Turismo di massa? Non è qualcosa di auspicabile.

Puntare allo sviluppo del turismo sostenibile, invece, è l’obiettivo di molti.

Lo è per esempio nell’accordo siglato tra l’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO) e la Banca per lo sviluppo dell’America Latina (CAF).

L’accordo giunge in un momento di crollo: sia di arrivi, che di investimenti esteri. (Su tutto il continente americano situato a sud di Texas e Arizona.)

Nell’America Latina, infatti, sono a rischio migliaia di posti di lavoro.

Molti dei quali in aziende di piccole o medie dimensioni che in tutto il mondo valgono l’80% del mercato.

Le due organizzazioni, quindi, lavoreranno insieme allo scopo di attrarre, promuovere e favorire gli investimenti nel turismo in tutta l’America latina.

Ma in un modo particolare. Promuovendo investimenti green che accelerino il turismo sostenibile.

L’emergenza Covid-19 ha danneggiato persone e settori.

È successo anche in Italia, in particolare in Lombardia.

Eppure, secondo il presidente della regione Attilio Fontana, i suoi abitanti e i turisti, ora possono apprezzarne ancora di più la bellezza.

“Sono convinto che quanto sta accadendo lascerà una traccia nei comportamenti di tutti e avrà ricadute importanti anche nelle modalità con le quali fruire del nostro territorio.”

Ebbene sì, anche attraverso il turismo possiamo fare tesoro dei preziosi insegnamenti della pandemia.

I viaggiatori nel mondo sono tantissimi e il loro numero è destinato a crescere esponenzialmente nei prossimi anni.

Si stima che nel 2030 saranno quasi 2 miliardi.

La crescita del turismo si può tradurre in una crescita economica e in enormi benefici sociali. Ma ha anche un grave impatto sull’ambiente.

Non possiamo più negarlo.

I più recenti studi indicano che l’industria del turismo è la quarta fonte di inquinamento in Europa.

Soprattutto a causa dei trasporti e delle emissioni di CO2 legate alle strutture ricettive.

Turismo di massa: cos’è?

La definizione più tecnica di turismo di massa:

 “forma di turismo organizzata su larga scala, nella quale viaggio, sistemazione e pasti sono prenotati e pagati in anticipo”.

E così, molto spesso, siamo indotti verso un equivoco. Riteniamo agenzie di viaggi e tour operator colpevoli di alimentare il mostro.

In realtà, Luca Martucci ci fa riflettere su un aspetto importante. Grazie ad un articolo sul Sole24Ore.

Già mezzo secolo fa si parlava di quattro tipi di turisti. Nel testo Towards a sociology of international tourism (Cohen E. 1972).

  1. Drifter. Colui che parte e non sa quando torna. Cerca la verità nel viaggio e crea rottura con i valori del contesto d’appartenenza;
  2. Explorer. Che indaga o addrittura effettua uno studio. Una ricognizione di luoghi ignoti o poco conosciuti per poi “condividere i risultati”;
  3. Organized mass tourist. Coloro che comprano pacchetti e itinerari preparati ed organizzati da tour operator;
  4. Individual mass tourist. Che visita le attrazioni popolari in modo indipendente. Ma usando servizi turistici promossi attraverso i mass media.

E noi? Quando organizziamo i nostri viaggi, ci tramutiamo in turisti di massa?

O possiamo considerarci nobili viaggiatori?

Altro equivoco ricorrente. Pensare che il turismo di massa riguardi soltanto le destinazioni urbane. In Italia, le cosiddette “città d’arte”.

Ma, è bene ricordare che nessuna di queste compare tra i 50 comuni italiani con maggiore pressione turistica.

Sono tutti comuni in località di mare, montagna o lago.

Turismo di massa: caratteristiche

Secondo il testo Cultures of Mass Tourism (Crang M. 2009) il turismo di massa include:

“crociere su grandi navi, pacchetti vacanze sole e spiaggia, bus tour nei centri città che si fermano solo presso le attrazioni iconiche, parchi a tema come Disneyland, o casino resorts …”

Ovvero, si basa su:

  • economie di scala;
  • replicazione di prodotti uniformizzati;
  • “riduzione” dei costi.

E’ fondamentale cambiare modo di viaggiare. Soprattutto in un mondo dove i cambiamenti climatici stanno distruggendo gli ecosistemi. (Costringendo intere popolazioni ad emigrare!)

Così, l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha focalizzato l’attenzione sul fenomeno.

Ha dichiarato il 2017 l’Anno internazionale del turismo sostenibile. Lo scopo era ribadire la sua importanza per il futuro del Pianeta e per il suo sviluppo.

Godere del turismo sostenibile è un’opportunità.

Il segretario dell’Organizzazione mondiale del turismo affermava:

“È un’opportunità unica per migliorare il contributo del settore turismo nei tre pilastri della sostenibilità: economica, sociale e ambientale.”

Una scelta studiata. Per risvegliare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle reali dimensioni di questo importante settore. Incredibilmente sottovalutato.

Purtroppo, l’impatto dei turisti è spesso elevatissimo. Lo confermano i dati dell’Eea, Agenzia europea per l’ambiente.

I turisti europei consumano ogni giorno dalle 3 alle 4 volte l’acqua che consumerebbero normalmente. (Secondo uno studio del 2016.)

E il trasporto aereo risulta uno dei settori maggiormente responsabili delle emissioni di gas serra.

Turismo sostenibile: mercatini green a Trento

Vi proponiamo un esempio. Per comprendere con chiarezza cosa accade quando vengono organizzati eventi, utilizzando il criterio della sostenibilità. (E non per il turismo di massa)

Innanzitutto, è importante non dimenticare il rispetto per l’ambiente. Anche quando promuoviamo una piccola gita fuori porta.

Per i mercatini di Natale il Comune di Trento ha intrapreso iniziative concrete a favore del territorio.

Che vanno dalla mobilità a basso impatto all’energia sostenibile.

Dalla valorizzazione dei prodotti a Chilometro Zero, all’utilizzo di stoviglie riciclabili.

L’energia elettrica utilizzata durante l’evento viene interamente prodotta da fonti rinnovabili.

Il fornitore dell’elettricità sarà Dolomiti Energia S.p.A. Che produce energia dalle centrali idroelettriche delle Dolomiti. Offre energia pulita al 100%.

Inoltre, viene assicurata la possibilità di effettuare la raccolta differenziata. L’utilizzo di stoviglie lavabili o compostabili non è una scelta da poco.

Infine, brochure e mappe del mercatino vengono realizzate in carta eco-certificata dal marchio FSC. Quindi, a basso impatto ambientale.

E visto che la mobilità ha un impatto notevole sul territorio, gli organizzatori invitano a raggiungere Trento in treno. In modo comodo e veloce grazie ai numerosi collegamenti ferroviari diretti.

(Da Monaco di Baviera, Bolzano, Verona, Venezia, Roma e Napoli.)

A questi si aggiungono treni storici speciali, riservati ai visitatori del mercatino. Composti da locomotore elettrico d’epoca e carrozze degli anni ’50 e ’60.

Una volta a Trento, poi, le maggiori attrazioni della città si raggiungono facilmente a piedi.

Turismo di massa: conseguenze

Molte località non hanno mai anelato al turismo di massa. Ma, per mantenere elevata la capacità di attrazione, spesso ci si ritrova a fare scelte eccessivamente impattanti.

Qualsiasi amministrazione dovrebbero sempre avere interesse a conservare intatto l’ambiente naturale. (I turisti in primis.)

Costituisce, praticamente sempre, la principale risorsa. Per innumerevoli ragioni!

Per troppo tempo, invece, abbiamo ritenuto che: aria pura, acque pulite e vegetazione incontaminata fossero risorse illimitate.

Poi, a partire dagli anni Settanta, è diventato sempre più evidente che queste risorse, in realtà, sono molto fragili. Con una limitata capacità di recupero e sopportazione.

Lo sviluppo del turismo di massa ha comportato innanzitutto un’estensione delle zone cementificate e delle infrastrutture di comunicazione.

A discapito di terreni agricoli e aree verdi.

Per esempio, sulle coste europee del mar Mediterraneo, la crescita della pressione turistica ha portato a un tale aumento della cementificazione da causare la scomparsa di molte dune.

…e la distruzione della macchia mediterranea!

Nelle Alpi e in tante regioni montuose? I danni causati dallo sfruttamento turistico si sono mostrati particolarmente incisivi.

Con le stazioni sciistiche, la costruzione di impianti di risalita e l’installazione di impianti per l’innevamento artificiale, abbiamo assistito alla trasformazione dei pendii montani in piste.

Con conseguenti opere di disboscamento…

Il WWF stima che ogni anno, sulle piste, si consumano 95 milioni di metri cubi di acqua e 600 gigawattora di energia.

Pari al fabbisogno di una città di un milione e mezzo di abitanti.

L’acqua prelevata dai bacini aggrava la siccità di intere aree. Ed essendo la neve artificiale più ricca di acqua di quella naturale, ostacola la traspirazione del terreno.

(Oltre a congelare più facilmente.)

Abbiamo abbastanza elementi per riflettere.

Turismo di massa: prevenire promuovendo la sostenibilità

Secondo Legambiente, anche gli operatori del settore turismo si interrogano sulla questione turismo di massa.

E’ uno dei più inquinanti al mondo.

Cosa fare per diventare più verdi?

Così è nata GECO, una fiera dedicata alla sostenibilità, che nasce per diffondere le tendenze della green economy nei settori del turismo, della mobilità e dell’energia. Facendo da anello di congiunzione tra espositori e buyer.

Esistono nuove tecnologie per sostenere l’attrattività turistica dei territori. E godere di un viaggio significa poter scegliere tra diverse alternative!

Cicloturismo, green way, ferrovie panoramiche in cui l’alta velocità lascia il posto allo slow tourism…

Il primo passo per rendere il comparto turistico più sostenibile? Evitare il turismo di massa.

Ma come?

Organizzando viaggi che consentano di scoprire l’autenticità delle località visitate, immergendosi totalmente nell’esperienza.

Viaggiare in modo sostenibile è una vera e propria filosofia di vita.

Significa scegliere con attenzione i mezzi di trasporto e le strutture dove alloggiare. Magari verificando che siano a basso impatto ambientale.

Significa anche essere curiosi. Partire alla scoperta della vera anima dei territori, delle tradizioni, della cultura locale. Dei prodotti tipici e delle abitudini che caratterizzano le popolazioni.

Perché è questo ciò che arricchisce e rende ogni luogo speciale. Non solo nella nostra mente, ma anche nell’animo.

E proprio assecondando questo tipo di criteri è nata, per esempio, l’impresa sociale Fabula Naturae. Tra i vari progetti, promuove il turismo sostenibile grazie al suo Filocafè. Tutto da scoprire!

La pandemia ci ha costretti a modificare le nostre abitudini e le strutture turistiche si sono dovute organizzare per gestire il distanziamento.

Garantendo agli ospiti un certo tipo di accoglienza.

Tutti ci siamo trovati ad affrontare sfide molto complesse.

Ma abbiamo anche potuto constatare che siamo capacissimi di modificare i nostri comportamenti.

L’obiettivo resta uno: migliorare la qualità della nostra vita.

Capacità di carico di un territorio da visitare: chi la definisce?

Qual è l’investimento a lungo termine che evita il turismo di massa? La promozione di un’educazione al turismo?

Allora, moltissimo dipende dalle amministrazioni locali e dai governi di ogni regione del mondo.

Imparare a fare il turista significa relazionarsi con il proprio budget, ma anche con il posto dove si va in vacanza.

Significa rispettare l’ambiente, gli abitanti del luogo, le città. Così come spiagge, montagne, fiumi e tutto ciò che concerne la natura.

Non dimentichiamo che ogni località ha una sua “soglia” riguardo alla capacità di assorbire nel proprio tessuto i turisti e le loro esigenze.

Questo limite non è uguale per tutte le aree turistiche. Alcune riescono a sopportare un alto numero di attività.

Altre sono più fragili ecologicamente e possono subire danneggiamenti anche da flussi di bassa entità.

Secondo alcuni professionisti del turismo, la soglia, può ben essere rappresentata dalla capacità di carico. Concetto preso a prestito dagli studi sull’agricoltura.

Un aumento eccessivo dell’attività turistica può avere effetti molto negativi. Portare a danni sociali come il declino delle attività…

Il concetto di capacità di carico, quindi, può rivelarsi davvero utile. È una misura.

Riguarda la possibilità di un ecosistema di produrre in maniera costante le risorse necessarie alle specie viventi che lo abitano. Senza rischi per la sopravvivenza complessiva.

Perciò può essere applicato anche al turismo. Mettendo in relazione, per esempio, i fattori naturali e il tipo di attività che viene avviata.

Turismo di massa e turismo sostenibile: cos’ha scelto il Portogallo

Per evitare il turismo di massa il Portogallo ha scelto la sostenibilità.

L’ente del turismo del paese iberico, infatti, si è associato a Full Fixtures. Per iniziare un percorso di promozione della sostenibilità con il progetto Rout-e.

Quest’iniziativa punta a rafforzare la posizione del Portogallo come destinazione turistica sostenibile. In conformità con gli obiettivi della Strategia del Turismo 2027 e il Piano di Turismo+Sostenibilità 2023.

Luis Araujo, presidente di Turismo de Portugal:

“Il turismo è un settore resiliente e dinamico che sa adattarsi, adeguarsi e rispondere ai cambiamenti del mercato.”

Il progetto preparato dall’ente consiste nella realizzazione di 5 itinerari.

Promuove la mobilità sostenibile, il contatto con la natura, la gastronomia locale e i prodotti tipici di ogni regione.

Parole chiave: autenticità e responsabilità sociale.

Il Progetto Rout-e presenta il territorio al di fuori dei consueti circuiti turistici. Per cui i tour attraverseranno anche il Centro del Portogallo, l’Alentejo, l’Algarve e Lisbona.

Fornisce un’esperienza di sensibilizzazione per un’offerta turistica più consapevole. Che arricchisca culturalmente e promuova la riduzione dell’impronta ecologica ambientale.

“la grande scommessa del Portogallo sarà la coesione territoriale e un maggiore coordinamento degli sforzi pubblici e privati e, naturalmente, degli investimenti in progetti sostenibili”. 

Esattamente ciò di cui abbiamo bisogno, per svariati obiettivi in ogni regione del mondo…