Li vediamo ogni giorno. Ma capita di non avere la minima idea di che cosa significhino! Eppure comprendere, intuire, riconoscere ciascun simbolo riciclo ci rende cittadini del mondo.

La nostra attività di raccolta differenziata sarebbe facilitata. Ed eviteremmo tantissimi sprechi.

E’ vero. Riconoscere simboli per il riciclaggio, non è una pratica del tutto scontata, anzi.

E quando dobbiamo gettare qualcosa nella spazzatura, non sappiamo con certezza in quale bidone riporlo.

Uno dei motivi è che spesso ci sembra di non avere tempo. Già capita di affannarci tra un impegno e l’altro della routine quotidiana!

Un’altra ragione potrebbe essere rintracciata nel fatto che non siamo abbastanza consapevoli del materiale di cui sono composti determinati prodotti.

Ed ecco che si ripresentano le classiche scene di crisi date dalla frase che attanaglia moltissimi di noi: “e questo dove lo butto? Plastica, carta o indifferenziata?”

Riuscire capire ciascun simbolo del riciclo, non solo ci aiuterebbe a guadagnare tempo per la quotidiana raccolta differenziata…ci permetterebbe soprattutto di non sbagliare la divisione dei rifiuti.

E’ chiaro: a meno errori corrisponde una maggiore salvaguardia dell’ambiente.

E volendo significherebbe avere più cura della propria impronta ecologica!

In effetti, una volta comprese le regole fondamentali, i simboli sulle confezioni possono diventare fedeli alleati.

Semmai, invece di occuparcene quando l’oggetto o il prodotto sta per diventare un rifiuto…potremmo preoccuparcene al momento dell’acquisto!?

Simbolo del riciclo: a cosa servono e come riconoscerli

Innanzitutto, una precisazione: un conto è parlare del “simbolo riciclo” (che approfondiremo a breve). Un conto è parlare dei codici di riciclaggio.

I simboli riciclaggio, sono davvero differenti. Si trovano in quasi tutti i contenitori che utilizziamo a casa.

I codici di riciclaggio fungono da “linguaggio internazionale”. Sono stati istituiti dalla Decisione della Commissione Europea del 28 gennaio 1997.

Lo scopo di questa azione era di permettere il chiaro ed immediato riconoscimento del tipo di materiale di cui è costituito l’oggetto riciclabile.

Però, ci capita di leggere dietro alcune confezioni o contenitori che abbiamo in casa, la dicitura “verifica presso il tuo comune come raccoglierlo”. In questo caso dovremmo consultare l’azienda della raccolta rifiuti. Per saperne di più.

Ma, i simboli del riciclo sono dei codici univoci che danno indicazioni precise. Indipendentemente dalle aziende locali che se ne occupano.

Il loro uso è volontario. Come stabilito dall’articolo 3 della Decisione.

La numerazione e le abbreviazioni che costituiscono ogni codice sono riportate negli allegati I-VII della Decisione.

Benché i prodotti e i materiali dove compaiono le icone siano tutti teoricamente riciclabili, per alcuni di essi i processi di recupero e trasformazione risultano alquanto difficoltosi.

Spesso economicamente svantaggiosi.

Così, qualche azienda di raccolta dei rifiuti urbani chiede di non gettare nel contenitore per il riciclaggio dei tipi di materiale che, in un certo senso, “ne avrebbero il diritto”.

Poi esistono problemi legislativi. Per esempio, la normativa europea (e italiana) prevedeva l’obbligo di riciclaggio plastica, simboli e icone, solo nel caso in cui fossero imballaggi.

A partire dal 1º maggio 2012, però, è possibile conferire negli appositi cassonetti: piatti e bicchieri di plastica monouso. Fino a quel momento, invece, erano destinati all’indifferenziato.

Di seguito una carrellata dei simboli riciclo e dei codici più utilizzati. Per evitare possibili errori.

Simbolo riciclo: disegno (e segno) di un mondo in evoluzione

simbolo del riciclo con frecce verdi

Riuscire a leggere e ad interpretare il simbolo riciclo sulle confezioni è il metodo migliore per evitare errori ed equivoci di sorta quando facciamo la raccolta differenziata.

Partiamo dal nastro di Moebius, “simbolo riciclabile” per eccellenza. E’ internazionale ed è un codice non fraintendibile.

Disegnato nel 1971 da Gary Anderson, il logo venne inviato ad un concorso indetto dalla Container Corporation of America.

Questo simbolo del riciclaggio non è un marchio registrato. Ma tutti conosciamo le tre frecce verdi che si susseguono in forma circolare.

Lo troviamo su imballaggi di carta, cartone e cellulosa in diverse varianti di colore. Significa che il prodotto è riciclabile! Ma anche che la confezione è composta da materiali riciclati.

Oltre a carta e cartone, il nastro di Moebius è il simbolo di riciciclaggio di molti altri prodotti. Lo individuiamo, infatti, su: confezioni di plastica, pannolini, contenitori in alluminio.

Una variante del logo è il triangolo composto da tre semplici frecce (sempre come simbolo materiale riciclabile). All’interno del triangolo può essere inserito un numero che corrisponde ad un codice.

Non appena appare il nastro di Moebius, tuttavia, sappiamo che siamo di fronte ad un prodotto o involucro che, come minimo, potrà avere una nuova vita.

Affronteremo qui sotto i significati principali dei “simboli riciclo rifiuti” e delle loro varianti.

Tra quelli importanti da ricordare ci sono: PEFC e Forest Steward Council.

Il logo PEFC (dal 1998) indica che il prodotto è realizzato con almeno il 70% di materia prima proveniente da foreste gestite in maniera sostenibile. Riciclata e da fonti controllate. PEFC sta per “Programme for the endorsement of forest certification schemes”.

FSC (Forest Stewardship Council), viene spesso associato a PEFC, è un altro schema di certificazione forestale, ideato nel 1993.

Simbolo riciclo carta

Il simbolo riciclo per la carta è fondamentale, non solo per la raccolta differenziata. Testimonia un processo di gestione degli scarti e del riciclo che in Italia sta avendo successo.

La maggior parte della carta prodotta nel mondo è destinata alla produzione di imballaggi usa e getta, prodotti per l’ufficio, per la scuola o carta stampata. Molti materiali finiscono nella nostra pattumiera senza possibilità di recupero.

Un icona da ricordare.

Per i virtuosi, non c’è altro posto se non i contenitori della raccolta differenziata. Dovete sapere che la carta è uno dei rifiuti con possibilità di riciclo più elevata.

Quindi, ridurre al minimo gli sprechi è un dovere e un diritto per tutti.

Tanto quanto conferire i rifiuti ai processi di raccolta differenziata nel modo corretto. In questo senso le indicazioni delle nostre amministrazioni comunali sono sempre più precise e rigorose.

Il simbolo riciclo carta (triangolare), sugli imballi e sui prodotti idonei ad essere gettati nei contenitori per la raccolta differenziata, presentato una numerazione che va dal 20 al 22. Per poi proseguire fino al 40 per quelli non idonei.

A fianco del simbolo con le frecce che si inseguono possiamo veder comparire la sigla PAP con i numeri:
20 – Cartone ondulato, utilizzato soprattutto per gli imballaggi destinati al trasporto;
21 – Cartoncino non ondulato, utilizzato per contenere o avvolgere un prodotto;
22 – Carta generica, quella che utilizziamo comunemente.
(Per giornali, alimentare, etc).

Nel caso dei materiali composti, la sigla corrispondente è “C” seguita dalla sigla del materiale preponderante.

Ad esempio, nel caso di un materiale costituito da carta e alluminio con maggiore concentrazione di carta, la sigla che troveremo è “C/PAP”.

Simbolo riciclo plastica

simbolo-riciclo-plastica-ed-indicazioni-per-la-raccolta-differenziata

Il triangolo con le tre frecce che si inseguono, lo troviamo sulle confezioni di plastica. Molto spesso questo simbolo viene accompagnato da una sigla e da numero che va da 1 a 6 che indica il tipo di plastica utilizzata.

Se il numero è 7, vuol dire che il prodotto non è riciclabile e va gettato nel bidone dell’indifferenziata.

L’Italia gode del primato di consumatore numero uno al mondo di acqua in bottiglia. Ma di questo primato non possiamo essere fieri. Soprattutto se le bottiglie sono in plastica.

Tutto ciò porta, purtroppo, alla produzione di grandi quantità di rifiuti collegati al tipo di consumo.

Naturalmente il discorso riguarda la plastica, insieme a tutti gli altri prodotti derivati dal petrolio.

Comunque, l’attività più importante che possiamo portare avanti è quella di limitare il consumo di prodotti con imballi. Privilegiando, quando possibile, l’acquisto di prodotti in contenitori riciclabili.

Per esempio vetro e alluminio. Oppure comprando prodotti sfusi o con vuoti da restituire.

Simbolo smaltimento rifiuti liquidi

Il simbolo riciclo a forma di esagono, indica il materiale di cui sono composti i contenitori per i liquidi. Grazie alla sigla contenuta al suo interno.

Bottiglie, cartoni, barattoli e qualsiasi altro involucro. Attraverso le sigle possiamo distinguere il diverso tipo di materiale di cui è fatto il contenitore, così da non avere dubbi e non stressarci per la nostra raccolta differenziata.

simbolo-riciclo-polipropilene
PP=Polipropilene


Tra le più frequenti sigle all’interno dell’esagono troviamo: PET, PE, PP, PS e PVC. Che indicano vari tipi di plastica e vanno gettati nel relativo contenitore.

AL è la sigla dell’alluminio. Tra i simboli materiale riciclabile si può trovare all’interno del triangolo con le frecce, contrassegnato dal numero 41. (Tipologia rifiuto: lattine).

ACC è il simbolo della banda stagnata, ovvero, acciaio finissimo. Tra i simboli della raccolta differenziata si identifica con il marchio FE. All’interno del triangolo con le frecce può essere contrassegnato dal numero 40. (Tipologia rifiuto: lattine).

simbolo-riciclo-alluminio

simbolo-riciclo-materiali-non-separabili

CA è il simbolo riciclaggio carta per il cartone poliaccoppiato. Significa che abbiamo un prodotto con presenza di altri materiali, oltre a quello cartaceo. Per esempio il tetrapak. Ed è uno dei pochi rifiuti composti riciclabili assieme alla carta. (Tipologia rifiuto carta).

PI è una delle icone rifiuti. Identifica tutti i materiali poliaccoppiati che non possono essere destinati alla raccolta differenziata. (Tipologia di rifiuto: secco oppure indifferenziata).

Una veloce ma attenta analisi tra i simboli differenziata…non abbiamo molte scuse per evitare un buon riciclo dei rifiuti.

Altri codici

Facciamo un altro piccolo excursus tra sigle, codici e simboli riciclo materiali.

PE è il simbolo riciclaggio sui prodotti in polietilene. Spazia da alta densità HDPE a bassa densità LDPE o PELD. Nei simboli per il riciclo lo si trova all’interno del triangolo con le frecce. contrassegnato dai numeri 2 (HDPE) o 4 (LDPE). (Tipologia rifiuto plastica).

PET è la sigla del polietilene tereftalato. Nella simbologia riciclo si trova all’interno del triangolo con le frecce, contrassegnato dal numero 1. (Tipologia rifiuto plastica).

PP è il simbolo del polipropilene. Un’altra delle icone riciclaggio che si trova all’interno del triangolo con le frecce, ma contrassegnato dal numero 5. (Tipologia rifiuto plastica).

PS è il simbolo del polistirolo. Si tratta di uno dei simboli imballaggio, significato e differenziata non cambiano. È comunque plastica, ma contrassegnata dal numero 6.

PVC è la sigla del polivinilcloruro. Sempre all’interno del triangolo con le frecce e il numero è 3. E’ comunque uno dei simboli plastica.

VE è la sigla per il vetro. Tra i simboli rifiuti differenziati, lo si identifica con il marchio GL nel triangolo con le frecce. Corrisponde ai numeri 70 – 71 – 72. (Tipologia rifiuto vetro).

Appiattire dopo l’uso. Molti recipienti non possono essere cestinati per come sono, per esempio tetrapak e bottiglie di plastica. Il simbolo invita a comprimere i contenitori per ridurre il volume e l’impatto ambientale.

Il barattolino aperto. Una tipologia di simbolo differente per confezioni di cosmetici o prodotti per la cura della persona. Il numero seguito da una M indica il numero di mesi dall’apertura del prodotto entro cui è possibile usarlo. Dopo questo intervallo di tempo il prodotto è considerato scaduto.

Alcune specifiche sul vetro e l’alluminio

Partiamo dai “simboli raccolta differenziata dei rifiuti” per giungere ad una conoscenza sempre più approfondita dei materiali che utilizziamo quotidianamente.

Sapevate che vetro e alluminio sono riciclabili al 100%?

Le lattine in alluminio possono essere riciclate senza perdere la qualità del materiale. E soprattutto, per riciclarne una si impiega il 95% di energia in meno rispetto alla produzione di quella nuova.

Per ottenere il massimo dal riciclo di questi materiali così “green” è importante fare attenzione alla natura del materiale che si sta conferendo.

In modo da evitare di mischiare vetro con parti di ceramica o altri materiali. Possono essere apparentemente simili e poi rivelarsi dannosi per i processi di riconversione.

Anche se presenti in piccole quantità!

Quindi, specifichiamo che il simbolo dell’alluminio è ALU 41. Con FE40 si indica, come accennato, il ferro destinato al recupero nei cassoni o nei contenitori raccolta differenziata.

Sempre secondo le disposizioni delle amministrazioni locali.

Altri codici del vetro che potreste trovare, invece, sono: GL70 per il vetro trasparente, GL71 per le bottiglie di colore verde e GL72 per quelle marroni.

Poi, potreste trovare (non solo su vetro e alluminio) il logo Ecolabel.

Si tratta di un bel marchio, di qualità ecologica dell’Unione Europea! Viene apposto su prodotti con ridotto impatto ambientale durante l’intero ciclo di vita. Ovvero: produzione, imballaggio, distribuzione, utilizzo, smaltimento.

È un’etichetta volontaria sottoposta a certificazione da parte di un ente indipendente.

Fu istituita nel 1992 dal Regolamento n. 880/92. I criteri Ecolabel sono stabiliti a livello europeo anche con l’aiuto di associazioni europee di consumatori e ambientaliste.

Simbolo riciclo: due frecce e molteplici direzioni

Il famoso simbolo riciclo composto da due frecce è il “Der Grune Punk”.

Le “frecce riciclo” sono speciali, s’inseguono! In genere sono verdi.

Il logo è nato in Germania negli anni ‘90 perché i produttori dovevano smaltire i propri articoli una volta diventati rifiuti.

L’icona indica che l’azienda aderisce a un sistema di raccolta rifiuti o che paga una tassa per lo smaltimento.

Ma questi simboli non finiscono mai? Vediamo…

Il logo Raee è per rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. L’articolo non deve essere gettato tra i rifiuti generici ma raccolto nei contenitori appositi. I rifiuti elettronici contengono sostanze tossiche per l’ambiente.

L’Ue aveva stabilito (per il 2019) il recupero di Raee pari al 65% del peso medio degli apparecchi elettronici venduti in Italia nei tre anni precedenti. O l’85% del peso totale dei rifiuti prodotti dai privati.

Il cestino dei rifiuti. Indica che il recipiente non va disperso nell’ambiente. Se è un prodotto riciclabile ma siete lontani dall’apposito contenitore, il logo invita a conservarlo anziché abbandonarlo.

In quale direzione sta andando, dunque, l’Europa (e il mondo) grazie a questa cura verso l’ambiente?

Le opzioni di scelta sono innumerevoli, tra tutte spicca l’iniziativa Zero Waste.

Con Zero rifiuti o Rifiuti Zero si indica una strategia di gestione dei rifiuti che propone di riprogettare la vita ciclica dei rifiuti. Considerandoli risorse da utilizzare come materie prime seconde.

Contrapponendosi alle pratiche che prevedono processi di incenerimento o discarica. Tendendo ad annullare o diminuire sensibilmente la quantità di rifiuti da smaltire.

Il processo si basa sul modello di riutilizzo delle risorse presente in natura.

Tra i teorizzatori il prof. Paul Connett, della St. Lawrence University.

Il primo comune italiano a aderire alla strategia Rifiuti Zero è stato Capannori, in Toscana. Che ha ricevuto nel 2013 il Goldman Prize. Premio nobel per l’ambiente!