Dopo una serie di “speciali” sul tema del riciclo, eccoci al sughero: dove si butta?

Il polistirolo, il tetrapack, la carta stagnola… Quando facciamo la raccolta differenziata, spesso ci troviamo di fronte a oggetti di uso comune, ma non sappiamo come gestirli in quanto rifiuti.

La carta stagnola va nella carta? No.

Qual è il modo migliore di gestire le lampadine che non funzionano più?

Il tetrapak nella raccolta differenziata va con la plastica? Dipende.

In molti casi, per non sbagliare, ci rifugiamo indifferentemente nell’indifferenziata.

Ma a quel punto avremo perduto l’occasione di riciclare uno scarto. Che fino ad un attimo prima era qualcosa di utile.

Tutto cambia a seconda del modo in cui ci fermiamo (per un attimo) ad osservare e riflettere.

Il nostro benessere è legato a quello della natura e dell’ambiente in cui viviamo.

Non ci stancheremo mai di dirlo.

Perciò, i consigli su come smaltire correttamente o riciclare con creatività i materiali che utilizziamo, sono solo dei piccoli spunti.

Lo scopo, naturalmente, è quello di tutelare il nostro benessere e quello delle generazioni future.

Il processo del riciclaggio offre una valida alternativa allo smaltimento dei rifiuti in discarica.

Permette di ridurre emissioni di gas a effetto serra non naturale! Che hanno un impatto molto negativo sulla nostra vita.

In questo periodo, le intuizioni che partono dal concetto di economia circolare e gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile possono accompagnarci passo dopo passo.

Basta capire quanto e come potremmo contribuire.

Per esempio, la raccolta differenziata spiegata ai bambini, è sicuramente il caso di un’attività preziosa. Fatta con passione e amore, sia in casa che a scuola!

Tornando al sughero: ci sono un paio di opzioni da considerare.

Vediamole subito, insieme.

Dove si butta il sughero nella differenziata?

Sughero: dove si butta questo materiale così prezioso?

Dipende, come spesso accade, dal comune di residenza.

Dall’organizzazione della gestione dei rifiuti, dalle tecnologie a disposizione e…dall’interesse della popolazione nei confronti di un’antica attività chiamata “cittadinanza attiva”.

Se previsto dal Comune, il sughero può essere gettato nel secchio dell’organico.

Si tratta, infatti, di un materiale biodegradabile. Può addirittura essere utilizzato per il compostaggio, ossia nella realizzazione di un fertilizzante naturale.

Esistono comuni, in Italia, in cui vengono previsti appositi cassonetti dove buttare tale rifiuto.

Bisogna verificare che ci siano nel luogo in cui si risiede. Magari entrare in contatto con l’amministrazione locale, capire qual è la condizione della gestione dei rifiuti.

Volendo, si potrebbe anche richiedere di collaborare per riuscire a dare nuova vita al sughero! (O a qualsiasi materiale di cui abbiamo l’opportunità di prenderci cura).

Buttare il sughero nell’indifferenziata è un peccato. Buttare qualsiasi cosa nella raccolta del secco indifferenziato è un peccato.

Ce lo insegna chi aderisce alla campagna Zero Waste. Se esistono persone (e addirittura Comuni interi) che riescono a produrre Rifiuti Zero…perché non possiamo farlo anche noi?

Anche la raccolta dell’organico, per il sughero, forse non è la sua destinazione migliore!

Ammesso che un tappo di sughero si composti facilmente e che dentro il bidoncino dell’organico il rapporto tra sughero e altri materiali umidi si possa mantenere in equilibrio…per il sughero, in realtà, sarebbe previsto un conferimento specifico!

Che ne consentirebbe il reimpiego selettivo. Principalmente per usi legati all’edilizia verde o, magari, alla bioarchitettura!

Solo che questo conferimento non è standard. Né evidente in qualsiasi località.

albero di sughero
Sughereta

Quindi se non ci avevate pensato prima

Possiamo andare a cercare insieme, adesso.

Sughero: dove si butta (Bologna, Milano, i comuni italiani…)

Dove si butta il sughero, nei Comuni italiani? Per esempio, nel caso in cui si tratti di un “tappo nobile”?

Il sughero è un materiale biodegradabile dunque, teoricamente, può finire nell’umido.

Molte indicazioni comunali autorizzano questa destinazione. Per esempio, consultando il Rifiutologo messo a disposizione da Iren (Comune di Piacenza), alla voce tappi di sughero l’indicazione è chiara. Organico!

Il Rifiutologo è un opuscolo di Iren Emilia, consultabile online. Utile per i comuni delle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia.

Ne esistono diversi analoghi, previsti dalle amministrazioni in tutta Italia. Per chiarire i dubbi più frequenti.

Rifiutologo è anche il nome di una app del Gruppo Hera, attiva per le province di Bologna, Ravenna, Rimini, Forlì-Cesena, Ferrara, Modena e Imola.

Una app ricca, dove possiamo localizzare le stazioni ecologiche e segnalare rifiuti abbandonati tramite il caricamento delle foto. Un bell’esempio di come stimolare il nostro senso civico, trasformandoci in “sentinelle” a favore del decoro urbano.

Per quanto riguarda i luoghi e le stazioni di raccolta, ne possiamo trovare diversi, sempre online.

Abbiamo:

  • La mappa dei centri di raccolta della Cooperativa Arti e Mestieri, che è il principale collettore di sughero a scopo bioedìle.
  • La mappa dei punti di raccolta dell’associazione A Braccia Aperte (Milano). Tra cui molti negozi NaturaSì, enoteche e botteghe varie.
  • Per la zona di Treviso e del Friuli Venezia-Giulia, c’è l’elenco a cura di Tappo di vino. Associazione benefica che trasforma i tappi di sughero in solidarietà.
  • L’elenco, diviso per regioni, degli enti che aderiscono al progetto etico di Amorim Cork. Produttori di tappi.
  • In Italia, a quanto pare, esiste una campagna di promozione e sensibilizzazione.

Abbiamo anche “Io sto col sughero”. Che organizza alcune piccole occasioni di richiamo conviviale, come per esempio il sugheritivo.

Riciclare il sughero

Il riciclo offre nuove chance di vita a svariati oggetti e materiali. Perciò, anche per quanto riguarda il sughero, dove si butta, dipende da cosa vogliamo farne.

Riciclare, in generale, può rivelarsi un’attività semplice e rilassante.

Per chi ama il fai-da-te e vuole cimentarsi nella creazione di piccoli oggetti con materiali di scarto, anche i tappi di sughero possono essere apprezzati.

Uno degli oggetti più semplici da realizzare è il poggia pentola.

Tagliando la parte bombata del tappo, possiamo ricavare dei cilindri (uguali). Incollandoli gli uni con gli altri daranno vita a dei ripiani perfetti per poggiare pentole, vassoi e padelle che scottano.

Sono perfetti per questo utilizzo considerando che sono ottimi isolanti termici.

Possono essere molto graziosi anche dei portachiavi, tappeti e decorazioni per il periodo natalizio.

Un’altra opzione è quella di utilizzarli come segnaposto in una cena o per una ricorrenza. Basta tagliarli e infilare un cartoncino all’interno.

Ancora, sono utilizzabili per arredare casa e costruire ad esempio pomelli per i mobili.

Per quanto riguarda invece il riciclaggio del materiale, grazie ai centri specializzati, possiamo accedere ad una certa quantità di sughero da recuperare.

Ecco che un materiale scartato da qualcuno, diventa utile per qualcun altro.

Le idee per riciclare, evitando di buttare, sono davvero tante. Tutto sta a liberare la fantasia! Sempre con le antenne predisposte al rispetto per l’ambiente

Il sughero viene utilizzato non solo per la fabbricazione di tappi, ma anche e soprattutto nel settore edile.

Come dicevamo, è un materiale che ha la caratteristica di isolare. Quindi viene usato per i lavori di pavimentazione e coibentazione della casa. E viene generalmente venduto in pannelli.

È principalmente lì che viene destinato il grosso dei nostri conferimenti selettivi. I tappi vengono sbriciolati e riassemblati per formare pannelli granulari.

Con funzione fonoassorbente e termoisolante.

Il sughero è biodegradabile

Infine, dove “buttare” il sughero per non sprecarlo?

Sapevate che è possibile ottenere un fertilizzante naturale?

Il sughero è un materiale naturale. Viene ricavato da un albero, nello specifico: dalla corteccia della quercia da sughero.

Per ottenere il materiale si scava la corteccia fino a raggiungere la parte interna. Quella più morbida ed elastica.

È per questo che possiamo gettarlo nel sacco dell’umido. (Ma solo se esplicitamente previsto dal sistema di raccolta del comune in cui pratichiamo la differenziata).

Comunque le alternative sono molte.

Può essere buttato nel cassonetto del legno nell’isola ecologica.

Il sughero può essere riposto in frigo per assorbire l’umidità. (Collocato vicino la frutta rallenta la maturazione e la formazione di muffe).

I tappi di sughero, poi, vengono utilizzati come concime. Essendo biodegradabili, come gli scarti degli alimenti, possono essere impiegati per realizzare dei veri e propri fertilizzanti naturali.

Un compost è un’ottima soluzione per concimare senza utilizzare prodotti chimici che inquinano i terreni.

Maschere sarde in sughero

Basta semplicemente tagliare in piccole parti i tappi e distribuirli in modo omogeneo all’interno dei vasi, oppure attorno alle piante in giardino.

Quello del sughero è un argomento affascinante. Anche perché caratterizza la nostra cultura, quella del bacino del mediterraneo, fin dall’antichità.

Il tema coinvolge questioni diverse e complementari:

  • la lentezza del ciclo vegetale utile. Servono almeno 25 o 30 anni perché una quercia da sughero raggiunga il calibro desiderato e possa subire la prima demaschiatura;
  • la laboriosità della raccolta;
  • una funzione ecologica preziosa. Quella delle sugherete, in termini di assorbimento della CO2 e contrasto alla desertificazione;
  • la ricchezza dei patrimoni regionali d’eccellenza. In Italia abbiamo quello sardo, di cui dovremmo tutti andare orgogliosi, in Europa quello portoghese;
  • la querelle in tema di imbottigliamento del vino…

Dove si butta il sughero? Dipende dal luogo in cui viviamo

Spesso capita di vedere persone rovistare nei cassonetti di rifiuti. Cercano e asportano, con sacchi e carrelli…tutto ciò che può essere riutilizzato o venduto. Sappiamo bene che i problemi di questo mondo (come quelli relativi all’immondizia) non si risolveranno grazie alla consapevolezza di dove si butta il sughero o come riciclarlo.

Ma perché non provare a fare del nostro meglio?

Uomini, donne, a volte bambini, di diverse nazionalità, con carrelli e lunghe aste uncinate raccolgono dai cassonetti come fossero forzieri del tesoro.

Sembra incredibile. L’immondizia di alcuni si trasforma in bene prezioso per altri.

C’è chi con troppa superficialità lascia per strada sacchi di rifiuti misti…e chi in quei sacchi vede risorse e opportunità.

Un altro paradosso legato al mondo dell’immondizia?

Le infrastrutture per la gestione dei rifiuti. Nella stessa Italia, lungo tutto lo stivale, non esiste una situazione amministrativa/tecnica omogenea (purtroppo o per fortuna).

Anche per questa ragione non sappiamo dove buttare “questo o quel materiale”.

Ma riflettiamo per un attimo sulle infrastrutture per la gestione dei rifiuti nei paesi in via di sviluppo.

Anche lì sono una priorità! Una priorità che riguarda l’ambiente Tutto Intorno a Noi…

Le infrastrutture per i rifiuti (non solo nei paesi in via di sviluppo) non ricevono la stessa attenzione delle infrastrutture sanitarie urgenti o delle infrastrutture per l’istruzione.

Ci sono diverse ragioni per cui il miglioramento della gestione dei rifiuti è una problematica essenziale da affrontare.

Una serie di conseguenze negative dovute alle attuali pratiche di gestione informale dei rifiuti.

Dallo smaltimento improprio che porta all’inquinamento marino, ai raccoglitori informali che affrontano rischi finanziari e di salute. (Mentre si guadagnano da vivere al di fuori del tipico sistema di gestione).

Risolvere questi problemi applicando le soluzioni dei paesi sviluppati non sempre funzionerà.

Anzi, a volte non funziona neppure nei paesi sviluppati…

Le soluzioni da progettare: a partire da…un tappo di sughero!

A volte, sentiamo nei notiziari delle sfide nei paesi in via di sviluppo, che hanno la necessità di più infrastrutture. Come ospedali, scuole, strade, ecc. Altre volte leggiamo articoli su “dove si butta il sughero” pensando che la soluzione sia semplice.

E ci accorgiamo che in Italia c’è chi si è organizzato autonomamente per affrontare una piccola sfida.

Una piccola sfida che però riguarda il nostro benessere, l’ambiente e le generazioni future!

Quando pensiamo a come risolvere certi problemi, immaginiamo che più soldi vengono investiti più sarà facile risolvere la situazione.

Ma non è sempre questa la soluzione.

Secondo gli esperti, ciò che il grande pubblico non riesce a comprendere “istintivamente” è la misura in cui le sfide vanno affrontate (quelle presenti in diverse regioni dei paesi sviluppati e in via di sviluppo). Fondamentalmente differente.

Bisognerà progettare caso per caso, insieme alla comunità, le soluzioni più efficaci e adeguate.

Possiamo imparare molto dalle eccellenze, dalle storie che apprendiamo e dagli esempi che ci circondano.

Ma riportare le soluzioni, per esempio dai paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo, e tentare di adattarle grossolanamente…non è sempre possibile.

A causa delle differenze di culture, mercati economici e risorse, ci sono alcune sfide -uniche- che devono essere affrontate nella loro specificità.

L’esempio lampante è la nostra Italia, il Belpaese così ricco di diversità e così bisognoso di comunità attive.

Consapevoli del loro valore e della loro unicità.