No. Economia Circolare e sviluppo sostenibile non sono la stessa cosa.

Tra i due “modelli” c’è un legame profondo e indiscutibile.

Questo legame potrebbe addirittura diventare indissolubile, sullo stile del: finché morte non ci separi!

Ma… come in ogni matrimonio, anche in quelli pieni di un amore sano ed equilibrato, ogni giorno bisogna affrontare nuove dinamiche e avere il coraggio di avanzare secondo determinati principi.

Nella relazione “economia circolare e sviluppo sostenibile” il capofamiglia è la sostenibilità.

Su questo tema Cercis e il Centro di ricerca interuniversitario Seeds hanno organizzato un workshop poco tempo fa.

Il seminario era intitolato “Making the Circular Economy work for Sustainability: From theory to practice”.

Il Centro per la ricerca sull’economia circolare, l’innovazione e le Pmi (Cercis) e il Seeds, hanno colto nel segno: hanno voluto stimolare il dibattito su questo legame e le tematiche di pertinenza.

Qualcuno potrebbe definirle sfumature impercettibili. (Non si tratta di differenze piuttosto di dimensioni e struttura dei due argomenti)

Impercettibili per chi, ingenuamente o con leggerezza, utilizza questi termini senza troppo curarsi delle conseguenze.

A livello accademico, normativo, politico, professionale, aziendale … e via dicendo… certe leggerezze non sono concesse.

In ogni caso, per chiunque è importante sapere!

Sapere che la natura del legame va caratterizzata e definita, altrimenti non esiste.

Leggi anche: Pacchetto sull’economia circolare: misure attuali e future

Economia circolare e sviluppo sostenibile: Agenda 2030

Per parlare di sviluppo sostenibile possiamo fare riferimento a quel concetto apparso nel 1987 nella pubblicazione del “Rapporto Brundtland” (WCED).

«lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri»

Nel rapporto venivano messi in evidenza gli effetti negativi e le conseguenze sull’ambiente derivati dall’ascesa dell’economia e dalla globalizzazione.

Gli studiosi cercavano già al tempo di trovare soluzioni utili ai problemi causati dal mondo industrializzato e dall’enorme crescita demografica.

Oggi sappiamo che la sostenibilità promuove la risoluzione di sfide che hanno impatto su scala mondiale e solo grazie alla cooperazione globale potranno essere risolte.

Il pianeta e l’umanità si trovano a dover affrontare diverse questioni delicate e complesse allo stesso tempo:

  1. cambiamento climatico
  2. scarsità dell’acqua
  3. disuguaglianza
  4. fame

Secondo il modello sostenibile, tutto questo si può “combattere” solo attraverso l’impegno:

  1. per lo sviluppo sociale
  2. nella tutela e salvaguardia dell’ambiente
  3. verso un’economica equilibrata

Così, le Nazioni Unite hanno approvato, divulgato e supportano l’idea di una speciale agenda: l’Agenda 2030.

Un calendario ricco di appuntamenti imperdibili, una tabella di marcia per agevolare lo “sviluppo sostenibile” in ogni maniera immaginabile.

L’agenda contiene gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e un invito ad agire.

L’appello a proteggere il pianeta e l’invito ad essere attivi, perché il benessere globale delle persone sia garantito, ci coinvolgono senza tanta insistenza.

Gli obiettivi delineati, infatti, sono ufficialmente definiti come “obiettivi comuni”. Richiedono le azioni di singoli cittadini, associazioni, imprese, amministrazioni e Paesi di tutto il mondo.

Obiettivi di uno sviluppo economico sostenibile

I Goals proposti dalle Nazioni Unite sono noti anche come “Obiettivi Globali”. Rappresentano l’appello, rivolto a tutti i Paesi del mondo, per fare in modo che la cooperazione renda le grandi sfide “accettabili”.

La garanzia che “tutte le genti” abbiano l’opportunità di vivere (senza compromettere il pianeta) e non di sopravvivere può arrivare solo dalla collaborazione, a sua volta mossa da un desiderio unanime.

Gli obiettivi globali sono 17 e sono tutti connessi uno all’altro. Spesso la chiave del successo per un “Goal” è collegata alle altre questioni ed ai diversi temi.

Questo induce a pensare, che lavorare per un obiettivo, significa cooperare per tutti.

Possiamo sintetizzarli così:

  1. Sradicare la povertà e la fame e promuovere una vita sana per tutti
  2. Rendere universale l’accesso ai servizi fondamentali quali acqua, igiene ed energia (sostenibile)
  3. Supportare la nascita di opportunità di sviluppo attraverso l’istruzione inclusiva e il lavoro dignitoso
  4. Sostenere innovazione e infrastrutture solide, contribuendo alla rete di comunità e città in grado di produrre e vivere in modo sostenibile
  5. Riconoscere e ridurre le disuguaglianze (soprattutto quelle di genere)
  6. Tutela dell’ambiente, lotta per il clima, protezione degli oceani e cura degli ecosistemi terrestri
  7. Promozione degli agenti sociali che collaborano per creare pace e sviluppo sostenibile

Nello specifico, l’obiettivo n. 12 dei Sustainable Development Goals (SDGs), “semplice” e chiaro come tutti gli altri, propone di:

“Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo”

Un impegno importante, che come gli altri dovrebbe essere raggiunto entro il 2030.

Questo goal fa riferimento esplicito a produzione e consumo. Si parla, quindi dell’intero sistema economico coinvolto nell’applicazione di modelli sostenibili.

Relazione tra economia circolare e sviluppo sostenibile

I protagonisti dell’obiettivo 12, possiamo immaginarlo, sono le imprese e il mondo della “fabbricazione”.

Un ruolo che in molti stanno esercitando occupandosi di innovare e rigenerare le realtà operative.

Sono tanti quelli che lavorano in funzione della sostenibilità, perché questa è la priorità.

E proprio a favore di questa necessità lavorano coloro che sono coinvolti nel modello e dal concetto di economia circolare.

Il cambiamento da agire nell’attuale modello di consumo riguarda tanto gli atteggiamenti dei cittadini, quanto le scelte di chi ha la responsabilità di produrre.

Sia i consumatori che i produttori dovrebbero fare scelte che assecondano il principio della sostenibilità, sociale e ambientale.

Da questo punto di vista è facile comprendere che il goal 12 implica quel cambiamento tanto atteso che porterebbe il sistema economico consolidato a trasformarsi in qualcos’altro.

L’economia circolare entra in scena. Sappiamo come funziona l’economia circolare e quindi sappiamo che è uno strumento importante per lo sviluppo sostenibile.

Nel sistema lineare il ciclo per produrre inizia acquisendo materie prime e risorse naturali.

Il concetto di economia circolare, invece, prevede la necessità di intervenire riducendo al minimo la pressione sugli ecosistemi.

Sul livello “produzione” (citato nel goal) la circolarità risponde canalizzando l’impatto grazie alle materie prime-secondarie, utilizzate precedentemente, recuperate dagli scarti e rigenerabili al fine di essere reimmesse nel nuovo ciclo del prodotto.

Infine, quando il ciclo vita sta per terminare, l’esempio dell’economia circolare insegna a gestire il momento attraverso la raccolta, la scomposizione ed il recupero dei materiali o degli elementi che componevano il prodotto.

Quando poi si tratta di ridurre gli sprechi o riutilizzare si entra nella sfera del consumatore che può imparare a consumare in maniera sostenibile e decidere “cosa” comprare, su quali prodotti investire, quale mercato sostenere.

Pilastri dell’economia circolare

Se consideriamo il fatto che esistono realtà e sono stati scritti libri di Economia Circolare, in cui tutto è improntato sull’imitazione dei cicli naturali. Il solo pensiero potrebbe bastare a sconvolgerci, non è fantasia!

La circolarità è una bellissima idea anche perché dà importanti (e concreti) feedback su diversi livelli: non solo produzione e consumo, ma anche estrazione!

economia-circolare-ed-energia rinnovabile

Un quadro di riferimento fondamentale per distaccarci dal consumare le risorse e dalla costante sete di crescita economica.

Attraverso l’attenta progettazione di prodotti e servizi, grazie alla cura e alla manutenzione di tutti gli elementi su cui si basa il funzionamento dell’economia, è possibile supportare uno sviluppo sostenibile!

Quindi, ancora una volta: no, economia circolare e sviluppo sostenibile non sono la stessa cosa, ma tendono verso gli stessi obiettivi.

L’economia circolare è uno strumento, la domanda da porsi è se ci sentiamo pronti a realizzare questa nuova realtà.

Leggi anche: Economia circolare pro e contro: un’analisi obiettiva

Economia circolare e sviluppo sostenibile: l’uso efficiente delle risorse (umane)

I cambiamenti da attuare riguardano tanti aspetti della vita quotidiana, il modo di consumare, di viaggiare, di lavorare e tanto altro.

Bisogna acquisire una certa mentalità per impostare questo discorso.

Inoltre, la direzione cui tendere dovrebbe essere quella di una vita migliore per tutti, non si può pensare di trasporre il modello attuale nel modello circolare senza autentici cambiamenti sistemici.

La “semplice” economia circolare, dentro lo stesso paradigma finanziario replicherebbe le attuali interazioni umane e le stesse relazioni di potere. Questo non è auspicabile.

Mettendo al primo posto, ancora una volta, la massimizzazione del profitto invece che le persone, le importanti ambizioni per il pianeta e gli abitanti potrebbero trasformarsi in fuochi fatui.

Le Nazioni Unite, in realtà, hanno proposto gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile con l’intento di realizzare fini molto promettenti.

Per la prima volta, vengono presi in considerazione i confini planetari, viene visualizzato il collegamento tra obiettivi sociali, ambientali ed economici.

Ostinarsi a separare queste tre nozioni significa essere cechi, nella realtà dei fatti sono pienamente integrate.

Prepariamoci ad una sostenibilità circolare

Dedichiamo un attimo della nostra vita e del tempo prezioso ad una riflessione: abbiamo imparato a comprendere che lo spreco è una risorsa inutilizzata. L’ottica è diversa, è cambiato il filtro culturale e mentale.

Ci stiamo preparando e allenando per andare oltre certi limiti e abitudini.

Proviamo a cogliere l’occasione per visualizzare anche la povertà (la fame, la disuguaglianza..) come il risultato di un sistema progettato in modo sbagliato.

Non pensate anche voi che proprio come lo spreco, la povertà sia un’esternalità del nostro attuale modello?

E come lo spreco, potrebbe essere un obiettivo ancora più chiaro anche per l’economia circolare, oltre che per lo sviluppo sostenibile. Potremmo progettare di eliminare la povertà visto che (anche questa) in natura non esiste?

Attingere massicciamente dalle risorse, ambientali e umane, senza curarsi del loro valore non è una strada percorribile.

L’alternativa da contemplare e attuare non può che essere il cambiamento radicale dei modelli di riferimento.

L’economia circolare lavora per uno sviluppo sostenibile, e noi? Cosa possiamo fare?