Nella raccolta differenziata, plastica sporca e materiali con residui di alimenti, possono compromettere le successive fasi di recupero.

Quindi il riciclaggio!

È rimasto un po’ di sugo della pizza e (di bontà) della mozzarella sulla scatola? L’imballaggio non rientrerà nel ciclo della “gestione ecologica” dei rifiuti.

Potrebbe essere compostato…come abbiamo visto nell’articolo: “Cartone pizza differenziata: come disfarsene correttamente?”

Invece, dovete sapere che nonostante la raccolta differenziata, la plastica sporca o con cibo appiccicato sopra (e dentro) non viene riciclata.

Affinché la plastica possa essere trasformata in qualcosa che abbia una nuova vita, deve essere di qualità decente. Quindi cosa fare?

Ricordiamo innanzitutto, che i materiali riciclati, sono la nostra spazzatura che ha una nuova chance di essere utilizzata.

Ma quei materiali devono competere con sostanze vergini presenti sul mercato.

Quindi la qualità conta parecchio.

In Taiwan, ci sono diversi gruppi di lavoratori che smistano la spazzatura.

Rimuovono i resti di cibo dalle scatole bento. (Contenitori per pasto da asporto in cui il materiale esterno è generalmente carta.)

Poi mandano le scatole alle fabbriche che prendono queste “merci” e le lavano prima di poterle trasformare.

Ma la maggior parte delle volte, i materiali riciclabili “sporchi” gettati in un cestino pubblico, non hanno la possibilità di raggiungere alcuna fabbrica di riciclaggio. Vengono catalogati come inutili.

O meglio, troppo fastidiosi da pulire e inadeguati a generare reddito.

Quindi messi insieme a tutta l’altra spazzatura, finiscono in discarica o nell’inceneritore.

Anche in Italia, spesso i dubbi dell’utenza derivano dall’idea che nei cassonetti della raccolta differenziata vadano gettati soltanto oggetti puliti.

Questo è vero. Ovviamente, per una buona raccolta differenziata la plastica sporca non deve essere lavata al pari dei piatti di porcellana.

È sufficiente eliminare le rimanenze. Poi, se serve, passare velocemente sotto l’acqua il materiale, prima di buttarlo nell’apposito bidone.

Raccolta differenziata: plastica sporca di cibo, va ripulita e gettata nel bidone apposito

A Roma, il problema della raccolta differenziata è la plastica sporca? No, spesso sono i cambiamenti a generare confusione.

Ma il Comune è attento ad aggiornare le pagine del sito dedicate alla gestione dei rifiuti.

Nella capitale piatti e bicchieri di plastica vanno gettati nei cassonetti stradali blu riservati alla raccolta del multimateriale (contenitori in vetro, plastica, alluminio e altri metalli).

Ama, in accordo con l’Amministrazione di Roma Capitale, ha recepito le direttive dell’accordo a livello nazionale tra Anci e CONAI. Che prevedono l’avvio a riciclo di tali materiali.

In base alle disposizioni del Corepla i piatti e i bicchieri devono però essere privi di qualsiasi residuo solido o liquido. Dunque, adeguatamente puliti e svuotati prima del conferimento.

Le posate di plastica devono continuare ad essere conferite nei contenitori verdi/grigi per i materiali non riciclabili.

Questo cambiamento riguarda tutti i cittadini e le utenze commerciali raggiunte da servizi mirati di raccolta differenziata: porta a porta e “duale”.

La plastica, se bruciata emette diossina! E se ne produce una quantità enorme.

Date queste premesse, smaltirla in modo corretto è decisivo.

Non essendo totalmente eliminabile (perlomeno nel breve termine), è importante riciclare.

Mettendo in atto piccole ma buone abitudini quotidiane si può senz’altro contribuire a ridurne il consumo. A casa come in ufficio.

Ridurre il numero di rifiuti e imballaggi in plastica è importante per salvaguardare l’ambiente.

Quindi, per ridurre le quantità di contenitori, al momento dell’acquisto dovremmo privilegiare sempre i prodotti sfusi. Allo stesso modo è fondamentale verificare che gli imballaggi siano prodotti con materiale riciclato o riutilizzabile.

La plastica recuperata, una volta trasferita negli appositi stabilimenti in cui avviene il riciclo e il recupero dei diversi materiali, può trasformarsi in nuovi oggetti e avere un nuovo uso.

Non possiamo sottovalutare questo fatto.

Dove si buttano i bicchierini del caffè?

Un conto è parlare di raccolta differenziata e plastica sporca.

Un conto è capire: Dove buttare piatti e bicchieri di plastica sporchi?

Un’altra cosa è “dove gettare i piccoli bicchieri” con residuo di zucchero e caffè. A quel punto il problema non è ripulire prima di differenziare.

La maggior parte dei bicchieri in commercio e la quasi totalità di quelli utilizzati per il caffè dei distributori automatici, sono prodotti utilizzando un materiale plastico definito “polistirene”.

Ma c’è dell’altro.

Ti senti bene quando finisci il tuo Starbucks e metti quell’innocuo bicchiere nel cestino del riciclaggio? Beh, è un po’ più complicato di così.

Mentre l’esterno del bicchiere è fatto di carta, all’interno c’è un sottile strato di plastica. La pellicola protegge il liquido dalle infiltrazioni nella carta e impedisce che la tua bevanda calda si raffreddi troppo velocemente.

Poiché ci sono due materiali diversi, le tazze non possono essere riciclate. A meno che i materiali siano separati. Il che è impossibile da fare a mano e richiede una macchina speciale.

Ecco perché gli articoli più facili da riciclare sono i prodotti fatti di un unico materiale. Le bottiglie d’acqua (100% plastica PET) sono un esempio.

Le tazze da caffè sono simili agli imballaggi che avvolgono alcuni snack.

I bicchieri da asporto hanno una loro collocazione nella raccolta differenziata della plastica sporca

Entrambi sono a più strati, con ogni strato che serve a uno scopo particolare. Per esempio, lo strato di cera per l’etichetta. O lo strato di alluminio per evitare che la temperatura esterna alteri la composizione chimica dell’articolo prima di acquistarlo.

Questo tipo di design, tuttavia, rende il riciclaggio del prodotto più difficile.
Soprattutto perché gli strati sono spesso molto sottili e “impilati” strettamente l’uno sull’altro.

Non è “conveniente”…richiede tempo, per una fabbrica di riciclaggio, separare ogni pezzo.

Cosa non va nella plastica?

Bisogna evitare di inserire, per una efficace raccolta differenziata, plastica sporca e soprattutto i bicchieri per caffè da asporto.

Per quanto riguarda il polistirene, questo è conosciuto anche come polistirolo. Nella sua forma espansa, infatti, viene utilizzato comunemente come imballaggio.

È un materiale altamente riciclabile. Tanto che, degradato ad alte temperature ritorna materiale vergine.

Il problema è che la sua selezione, rispetto ad altri materiali, è più complessa.

Soprattutto visto che bicchieri e palette sono molto leggeri e molti impianti di selezione non sono attrezzati per dividerlo da altri materiali plastici (PET, Polietilene, PVC, ecc).

In Italia però l’economia circolare è entrata nel vending grazie al progetto RiVending.

Il vending è un’attività di vendita e somministrazione, tramite distributori automatici.

RiVending aspira ad essere un ciclo virtuoso di recupero e riciclo di bicchieri e palette in plastica.

Voluto da:

  • Confida – Associazione Italiana Distribuzione Automatica
  • Corepla -Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica
  • Unionplast – Unione Nazionale Industrie Trasformatrici Materie Plastiche.

Il progetto nasce con l’idea di supportare le richieste dell’Unione Europea, orientata a implementare le politiche della green economy.

Se siete tra i clienti dei distributori automatici, dopo aver gustato il caffè, siete invitati a buttare bicchierino e paletta nell’apposito contenitore. Questo permetterà di isolare il materiale plastico di cui sono fatti.

Per una corretta raccolta differenziata della plastica.

A Parma, per esempio è Iren, la società incaricata di svolgere il servizio nella città.

Il contenitore avrà al suo interno un sacchetto di colore verde, che sarà ritirato insieme al resto della raccolta differenziata.

Il ciclo virtuoso di raccolta e riciclo di bicchierini e palette, permetterà innanzitutto di semplificare il processo di selezione del materiale. Ma soprattutto, di recuperare una plastica di altissima qualità e valore.

Con cui si potranno creare nuovi prodotti.

Raccolta differenziata plastica: sporca o pulita, è pur sempre plastica!

Di questi tempi, siamo ben consapevoli di quanto sia fondamentale la raccolta differenziata. Plastica sporca o pulita che sia è bene riflettere su questo materiale.

Perché? Viviamo nell’era della plastica.

Oggi se ne produce una quantità enorme, oltre 400 milioni di tonnellate all’anno. Di cui il 36% costituito da imballaggi.

Sono questi i dati del vademecum “Plastica, da rifiuto a risorsa. Una guida al consumo consapevole”. Realizzato da Terna in collaborazione con Legambiente e AzzeroCO2.

Dai vestiti che indossiamo al cibo che mangiamo, la plastica è diventata un “alimento base”. Per le famiglie e le comunità di tutto il mondo.

È essenziale per noi capire questo materiale. Data la sua importanza e il fatto che gli scienziati stimano che impieghi da 450 a 1.000 anni per decomporsi.

Alcuni sostengono che non si decomporrà mai!

In primo luogo, è fondamentale sapere che le materie plastiche sono semplicemente polimeri. Lunghe catene di atomi disposti in unità ripetute. Spesso molto più lunghe di quelle che si trovano in natura.

Secondo il Science History Institute, “la lunghezza di queste catene, e i modelli in cui sono disposte, sono ciò che rende i polimeri forti, leggeri e flessibili”.

In altre parole, è questo che rende i materiali così “plastici”.

Lo stesso pezzo di plastica (pulito) può essere riciclato solo circa 2-3 volte, prima che la sua qualità diminuisca al punto di non poter essere più utilizzato.

Inoltre, ogni volta che la plastica viene riciclata, viene aggiunto altro materiale vergine per contribuire a migliorare la sua qualità.

In modo che il prodotto riciclato abbia una possibilità di combattere sul mercato. Contro beni nuovi e duraturi.

Differenziare per riciclare: consumatori e ambiente

Per alcuni, il problema è capire come comportarsi con la plastica sporca nella raccolta differenziata.

Per altri l’ambientalismo inizia col simbolo del riciclo e finisce nel bidone dedicato.

Il semplice atto di buttare via qualcosa in una grande scatola contrassegnata da un cartello non è poco.

E a volte è sufficiente a farci sentire come se avessimo fatto la nostra parte.

Allo stesso modo, la nostra fede nella “magia del bidone che differenzia”, rende l’acquisto e l’uso di prodotti di plastica meno carico di sensi di colpa.

Ma il riciclaggio è un sistema complicato. Il cui successo dipende da tutti.

Da chi progetta i prodotti, a chi getta la spazzatura, a chi raccoglie i rifiuti, a chi lavora nelle imprese di riciclo.

Noi consumatori giochiamo un ruolo molto più critico di quanto immaginiamo.

A seconda di come usiamo i nostri prodotti e del modo in cui li buttiamo via, determiniamo il loro valore e la qualità post-utilizzo….

Pensateci. I beni riciclati devono competere con i prodotti nuovi sul mercato. Chi vorrebbe comprare qualcosa di una qualità inferiore?

Ne racconta Lilly Sedaghat per National Geographic, dopo aver passato alcuni mesi a parlare con vari esperti.

“La sua speranza”, afferma:

“è di portare più trasparenza in un sistema inseparabile dalla nostra stessa esistenza, ma la cui visibilità spesso inizia e si ferma al bidone della spazzatura.”

Il riciclaggio è determinato da due cose davvero importanti: il mercato e il governo della città. Se c’è domanda nel mercato, allora le aziende pagheranno.

Se la domanda non c’è, o la qualità dei materiali post-utilizzo è inguaribilmente sporca, finiranno in discarica o negli inceneritori.

L’investimento pubblico nei sistemi di riciclaggio, inoltre, è essenziale per: sostenibilità e successo a lungo termine.

Prima di buttare via qualcosa, potremmo anche informarci su cosa ricicla effettivamente la nostra città…