Cementificazione selvaggia? È ciò che accade quando la civiltà viene messa da parte.

Già il termine cementificazione, nel linguaggio giornalistico indica uno sviluppo edilizio incontrollato. Per lo più legato a piani di incremento turistico, talora abusivo.

Quando poi associamo l’aggettivo “selvaggio” è chiaro. Vogliamo sottolineare l’aspetto “primitivo o barbaro” di certe operazioni umane.

Ebbene, l’antropologia evoluzionistica dell’800 utilizzava il termine per riferirsi ad alcune tribù. Molto arretrate. Inferiori rispetto ad altre considerate progredite e superiori.

In quale altro modo definire la costruzione massiccia e indiscriminata di edifici. Senza riguardo per il paesaggio e per l’equilibrio ambientale?

Forse, se riuscissimo a comprendere e percepire quanto la nostra Terra sia unica e speciale non avremmo dubbi.

Se potessimo un attimo fermarci a riflettere su quanto è generoso il nostro pianeta… sceglieremmo immediatamente l’atteggiamento e i sistemi adatti.

Che abbiamo già a nostra disposizione! …essendo una civiltà “evoluta”.

Il Parlamento europeo, quest’anno ha adottato la -risoluzione- sulla protezione del suolo in Europa. E chiede un quadro giuridico a livello Ue per affrontare le minacce al suolo.

Minacce?

Si, perché ogni anno l’Europa cementifica suoli per una superficie pari a 40.000 ettari.

Ogni minuto in Italia perdiamo 100mq di terreno.

Sapete cosa vuol dire?

Forse, alla perdita di suolo non pensiamo quasi mai. Almeno “fin quando non ci accorgiamo che asfalto e cemento hanno inghiottito prati e alberi intorno a noi”.

E questa è solo una piccolissima parte del danno.

Perciò, il monito di Legambiente, che coordina il progetto europeo Soil4life:

“Occhi aperti! Il tempo di un pisolino e perdiamo il nostro suolo, i nostri terreni, la nostra Terra!”

La difesa del suolo (e della sua fertilità) dovrebbe essere una questione politica prioritaria per la sua trasversalità e per l’impatto su troppi settori.

Praticamente tutti.

Allora, perché ci pensiamo così poco?

Che cosa significa cementificazione selvaggia?

Quando parliamo di cementificazione selvaggia, purtroppo, non possiamo riferirci “soltanto” a quell’attività che altera il paesaggio naturale. O deturpa l’ambiente.

Si tratta di un fenomeno estremo.

Operazioni di colate di cemento, dagli anni cinquanta in poi, hanno reso più poveri i centri urbani e le periferie. Le coste, le campagne e le montagne più vulnerabili.

L’argomento riguarda l’espansione urbana e la trasformazione del paesaggio.

Tuttavia, non bisogna fare confusione tra cementificazione selvaggia e condanna all’economia edilizia. O alla progettazione di nuove architetture.

È difficile confondere l’arte del progettare e del creare nuove opportunità per l’uomo con le minacce della speculazione a tutti i costi.

Cementificazione selvaggia sta per: copertura artificiale del terreno, che danneggia l’equilibrio degli ecosistemi e la sicurezza della nostra salute.

Il suolo, purtroppo, non riceve l’attenzione che merita. Pensiamo alla sua rilevanza per la sopravvivenza umana!

È sottovalutato, maltrattato e abusato. Coperto e impermeabilizzato dall’edificazione senza limiti. Inquinato dalle attività industriali…sovrasfruttato da un uso agricolo e zootecnico poco attento.

Cementificazione: Italia

Cementificazione selvaggia in Italia? Nel 2016 perdevamo 55 ettari di suolo al giorno.

Un titolo di denuncia tra i tanti, recitava:

“Nel Bel Paese, la cementificazione selvaggia non conosce limiti. Il suolo consumato è arrivato a 21mila km quadrati, pari al 7% dell’intero territorio.”

L’anno scorso l’Ispra, sintetizzando il rapporto annuale, affermava che in Italia cresce più il cemento che la popolazione.

Cementificazione selvaggia e “boschi verticali” a Milano.

Quindi si è pronunciata a riguardo anche l’associazione Slow Food:

 “è arrivata l’ora che il Parlamento approvi una legge contro il consumo di suolo”

Nel documento Ispra si legge che nel 2019 sono andati persi 57 chilometri quadrati di territorio nazionale. Sigillati dalla cementificazione.

Il consumo procede al ritmo di 2 metri quadrati al secondo. È come se ogni nuovo nato italiano portasse nella culla ben 135 mq di cemento.

Le aree che abbiamo perso negli ultimi sette anni ci garantivano la fornitura di:

  • 3,7 milioni di quintali di prodotti agricoli
  • 25mila quintali di prodotti legnosi
  • lo stoccaggio di 2 milioni di tonnellate di carbonio
  • l’infiltrazione di oltre 300 milioni di metri cubi di acqua piovana

…che ora, scorrendo in superficie, non sono più disponibili per la ricarica delle falde. Così aggravano la pericolosità idraulica dei nostri territori.

(La locuzione cementificazione selvaggia, infatti, è spesso associata ad un altro concetto. Rischio idrogeologico!)

Tale consumo del suolo produce un danno economico potenziale che il rapporto stima in oltre 3 miliardi di euro ogni anno.

Conseguenza della perdita dei servizi ecosistemici che il suolo garantisce!

Magnanima la nostra terra…no!?

Perché il suolo va preservato dalla edificazione selvaggia?

L’importanza del suolo è inestimabile, dalla “terra” dipende la nostra vita. E la cementificazione selvaggia non ne tiene conto.

Ma, a proposito! Chi la pratica o chi la consente, non ha fatto bene i conti.

Il suolo è riserva di più della metà di tutta la biodiversità terrestre.

Ci rifornisce con il 95% del cibo che mangiamo.

Contiene più carbonio di tutte le piante e dell’atmosfera messi insieme.

Senza tutela del suolo rischiamo di essere travolti da frane e alluvioni… il suolo è un elemento fondamentale nel contrastare le conseguenze del riscaldamento globale.

A livello comunitario, infatti, il focus sulla sfida dei cambiamenti, il Green Deal, le politiche di green economy hanno smosso la situazione.

L’erosione e la frammentazione sono riconosciute tra le manifestazioni più gravi del degrado dei suoli.

In Italia, il dibattito procede con lentezza.

Secondo la giornalista Giorgia Canali, ne sono una testimonianza i 13 progetti di legge depositati in commissione congiunta del Senato. (Ambiente e Agricoltura)

A cui equivalgono altrettanti “tentativi, per ora, falliti di attivare una legge nazionale contro il consumo di suolo.”

È ora che la politica faccia una scelta chiara e precisa. Afferma la giornalista de La Stampa:

“se aspettiamo oltre non avremo più suolo da tutelare né contadini da valorizzare. Né un Paese da vantare come tra i più belli al mondo”

Come preservare il suolo?

Qualche giorno fa la ricorrenza della Giornata mondiale del suolo. I problemi legati all’utilizzo sconsiderato della nostra terra non riguardano esclusivamente la cementificazione selvaggia.

In tema di agricoltura, per esempio, le tecnologie degli ultimi decenni hanno consentito di aumentare la produzione alimentare…spesso a danno del terreno e dell’ambiente.

Secondo la Fao, il 33% del suolo mondiale oggi è altamente degradato.

Le coltivazioni intensive moderne lo impoveriscono. Pregiudicando la stessa capacità produttiva per il futuro.

Per tutti questi motivi è nato il progetto Soil4Life.

Grazie a Legambiente, che ha coalizzato oltre 500 associazioni di 26 Paesi membri

Un progetto europeo nato con l’obiettivo di promuovere l’uso sostenibile ed efficiente del suolo e delle sue risorse in Italia e in Europa.

Sono coinvolti, inoltre, vari enti di ricerca. Tutti uniti dalla convinzione che il suolo vada preservato con azioni e politiche concrete.

Un approccio sostenibile è possibile, per esempio, se si coltiva biologico.

Aumentando la quantità di materia organica senza fare ricorso a prodotti chimici.

Così come se si seguono i principi base dell’agricoltura conservativa:

  • minimo danneggiamento;
  • copertura vegetale permanente del terreno;
  • rotazione delle colture.

O, ancora ricorrendo all’agroforestazione, che integra gli alberi nei sistemi di produzione animale e vegetale.

La Fao ha stimato che una gestione sostenibile dei suoli potrebbe aumentare la produzione di cibo fino al 58%.

Risanare il territorio e salvare le foreste è un toccasana per la salute del pianeta.

C’è un altro aspetto: è anche un affare. Nel senso economico del termine.

Una ricerca accademica del World Resources Institute ha fatto i conti.

Calcolando il rapporto tra costi e rendimenti, per ogni dollaro che investito nel recupero di terreni o foreste, se ne generano dai 7 ai 30 in benefici economici.

Cementificazione selvaggia: significato in termini economici

La cementificazione selvaggia e l’abuso del suolo creano conseguenze molto differenti rispetto a quelle date dagli investimenti che preservano i territori nazionali.

Stoccaggio delle emissioni di CO2, aumento della produzione alimentare, migliore qualità dell’acqua. Sembrano diritti inalienabili!

Per contro, ogni anno la deforestazione e il degrado del suolo ci costano 6.300 miliardi di dollari in servizi dell’ecosistema persi.

L’8,3% del pil mondiale va letteralmente in fumo.

Già nel 2012 FAI e WWF avevano presentato un dossier sul consumo del suolo dal titolo allarmante. “Terra rubata, viaggio nell’Italia che scompare”.

La “preoccupazione” di edificare in zone in cui non sarebbe concesso ha portato negli ultimi 50 anni alla scomparsa di 600.000 ettari di suolo.

Le cause principali? Abusivismo edilizio e attività estrattive delle cave.

Dal 1948 al 2012 si contavano 4 milioni e mezzo di abusi.

Perciò FAI e WWF erano intervenute richiamando l’attenzione sulle inevitabili conseguenze prodotte dalla mano disattenta dell’uomo.

Così, i terreni diventano maggiormente soggetti a frane, smottamenti, desertificazione, alluvioni e instabilità.

Il primato nelle trasformazioni del suolo 2017 è andata al Parco nazionale dei Monti Sibillini. Oltre 24 ettari di territorio consumato.

A seguire: Gran Sasso e Monti della Laga. Altri 24 ettari di territorio impermeabilizzati.

I parchi nazionali del Vesuvio, dell’Arcipelago di La Maddalena e del Circeo sono invece le aree tutelate con le maggiori percentuali di suolo divorato.

I danni economici provocati dal consumo di suolo nel rapporto Ispra 2017? Un miliardo di euro tra: perdita della capacità di stoccaggio del carbonio, produzioni agricole e legnose.

Ma, la cifra aumenta.

Se si considerano i costi di circa 2 miliardi all’anno provocati dalla carenza dei flussi annuali in servizi ecosistemici. Che il suolo naturale non potrà più garantire in futuro!

Tra questi:

  • regolazione del ciclo idrologico;
  • dei nutrienti;
  • del microclima;
  • miglioramento della qualità dell’aria;
  • riduzione dell’erosione.

Quali effetti ha la cementificazione selvaggia in Italia?

Nel maggio del 2016, la Camera dei deputati aveva approvato un disegno di legge per lo stop totale al consumo del suolo entro il 2050. Stiamo cercando da tempo di combattere la cementificazione selvaggia.

O eccessiva, per chi preferisce.

L’obiettivo, al tempo, era ridurre gradualmente il consumo di suolo. Fino ad arrivare a quota zero.

Ovvero: neanche un metro quadrato in più, entro il 2050.

Scelta coerente con gli impegni presi alla Cop 21 di Parigi. Ed anche con la nostra lotta al dissesto idrogeologico, alla riduzione dello spreco di risorse naturali e all’efficienza energetica.

Ebbene, da “quel giorno” la legge non è mai stata approvata.

Nell’immaginario fantascientifico la natura che invade il cemento.

Continuiamo ad invadere aree protette e a pericolosità idrogeologica.

Si sconfina in aree vincolate (coste, fiumi, laghi, vulcani e montagne) soprattutto lungo la fascia costiera e i corpi idrici. Dove il cemento ricopre più di 350 mila ettari.

Sarebbe, circa l’8% della loro estensione totale.

L’Ispra sottolinea che i nuovi edifici (soprattutto nel Nord Italia) rappresentano il 13% del territorio vincolato.

Sul fronte del dissesto idrogeologico, il 6% delle trasformazioni del 2017 si trova in aree a pericolosità da frana. Oltre il 15% in quelle a pericolosità idraulica media.

Dal dossier Legambiente, in tutta Italia:

  • sono 7 milioni i cittadini che si trovano ogni giorno in zone esposte al pericolo di frane o alluvioni;
  • in ben 1.074 comuni (77% del totale) sono presenti abitazioni in aree a rischio;
  • nel 31% sono presenti, addirittura, interi quartieri e nel 51% dei casi sorgono impianti industriali;
  • in molti di questi Comuni, nelle aree golenali o a rischio frana, sono presenti strutture sensibili come scuole o ospedali.

Gli effetti della cementificazione selvaggia in Italia? A quanto pare, troppo spesso, sono correlati a rischi per la vita delle persone.

Risoluzione Europea e ambizioni “civili”

Secondo Legambiente, la risoluzione proposta dall’Europa è un documento denso di contenuti. Naturalmente non riguarda solo la cementificazione selvaggia.

Innanzitutto, vengono segnalati 50 miliardi di euro. I costi attuali dell’inazione, sul fronte del degrado del suolo in tutta Europa.

I suoli sani vengono identificati come un presupposto irrinunciabile per conseguire gli obiettivi del Green Deal.

Dalla lotta al cambiamento climatico alla conservazione e ripristino della biodiversità.

Dalla transizione circolare alla sostenibilità del sistema alimentare.

Tra le richieste del Parlamento Europeo, la necessità di contabilizzare i danni al suolo nei procedimenti di valutazione ambientale.

E l’introduzione di misure per la limitazione e la prevenzione del consumo. Dovuto anche a edifici e infrastrutture che devono privilegiare il recupero di siti dismessi.

Non dimentichiamoci che, nel mondo, il ciclo illegale del cemento è saldamente nelle mani della criminalità organizzata.

Dallo sfruttamento delle cave, all’abusivismo abitativo fino alle grandi speculazioni immobiliari.

I materiali utilizzati sono di pessima qualità.

E come se non bastasse, nei cantieri del mattone illegale la sicurezza dei lavoratori non esiste!

In un paese civile e democratico l’illegalità si combatte. Non può essere in nessun modo autorizzata o giustificata.

Gli incentivi pubblici potrebbero salvare foreste e suolo. Molto più conveniente che distruggerli.

In Costa Rica, ad esempio, il governo ha imposto una tassa sulle energie non rinnovabili. I proventi vengono reinvestiti nella riforestazione e salvaguardia del suolo.

I risultati? La superficie forestale è cresciuta dal 29% del 1991 al 54% del 2015.

Quindi, l’ecoturismo oggi vale il 5,8% del pil.

Civiltà. Dal latino «civilis».

Ovvero, la forma particolare con cui si manifesta la vita materiale, sociale e spirituale d’un popolo. (Eventualmente di più popoli uniti in stretta relazione.)

Sia in tutta la durata della sua esistenza sia in un particolare periodo della sua evoluzione storica.

Non mettiamola da parte!