“Sono le persone a fare la differenza”. Lo scrive Comieco a lettere cubitali. E noi siamo d’accordo, perché sono esattamente le stesse persone che fanno la raccolta differenziata della carta.

Del cartone, del cartoncino…e di tutti quei materiali e prodotti che al posto di diventare immondizia potrebbero trasformarsi in “bene comune”.

Comieco è il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi. La sua mission è il riciclo e il recupero degli imballaggi di origine cellulosica.

Non produce né scatole né scatoloni. Ma lo fanno i suoi consorziati che per statuto hanno la possibilità di apporre il marchio di appartenenza al consorzio sui loro imballaggi.

Questo marchio serve a testimoniare la responsabilità ambientale assunta nei confronti dei beni e degli imballaggi prodotti, e immessi sul mercato.

Il Consorzio, infatti, interagisce con ogni elemento del Ciclo per il riciclo.

Garantisce che il flusso di materiale arrivi alle cartiere e supporta i Comuni. Erogando un corrispettivo economico che serve a sostenere costi maggiori per la raccolta differenziata della carta.

Allo stesso tempo, si rivolge ai cittadini con campagne di comunicazione e offrendo la garanzia che tutto ciò che viene separato in casa sia effettivamente riciclato.

Secondo Comieco:

“Se ogni italiano avviasse a raccolta differenziata anche soltanto due scatole di cartoncino, un giornale, uno scatolone di cartone, un portauova e tre sacchetti di carta in più rispetto a quanto già fa, la raccolta pro-capite aumenterebbe di 1 kg.”

Potete immaginare cosa accadrebbe moltiplicando questo gesto per i quasi 61 milioni di cittadini italiani?

Il risultato è incredibile ed estremamente positivo per ognuno di noi.

Attualmente, la nuova campagna del Consorzio ha lo scopo di migliorare la qualità della raccolta di carta e cartone, invitando a correggere gli errori di conferimento che ancora persistono.

Meno errori nel cassonetto significano maggiore qualità nel riciclo.

Raccolta differenziata carta e cartone (ma anche cartoncino)

Conoscere le regole da seguire per una corretta raccolta differenziata della carta è fondamentale.

Purtroppo, ancora oggi, in base ai risultati dei sondaggi: 4 intervistati su 10 nutrono dubbi su cosa sia possibile conferire e cosa no nei contenitori per la carta.

Il 45,4% degli italiani si definisce tuttora confuso e il 44% si considera bravo ma insicuro.

Allora, partiamo da una sintesi dalle regole basilari:

  • Carta e cartone da riciclare devono essere depositati all’interno degli appositi contenitori;
  • Meglio utilizzare sacchi di carta per raccogliere tutto e non inserire la carta in buste di plastica;
  • Gli imballaggi con residui di cibo non possono essere immessi nella raccolta differenziata di carta e cartone. Creerebbero cattivi odori, ma soprattutto problemi nel processo del riciclo;
  • Per ridurre al massimo l’ingombro, le scatole vanno schiacciate e i giornali ripiegati. Gli scatoloni vanno appiattiti e compressi, così da ridurne il volume;
  • Non accartocciate la carta quando la buttate nella spazzatura. La ragione è semplice. Più la carta è intatta, più soldi vale, perché le fibre (di cellulosa) sono più forti e aumentano il numero di volte che può essere riciclata.

Cosa si butta in carta e cartone?

Carta e cartone rappresentano oltre il 20% dei materiali prodotti in Italia. Quello che oggi cerchiamo di fare è innanzitutto evitare il consumo eccessivo e gli sprechi. Per questo ci impegniamo nella raccolta differenziata della carta in casa, a scuola e al lavoro.

Per ridurre l’utilizzo di energia non rinnovabile e parallelamente per salvaguardare risorse preziose, contribuendo alla tutela del nostro ambiente.

Ecco una piccola suddivisione che speriamo possa esservi utile.

  • Carta: sacchetti, giornali, riviste, libri, quaderni, opuscoli, carta da pacchi e fogli di carta in genere.
  • Cartone: scatole, scatoloni e cartoni per bevande (come latte e succhi di frutta);
  • Confezioni in carta e cartoncino per giocattoli e abbigliamento, scatole delle scarpe, cartoni di pizza senza residui di cibo;
  • Cartoni di provenienza domestica (imballaggi di TV, computer, etc.).
  • Cartoncino: confezioni come quelle di riso, pasta, sale e tutte le scatole per alimenti (se contengono finestre di plastica meglio rimuoverle);
  • Confezioni del dentifricio e altri prodotti per l’igiene personale e per l’igiene della casa;
  • Confezioni in tetrapak.

La carta è composta da fibre cellulosiche normalmente presenti in natura.

Queste, attraverso processi chimici (una volta eliminate polveri, coloranti e collanti) possono essere riciclate nuovamente.

La carta e il cartone possono essere riciclati molte volte e dare vita a nuovi materiali cartacei, tutelando la natura e riducendo nelle cartiere l’impiego di materie prime, energia e acqua.

In Italia, infatti, la produzione di carta viene effettuata in buona parte con carta e cartone recuperati dalla raccolta differenziata.

Bisogna sapere che per la produzione da materia prima, per generare una tonnellata di carta occorrono:

  • 15 alberi
  • 440.000 litri d’acqua
  • 7.600 kWh di energia elettrica (sperando che provenga da fonti rinnovabili)

Nella produzione da materiale riciclato, invece, per produrre una tonnellata di carta riciclata occorrono:

  • nessun albero
  • 1.800 litri d’acqua
  • 2.700 kWh di energia elettrica

Cosa non differenziare nella carta

Nonostante la raccolta differenziata della carta ci renda consapevoli di tante risorse “invisibili”, a volte possiamo ritrovarci di fronte a materiali senza valore.

Ci sono molti tipi di carta che non possono essere riciclati: carta oleata e plastificata, ricevute di distributori automatici di carte di credito o di supermercati…(meglio evitare di richiederle).

Di questa categoria fanno parte anche la carta con colla adesiva (bisognerebbe separare la colla dalla carta), la carta igienica sporca, carta carbone e buoni fiscali.

I tovaglioli di carta “colorati” così come le scatole della pizza unte.

Evitando di inserire nei contenitori della differenziata queste tipologie, non sporcheremo il resto della carta riciclabile.

Un piccolo elenco di materiali da non inserire:

  • Cartone e cartoncino con residui di cibo. Esempio più comune sono i tovaglioli di carta unti che vanno introdotti nel contenitore dell’umido;
  • Piatti e bicchieri di plastica, anche sporchi, vanno conferiti nella raccolta differenziata della plastica. Quelli di plastica ricavata dal mais con il marchio di biodegradabilità possono andare nell’umido;
  • Carta carbone, carta chimica, carta termica, carta con residui di colla, polistirolo e sacchetti plastificati.

Raccolta differenziata carta: sporca, oleata…ed altro ancora

Proviamo a dissolvere ogni dubbio riguardo alla raccolta differenziata della carta.

Gli scontrini non possono essere gettati con la carta. Sono fatti con carte termiche che generano problemi nel riciclo;

La carta oleata – come quella di formaggi o salumi – non è riciclabile;

I fazzoletti di carta non vanno nella raccolta differenziata. Sono antispappolo e quindi difficili da riciclare;

La carta sporca di sostanze velenose come vernici o solventi non è riciclabile;

I materiali non cellulosici come punti metallici o nastri adesivi vanno separati dalla carta;

Se usate un sacchetto di plastica per portare la carta al contenitore apposito non va poi buttato con la carta. Ciò abbassa la qualità del materiale raccolto e aumenta i costi del riciclaggio.

In ogni caso ciascun Comune ha le sue regole, quindi è bene informarsi su quelle in vigore. È un diritto di ogni cittadino.

Dove si butta la carta bagnata?

Quando utilizziamo la carta come asciugamani, questa non appartiene più al cestino della raccolta differenziata della carta. Ma può far parte del compost.

L’obiettivo è compostare quasi tutto ciò che è umido o molliccio.

Questo tipo di rifiuti rappresenta la metà del volume di tutti i rifiuti solidi, riempie le discariche e produce gas metano. Che è 20 volte più inquinante dell’anidride carbonica.

Molti dei materiali apparentemente non differenziabili possono essere compostati. Tanto le bucce di frutta e verdura, quanto i fondi di caffè e la carta bagnata possono essere trasformati in fertilizzante.

Basta ispirarsi al concetto di economia circolare e (quasi) tutto ri-diventa utile.

Raccolta differenziata: carta e scelte preziose per il pianeta

Quando parliamo di raccolta differenziata della carta può essere naturale fermarsi a riflettere su tutta quella carta non riciclabile (menzionata sopra) che andrà direttamente in discarica.

Insieme alla spazzatura umida non compostabile (pannolini sporchi, lettiera per gatti usata…).

Al di là dei giochi di parole, un rifiuto che non comporta alcuno spreco riguarda il momento in cui, senza rimpianti, decidiamo di “rifiutare” tutto il materiale di cui non abbiamo bisogno.

Un esempio? Gli imballaggi!

Questo è un modo davvero interessante per ridurre il volume della spazzatura e la quantità di rifiuti solidi in discarica.

Alcuni supermercati europei hanno già iniziato a praticare la filosofia dei prodotti sfusi, “alla spina”, plastic free, vuoto a rendere (soprattutto per il vetro).

(In altri negozi vengono messi a disposizione contenitori dove lasciare gli imballaggi al momento dell’acquisto. Ma la situazione complessiva, in questo modo, non cambia molto.)

Tanto dipende dalla nostra scelta personale, ma è facile rendersi conto di quanta spazzatura in meno potremmo produrre semplicemente portando il nostro contenitore personale dal macellaio o dal pescivendolo.

Frutta e verdura (soprattuttto a Km Zero) non hanno bisogno di imballaggi!

E tra coloro che vogliono adottare uno stile di vita ecologico, c’è una filosofia che sta guadagnando adepti. Si chiama Zero Waste.

Incoraggia non solo il riciclaggio e il riutilizzo, ma anche la riduzione della produzione di rifiuti.

Portare al mercato vasetti di vetro e borse di stoffa (evitando l’uso di sacchetti di plastica) è una delle pratiche del movimento Zero Waste.

Coloro che abbracciano questa filosofia di solito dicono “no” agli imballaggi nei punti vendita.

Rifiutano scatole e vassoi di polistirolo.

 “La plastica inquina e danneggia la vita marina, inoltre, non ce n’è bisogno.”

Afferma Fernanda Cortez, creatrice del progetto Menos 1 Lixo e sostenitrice della campagna #CleanSeas di UN Environment.

Zero Waste. Andare oltre la raccolta della carta.

“Bisogna spiegarlo alla gente, ovunque. L’altro giorno, volevo un succo di frutta e ho chiesto un bicchiere, ma avevano solo bicchieri di plastica, così l’ho rifiutato. Poi ho parlato con il direttore del locale e gli ho chiesto di adottare pratiche più sostenibili”.

Per coloro che desiderano abbracciare Rifiuti Zero, il rifiuto è la prima azione raccomandata dalla francese Bea Johnson, che vive negli Stati Uniti ed è stata soprannominata “la sacerdotessa della vita senza rifiuti” dal New York Times.

Considerata come la pioniera del movimento, la Johnson è l’autrice del sito e del libro Zero Waste Home.

“Viviamo in una società dei consumi creata dalle aziende”, dice in un’intervista.

“Ci promettono che se compriamo un certo prodotto, risparmieremo tempo e denaro. Ma mi sono resa conto che questa è una sciocchezza”.

Per Johnson, un esempio tipico è l’abitudine di comprare rotoloni di carta usa e getta da utilizzare come asciugamani.

Ha calcolato il tempo e la spesa per trovare il prodotto sul mercato, portarlo a casa, riporlo, riciclare la sua confezione e poi ripetere tutti i passaggi.

È chiaro che usare un panno, lavarlo e magari utilizzare energia sostenibile per asciugarlo, può essere più veloce ed economico.

Oggi la Johnson pulisce tutta la casa con aceto, bicarbonato e una saponetta.

Metà dei rifiuti del mondo sono generati nelle nostre case, secondo l’ambientalista americano Paul Hawken.

Autore del libro “Drawdown: The Most Comprehensive Plan Ever Proposed to Reverse Global Warming”.

Ma così come nelle nostre case contribuiamo al problema dei rifiuti, possiamo anche giocare un ruolo vitale nel risolverlo.

Aumentando il tasso medio di riciclaggio in tutto il mondo, con il 65% del totale dei rifiuti riciclabili entro il 2050, potremmo evitare 2,8 gigatoni di emissioni di anidride carbonica.