemento presente in natura, il problema è la sua eccessiva immissione in atmosfera.

Deriva dai processi di combustione dell’energia non rinnovabile, utilizzata per lo più per produrre elettricità.

Attraverso la fotosintesi, gli alberi sottraggono -naturalmente- CO2 dall’atmosfera.

Le piante terrestri, attualmente, assorbono più di quanto potessimo sospettare: circa il 29% delle nostre emissioni.

Ma…se aumentano le emissioni, le piante come si comportano?

Sappiamo che non possono fare tutto da sole. E non possono sostituire ulteriori misure altrettanto importanti.

Quindi, abbiamo bisogno di catturare co2 o di abbattere la sua produzione? Entrambe?

Quanta co2 assorbe un albero in città (e nelle zone rurali)

La fotosintetisi dipende da svariati fattori. Per questo è difficile stabilire quanta co2 assorbe un albero.

Calcolare l’incidenza dell’attività fotosintetica che ci circonda significa analizzare, per esempio:

  • la quantità di luce irradiata
  • la qualità dell’aria in cui ci troviamo
  • i livelli di inquinamento atmosferico del luogo
  • la temperatura media
  • il tasso di umidità presente
  • l’età e la tipologia della pianta
  • il contesto
  • la manutenzione

Possiamo ipotizzare il caso di un albero nel contesto della città di Roma, giusto per avere un dato indicativo.

Nel ciclo di accrescimento in cui raggiunge la maturità tra i 20 ed i 40 anni, la pianta assorbirà in media tra i 10 ed i 30 kg CO2/anno.

Nessuna supposizione, invece, sul fatto che il “naturale sequestro” del diossido di carbonio è molto positivo per tutti noi.

Con “sequestro” di Co2 facciamo riferimento al suo ammontare (annuale) accumulato nella massa sotterranea e superficiale delle piante.

Durante la fotosintesi la CO2 si insinua attraverso i pori delle foglie.

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Il processo della fotosintesi clorofilliana

Mediante reazioni chimiche l’albero combina acqua, diossido ed energia solare, trasforma tutto in cellulosa e zuccheri e arriva persino a produrre energia rinnovabile (grazie ad innovativi progetti mirati ad incentivare l’utilizzo di energia sostenibile).

A quel punto il temuto gas (la co2) incolore, inodore, acidulo – e pesante rispetto all’aria – …viene metabolizzato. Non c’è pericolo che faccia del male a qualcuno.

Notizie più specifiche possiamo reperirle da fonti autorevoli come lo studio sperimentale di Stefano Crema. Il titolo è “Urban forestry e stima del carbonio: analisi di linee guida e calcolo in zona urbana come applicazione ed opportunità per l’Università di Padova”.

Foreste urbane e stime di calcolo/ assorbimento co2 alberi

Attraverso la ricerca confermiamo che, in base alla crescita e alla mortalità (dipendenti da specie, età, struttura e grado di salute) di una foresta, è possibile valutare quanta co2 assorbe un albero.

Nell’analizzare (e predisporre) l’accumulo di CO2 delle foreste urbane, non si può prescindere dal considerare determinate variabili:

  • densità di copertura esistente
  • schema progettato
  • densità d’impianto.

A quanto pare, le foreste definite “giovani” assorbono CO2 rapidamente per decenni, prima che il benefico accumulo decresca.

Le piantagioni degli habitat rurali, grazie alla loro densità, accumulano quasi il doppio di CO2 per unità di superficie (4-8 t/ha) rispetto a quelle urbane.

Anche se, la crescita del singolo albero è maggiore nell’area urbana, visto che ogni pianta può disporre, potenzialmente, di ampie superfici.

L’assorbimento varia:

  • da 16Kg annui per gli alberi piccoli (8-15cm) e crescita lenta
  • a circa 360Kg/anno per quelli più grandi, al ritmo massimo di accrescimento.

La sopravvivenza in ambito urbano è complessa (lo sappiamo).

Questa variabile è fondamentale, perché influenza la capacità di trattenere il carbonio a lungo termine.

Il tasso di mortalità delle alberature stradali (anche residenziali) è stabilito tra il 10-30% per i primi cinque anni e da 0.5 al 3% per ciascun anno a seguire.

Il rimedio suggerito per rendere minime le perdite consiste nella selezione di specie adatte al luogo di impianto.

In caso contrario succede che l’albero viene stressato, i ritmi di crescita rallentano e la piantumazione si rivela poco efficace al fine di “catturare” la CO2.

Perché è così importante capire quanta co2 assorbe un albero?

Le emissioni in atmosfera di anidride carbonica (e gas climalteranti) sono riconosciute come principali responsabili del famigerato effetto serra, del quale temiamo in particolar modo il riscaldamento globale. Comprendere quanta co2 assorbe un albero, per l’uomo, significa rimboccarsi le maniche e agire.

Le emissioni di co2 sono strettamente legate ai livelli di attività economica, o comunque il 40% di esse è attribuito ad attività antropiche.

Queste connessioni hanno addirittura indotto alcuni a identificare come auspicabile la decrescita economica. Forse perchè dal benessere del pianeta dipende il nostro e l’equazione è semplice: meno attività = meno inquinamento = riduzione emissioni.

Molti altri operano da tempo per ottenere l’anelato sviluppo sostenibile che consentirebbe alla popolazione mondiale, oggi esclusa, di crescere in maniera equa. Ed in armonia con l’ambiente.

Tale sviluppo implica l’applicazione di idee e modelli innovativi, allo scopo di

  • produrre per più persone (energia rinnovabile, beni, servizi…)
  • in maniera efficiente (energia sostenibile)
  • utilizzando meno risorse.

Un esempio tra tutti è quello apportato nel mondo dall’energia circolare.

Anche questa ci mostra che ispirarsi e affidarsi alla natura sembra essere (quasi sempre) la strada migliore da intraprendere.

Nell’ultimo secolo, quindi, tra le varie possibilità è stata molto valorizzata la promozione di boschi e foreste. Urbane e rurali.

Edificio-verde-con-albero-che-assorbe-co2
Boschi urbani ed edifici verdi. La soluzione per compensare la Co2 delle nostre città?

Se appare essenziale la potenzialità di quanta co2 assorbe un albero, figuriamoci quella di un intero bosco.

Lo storico “Protocollo di Kyoto” del 1997, infatti, prevede espressamente – a completamento e integrazione della riduzione di emissioni alla fonte – l’assorbimento forestale dei gas serra.

Questi, accumulandosi, creano una sorta di “coperta” per niente piacevole, di cui non abbiamo affatto bisogno.

Le implicazioni per l’uomo, gli animali e la società sono devastanti. Al punto che abbiamo iniziato ad inventare tecnologie che catturano i gas nocivi. A distribuire “crediti” per chi ne riduce la produzione (Emission Trading Scheme o ETS).

Contrastare i problemi delle emissioni: Agenda 2030 nel BelPaese, in Africa…nel mondo

Al di là di quanta co2 assorbe un albero e della precisione dei dati statistici con cui possiamo misurare i benefici o limitare il nostro impatto, oggi possediamo una preziosa consapevolezza.

Amiamo la natura e desideriamo tutelarla.

L’Italia è ricoperta da circa 20 miliardi di alberi e, in controtendenza rispetto alla deforestazione nel mondo, boschi e foreste sono in espansione.

A dire il vero, secondo Jacopo Giliberto (IlSole24Ore):

“è il periodo in assoluto più selvoso della storia d’Italia, almeno dell’ultimo migliaio di anni”

Ma…le buone notizie non bastano mai!

Grazie agli obiettivi proposti dall’Agenda Onu per lo sviluppo sostenibile abbiamo preso a mobilitarci e a collaborare assiduamente. Poco sopra, per esempio, accennavamo alla reale possibilità di un’energia sostenibile per tutti.

L’orizzonte di traguardi chiari, specifici, inclusivi ci permette di portare avanti strategie efficaci di partecipazione: comunitarie e interculturali.

Più o meno con lo stesso spirito nasce l’ambiziosa idea di Yvonne Aki-Sawyerr, in Sierra Leone:

“far tornare Freetown la città degli alberi”

Più o meno dalla stessa determinazione prende vita il progetto degli “orti sociali” nel meraviglioso borgo di Sant’Agata de’ Goti in Campania. L’Associazione Fabula Naturae è stata mossa, non solo dal desiderio di piantare alberi per ridurre l’impatto delle emissioni (SDGs13).

La loro intenzione è quella di condividere il valore di una comunità sostenibile con i turisti (SDGs11) e custodire il territorio (SDGs15).

La differenza interessante tra le due realtà sta sostanzialmente in un fattore. La signora Aki-Sawyerr, sindaca dei sierraleonesi, ha vissuto sulla sua pelle cosa s’intende per “cambiamento climatico”.

Cosa significa riscaldamento globale: la città che pianta un milione di alberi in due anni

Yvonne Aki-Sawyerr nel dicembre del 2015 (ad un mese dalla fine della pandemia di Ebola in Sierra Leone) si accorge di qualcosa che non aveva visto, date le troppe preoccupazioni che assorbivano la sua mente.

Passando in macchina per la periferia di Freetown vede che la foresta lussureggiante è scomparsa e rimane scioccata.

Addolorata per la perdita di bellezza del territorio, ma soprattutto testimone delle conseguenze del cambiamento climatico.

Piogge latenti o eccessive distruggono da tempo le possibilità degli agricoltori e le persone si spostano nelle città.

La capitale è sovraccarica di insediamenti, anche abusivi: iniziata la deforestazione, in 20 anni, tutto è precipitato.

Nell’agosto 2017, una frana massiccia proprio in quella zona, toglie la vita a 1000 persone in meno di 5 minuti.

“La perdita delle foreste non implica privazione di un po’ d’ombra, ma della nostra capacità di vivere”

Voler fare qualcosa in merito alla situazione è stata la spinta a diventare sindaco (dal 2018).

Una delle iniziative prioritarie della Aki-Sawyerr è quella di aumentare del 50% la copertura vegetale, entro la fine del mandato (2022).

L’intera comunità è coinvolta nell’impresa, pianteranno un milione di alberi.

Quanta Co2 assorbiranno quelle piante a beneficio della popolazione locale e mondiale? Potremmo calcolarlo…anche se sappiamo che non sarà la soluzione definitiva per la questione dell’effetto serra.

Ma neanche l’unico vantaggio da trarre.

Gli alberi, tra le altre cose, ridurranno il rischio di smottamento e inondazioni, reintrodurranno la biodiversità, proteggeranno i bacini idrici.

Il motto della sindaca?

“to turn dissatisfaction into action, ovvero, trasformare il disappunto in azione”

Quanta co2 assorbe un albero? Sono “pozzi” di carbonio (carbon sink)

Se ti stai chiedendo quanta co2 assorbe un albero avrai le tue buone ragioni.

Noi abbiamo provato a rispondere a chi in qualche modo ha le antenne puntate sull’aspetto ambientale della faccenda.

Bisogna dire che, secondo gli studiosi, avrebbe ancor più senso ragionare sulla capacità che hanno le piante di assorbire e sequestrare anidride carbonica nell’arco di un ciclo di vita, piuttosto che in un anno.

Le variabili ambientali come i cambiamenti meteorologici, lo stress dell’inquinamento e altri disturbi, infatti, hanno meno influenza se considerate nel ciclo vitale dell’albero.

E possiamo considerare le piante dissipatori o “pozzi” di carbonio, proprio perché l’anidride carbonica viene acquisita e trasformata utilizzando ogni molecola e strato della sua struttura costitutiva.

Secondo lo studio del professor Birdsey (1992) un tipico albero di bosco accumula co2:

  • per il 51% nel tronco
  • 30% nei rami
  • 3% nelle foglie.

Le radici grosse assorbono il 15-20% di Co2 totale, le radici sottili più o meno come le foglie (Hendrick and Pregitzer, 1993).

Anche se le ricerche sulle foreste urbane, praticamente non sono ancora state affrontate, è interessante riportare qualche notizia sul lavoro intitolato “Rainfall interception by urban forests” del 1998.

Il Pyrus calleryana preso in considerazione accumulava nelle foglie il 10.6% di carbonio rispetto al 3.6% di un albero di bosco.

Come ci racconta il Dottor Crema (sopra citato) “questo fatto si spiega grazie alla ridotta competizione in città, alla concimazione ed all’irrigazione”

Il pero dello studio contava circa 89.000 foglie e la superficie totale era equivalente ad un appartamentino di circa 93 m2.

Cosa desideriamo fare?

Se siete curiosi di definire quanta co2 assorbe un albero, al fine di contrastare il cambiamento climatico, sappiate che attraverso un piccolo gesto troverete grande giovamento.

Per ridurre o compensare il nostro impatto sul pianeta c’è bisogno soltanto del desiderio di farlo. Un attimo dopo arriverà la soddisfazione. Per aver espresso, attraverso un’azione singolare, la propria personalità. Unica e inimitabile!

Possiamo decidere di evitare il consumo di energia non rinnovabile. Potremmo scegliere di andare in giro in bici o di controllare una sola volta al giorno la mail.

Potresti veder crescere un albero adottandolo sulla piattaforma di Treedom … oppure …

Utilizza il metodo del botanico e filosofo Fukuoka: metti i semi nell’argilla, poi bagna con acqua e lavora l’impasto ottenuto come fosse pane. Interralo in un vaso sul balcone e abbine cura.

C’è anche chi, in autunno, lo travaserà in piena terra, in un posto protetto, continuando a supervisionare ed innaffiare (soprattutto per la prima estate).

In quest’ultimo caso, per chi fosse determinato a portare avanti un progetto del genere, bisognerà contattare gli enti comunali o provinciali addetti. E chiedere suggerimenti all’ARPA regionale o alla Guardia Forestale.

Soprattutto nelle fasi di analisi e ricerca, l’ideale è lavorare con un piccolo gruppo di persone, ognuno con le sue competenze: sarà divertente e piacevole.

Come è successo a Yvonne Aki-Sawyerr, alla comunità di Fabula Naturae, per le start up di energia rinnovabile…e per tutti quei progetti in cui è interessante cooperare con gli altri.

In bocca al lupo!