Avrete sicuramente sentito parlare di Green Economy.

Che possiamo tradurre con Economia o, in maniera meno letterale, Rivoluzione Verde.

Ma, che tipo di notizie giungono alle nostre orecchie?

A volte in sottofondo…in altri momenti ci stupiscono.

Sapevi che la Green Economy, durante la seconda metà del 20° secolo, ha portato a un grande aumento delle rese agricole?

E che ha contribuito a nutrire la popolazione mondiale in rapida crescita?

Ma non è tutto qui.

Pure se queste informazioni possono apparire come un’eco che giunge da lontano, in realtà ci catturano.

Mettono in moto qualcosa che non avremmo mai immaginato…

La tematica ambientale tocca l’animo…siamo forse diventati tutti “figli dei fiori”?

Beh, non si tratta più di questo ormai.

Se, per esempio, ti stessi chiedendo cosa c’entra l’economia con “il verde”, la risposta è semplice.

Ti basterà pensare al fatto che la green economy influisce sul nostro Pil.

E come sappiamo il Prodotto Interno Lordo si è imposto nella vita di ogni persona, per la sua capacità di rappresentare il benessere della collettività.

Esprime, numericamente, il livello di sviluppo e progresso nazionali!

Perciò, tra i tanti, il National Bureau of Economic Research (Massachusetts) nel 2019 ha pubblicato uno studio.

Il titolo “Effetti macroeconomici a lungo termine del cambiamento climatico: un’analisi transnazionale” ci fa comprendere quanto “il verde”, o la natura, siano connessi all’economia.  

Questi ricercatori, utilizzando dati su 174 paesi, nel periodo dal 1960 al 2014, hanno dimostrato che i cambiamenti persistenti del clima hanno impatti negativi a lungo termine sulla crescita economica.

La green economy, d’altronde, è nata per sostenerci.

Dal sito del Ministero della Transizione Ecologica possiamo leggere:

“La transizione ad un’economia verde non consiste nel soffocare la crescita e la prosperità, ma nel riconnettersi alla vera ricchezza, nel reinvestire nel capitale naturale invece di sfruttarlo.”

Green Economy: cos’è, com’è nata

La green economy o (più specificamente) economia ecologica è un modello di sviluppo.

Trae origine dall’analisi bioeconomica di Nicholas Georgescu-Roegen. Analisi che riguarda i sistemi, utilizzati dalle varie nazioni, per la crescita dell’economia.

Cosa vuol dire?

Con la nascita dell’economia verde, quando viene analizzato il quadro economico di un Paese, un fattore essenziale per determinare il benessere del luogo, risulta essere l’impatto ambientale.

Quindi, oltre ai benefici del regime di produzione (come l’aumento del PIL) non tralasciamo più i potenziali danni ambientali. Attribuibili sicuramente al ciclo di trasformazione delle materie prime!

Ad oggi, con la green economy, prendiamo in considerazione innanzitutto:

  • l’estrazione
  • il trasporto
  • la trasformazione in energia e prodotti
  • l’eliminazione e lo smaltimento

I “danni potenziali” possono ripercuotersi sul PIL a causa, per esempio, della riduzione nella resa delle attività economiche.

Soprattutto per quelle attività che traggono benefici dalla qualità dell’ambiente.

Ma la cosiddetta “retroazione negativa” sul Prodotto Interno Lordo non riguarda solo l’agricoltura o la pesca…

Nel quadro possiamo comprendere tanto il turismo quanto la salute pubblica.

I vari soccorsi e le ricostruzioni dovuti ai disastri naturali. Che, per intenderci, sono spesso amplificati dall’impatto (poco ecologico) dell’uomo.

Quando, nel 2006, il famoso rapporto Stern porta alla ribalta l’idea di una green economy, lo fa per rispondere alla sfida del cambiamento climatico antropico.

Sir Nicholas Stern, ex capo economista della Banca Mondiale, lancia l’allarme emissioni Co2. Emissioni da arginare! I danni per l’economia globale sarebbero stati equivalenti a una perdita del Pil del 20%.

L’impatto negativo è stato paragonato a quello delle ultime due guerre mondiali messe insieme.

La rivoluzione verde e le crisi globali

In realtà, la locuzione “Green Economy” è stata coniata e utilizzata (per la prima volta) in un pionieristico rapporto del 1989.  

Un gruppo di importanti economisti ambientali aveva strutturato (come Stern, per Regno Unito) lo studio intitolato: “Blueprint for a Green Economy” (Pearce, Markandya e Barbier).

Il rapporto fu commissionato perché il governo britannico chiedeva un parere scientifico sulla definizione di “sviluppo sostenibile” e relative implicazioni.

Lo scopo ultimo era la misurazione del progresso economico attraverso la valutazione di progetti e politiche legati alla sostenibilità.

Nel 1991 e nel 1994 gli autori pubblicarono i seguiti del primo rapporto. “Blueprint 2: Greening the world economy” e Blueprint 3: Measuring Sustainable Development.

Il tema del primo rapporto Blueprint ragionava sull’economia, che può e deve aiutare la politica ambientale.

I successivi hanno esteso il messaggio a problemi globali.

Il cambiamento climatico, l’esaurimento dell’ozono, la deforestazione tropicale e la perdita di risorse nel mondo in via di sviluppo.

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Questi rapporti, tra l’altro, si basano sulla ricerca e la pratica di un’economia ambientale che risale a diversi decenni fa.

A quanto pare abbiamo sempre tenuto in grande considerazione le questioni relative alla natura.

Non è mai stato semplice trovare le soluzioni più adatte. Quelle per passare da un’economia basata sull’energia non rinnovabile e i combustibili fossili (denominata Brown Economy) ad una che fosse più in armonia con la natura. 

Nel 2008, in particolare, il concetto di Green Economy è stato ripreso nel contesto delle discussioni politiche, per rispondere alle molteplici crisi globali.

La crisi finanziaria e le preoccupazioni per una recessione globale hanno portato l’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) a sostenere la strategia dei “pacchetti di stimolo verde”.

Così abbiamo identificato aree specifiche in cui gli investimenti pubblici, su larga scala, avrebbero dato vita a una “economia verde”.

Green Economy: definizione

Sono state prodotte diverse definizioni allo scopo di spiegare, sviluppare e transitare verso la Green Economy.

E diversi governi hanno implementato, nel tempo, significativi pacchetti di “stimolo verde”, come parte dei loro sforzi di “ripresa”. Economica e ambientale.

L’UNEP, nel 2011, ha dato una definizione di green economy che viene considerata completa. Racconta di una economia che possa tradursi nel miglioramento del benessere umano e dell’equità sociale.

Possiamo parlare di economia ecologica quando questa riduce significativamente i rischi ambientali e la scarsità ecologica. È a bassa emissione di carbonio, efficiente nell’uso delle risorse e socialmente inclusiva.

“In un’economia verde, la crescita del reddito e dell’occupazione dovrebbe essere guidata da investimenti pubblici e privati che riducono l’inquinamento, migliorano l’efficienza energetica e delle risorse, e prevengono la perdita di biodiversità e di servizi ecosistemici”

Altre definizioni di economia verde

Facciamo una rapida panoramica delle più importanti definizioni di green economy.

Per quale ragione?

Perché queste ci offrono l’opportunità di una visione ampia. Richiamano la nostra attenzione verso quei concetti che sono strettamente legati alla crescita ecologica.

La Green Economy Coalition, per esempio, nel 2011 precisa l’importanza dell’energia sostenibile quando dice che l’economia verde è:

“un’economia resiliente che fornisce una migliore qualità di vita per tutti entro i limiti ecologici del pianeta”.

Già l’UNEP, nel 2009, faceva riferimento alla sostenibilità parlando della green economy. Un sistema di attività economiche legate alla produzione, distribuzione e consumo di beni e servizi, che opera nell’interesse del benessere umano a lungo termine.

L’UNCTAD (Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo) aggiunge che l’economia verde è una componente abilitante dell’obiettivo globale di sviluppo sostenibile.

La Camera di Commercio Internazionale (ICC, che rappresenta le aziende di tutto il mondo) la descrive come un’economia in cui la crescita economica e la responsabilità ambientale lavorano insieme.

In modo da rafforzarsi reciprocamente, sostenendo il progresso dello sviluppo sociale.

Fondamentale anche la definizione di Green Economy del Danish 92 Group. Coalizione di 23 ONG danesi che lavorano su questioni relative all’ambiente e allo sviluppo.

Il gruppo afferma che l’economia verde non è qualcosa di “finito” ma, un processo di trasformazione. Una costante progressione dinamica.

Secondo loro, potrebbe eliminare le distorsioni sistemiche e le disfunzioni dell’attuale economia tradizionale.

La crescita ecologica, tradotta in benessere umano, dà accesso equo alle opportunità per tutte le persone.

Sottolineano:

“L’economia non può essere verde senza essere equa”

Green Economy: come funziona (al meglio)

Un principio evidentemente riconoscibile nel funzionamento della green economy riguarda l’impegno per l’ambiente.

Non serve “solo” per la sua salvaguardia. O per le prossime generazioni…

Abbiamo visto, infatti, che è fondamentale per le dinamiche dell’economia attuale e futura.

Attraverso di essa, promettiamo di raggiungere risultati integrati, sinergici, “win-win”! Ovvero, che collegano simultaneamente i benefici socioeconomici con la sostenibilità ambientale.

I sostenitori dell’economia verde sperano nella mobilitazione, in primis, dei ministeri addetti alla pianificazione e alla finanza. Quindi, del settore privato.

Grazie a investimenti verdi e decisioni politiche, la green economy ribalterebbe la situazione.

I responsabili politici con autorità sul bilancio, sulle finanze e sugli investimenti del governo, non possono che essere interessati ai diversi aspetti dell’economia verde inclusiva. Tra cui:

  • le prospettive per migliorare la crescita economica, la produttività e la prosperità;
  • il potenziale per creare posti di lavoro verdi;
  • la possibilità di ottenere nuove aree di vantaggio comparativo sul mercato internazionale;
  • l’opportunità di diversificare l’economia (dalla brown economy ad alta intensità di risorse).

Esistono una serie di misure politiche a disposizione dei governi per attuare le condizioni appropriate.

L’UN Environment Programme, nel rapporto del 2019 afferma che i risultati emergenti, nei paesi in cui varie condizioni favoriscono l’uso eccessivo dei combustibili fossili, riguardano: esaurimento delle risorse e degrado ambientale.

Per un percorso economico verde, queste condizioni devono essere riallineate, favorendo:

  • l’investimento nel riutilizzo o riciclaggio degli input delle risorse naturali
  • l’utilizzo di energia rinnovabile
  • la conservazione del capitale naturale critico (o non sostituibile)
  • la minimizzazione dell’inquinamento e dell’impronta ecologica.

Allo stesso tempo, le misure politiche dovrebbero incoraggiare obiettivi socio-economici più ampi.

Tra questi: la crescita economica, l’uguaglianza, l’occupazione, la salute e il benessere, e la riduzione della povertà.

Obiettivi vecchi e nuovi dell’economia ecologica

Esistono grandi sfide per implementare questo modello e renderlo completamente attivo.

Il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, già nel 2015, prevedeva di dover considerare:

  • i tempi di una trasformazione macroeconomica
  • alcune lacune nelle conoscenze di base
  • la mancanza di competenze e tecnologie
  • la limitata disponibilità di finanziamenti
  • la determinazione politica per mettere in atto i cambiamenti necessari.

Anche se ci sono vincitori e vinti in tutte le grandi transizioni, sappiamo che con la green economy cerchiamo di tendere a risultati sinergici.

Per questo potremmo superare anche l’ostacolo di certi interessi radicati nel modello dell’economia lineare.

Purtroppo, a un anno dall’inizio della pandemia, gli investimenti per la ripresa non sono all’altezza degli impegni assunti, dai vari Paesi, per ricostruire in modo più sostenibile.

L’Economic Recovery Project di Oxford e l’UNEP, hanno condotto un’analisi della spesa delle principali economie. Solo il 18% della spesa annunciata può essere considerata “verde”.

Il direttore esecutivo dell’UNEP, Inger Andersen afferma:

“L’umanità sta affrontando una pandemia, una crisi economica e un collasso ecologico – non possiamo permetterci di perdere su nessun fronte.”

In molti sostengono che i governi hanno una possibilità unica di mettere i loro Paesi su traiettorie sostenibili.

Dando priorità alle opportunità economiche, alla riduzione della povertà e alla salute del pianeta allo stesso tempo.

Perciò, anche nel rapporto “Evidence from 2020 and Pathways for Inclusive Green Recovery Spending” viene chiesto ai governi di investire in modo più sostenibile.

Per affrontare le disuguaglianze e stimolare la crescita sulla scia della devastazione causata dalla pandemia.

Green Economy: diverse prospettive per un unico scopo

Il significato del modello “Green Economy” viene facilmente compreso conoscendone le origini e gli scopi.  

L’emergere di questo sistema innovativo, associato allo sviluppo sostenibile, è stato accompagnato (e preceduto) da una serie di concetti correlati.

Tra gli altri: la crescita verde, lo sviluppo a basse emissioni di carbonio, l’economia circolare, l’economia stazionaria e la bioeconomia…

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Economia circolare.

Concetti emersi da discipline diverse, con diverse epistemologie e ideologie. Costrutti teorici, scale di attuazione, aree di interesse e uso dei termini.

Per questo, parlare di green economy può risultare complesso.

Tuttavia, esistono una serie di somiglianze tra i vari concetti (e la rivoluzione verde). Queste ci permettono di navigare l’argomento con maggiore facilità.

Tutte queste “correnti di pensiero” riconoscono che il modello economico dominante genera danni ambientali diffusi. Incoraggia il consumo e causa lo spreco di energia.

Guida verso la scarsità ecologica e delle risorse.

Negli ultimi anni, quindi, i concetti chiave e i metodi di questi diversi approcci sono stati integrati nell’approccio inclusivo dell’economia verde. In particolare, le idee sulla circolarità e la condivisione, tratte dall’economia circolare.

La green economy vuole fornire approcci e strumenti alternativi. Allo scopo di promuovere uno sviluppo sostenibile…che non si basa sul sistema lineare.

L’UNEP riferisce che, nel 2015, 65 Paesi hanno intrapreso un percorso di economia verde. O una strategia correlata. 48 di questi hanno sviluppato piani nazionali di economia ecologica come fulcro strategico.

Diverse economie emergenti, con notevoli emissioni di gas serra (Brasile, Cina, India, Indonesia, Sudafrica e Repubblica di Corea) hanno sviluppato strategie integrate. Sul cambiamento climatico e lo sviluppo o la crescita a basse emissioni di carbonio.

Un certo numero di Paesi a basso reddito, da anni, ha elaborato strategie integrate tra clima e sviluppo (Papua Nuova Guinea, Bangladesh, Ruanda, Kenya).

Ciò che arriva come un’eco…a volte ci incanta e ci travolge.