Responsabilità personale e cambiamento climatico!?…può incutere una sorta di timore il concetto. Eppure, sono parole che schiudono nuovi orizzonti.

Osservabili da diversi punti di vista.

Di certo il nostro desiderio non è quello di trascinare pesi. A gravare sulla quotidianità!

(Magari convinti che la cosa non ci tocchi.)

Probabilmente l’ideale sarebbe tentare di sentirci liberi e orgogliosi. Facendo semplicemente quel che possiamo.

Ognuno nel suo piccolo.

Ma, consapevoli di quanto sia importante prenderci cura di ciò che è “Tutto Intorno a Noi”.

Eh, già. Sembrano proprio le solite frasi, trite e ritrite. Vero!?

Eppure, quello che ci manca -spesso- è esattamente la banalità di condividere. Di confrontarci su quanto contino i nostri gesti!

Ebbene, è stata condotta un’indagine intitolata “Cambiamento climatico e resilienza”. (Laboratorio REF Ricerche, Luglio 2019.)

Descrive una Italia consapevole e preoccupata.

Un Paese pronto a farsi parte attiva della Strategia nazionale per prevenire e contrastare i cambiamenti climatici.

Quel che emerge è “ovvio”:

  • allo Stato spetta il compito di indicare la via;
  • alle aziende quello di fungere da soggetto attuatore;
  • ai cittadini il compito di correggere i comportamenti e sostenere l’impegno collettivo.

Un’Italia che mostra consapevolezza, disponibilità…e attesa.

Di un disegno a tutto tondo, che affronti la questione ambientale.

Una Strategia dove lo Stato è chiamato ad esercitare il ruolo di guida. Per indicare alle imprese e ai cittadini le azioni da intraprendere.

È questo il quadro che emerge dall’indagine.

La conoscenza del cambiamento climatico e delle sue implicazioni viene percepita in maniera capillare in tutti i contesti socio-demografici della popolazione.

Aumenta con l’età. E genera preoccupazione!

(Forse perché rimaniamo in attesa!?)

Con punte nelle Isole e nel Nord-Est.

Dove più lucida è la memoria di alcuni eventi catastrofici. (Alluvioni nel palermitano e nell’agrigentino. La tempesta “Vaia” nel bellunese. Solo nel 2018).

Responsabilità personale e cambiamento climatico: l’unione fa la forza

A quanto pare, non conviene star fermi ad aspettare che la risposta arrivi dai “grandi del pianeta”. Responsabilità personale e cambiamento climatico è un concetto che sentiamo vicino.

(Giustamente!)

E poi, perché dovremmo attendere i disastri ambientali a rammentarci la nostra sfida?

Adattamento e mitigazione. In fondo, sta tutto in queste (altre) due paroline.

Dunque, qual è la prospettiva praticabile per ognuno di noi?

Stiamo scoprendo un fatto. Che le conseguenze del riscaldamento globale possono essere fronteggiate in un solo modo: Facendo Squadra.

Ma, come esattamente?

Servono:

  • le piccole azioni dei singoli cittadini;
  • i provvedimenti delle istituzioni;
  • la competenza dei ricercatori;
  • i finanziamenti;
  • l’intraprendenza delle aziende.

E tutti questi attori sono pronti ad assumersi la responsabilità di un cambio di passo epocale.

Condividendo esperienze, specificità e conoscenze.

A chiederlo sono in primis le mobilitazioni delle giovani generazioni.

In effetti, negli anni, le cose sono cambiate. Il nostro Paese e le persone sono evolute grazie all’informazione e anche grazie ad alcuni importanti eventi di condivisione.

Dunque, ci troviamo in un momento storico unico. Milioni di giovani scendono in piazza per scioperare e chiedere ai governi e alle imprese (ai cosiddetti adulti) di assicurare un futuro sostenibile al pianeta.

Occorre il nostro personale impegno civile. Certo!

Però, la chiave sta nel coinvolgimento in ogni campo del sistema decisionale. A partire dagli economisti per arrivare ai progettisti.

Per l’incentivazione seria di politiche di sviluppo green.

Agendo dove veramente c’è il fronte per rispondere ai cambiamenti climatici.

Dove?

Innanzitutto, nelle città. Nei comuni!

Ce lo spiega Tiziana Gallo sul Sole 24 Ore. (Progettista e pianificatrice esperta di rigenerazione urbana.)

Come molti altri “esperti” ha le idee chiare.

Vediamo di cosa si tratta.

Persone contro il cambiamento climatico: individui o gruppi?

Quando parliamo di “responsabilità personale e cambiamento climatico” non possiamo (non dovremmo) dimenticarci che in Italia abbiamo il PNRR. Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza!!

La professoressa Gallo ci spiega che tale piano di investimenti esiste in aggiunta al piano strutturale di finanziamenti europei 2021-2027.

Fondato sulle sfide dell’Agenda 2030. Che puntano alla riduzione della CO2 del 55% entro il 2030. Nonché, alla neutralità climatica entro il 2050.

Di solito, le notizie inerenti riguardano: governi, Unione Europea e alte sfere.

Purtroppo, non si sente quasi mai che gli attuatori e destinatari dei finanziamenti sono città e comuni.

Dunque, le figure centrali, i protagonisti in questa lotta contro il tempo: sono i sindaci.

Una cosa molto chiara, che tutti dovremmo sapere!?

“Soldi a disposizione ne abbiamo tanti!”

750 miliardi di euro per il Next Generation EU sono orientati a transizione ecologica e digitale. Questo solo per quanto riguarda i fondi strutturali europei. Come descritto nel grafico condiviso dal sito della Camera dei deputati.

Ciò che manca è la capacità di sviluppare progetti in linea con queste sfide dei comuni italiani. In particolare, quelli piccoli.

In particolare, manca la capacità di attrarre finanziamenti.

Napoli, Bari e le province siciliane risultano aver ottenuto i maggiori finanziamenti. Poi, si distinguono anche città del nord come Milano, Venezia, Bologna.

Ciò che sconcerta è il quadro generale.

A quanto pare, sono mesi che i comuni avvertono il Governo Italiano della necessità di irrobustire l’organico e la governance. Snellendo procedure e permettendo assunzioni.

Magari, di giovani competenti nelle amministrazioni. In grado di sostenere la sfida della progettazione green.

Per ora, nessuno stanziamento, né avvio di assunzioni…

Invece è in atto una massiccia campagna di assunzioni di tecnici dalle diverse competenze, presso ministeri e regioni. Ossia, enti di controllo per il PNRR.

Responsabilità personale e cambiamento climatico: il nostro ruolo “in Comune”

Qual è a questo punto l’evidenza? Secondo la dottoressa Gallo per rispondere alle questioni “responsabilità personale e cambiamento climatico”, dovremmo farlo in coro.

E non solo secondo lei!

La responsabilità personale supporta la collettività.

Il problema fondamentale è rafforzare i comuni nella loro capacità di generare progetti. Di quelli in grado di rispondere alle sfide europee nell’agenda 2030.

La gestione (troppo) tecnico-burocratica dei fondi PNRR e 2021-2027 appare poco orientata all’incentivare sul territorio innovazione e green economy.

Ed il rischio è veder sfumare la “grande occasione del green deal”.

Per mancanza di personale competente nelle amministrazioni territoriali. (Dalle provinciali alle comunali.)

Un altro fattore essenziale.

I comuni, soprattutto quelli organizzati in aree vaste, possono generare politiche di sviluppo green molto più innovative dei governi centrali.

Ce lo dimostrano le green capital (e le candidate) di cui abbiamo raccontato poco tempo fa.

Inoltre, i comuni (sempre loro), associandosi, possono collaborare per i diversi territori. E pianificare, prendendo decisioni specifiche verso l’innovazione sinceramente sostenibile.

Ovvero, sotto tre profili:

  1. Economico;
  2. Sociale;
  3. Ambientale.

La vera risposta che i comuni possono dare è alzare l’asticella dei loro obiettivi. Invece di attendere dall’alto le risposte.

Sono proprio i sindaci a conoscere meglio la situazione reale dell’Italia in questo momento.

Numerosi gli esempi già esistenti.

Interessante, a tal fine, è guardare oltre i propri “confini”. Per comprendere, appunto, come sia possibile sviluppare su scala locale politiche e azioni di sviluppo green

In conclusione, potremmo dire, che una delle nostre responsabilità rispetto al cambiamento climatico, sta diventando quella di essere consapevoli del nostro potenziale collettivo!

Quindi, tra le più importanti riforme che il governo potrebbe varare, ci sarebbe quella degli enti locali.

Perché possano essere messi in condizioni di fare molto di più, simultaneamente.

Chi subisce maggiormente il cambiamento climatico?

Riguardo a responsabilità personale e cambiamento climatico, anche Josep Borrell ha detto qualcosina di importante.

(Lui è l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza.)

Borrell, afferma nel blog, che l’Europa è pronta ad assumersi le sue responsabilità.

Gli eventi meteorologici estremi (in Europa e nel mondo) e la recente relazione dell’IPCC evidenziano quanto i cambiamenti climatici stiano minacciando l’umanità.

La scorsa estate, le impressionanti inondazioni in Germania e Belgio. I persistenti incendi boschivi in Grecia e Turchia o sulla costa occidentale dell’America settentrionale con le loro devastazioni:

“ci hanno ricordato con inesorabile chiarezza quanto grave sia la minaccia che ci troviamo ad affrontare.”

Alla luce delle importanti implicazioni geopolitiche, nel corso della storia dell’umanità, nessun’altra minaccia alla sicurezza si è dimostrata più temibile dei cambiamenti climatici.

“i segnali di allarme sono assordanti e le prove irrefutabili. È un codice rosso per l’umanità”.

Come ribadisce il segretario generale dell’ONU Guterres.

(Come si fa, dunque, a inabissarsi in certi discorsi sul negazionismo climatico quando l’urgenza assoluta è quella di ridurre drasticamente le emissioni di gas a effetto serra?)

Per non parlare delle implicazioni etiche. Come ci ricorda Telmo Pievani.

(Filosofo, accademico ed evoluzionista italiano.)

Il cambiamento climatico grava prevalentemente sui Paesi più poveri e incide negativamente su molte dinamiche sociali.

Peggiora le diseguaglianze, alimenta flussi di migranti ambientali. Genera instabilità regionali e conflitti per le risorse.

(Ce ne stiamo accorgendo con la crisi energetica!)

“È una minaccia anche per i Paesi più ricchi (…) che ritengono, erroneamente, di essere al riparo e che sono i massimi responsabili delle emissioni che alterano il clima”.

Beh, se iniziamo a parlare di giustizia climatica è perché sentiamo il bisogno di ripensare i nostri modelli. (Sviluppo, consumo, benessere…)

Impossibile senza un impegno congiunto tra imprese, istituzioni…e piccoli (grandi) gesti.

Responsabilità personale e cambiamento climatico: cambiamo il nostro shopping!

Come rispondiamo noi? E le aziende? (Alla questione responsabilità personale e cambiamento climatico.)

Molte aziende hanno fatto della sostenibilità un valore strategico e una responsabilità d’impresa.

Sviluppando tecnologie:

  • per contenere l’impatto ambientale;
  • ridurre i consumi energetici;
  • azzerare le emissioni;
  • riutilizzare in modo efficiente i materiali di scarto.

D’altronde viviamo nell’epoca della transizione da economia lineare a circolare.

Quindi lo stretto legame tra successo delle imprese, ricerca e innovazione sostenibile, ci ricorda quanto dia importante il lavoro di squadra.

È proprio attraverso la ricerca, che le aziende individuano nuove tecnologie. Con l’obiettivo di diffondere una cultura legata alle buone pratiche.

Dunque, gli imprenditori, danno vita a una vera e propria rivoluzione sostenibile dei consumi.

Di alcuni illustri esempi abbiamo parlato nell’articolo sulle aziende sostenibili.

Addentrarci in simili opportunità, significherebbe: restituire valore al pensare e all’ozio creativo.

Questo il parere di Oscar Farinetti. Patron di Eataly, ora imbarcato in una nuova avventura. Il primo retail park sostenibile d’Italia: Green Pea.

Farinetti spiega che tutte le idee di un imprenditore nascono dall’analisi. Per capire l’opportunità commerciale in linea con le future aspettative del pubblico.

Segue, poi, la costruzione progettuale.

Sbagliando l’analisi, si rischia la direzione sbagliata e il fallimento.

Perciò, per Green Pea, ha seguito questo processo. Osservando lo scenario: il 90% degli scienziati ci dice che se non cambiamo il modo di produrre andremo a sbattere contro un muro.

E dato che i cambiamenti climatici dipendono dai combustibili fossili (energia non rinnovabile), che producono troppa CO2, ci troviamo di fronte a un dilemma.

“Dovremmo smettere di consumare e cercare la decrescita felice, oppure dovremmo consumare meglio, cioè prodotti realizzati in armonia con l’acqua, con la terra e con l’aria”

Utilizzando magari energia rinnovabile?

Così, è nato un luogo in cui vendere prodotti realizzati secondo determinate logiche.

Pensare al benessere del singolo, agire per il benessere collettivo

Perché non fermarci a ragionare un attimo su responsabilità personale e cambiamenti climatici?

Sulla nostra esistenza. Magari, esercitando proprio questo tipo di ozio creativo, che i greci chiamavano “scholé”.

(Da cui tra l’altro deriva anche il termine scuola…)

La loro attività era il pensare, ed è da quel mondo che traiamo le nostre origini.

Farinetti, ispirandosi a questo ha dedicato l’ultimo piano di Green Pea all’ozio.

Lì le persone si possono incontrare, oziare, ma anche raccontare le proprie idee creative.

Potremmo tornare a comprare con lentezza. Scegliendo con cura quello che ci piace e che ci rappresenta davvero.

Perché se siamo (anche) quello che mangiamo/indossiamo/pensiamo e di cui ci circondiamo…per esprimere la nostra personalità appieno, avremmo bisogno di tornare ad acquistare “bene”.

(Questo il pensiero condiviso, tra gli altri, da Piercarlo Grimaldi. Antropologo dell’abito, Rettore dell’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo-Bra e Magnifico Rettore della moda sostenibile Green Pea.)