“Energia pulita per tutti gli europei” non è ancora uno slogan, né uno spot che arriva in sottofondo alla radio.

Ma insieme al resto del mondo, nel vecchio continente, stiamo affrontando una delle maggiori sfide della nostra epoca.

Di sicuro anche tu sai di cosa stiamo parlando, ormai è sulla bocca di tutti.

Si tratta del graduale passaggio dai combustibili fossili e l’energia non rinnovabile verso un’economia con minori emissioni di CO2.

Emissioni che poco a poco arriveranno a Zero!

Sembra utopia, quasi come se stessimo immaginando un altro mondo. Eppure, è possibile.

Sembra “una cosa troppo grande”, soprattutto quando pensiamo di essere soli. Non è così.

La storia ci insegna che abbiamo già vissuto condizioni problematiche. La scienza ci dimostra che abbiamo superato limiti apparentemente insormontabili. E nella nostra esistenza: quante volte ci siamo trovati di fronte ad una “montagna”, inesperti nell’arte della scalata?

“Energia pulita per tutti gli europei” potrebbe diventare il motto per tutti noi che viviamo nella cosiddetta culla della civiltà occidentale

Dimoriamo in un vasto habitat, ricco di risorse. Proprio grazie ad esse, attraverso la salvaguardia, possiamo ambire a ridurre il nostro impatto.

A nord le Alpi, i Pirenei e i Carpazi. Per poi spostarci verso altopiani collinosi e nelle ampie pianure, in special modo vaste a oriente.

Regioni meridionali montuose, valli, fiumi, innumerevoli bacini. È considerato il continente con la maggiore disponibilità di risorse idriche, rispetto alla popolazione. 

La foresta ricopre ancora il territorio europeo. Perché le condizioni per la sussistenza sono molto favorevoli. (Un tempo si estendevano dal Mediterraneo all’Artico!)

Qui vediamo nascere le prime comunità energetiche…Chi l’avrebbe mai detto!?

È in questo meraviglioso luogo che nel 2019 è stato concordato un nuovo quadro di politica energetica: il pacchetto Energia pulita per tutti gli europei.

Energia pulita per tutti gli europei o Clean energy package

Era il 30 novembre 2016. In quel giorno la Commissione europea varò il pacchetto di proposte “Energia pulita per tutti gli europei”. 

Detto anche Winter package o Clean energy package. 

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Concepito come una tabella di marcia per accelerare la transizione dell’UE dall’energia non rinnovabile alle fonti di energia pulita.

Il pacchetto comprendeva (e comprende) diverse misure legislative. L’obiettivo principale rimane tuttora quello di garantire una transizione energetica “pulita”.

Una transizione in grado di migliorare la qualità di vita dei cittadini.

Come? Aumentando innanzitutto lo sfruttamento dell’energia rinnovabile. Naturalmente in maniera sostenibile! Per esempio, prendendo a modello i principi che regolano l’utilizzo di energia circolare.

Per mettere in moto le imminenti trasformazioni, il primo passo sta nel trovare il giusto equilibrio tra governi e forze di mercato. 

Attualmente si cerca, infatti, di incoraggiare gli investimenti privati nell’energia pulita quando è conveniente economicamente.

In caso contrario si tende ad utilizzare i numerosi finanziamenti UE, progettati appositamente per la decarbonizzazione e la transizione energetica.

Ogni Paese, tuttavia, conserva la propria indipendenza nella modalità di raggiungimento degli obiettivi energetici e climatici. Modalità prefissata in base alle specificità delle diverse regioni europee, pur seguendo le linee guida di un approccio comune.

L’UE è stata tra i primi a promuovere l’importanza delle risorse sostenibili.

È stata la prima grande potenza al mondo a fissare, nel 2009, obiettivi precisi riguardo all’energia e al clima per il 2020:

  • riduzione delle emissioni di gas a effetto serra (almeno per il 20%)
  • sviluppo delle energie rinnovabili (20%)
  • raggiungimento dell’efficienza energetica (20%)

Inoltre, con l’accordo di Parigi sul clima del 2015, l’UE si è impegnata a diminuire l’impatto delle emissioni di almeno il 40% entro il 2030.

Il 4 giugno 2019, il Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea ha adottato le ultime proposte legislative previste dal pacchetto.

Clean energy package: cos’è previsto all’interno del pacchetto?

1.Efficienza energetica

Lo scopo è aumentare l’efficienza dei consumi energetici entro il 2030, attraverso misure specifiche per il settore edilizio. Gli edifici, infatti, sono responsabili di circa il 40% del consumo energetico e del 36% di emissioni CO2 nell’UE.

2.Diventare un modello globale nella diffusione di energie rinnovabili.

L’UE ha fissato l’obiettivo ambizioso e vincolante del 32% per le fonti rinnovabili da implementare nel mix energetico del continente. Entro il 2030.

3.Nuovo codice dell’energia

Gli obiettivi sono stabiliti a livello europeo, ma ogni paese elabora un preciso “piano nazionale integrato per l’energia e il clima” (PNIEC). La Commissione Europea valuta i piani e garantisce l’unità di intenti. Anche in riferimento all’accordo di Parigi.

Nel mese di gennaio 2020, il Ministero dello sviluppo economico italiano (MISE) ha inviato alla Commissione europea il testo definitivo del PNIEC per gli anni 2021-2030.

Il Piano è stato predisposto dal MISE, insieme al “Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare” e al “Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”. I principali obiettivi del PNIEC in Italia sono:

  • una percentuale di energia da fonti di energia rinnovabile pari al 30%. In linea con gli obiettivi previsti per il nostro Paese dalla UE;
  • una quota di energia da fonti rinnovabili nel settore trasporti del 22%. Quindi maggiore rispetto al 14% previsto dalla UE;
  • una riduzione dei consumi di energia primaria del 43% a fronte dell’obiettivo UE del 32,5%;
  • la riduzione dei “gas serra”, con un obiettivo superiore del 3% rispetto a quello previsto dall’UE.

4.Diritti dei consumatori

Maggiore trasparenza nelle bollette domestiche, ampia scelta e flessibilità nel cambiare fornitore e nuove norme che renderanno più facile per i singoli produrre la propria energia, immagazzinarla o venderla alla rete.

5.Sicurezza negli approvvigionamenti. Grazie a un mercato dell’energia elettrica più intelligente ed efficiente

Politica energetica europea e Green Deal

Garantire energia pulita per tutti gli europei è possibile, ma bisogna approcciare parallelamente, su vari livelli.

Oltre agli atti legislativi del pacchetto, la Commissione ha proposto ulteriori escamotage.

Una serie di iniziative non legislative. Atte a garantire una transizione giusta ed equa in cui nessun individuo o regione possa essere “lasciato indietro”.

Il riferimento è:

  • alle “regioni del carbone e dell’acciaio” in transizione;
  • all’iniziativa Energia pulita per le isole dell’UE;
  • alle misure per definire e monitorare la povertà energetica in Europa.

L’11 dicembre 2019, quindi, la Commissione con a capo Ursula von der Leyen ha presentato il “Green Deal Europeo”.

Così è stata delineata una strategia utile a rafforzare l’ecosostenibilità dell’economia con interventi riguardanti: l’energia, l’industria, la mobilità e l’agricoltura.

L’Europa tenta di rivoluzionare la situazione, cercando di superare quanto stabilito dal “Quadro 2030 per il clima e l’energia”.

Tra gli obiettivi c’è di nuovo quello di aumentare la produzione e la diffusione di combustibili alternativi e sostenibili per il settore dei trasporti.

Questo, sia in Europa che in molte altre parti del mondo, è il settore più problematico (un esempio paradossale è quello che riguarda l’energia rinnovabile in Costa Rica).

Le fonti di energia rinnovabile hanno un ruolo essenziale nella realizzazione del Green New Deal. In particolare, l’aumento nella produzione di energia eolica. 

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La transizione energetica è considerata un’opportunità di espansione per le attività economiche sostenibili che, tra l’altro, generano occupazione. Non c’è dubbio sul fatto che le rinnovabili ci aiuteranno a conseguire gli obiettivi di un’economia circolare, a impatto climatico zero.

Anche le tecnologie digitali quali l’intelligenza artificiale, il cloud e l’edge computing sono considerati fondamentali per la sostenibilità.

Hanno un impatto incredibile in molti settori diversi, in quanto possono accelerare e massimizzare l’impatto delle politiche per affrontare i cambiamenti climatici.

Energia pulita per tutti gli europei: recepimento della Direttiva 2018/2001 e direttiva 2019/944

Due dei pilastri chiave del pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei” sono:

  • la direttiva 2018/2001 sulla promozione dell’energia rinnovabile
  • la nuova direttiva UE sull’elettricità 2019/944

Negli articoli della direttiva 2018/2001, possiamo visionare il quadro completo in cui sviluppare le azioni a sostegno delle rinnovabili.

Sono presenti elementi di continuità rispetto alle direttive precedenti e attuali. Ed elementi d’innovazione.

Attraverso queste proposte l’Europa vuole facilitare le configurazioni di autoconsumo e diffusione delle comunità energetiche.

La direttiva interviene sulla disciplina di dispacciamento (con priorità per le fonti rinnovabili). Sulla condivisione operativa tra le regioni, sulle risorse rinnovabili in mare e sull’utilizzo dei sostegni economici (da accompagnare con strumenti di sostegno non economico).

Sullo stesso percorso ci indirizzano le norme comuni per il mercato interno dell’elettricità 2019/944.

Queste mettono il consumatore al centro delle misure necessarie per supportare un mercato: concorrenziale e integrato a livello europeo.

Le transazioni energetiche peer-to-peer (P2P) sono ormai incluse nella mappa legale europea. Come sancito in uno dei principi fondamentali della direttiva:

“I consumatori dovrebbero essere in grado di consumare, immagazzinare e vendere al mercato l’elettricità autoprodotta e di partecipare a tutti i mercati dell’elettricità fornendo flessibilità al sistema”

La direttiva UE sull’elettricità (2019) riconosce, poi, le barriere legali e commerciali nell’attuazione del principio, tra cui:

  • tariffe sproporzionate per l’elettricità consumata
  • alcune modalità e obblighi di alimentare l’elettricità autoprodotta
  • oneri amministrativi

Quindi, è la stessa Unione Europea a chiedere che vengano rimossi ostacoli. Garantendo al contempo che i consumatori “contribuiscano adeguatamente al costo del sistema“.

Gli Stati membri sono anche invitati ad assicurare che gli autoconsumatori situati nello stesso edificio (compresi i condomini), siano autorizzati a organizzare la condivisione dell’energia rinnovabile prodotta nel loro sito/i. Fatti salvi gli oneri di rete e pertinenti. I diritti, le tasse e le imposte applicabili a ciascun autoconsumatore.

Energia pulita per tutti gli europei: nascita delle comunità energetiche

È importante notare che la direttiva UE sull’elettricità del 2019 (e di conseguenza il pacchetto “energia pulita per tutti gli europei”) crea un quadro giuridico per riconoscere le comunità energetiche dei cittadini. Le definisce al pari di un’entità giuridica che:

a) si basa sulla partecipazione volontaria e aperta. Effettivamente controllata da membri o azionisti che siano persone fisiche, autorità locali (compresi i comuni) o piccole imprese;

b) ha come scopo primario quello di fornire benefici ambientali, economici o sociali. Alla comunità ai suoi membri/azionisti o alle aree locali in cui opera;

c) può impegnarsi nella generazione (soprattutto da fonti rinnovabili) distribuzione, fornitura, consumo, aggregazione e stoccaggio di energia. Servizi di efficienza energetica o servizi di ricarica per veicoli elettrici. Oltre a fornire eventuali altri servizi energetici ai propri soci o azionisti.

I Paesi Bassi sono stati all’avanguardia nella sperimentazione delle comunità energetiche. Sulla base di un decreto del 28 febbraio 2015 (decreto sperimentale sulla generazione elettrica di energia sostenibile).

Questo ha permesso la nascita delle comunità di energia rinnovabile guidate dai cittadini. Su piccola scala e autofinanziate, con il diritto di fissare le proprie tariffe interne per la fornitura. Previa approvazione normativa.

Dal 2019, esiste anche il fondo pubblico olandese per i progetti comunitari. A sostegno delle cooperative energetiche, principalmente focalizzato sui costi di avvio. Per incoraggiare lo sviluppo di questi progetti.

Vantaggi delle comunità energetiche sostenibili

I benefici di un modello energetico comunitario sono tangibili. In genere, nelle comunità energetiche esistenti, preferiamo comprare energia (probabilmente più economica) da fornitori che conosciamo personalmente: un vicino, un caffè locale o una scuola.

Accade soprattutto perchè siamo consapevoli che qualsiasi risparmio e i vari benefici potrebbero essere utilizzati per il progresso sociale.

Il bar potrebbe usare i suoi risparmi per donare pasti a chi ne ha bisogno, la scuola per acquistare materiali aggiuntivi.

Per quelli che sono attenti all’ambiente e preoccupati per il cambiamento climatico, è attraente il contributo di questo modello all’efficienza energetica e alla maggiore autosufficienza generale basata su risorse rinnovabili.

I benefici economici della condivisione dell’energia nella comunità, infatti, stimolano ulteriori investimenti nella generazione di energia rinnovabile e negli impianti di stoccaggio.

Infine, l’ottimizzazione locale dell’energia, consentita da tecnologie innovative, diminuisce il carico sulla più ampia rete. Riducendo la congestione e limitando la necessità di nuovi investimenti nelle infrastrutture.

Uno studio del Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea (JRC) afferma:

“…mentre le motivazioni finanziarie e i benefici monetari (come le azioni o i prezzi più bassi dell’elettricità) possono essere una forte motivazione, non escludono altri tipi di motivazioni sociali e ambientali”.

Energia pulita per tutti gli europei: pacchetto per una ricostruzione possibile

Per molti Stati membri dell’UE, la riforma “energia pulita per tutti gli europei” inizia con le comunità di energia rinnovabile (REC).

Definite, appunto, dalla direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e dal Consiglio dell’11 dicembre 2018 sulla promozione dell’uso di energia da fonti rinnovabili.

Secondo uno studio del 2016 di CE Delft “The potential of energy citizens in the European Union”, il potenziale del contributo dei cittadini, al mercato energetico, è significativo:

“L’83% delle famiglie dell’UE potrebbero potenzialmente diventare -cittadini dell’energia- e contribuire alla produzione di energia rinnovabile, alla domanda e/o allo stoccaggio di energia, il che ammonta a circa 187 milioni di famiglie. Circa la metà delle famiglie, 113 milioni, potrebbe avere il potenziale per produrre energia”.

Ulteriori stime della Commissione europea suggeriscono che entro il 2030, le comunità energetiche guidate dai cittadini potrebbero possedere circa il 17% della capacità eolica installata e il 21% dell’energia solare.

Energy Cities, l’associazione europea delle città in transizione energetica, ha già pubblicato delle linee guida su come le città possono sostenere la nascita delle comunità energetiche.

Ora che queste comunità sono legalmente riconosciute a livello europeo e possono includere le autorità locali come azionisti, tutto è possibile!

Un rapporto dell’associazione (membro del Renewables Networking Platform) mostra diversi modelli in tutta Europa, che potrebbero essere rafforzati e replicati.

Attraverso il partenariato per sviluppare reti intelligenti, la proprietà congiunta di servizi e/o infrastrutture locali e grazie al cambiamento delle modalità di approvvigionamento energetico.

Nel rapporto viene sottolineata l’importanza di facilitare la consultazione tra i cittadini nello sviluppo di comunità energetiche e partnership pubblico-private rilevanti.

Il modello energetico comunitario “dal basso” (verso l’alto) potrebbe trasformare il nostro sistema energetico. Per renderlo più sostenibile e stabile.

Con il pacchetto “energia pulita per tutti gli europei” l’UE pone le basi legali per questa ricostruzione.