Quando “i grandi” iniziano a parlare di raccolta differenziata spiegata ai bambini, non dovrebbero scivolare sul solito cliché.

È evidente che non c’è necessità di condividere con loro trattati filosofici.

Né di impartire lezioni frontali. Oramai abbastanza fuori moda!

Ogni bambino possiede uno specifico modo di apprendere e restituire conoscenza attraverso la pratica.

Poi, a seconda delle fasce d’età, saranno loro a chiedere molto spontaneamente ciò che hanno bisogno di sapere.

In base a quanto accade dentro e fuori casa. Grazie alle esperienze vissute insieme agli altri e all’innata, curiosità faranno mille domande.

Oppure, i più timidi, assorbiranno silenziosamente le abitudini del contesto sociale che li circonda.

Merita un discorso apparte la volontà di instaurare un dialogo su certi temi. O il desiderio di dare valore alle riflessioni che ci stanno a cuore.

Per crescere insieme, grandi e piccini.

In Italia, è nato un progetto esemplare da tenere come punto di riferimento sul tema della “raccolta differenziata spiegata ai bambini”.

Si chiama Remida.

Ci lavorano operatori-ricercatori e molti volontari che, oltre a gestire il lavoro di smistamento ordinario, progettano e conducono ricerche pedagogiche sull’uso dei materiali disponibili.

Propongono un’offerta formativa di qualità che stimola e sostiene gli insegnanti (o i genitori) interessati ad avviare laboratori. A creare esperienze “familiari”.

Raccolta differenziata spiegata ai bambini: l’esempio di Remida e Reggio Children

Interrogarsi su come “far funzionare” la raccolta differenziata spiegata ai bambini, può essere faticoso.

È paradossale. Perché spesso noi (adulti) ci troviamo a parlare di dati sulle tonnellate di rifiuti che sprechiamo e ci sommergono.

Eppure, nel frattempo, siamo ben consapevoli della mancanza di risorse e biodiversità a cui stiamo andando incontro.

Forse è per questo che nasce Remida – Centro di riciclo creativo, a Reggio Emilia.

Città famosa soprattutto per la qualità degli asili nido e delle scuole dell’infanzia.

Un ecosistema scolastico, che fa riferimento all’universo di conoscenza e di buone pratiche racchiuso nella sigla “Reggio Emilia Approach”.

bambini che fanno la raccolta differenziata

Remida, in questo contesto, ha aiutato a combattere la mancanza di fondi delle scuole.

Ponendosi come hub di connessione tra le aziende disposte a fornire materiale di scarto e le scuole del territorio che necessitano di materiale gratuito per svolgere laboratori didattici.

In questo modo, tra l’altro viene messo in pratica con costanza il concetto di economia circolare. Riutilizzando i materiali di scarto, che diventano nuovamente “nobili”.

Non è un caso, poi, che il Comune di Reggio Emilia abbia aderito al Patto dei Sindaci. Approvando in Consiglio Comunale, nel 2011, il Piano per l’energia sostenibile (PAES) previsto dagli impegni sottoscritti.

(– 20% consumi energetici, + 20% energie rinnovabili, – 20% emissioni di CO2)

Una mano lava l’altra…

Spiegare la raccolta differenziata? Attività per bambini!

La raccolta differenziata spiegata ai bambini, con il Reggio Emilia Approach, diventa: Atelier.

Una serie di laboratori da reinventare in base ai materiali a disposizione. A casa, a scuola e al parco.

Uno di questi atelier è intitolato: “i segreti della carta”.

Bisogna solo prepararsi ad indagare questo materiale (così comune) scoprendone l’anatomia.

A Reggio Emilia parlano della sua capacità di diventare materia plastica, di trattenere la memoria dei gesti, di generare e rigenerarsi.

La carta può essere percepita come materiale povero. Invece, ha qualità nascoste capaci di stimolare nuovi interrogativi, rifuggire gli stereotipi e rinnovare il proprio punto di vista.

Dunque, per la raccolta differenziata della carta insieme ai bambini, da Reggio Children ci propongono di riscoprire il materiale. Nella sua trasformabilità, tridimensionalità, varietà e molteplicità.

Nell’incontro con l’acqua, l’aria, la creta o la luce. Attraverso strumenti inusuali come grattugie, specchi, pennelli.

Strumenti per incidere, bucare, assemblare. Webcam, microscopi, microfoni, registratori audio.

Così le mani, il corpo e i sensi potranno interpretare il materiale che diventa un’invenzione sonora, architettonica e narrativa.

“Dove i processi emozionali ed espressivi convivono con quelli logici.”

Differenziata per bambini: scuola infanzia

Qualche proposta del Reggio Emilia Approach, per immergersi nell’avventura della raccolta differenziata spiegata ai bambini? Pensiamo ai piccolissimi.

Sempre attraverso un’esplorazione polisensoriale che metta in primo piano il corpo come strumento del percepire, del conoscere e dell’apprendere.

Rimaniamo sulla materia carta, presente nelle case in quantità e varietà molteplici. A volte inaspettate.

Una possibilità di gioco è quella di trasformarsi in “ricercatori di carta”.

Possiamo andare insieme alle bambine e ai bambini alla ricerca di diverse tipologie di carte. Ne troveremo così tante che il risultato potrebbe sorprenderci.

Carta da forno, giornale, carta assorbente, tovaglioli, sacchetti di carta per il pane, imballaggi di carta ondulata.

Carta stagnola!?

Scatole di carta rigida, fogli da stampante, carta paglia per uso alimentare carta patinata per riviste, carta regalo…e così via.

Una volta raccolta, potremo decidere cosa farne…!

La cosa più semplice sarebbe quella di avere a portata di mano il bidone apposito.

Ma ci sono altre possibilità in ballo.

Possiamo provare a disporre le carte sul pavimento o su un tavolo cercando di accostarle.

Variando per dimensione, colore, consistenza, texture (carte lisce, ruvide, sottili, spesse, ondulate…) in modo da realizzare dei “tappeti materici”.

“La preparazione del contesto d’azione è fondamentale e richiede sensibilità e cura.”

Poi si può, per esempio, fissare le carte alla superficie con alcuni pezzetti di nastro adesivo di carta sul retro.

Provare ad osservare insieme: da lontano, da vicino (magari con l’aiuto di una lente d’ingrandimento). A toccare: con le mani, con i piedi nudi. A far dialogare le carte con la luce di una pila/torcia.

Quasi fossero delle tastiere sonore, possiamo scoprire quali suoni producono.

Accarezzando, grattando, picchiettando, strisciando lentamente oppure più velocemente. Magari con l’aiuto di un piccolo bastoncino di legno o di metallo.

I gesti produrranno suoni, i suoni nuovi gesti…

Spiegare ai bambini la raccolta differenziata: scuola primaria

Per rendere divertente ed efficace la raccolta differenziata (spiegata ai bambini) possiamo prendere spunto dal laboratorio di Remida “La Grammatica della materia”.

Ispirato al libro “La grammatica della Fantasia” di Gianni Rodari.

I destinatari sono bambine e bambini dagli 8 anni in su. Scuole Primarie e Scuole Secondarie di primo grado.

La grammatica della materia è un percorso di esplorazione sui materiali che parte da alcune suggestioni.

Rodari scrisse nel 1973:

“riuscire a far venir voglia di giocare, mi sembra un bel successo, per una storia…gli oggetti offrono all’immaginazione un supporto molto più solido delle parole: si possono guardare, toccare, maneggiare, ricavandone numerosi suggerimenti fantastici”.

Rodari ha lavorato a lungo affinché i bambini fossero non solo fruitori, ma anche produttori di cultura.

I suoi frequenti incontri, con i ragazzi di tutta Italia, avevano lo scopo di stimolare la loro creatività e di renderli partecipi delle sue stesse creazioni.

Così, l’esperienza di Remida viene riprodotta e diffusa in Italia e nel mondo.

Sono nati tanti centri Remida in ogni luogo in cui: istituzioni, aziende private e persone ispirate hanno voluto ricreare quell’ambiente tanto stimolante presente a Reggio Emilia.

(Per info sulla partecipazione: prenotazioni@remidabologna.it)

Storia dei rifiuti per bambini…e adulti

Non è detto che la raccolta differenziata, spiegata ai bambini, debba avere le sembianze di un film d’animazione.

Perché non raccontare una storia vera?

Nel 2003, il governo locale di Kamikatsu, in Giappone, ha deciso di imporre a tutti i residenti un nuovo programma di riciclaggio. Forse il più rigoroso al mondo.

Da allora, la città ricicla o riutilizza l’80% della sua spazzatura.

Non è tecnicamente il 100% di rifiuti zero, dato che il restante 20% va in discarica. Ma è un risultato notevole per un’intera comunità, in pochissimo tempo.

Gli impatti sono stati così positivi che sono stati tagliati drasticamente, per tutti, i costi dei rifiuti.

Oltre a migliorare le condizioni del lussureggiante e bellissimo ambiente che circonda la città, nel sud-est del Giappone.

I residenti devono lavare e selezionare praticamente tutto ciò che non è compostabile nella loro casa, prima di portarlo al centro di riciclaggio.

Bottiglie di shampoo, tappi, lattine, rasoi, vaschette di polistirolo per la carne, bottiglie d’acqua… la lista continua (letteralmente) per 34 categorie.

Al centro di smistamento, le etichette su ogni bidone indicano il processo di riciclaggio per quell’articolo specifico: come sarà riciclato, cosa diventerà, e quanto costa (o guadagna) quella gestione.

È un processo educativo per il consumatore.

Tutti gli scarti di cucina devono essere compostati a casa, dato che la città non ha camion della spazzatura o collettori.

Per qualsiasi oggetto, il riutilizzo è fortemente incoraggiato. 

Akira Sakano, vicedirettore dell’Accademia Rifiuti Zero di Kamikatsu, racconta che la città ha un negozio “kuru-kuru” dove i residenti possono portare oggetti usati e prenderli gratuitamente.

C’è anche una fabbrica di kuru-kuru, dove le donne locali fanno borse e vestiti con oggetti scartati.

All’inizio è stato difficile abituarsi alle nuove regole.

“Eravamo contrari all’idea. Se ti ci abitui, diventa normale”.

Raccolta differenziata spiegata ai bambini…e praticata da tutti

Chissà come spiegano la raccolta differenziata ai bambini nella città di Kamikatsu!?

In ogni caso il cambiamento si nota anche nel settore delle attività commerciali. È stato aperto il primo birrificio a rifiuti zero. Chiamato Rise and Win Brewery.

Il birrificio stesso è costruito con materiali riutilizzati e finiture ecologiche.

Kamikatsu spera di raggiungere il 100% di rifiuti zero, senza uso di discariche. E di creare connessioni con altre comunità simili nel mondo, diffondendo la pratica.

L’esperienza di questa comunità, nel tempo, ha attirato l’attenzione. Prima a livello nazionale e poi internazionale.

Per il grande lavoro e lo sforzo costante messi in campo dagli abitanti, per raggiungere il loro obiettivo.

Ciò che ispira e guida i cittadini è il rispetto delle 3R: Riduzione, Riutilizzo, Riciclo. Sembrano animati dalla forte consapevolezza di quanto tutto ciò sia importante

Anche per contribuire al target che il governo del Giappone si è prefissato: ridurre le emissioni di carbonio a zero entro il 2050.

Otsuka Momona, un’imprenditrice del territorio afferma:

“Non sono solo le 3R ad essere fondamentali per ottenere zero rifiuti: dobbiamo anche considerare la quarta R, che sta per Responsabilità”.

Secondo lei, le aziende in primis dovrebbero produrre e fabbricare con in mente il concetto di smaltimento.

I consumatori hanno diritto alla facoltà di scegliere prodotti che possano, alla fine, essere riciclati e riutilizzati come risorse.

Sicuramente è una chiave per il futuro equo della società.