L’Europa potrebbe subire un razionamento dell’energia elettrica con l’incombere di un inverno molto rigido. Della minaccia di un simile scenario si parla già da mesi e con i prezzi dell’energia che non accennano a diminuire, diventa sempre più probabile.

D’altronde il conflitto tra Russia e Ucraina, sebbene non sia l’unica causa dell’emergenza energetica, non ha fatto nulla per far sì che la situazione migliorasse, nella tipica relazione negativa tra guerra e ambiente.

Così, i consumatori europei si trovano a dover affrontare la prospettiva di un razionamento dell’energia elettrica quest’inverno, a causa dell’impennata dei costi e del rischio che la Russia interrompa le forniture di gas.

Già mesi addietro, Ben van Beurden l’Amministratore delegato di Shell si è espresso dicendo che sarà un inverno davvero difficile per l’Europa e che

Dovremo tutti affrontare un’escalation molto significativa dei prezzi dell’energia. Nel peggiore dei casi, l’Europa dovrà razionare il proprio consumo energetico.

L’avvertimento è arrivato mentre l’UE e i governi dei Paesi membri sono esortati ad intervenire per tenere sotto controllo le bollette di famiglie e imprese.

Razionamento dell’energia elettrica in Italia

Già durante gli ultimi mesi del governo Draghi, i ministri avevano dichiarato che l’esecutivo avrebbe agito per limitare l’impatto della recente impennata dei prezzi dell’energia.

I prezzi del gas e dell’elettricità sono infatti saliti ai massimi storici in Italia e in altri Paesi europei, poiché la Russia, da cui l’Italia dipende fortemente per il gas, ha limitato le forniture in seguito all’invasione dell’Ucraina.

I prezzi del gas hanno superato i 320 euro per megawattora, cifra che le associazioni imprenditoriali italiane hanno definito “insostenibile”. Mentre le associazioni dei consumatori l’hanno descritto come una vera e propria “emergenza”, considerando che il prezzo del gas all’inizio di luglio era inferiore a 100 euro per mw/h.

L’idea di un nuovo decreto per calmierare gli effetti del prezzo del gas resta sul tavolo ancora ora. Nonostante il nostro Paese si prepara ad accogliere un nuovo governo.

Carlo Bonomi di Confindustria, già prima dell’estate aveva messo in guardia dal rischio di fallimenti diffusi delle aziende se i prezzi dell’energia non scenderanno. E aveva esortato il governo a creare un piano di razionamento del gas e a fornire nuovi sussidi.

Nel frattempo, il governo Draghi stava anticipando l’attuazione di un nuovo piano di risparmio energetico volto a ridurre il consumo di gas ed elettricità della nazione, in seguito alle preoccupazioni sulla sicurezza energetica.

A luglio il governo aveva annunciato che il piano prevedeva un nuovo limite all’uso dell’aria condizionata negli edifici pubblici. Ora, però, si prevede di dover attuare risparmi più severi, come il razionamento dell’energia elettrica.

Perché rischiamo il razionamento dell’energia elettrica?

L’Unione Europea e tutti i suoi Stati membri sono alle prese con una crisi energetica senza precedenti, caratterizzata da alta domanda, bassa offerta e – ovviamente – prezzi incredibilmente elevati.

Tra le misure sulle quali si sta discutendo c’è quella di ridurre il consumo energetico attuando un razionamento dell’energia elettrica. Questa austery energetica mira a ridurre del 5% il consumo dell’energia elettrica negli orari di punta.

Accanto a questo provvedimento c’è la volontà dell’UE di tassare parte dei profitti delle compagnie energetiche al fine di ridurre il carico di spesa dei cittadini.

Certamente saranno i governi degli Stati membri a dover recepire il provvedimento UE. Il governo neoeletto dovrò ora stabilire come attuare il piano di riduzione dei consumi, in accordo con l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente – ARERA.

In particolare sono da decidere le fasce orarie in cui i contatori saranno ridotti coattivamente e i criteri in cui questo verrà attuato. Quello che si sa già è che sarà il singolo distributore di energia a controllare la quantità di energia erogata, riducendo il carico del contatore. Come avviene nel caso di morosità di un utente.

Il nostro Paese rischia quindi il razionamento dell’energia elettrica anche perché la domanda è in aumento (di più del 6% dal 2021 al 2020 secondo i dati ARERA). E anche se l’Italia ha incrementato la produzione tramite fonti rinnovabili del 7,9%, questo non è sufficiente a coprire la domanda di energia che ci si aspetta per i prossimi mesi.

Questo contesto rende quindi il razionamento dell’energia elettrica uno strumento necessario per fronteggiare l’attuale crisi.

Come funziona il razionamento dell’energia elettrica in Italia?

Il provvedimento parla di ridurre del 5% il consumo di energia elettrica nelle ore di punta. Si tratta quindi di un razionamento che riguarderà 3 o 4 ore al giorno durante la settimana.

È abbastanza verosimile che il nostro Paese inizierà a diffondere delle campagne di sensibilizzazione volte a incoraggiare i cittadini. Per ridurre spontaneamente il consumo di energia elettrica, anche al fine di realizzare un risparmio pro capite che possa alleggerire le bollette.

Tuttavia, se queste misure volontarie, che per forza di cose non possono essere controllate dal governo o da chi per lui, non dovranno essere sufficienti, allora non si potrà evitare un’azione sui contatori atta a ridurre l’erogazione dell’energia elettrica. Procedendo, di fatto, a un vero e proprio razionamento coatto.

Ma se l’idea di un razionamento dell’energia elettrica spaventa, è necessario fermarsi a considerare cosa questo rappresenti nel concreto.

Il calo del 5%, qualora fosse realmente attuato, potrebbe non essere impattare eccessivamente sulle nostre abitudini di consumo.

Facciamo due calcoli: considerando che un’utenza domestica è di 3,3 kilowatt, il 5% si sostanzia in una riduzione di 0,15 kilowat.

Certamente, questo numero da solo poco può significare anche perché molto dipenderà anche dalla classe energetica degli elettrodomestici. Se un esempio può aiutare a comprendere, possiamo dire che non si potrà attivare un ciclo di lavastoviglie mentre ci si asciuga i capelli.

Quindi per evitare stacchi, si dovrà tenere presente quali sono gli elettrodomestici che consumano di più in casa e imparare a gestire al meglio i consumi. Tra l’altro riteniamo che questa possa essere una buona prassi in questo periodo, aldilà del fatto che ci potrà essere o meno un razionamento dell’energia elettrica.

In conclusione

Certo, se gli italiani sono pronti a tagliare del 5% il proprio consumo di energia elettrica, allora sarebbe bene anche che i tanti sprechi cessino di esistere. Pensiamo per esempio alle luci accese nottetempo negli immensi centri commerciali.

Bisogna agire tutti, ognuno di noi nel proprio piccolo, ma ai grandi si chiede di investire concretamente su un piano a medio termine per raggiungere la tanto desiderata indipendenza energetica.